sabato, Dicembre 7

Burundi: la resa dei conti sembra vicina Nkuruniziza ha lanciato una campagna di violenza contro gli oppositori politici sia tutsi che hutu. Il rischio di Olocausto sempre più vicino. Mentre la crisi del Paese non sembra più risolvibile se non con la soluzione militare, che potrebbe essere favorita dall’Operazione Corridoio Est

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A distanza di 7 mesi dalle elezioni Presidenziali, gli osservatori regionali e internazionali prevedono un bagno di sangue. «Senza significativi progressi di apertura degli spazi democratici le elezioni del 2020 si svolgeranno in un clima di paura, intimidazione e violenze generalizzate», affermava lo scorso giugno International Crisis Group. Analisi confermata da ‘Voice of America’. La Commissione di Inchiesta delle Nazioni Unite avverte del rischi di gravi violazioni dei diritti umani prima delle elezioni«C’è un piano di genocidio architettato dal regime teso ad annientare tutti gli oppositori, i soldati non lealisti della ex FAB (Forze Armate Burundesi), i tutsi e gli hutu moderati», denuncia l’avvocato Gustave Niyonzima, intervistato da ‘RadioTV Reinassance.

Queste analisi potrebbero sembrare allarmistiche. Allo stato dei fatti, non è così. La situazione politica e gli avvenimenti di queste ultime due settimane, dimostrano quanto questi timori siano reali. Per la prima volta dall’inizio della crisi nel 2015, consistenti forze armate ribelli sono all’interno del PaeseRed Tabara FOREBU, attestate nella foresta della Kibira e in varie zone dei distretti di Bubanza e Kayanza. Da 10 giorni i ribelli sarebbero presenti anche nelle colline di Citukura, Kibande, Gasebeyi, Rihororo, Gafumbegeti e Rutorero, nella provincia di Cibitoke (nord ovest del Burundi), secondo SOS Médias Burundi. L’Esercito repubblicano sta abbandonando Pierre Nkuruniziza. I soldati si stanno rifiutando di combattere i RED Tabara e il FOREBU, costringendo il regime a utilizzare i mercenari FDLR e le milizie Imbonerakure. Le offensive attuate dalle milizie HutuPower non sono state in grado di annientare le unità ribelli e di conseguenza si sono fermate da almeno tre settimane.

La tregua dei combattimenti in Burundi è dovuta anche dalle grosse perdite subite all’est del Congo dalle FDLR nell’ambito della Operazione Corridoio Est, attuata dall’Esercito regolare congolese e da unità dell’Esercito e delle Forze Speciali ruandesi (che agiscono coperte da segreto di Stato).
L
’Operazione Corridoio Est, supportata anche dall’Angola, sembra ottenere ottimi successi militariLo Stato Maggiore delle FDLR è decimato. Dopo l’assassinio del Comandante Supremo Sylvestre Mudacumura, avvenuto lo scorso settembre, lo scorso 9 novembre è stato ucciso il suo successore al Comando Supremo, il generale Juvenal Musabvimana, alias Jean-Michel Africa, durante uno scontro a fuoco avvenuto presso la località di Makoka, nel Nord Kivu, vicino alle frontiere con Rwanda e Uganda.

La Chiesa Cattolica e quella Protestante si stanno schierando apertamente contro il regime, nonostante alcune congregazioni europee, che inspiegabilmente continuano a dare un discreto ma vitale sostegno al dittatore burundese. Il Comitato Nazionale per la Libertà (CNL), il nuovo partito hutu fondato da Aghaton Rwasasta erodendo la base elettorale del partito al potere, il CNDD-FDDe il supporto delle masse hutu a Nkurunziza.

Il dittatore sta cercando disperatamente di mantenersi al potere anche grazie a strategie ideate da padrini occidentali. Si parla di promuovere la candidatura della consorte, Denise Nkurunziza, o di rinviare le elezioni formando un governo di emergenza, assieme alla piattaforma politica di opposizione CNARED. Piani di maquillage considerati irrealizzabili dagli osservatori regionali e internazionali.
Questi tentativi si inseriscono in un contesto di 
aspre lotte interne al regime dettate dal collasso dell’economia. Conflittualità latenti tra le varie forze HutuPower, che potrebbero essere il preludio per una sanguinosa lotta per il potere in vista delle elezioni presidenziali del 2020. L’ultimo rimpasto voluto da Nkurunziza di Ministri e generali servirebbe a mantenere il controllo sul partito e le forze armate.

Nell’attuale contesto del Burundi, Nkurunziza e la sua cricca non possono cedere il poterePerderebbero gli interessi economici fino ad ora coltivati e sarebbero giudicati da tribunali nazionale o internazionali per i crimini contro l’umanità commessi. Questo li costringe a lottare ad oltranza. Una situazione estremamente pericolosa in quanto, non dimentichiamoci, la base ideologica del CNDD-FDD e di Nkurunziza è la supremazia razziale HutuPower, che prevede il genocidio della minoranza tutsi, messo in pratica nel 1994 in Rwanda e tentato a più riprese in Burundi fin dal 1972.

Di fatto il CNDD-FDD ha già iniziato con largo anticipo la campagna elettorale improntata sulla violenza e l’intimidazione. Per vincere le elezioni in un contesto di difficoltà militare e isolamento politico internazionale la risposta più logica del Signore della Guerra Pierre Nkurunziza è la violenza cieca, sia etnica sia politica. Un timore condiviso da molti che gli avvenimenti delle scorse settimane sembrano confermare.

Venerdì 15 novembre un gran numero di mercenari FDLR e miliziani Imbonerakure, con uniformi della Polizia nazionalehanno compiuto dei rastrellamenti a tappeto presso il quartiere Nyakabiga 3, a Bujumbura con il supporto della CMIR, unità mobile di intervento rapido della Polizia burundese. In poche ore sono state arrestat150 persone, tra cui molte giovani ragazze accusate di supportare l’opposizione armata. “Hanno arrestato molti giovani imbarcandoli sui camion della Polizia. Pure io ho rischiato l’arresto, ma me la sono cavata corrompendo il poliziotto e pagando 10.000 Franchi Burundesi”, testimonia un abitante di Nyagabiga 3.

Quello che è più sconcertante è che la maxi retata è stata compiuta senza che la popolazione di Bujumbura se ne rendesse conto. Solo domenica 17 novembre la notizia è iniziata a circolare tra gli abitanti, che all’inizio pensavano ad una fake news. Le autorità burundesi hanno affermato che si tratta di una operazione di routine contro immigrati illegalmente presenti nel Paese. Al contrario i giovani arrestati sono per la maggioranza di etnia tutsi. Ora si teme per la loro sorte.

Reparti lealisti del 212simo battaglione di fanteria sorvegliano la frontiera con il Rwanda, appoggiati da unità delle FDLR e Imbonerakure. Questo spiegamento di forze è stato necessario per impedire il rischio di una controoffensiva dell’Esercito ruandese, come risposta ad un attacco di unità del 212simo battaglione di fanteria e terroristi FDLR alle postazioni militari ruandesi adiacenti al confine con il Burundi, avvenuto la notte tra il 8 e il 9 novembre. Un attacco respinto dall’Esercito ruandese, infliggendo pesanti perdite agli aggressori. Secondo le informazioni giunte, i lealisti del 212simo battaglione hanno sostituito altri reparti di fanteria burundese di stanza alla frontiera su cui gravavano forti dubbi di collaborazione con i ribelli e l’Esercito ruandese. Ora questi reparti sono confinati nelle caserme a Ngozi e a Bujumbura.

Le Imbonerakure imperversano in varie parti del Paesetrucidando gli oppositori politici sia hutu che tutsi, in stretta collaborazione con le unità di pronto intervento della Polizia. Si tratta di brutali esecuzioni extragiudiziarie. Le più sanguinarie avvenute presso le località di Nyamurenza, Gashikanwa e nel comune di Marangara. Anche i leader dell’opposizione che sono rimasti in Burundi sono vittime dell’ondata di violenze ordinata da Nkurunziza.

È stato arrestato il figlio del vice Presidente del partito di opposizione FRODEBU (Fronte per la Democrazia in Burundi), Leonce Ngendakumana, candidato alle presidenziali. Suo figlio era stato sequestrato il 13 novembre da agenti dei servizi segreti che ora sono sotto il comando di un leader militare delle Imbonerakure. Nello stesso giorno è stato ritrovato il corpo della responsabile della sezione femminile del CNL, presso il comune di Kiganda, Marie Claire Miyongere (40 anni), presso un bosco vicino la fiume Nyavyamo. L’autopsia rivela uno stupro collettivo prima dell’assassinio.

Le esecuzioni extra giudiziarie dei militanti del CNL di Agathon Rwasa, iniziate lo scorso aprile, hanno raggiunto una escalation tale da costringere i sostenitori di Rwasa ad organizzare delle unità di autodifesa, armate di bastoni, mazze chiodate e machete.
I primi episodi di guerra tra hutu si sono verificati a Ngozi, bastione del HutuPower e paese natio del dittatore.
Lunedì 11 novembre i militanti del CNL di Rwasa si sono scontrati con un gruppo di Imbonerakure. Il bilancio è stato di due morti del CNL e quatto delle Imbonerakure. Secondo le testimonianze, a iniziare gli scontri sono stati i miliziani HutuPower, eppure la 
Polizia ha effettuato una ondata di arresti colpendo esclusivamente i militanti del CNL. Nessun Imbonerakure autore dell’aggressione è stato perseguito.
Giovedì 14 novembre una sede CNL nel comune di Gihanga (ovest del Burundi) è stata data alla fiamme dalle milizie Imbonerakure. In meno di un mese presso il comune di Gihanga sono state incendiate 6 sedi del CNL su 11.

Proseguono anche gli attacchi alla Chiesa Cattolica e alla Chiesa Protestante. Il Ministro degli Interni ha annunciato di aver incontrato i rappresentanti delle due confessioni religiose per imporgli il sostegno al CNDD-FDD in previsione delle elezioni presidenziali del prossimo maggio e di quelle amministrative previste in giugno. «Abbiamo domandato a rappresentanti religiosi di diffondere messaggi di riconciliazione nazionale che scoraggiare eventuali violenze da parte dell’opposizione durante la campagna elettorale», ha affermato il Ministro. Il regime ha vietato alla Chiesa Cattolica qualsiasi assemblea generale che miri a emarginare i rari vescovi e cardinali vicini al regime.

La Sacerdotessa Denise Nkurunziza sta cercando di sostituire la Chiesa Cattolica e Protestante con la sua setta evangelica estremistica: la Chiesa di Rocher. L’obiettivo è quello di elevare la setta (di cui anche il marito Pierre Nkurunziza è Sacerdote Supremo), a religione di Stato, imponendo una morale conforme al HutuPower e modellando la società burundese ai principi del CNDD-FDD, attribuendo al partito e al dittatore diritti divini.
I coniugi Nkurunziza, tramite la setta di Rocher, promuovono una interpretazione estremista della 
Bibbia, una visione ultraconservatrice della famiglia e della sessualità e, ovviamente una visione teologica della prosperità delle masse Hutu legata ai movimenti neo pentecostali. Ironia della sorte, i due Sacerdoti Supremi della Chiesa di Rochet in Burundi dimostrano di non essere in grado di assicurare sulla terra la prosperità delle masse Hutu, ridotte ormai a mangiare radici e topi di campagna. Le stesse masse che ora si stanno ribellando rivolgendo le loro speranze al CNL di Aghaton Rwasa.

La Coalizione Burundese per la Corte Penale Internazionale e il Network dei Giornalisti Burundesi per la CPI, martedì 12 novembre hanno lanciato una campagna congiunta a favore delle vittime del regime, nella speranza che il Tribunale dell’Aia emetta i mandati di arresto internazionale contro il dittatore e i suoi gerarchi, dopo l’indagine condotta dalla stessa CPI. Indagine che è giunta a confermare i crimini contro l’umanità commessi dal 2015 ad oggi.

L’escalation delle violenze etniche e politiche in Burundi sembra preannunciare l’irreparabile. La popolazione è terrorizzata e il rischio di genocidio sempre più probabile. Le liste della morte sono state redatte fin dal 2016, e continuamente aggiornate.
Ora più che mai si necessita di una soluzione militare alla crisisostengono gli osservatori, con l’appoggio delle potenze regionaliovvero AngolaCongoRwandaI mesi di dicembre e di gennaio 2020 saranno tra i più violenti nella storia del martoriato PaeseSembra vicina la resa dei conti finali.
La liberazione del Burundi da questo incubo infernale potrebbe passare attraverso un Olocausto, come avvenne in Rwanda. Il primo olocausto africano del Ventunesimo secolo c’è da sperare che il regime non abbia il tempo e la possibilità di scatenare.

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