sabato, Dicembre 7

Burundi: la ribellione lancia l’avviso dell’offensiva finale L'Oprazione Ibipinga (Genocidio) sembra fallita sul nascere. Le forze ribelli, guidate dal CNR, loro entità politica, ostentano sicurezza sull'esito delle annunciate offensive militari previste per dicembre

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Mentre il Signore della Guerra Pierre Nkurunziza e i suoi alleati, i terroristi ruandesi delle FDLR, stanno tentando di attuare una strategia per vincere la ribellione, dopo le disfatte subite dalle forze genocidarie a Bubanza e a Mabayi, sabato 30 novembreil comitato politico dell’Esercito Repubblicano del Burundi (composto da RED Tabara e FOREBU) ha fatto circolare clandestinamente un Comunicato alla Popolazione firmato da Julien Nbazumutima, portavoce del Conseil National pour le Rétablissement de l’Accord d’Arusha pour la paix et la réconciliation au Burundi (C.N.R.) (Consiglio Nazionale per la Restaurazione degli accordi di Arusha per la pace e la riconciliazione in Burundi). Il comunicato è stato redatta a Kampala, Uganda.

Il CNR è un entità politica della ribellione armata che rivendica il rispetto degli accordi di pace di Arusha (Tanzania) del 2000, e della relativa Costituzione del Burundi, entrambi calpestati dal dittatore Nkurunziza al momento del suo terzo mandato presidenziale, nell’aprile 2015. Una violazione che ha originato la lunga e sanguinosa crisi politica militare del Burundi. Dietro al CNR ci sarebbero Alexis Sinduhije, capo dei RED Tabara, e l’ex Presidente Pierre Buyoya.

Il comunicato – qui allegato nella sua versione originale in francese e diffuso anche attraverso la pagina Facebook dello stesso C.N.R. informa la popolazione che sono previste delle operazioni militari del RED Tabara e FOREBU nel mese di dicembre su tutto il territorio nazionale contro il «regime criminale burundese» di Nkurunziza. Queste operazioni militari su larga scala sono considerate dal CNR l’unica risposta possibile per risolvere la crisi burundese dopo il fallimento delle negoziazioni di pace promosse dalla East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale). Fallimento registrato il 31 ottobre 2018, causa l’intransigenza dimostrata dal partito di governo burundese, il CNDD-FDD, e dal suo leader, Pierre Nkurunziza.
Nel comunicato 
il CNR precisa che RED Tabara e FOREBU (che formano il Nuovo Esercito Repubblicano del Burundi) sono sotto il suo comando politico.

Pur tranquillizzando la popolazione che i movimenti delle truppe ribelli previsti per dicembre si svolgeranno con meticolosa organizzazione e ferrea disciplina, avverte che lo scontro militare con le forze genocidarie del regime è inevitabile. Al fine di evitare al massimo la perdita di vite umane tra la popolazione civile, il CNR indica ai cittadini burundesi delle precauzioni di base da adottare. Allontanarsi il più possibile da stazioni di polizia, caserme, istallazioni militari, sedi delle milizie Imbonerakure e dei servizi segreti. Evitare ogni movimento nelle aree dove si segnala una significativa presenza di poliziotti, soldati, Imbonerakure e terroristi ruandesi delle FDRL.

Il CNR, nel comunicato, impone un coprifuoco alla popolazione che inizia alle ore 22 e termina alle ore 5 del mattino seguente. Coprifuoco in vigore a partire da domenica 01 dicembre. Il CNR si esonera da qualsiasi responsabilità di vittime collaterali qualora la popolazione ignori o violi le misure descritte nel comunicato.

Oltre ostentare una ferma sicurezzail comunicato del CNR è stato attentamente studiato a livello diplomatico, in quanto il Consiglio Nazionale si pone come entità stataletrasformando l’attuale governo di Gitega in una entità illegale, un gruppo di criminali armati che tengono in ostaggio il Paese da quattro anni.

Quanto è credibile l’offensiva militare preannunciata nel comunicato? Secondo le nostre fonti di informazione, il controllo del territorio delle unità ribelli andrebbe ben oltre alle province di Bubanza, Kayanza e la foresta della Kibira. Ogni giorno l’Esercito Repubblicano riceverebbe rinforzi in uomini e materiale bellicoLe varie unità ribelli controllerebbero la maggior parte delle strade nazionali, evitando di proposito attacchi militari per conquistare città come Gitega, Ngozi, Cibitoke. Il loro obiettivo è l’attacco finale a Bujumbura, dove sono asserragliati Nkurunziza e i suo complici. Alcune fonti affermano che l’Esercito Repubblicano avrebbe il controllo del territorio di Mwambia, a meno di 20 km da Bujumbura.

Il regime è in evidente difficoltà. L’Operazione Ibipinga (genocidio), iniziata il 10 novembre, non sta procedendo secondo i piani del regime e dei terroristi FDLR. Le masse hutu non ne vogliono sapere di partecipare alla mattanza, e le uniche forze a disposizione, i miliziani Imbonerakure, sono restii a massacrare civili, sia in quanto psicologicamente non preparati al genocidio, sia per paura di vendette. Sembra che vari miliziani stiano annusando la fine del regime e non vogliono essere coinvolti nella caduta. Una notizia non ancora ufficialmente confermata, ma molto credibile, parla della diserzione di 10 generali hutu che avrebbe peggiorato il caos all’interno delle forze armate e seriamente compromesso la catena di comando. Stesso dicasi dei leader militari delle Imbonerakure, che stanno subendo degli attentati da parte delle forze ribelli, infiltrate ormai su tutto il territorio nazionale.

La Tanzania, storica alleata di Nkurunziza, avrebbe bloccato al porto di Dar Es Salam un grosso carico di armi provenienti dalla Cina e dalla Russia dirette al regime. Intense sono le attività diplomatiche sotterranee del regime per sbloccare questo atteso arsenale bellico. Tutti i rivenditori di oro si sono visti requisire la preziosa merce, che viene concentrata presso la Banca Centrale. Gli unici esclusi sono i russi che sfruttano i giacimenti di Cibitoke e Muyinga.

È prematuro decretare il crollo del regime e le sorprese potrebbero essere dietro l’angolo. Quello che sembra sicuro è che dicembre sarà un mese molto caldo in Burundi. L’unica preoccupazione dell’Esercito Repubblicano è quella di attuare le tattiche militari più idonee per impedire l’ultimo colpo di coda, ovvero i massacri di massa della popolazione, visto che l’Operazione Ibipinga di fatto sembra essere fallita sul nascere.

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