giovedì, Aprile 2

Burundi, la lunga mano di Buyoya dietro l’inchiesta CPI Il lavoro certosino di Pierre Buyoya dietro all'inchiesta che la Corte sta conducendo; il regime ora uccide i suoi stessi uomini degli squadroni della morte, anche quello che uccise le 3 suore italiane

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Lo scorso 2 dicembre una nuova sessione del dialogo di pace burundese é iniziata ad Arusha, in Tanzania. L’obiettivo prefissato dal mediatore, Benjamin Mkapa (ex Presidente tanzaniano) era quello di arrivare ad un accordo di pace tra il regime e l’opposizione entro il 8 dicembre. L’accordo di pace doveva essere firmato davanti alla Comunitá Economica dell’Africa Orientale. Il principale obiettivo era la nascita di un Governo di unitá nazionale. Il CNDD-FDD sembrava aver accettato questo ultimo punto al fine di compiacere Stati Uniti, Francia, Belgio e Unione Europea facendo togliere le pesanti sanzioni economiche che stanno strangolando il Paese.

Purtroppo questo ennesimo raund di negoziazioni si trasformato in una grottesca farsa come i precedenti. Il regime ha inviato come suo rappresentante Therence Ntahiraja, il Vice Ministro degli Interni. Ntahiraja é una figura di quart’ordine all’interno del regime, noto per le sue nottate brave ad Arusha passate tra fiumi di alcool e donne compiacenti. La sua parola non ha alcun peso politico e non é autorizzato dal dittatore Nkurunziza a firmare documenti di pace.

Anche l’opposizione in esilio é assente, in quanto non invitata alla riunione. La principale piattaforma di opposizione, CNARED, ha, di conseguenza, invitato a boicottare l’incontro. Appello a cui la societá civile ha aderito senza riserve. Ad Arusha vi sono presenti solo alcuni esponenti di partituncoli di opposizione, in realtá dei cloni del CNDD-FDD, utilizzati nel classico gioco burundese delle tre parti. Anche sulla proposta di un Governo di unitá nazionale il Governo ha fatto marcia indietro, rivendicando il diritto governare il Paese fino al 2020. Per rincarare la dose di provocazioni, i rappresentanti del CNDD-FDD al tavolo dei negoziati hanno annunciato che il dittatore Pierre Nkurunziza si presenterá come candidato nel 2020 evidenziando la sua volontá di accedere ad un quarto mandato presidenziale. Dallo scorso ottobre la Costituzione é stata revisionata, al fine di permettere la candidatura alla Presidenza del dittatore.

Le rappresentanze diplomatiche occidentali sono rimaste deluse. La loro speranza era che il regime, stretto nella morsa della bancarotta e con la spada di Damocle della inchiesta giudiziaria della Corte Penale Internazionale, si convincesse a cedere formando un Governo di unitá nazionale. Una speranza che si basava sul nulla, in quanto il CNDD-FDD, a causa delle indecisioni europee e americane nell’autorizzare una azione di forza per liberare il Paese, detiene ancora il controllo del Burundi e qualche finanziamento (anche se misero) giunge da Mosca e Pechino. Inoltre, il regime può contare sull’ambiguo atteggiamento della Francia, apparentemente propensa a sostenere il processo di democratizzazione, ma in realtá sostenitrice dietro le quinte del regime, avendo mire militari sul Rwanda.

Il comportamento spavaldo del regimedimostrato ad Arusha si é ridimensionato causa le mosse giuridiche attuate dalla CPI. In questi giorni la Corte Penale Internazionale ha reso pubblico online il dossier di apertura di inchiesta giudiziaria contro il Governo burundese. L’inchiesta é affidata a tre Giudici di gran spessore internazionale: Chang-ho Chung (giudice presidente di nazionalitá sud coreana), Antoine Kesia-Mbe Mindua di nazionalitá congolese ed ex giudice del Tribunale Internazionale per i Crimini nella Ex Yugoslavia e il filippino Raul C. Pangalangan. Il dossier, di 104 pagine, riprende in pieno l’inchiesta condotta dalla Comissione ONU e sancisce le modalitá di protezione dei testimoni che sono stati fatti uscire dal Burundi prima del 25 0ttobre scorso per evitare che venissero individuati ed eliminati dal regime.

L’inchiesta giudiziaria della CPI  é stata resa possibile grazie ad un complicato e rischioso lavoro di intelligence, architettato da una eminenza grigia del Burundi, Pierre Buyoya, l’ex Presidente tutsi che per 10 anni ha combattuto la guerriglia hutu power di Pierre Nkurunziza prima di cedere il potere costretto dagli accordi di Arusha 2000, mai rispettati da Nkurunziza una volta giunto alla Presidenza nel 2005. Dal 2013 Buyoya ricopre la carica di Rappresentante Speciale dell’Unione Africana. Il Generale Buyoya è sempre stato attivo durante la lunga crisi burundese. Tra novembre 2015 e il marzo 2016 parte dell’opposizione armata lo voleva come Presidente ad Interim dopo la guerra di liberazione che, all’epoca, si giurava fosse imminente ma mai realizzata.

La comunitá internazionale da tempo era a conoscenza dei crimini contro l’umanitá compiuti fin dall’aprile 2015 dal regime ma mancavano le prove concrete per iniziare la procedura giuridica. Il regime ha sempre cercato di eliminare prove e testimoni, compresi quelli collegati all’omicidio politico delle tre suore italiane avvenuto nel settembre 2014.

Buyoya, in collaborazione con un funzionario delle Nazioni Unite, un agente umanitario congolese e una ONG internazionale, é riuscito a compiere, in totale segreto, una capillare raccolta di prove contro il regime e individuare testimoni chiave, facendoli progressivamente uscire dal Paese.
Dopo aver ricevuto precise informazioni tutte rigorosamente verificate ovviamente, ‘L’Indro‘ é in grado di ricostruire le vicende che hanno reso possibile alle Nazioni Unite e alla CPI di avere finalmente le prove inconfutabili e i testimoni chiave per allestire il primo Processo di Norimberga africano.

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