giovedì, Novembre 14

Burundi: l’esercito repubblicano sta abbandonando Nkurunziza I combattimenti contro i RED Tabara e il FOREBU sono ormai condotti dai mercenari FDLR e dalle milizie Imbonerakure. Attualmente le offensive sono state sospese. FDLR e Imbonerakure si stanno riorganizzando. Intanto l’Esercito non si muove

0

Nella drammatica storia del Burundi, dall’Indipendenza ai nostri giorni, l’Esercito burundese è sempre stato repubblicanocioè a difesa della RepubblicaÈ stato accusatovent’anni fa (in piena guerra civile), dal partito di governo, il Conseil National Pour la Défense de la Démocratie – Forces pour la Défense de la Démocratie (CNDD–FDD)di essere un esercito a difesa dei tutsi. Accusa in parte vera e in parte falsa. Vera, in quanto molti degli alti graduati erano di origine tutsi e quest’ultimi consideravano l’Esercito una loro arma di protezione contro gli HutuPower. Falsa, in quanto l’Esercito agì in difesa di tutti i cittadini, anche quelle migliaia di hutu che erano regolarmente vittime delle milizie di Pierre Nkurunziza, quando riuscivano dalle colline di Bujumbura Rural a scendere in qualche quartiere periferico della capitale. Durante la guerra civile (1993 –2004) Nkurunziza adottava la tattica del terrore uccidendo la popolazione inerme sia tutsi che hutu.

Gli unici massacri etnici che le Forze Armate Burundesi fecero furono nel 1972 e nel 1993. Massacri per evitare i piani di genocidio architettati dalle forze Hutupower burundesi con il supporto di Habyarimana dal Rwanda.
Vari Presidentianche tutsisono stati rimossi dall’Esercitoche ha sempre assunto il ruolo di garante della Repubblica. Fin dal primo mandato presidenziale (ottenuto nel 2005), Nkurunziza ha cercato di cancellare il tratto repubblicano dell’Esercito, sostituendo progressivamente soldati e ufficiali tutsi con suoi miliziani. L’obiettivo è facile da comprendere: trasformare l’Esercito repubblicano in una sua milizia privata ed etnica.

Questo processo di smantellamento delle forze armate ha generato un deterioramento drastico dell’efficacia e della disciplina militare, riducendo uno tra i migliori eserciti della regione in un esercito debole, non motivato e ostile. Lo stesso processo è capitato nella Polizia nazionale. Sono emersi ufficiali come Alain-Guillaume Bunyoniprivi di scrupolo e con decenni di massacri etnici alle spalle. Questi ufficiali hanno sfruttato i vari corpi d’armata che dirigevano per arricchirsi con traffici illeciti e rafforzare il loro potere e prestigio all’interno del CNDD-FDD.
Il processo finale 
di degenerazione iniziò dopo il fallito golpe del maggio 2015, tentato dal generale Godefroid Niyombare. La maggioranza di quelli che architettarono il golpe erano ufficiali hutu, tra cui lo stesso generale Niyombare. Il golpe doveva essere la spallata finale al regime CNDD-FDD, già sotto pressione a causa delle manifestazioni popolari contro il terzo mandato di Nkurunziza. Tradimenti dell’ultima ora fecero fallire il piano.

Dal giugno 2015 in poi, Nkurunziza ha decimato l’Esercito repubblicano. Molti soldati e ufficiali tutsi sono stati assassinati. Altri hanno disertato e sono fuggiti. Chi raggiungendo i gruppi armati nei Paesi vicini, chi diventando semplice rifugiato. Il fallito colpo di Stato e le successive decimazioni hanno impedito all’Esercito di giocare il ruolo di difesa della popolazione, lasciata alla mercé dei miliziani Imbonerakure e dei terroristi ruandesi FDLR che spadroneggiano e fanno la legge nel Paese.

Anche tra gli ex miliziani del FDD che hanno lottato 10 anni durante la guerra civile, integrati ora nelle forze armate repubblicaneregna il malcontento. La loro cieca fede nel HutuPower si è infranta nel costatare che i loro comandanti nell’esercito e nella polizia hanno raccolto i frutti dei lunghi anni di guerriglia, con posizioni di comando, soldi, case, auto, potere, bella vita. Loro, i miliziani semplici, i fanti della rivoluzione del popolo hutu, sono rimasti nella miseria. Integrati nell’Esercito e nella Polizia, ma considerati come soldati di serie B, una vergogna che ricorda un oscuro passato.

Anche i soldati impegnati nell’operazione di pace ONUUnione Africana in Somial, AMISOM nutrono rancore a causa della corruzione, malversazione e speculazioni che girono attorno ai loro salari elargiti in valuta pregiata. Ora questo Esercito viene chiamato in difesa del Presidente (illegittimo) che lo ha precedentemente decimato e umiliato. Nulla da meravigliarsi se le risposte dei vari reparti sono state estremamente deboli durante la battaglia di Bubanza e nei successivi scontri nel distretto di Kayanza. Un colonnello si è addirittura rifiutato di lanciare la controoffensiva sui RED Tabara in Bubanza, affermando che era un problema delle FDLR e non suo.

Il rifiuto di obbedire agli ordini del colonello evidenzia il disprezzo che gli ufficiali dell’Esercito repubblicano nutrono verso questi mercenari stranieri che stanno cercando di assumere il ruolo di padroni del Paese. Evidenzia anche tutto l’astio e rancore che gli ufficiali nutrono per Nkurunziza a causa della distruzione dell’Esercito repubblicano. Per il suo rifiuto il colonnello è stato giustiziato dai terroristi FDLR, senza alcun processo. Un errore fatale per delle truppe già demoralizzate e piene di rancori. Non si conosce l’identità del colonnello ucciso. Alcune fonti affermano che il regime la tiene nascosta in quanto il colonello giustiziato sarebbe stato di origine hutu.

I combattimenti contro i RED Tabara e il FOREBU sono ormai condotti dai mercenari FDLR (Forces démocratiques de libération du Rwanda) e dalle milizie Imbonerakure. In questi ultimi 4 giorni varie offensive sono state da loro lanciate nei distretti di Bubanza e Kayanza, ottenendo solo ingenti perdite di uomini, armi e munizioni. Attualmente le offensive sono state sospese. FDLR e Imbonerakure si stanno riorganizzandoper snidare i ribelli dall’area occorre l’intervento dell’artiglieria pesante, dei reparti corazzati e della fanteria. Splendida occasione per provare l’immenso arsenale militare gentilmente offerto da Russia e Francia.

Al contrario l’Esercito non si muove. La sua inattività è dettata da un meccanismo che si è instaurato che paralizza ogni decisione. Nkurunziza è restio ad utilizzare l’Esercito, dotato delle nuove armi, per paura che gli si rivolti contro. Paura fondata dall’atteggiamento assunto dalla maggioranza dei soldati e ufficiali. Giungono notizie di decine e decine di disertori che si stanno integrando nelle unità ribelli. Il regime tentenna ad usare artiglieria e corazzati per la paura che queste potenti armi passino al nemico.

Dai 700 miliziani del RED Tabara che sostennero i primi scontri a Bubanza ora nei due distretti sarebbero stanziati altri 1000 ribelli provenienti dal FOREBU e gruppi armati minori.
Si sta assistendo ad una progressiva e costante entrata di ribelli dal vicino Congo.
Nel cuore del Paese si sta formando un nucleo d’assalto che ha per obiettivi Gitega e Bujumbura. Una forza armata che sta mettendo in crisi tutti i piani del regime per le elezioni del 2020, accelerando la 
crisi interna al CNDD-FDD.

Questi miliziani sono guidati da ‘menti fini’ con grandi conoscenze di tattiche militari e necessaria autorità per imporre una disciplina volta a evitare massacri tra i civili.
Tra gli ambienti diplomatici circolano già dei nomi di persone che avrebbero organizzato l’offensiva e la starebbero dirigendo. Nomi di cui la redazione de ‘L’Indro’ ha deciso di non pubblicare per evitare speculazioni e rumors in questa delicata fase che sta vivendo il Burundi, ad un passo dalla liberazione o dal genocidio. Un rischio reale. Molti, tra la popolazione, temono che il regime possa far scattare il genocidio come ultimo atto disperato in caso di sconfitta.

I ribelli del RED Tabara e FOREBU indossano divise dell’Esercito regolare burundese, tutte nuove e ben stirate. Non una scelta a caso. Indossando le divise regolari i ribelli vogliono essere identificati dalla popolazione come il vero Esercito repubblicano. Particolare attenzione è rivolta verso i civili di qualsiasi appartenenza etnica. I ribelli si assicurano che i civili non subiscano maltrattamenti e che non siano coinvolti negli scontri contro i miliziani Imbonerakure e i mercenari FDLR.

In un disperato tentativo di salvarsi all’ultimo minuto, Nkurunziza ha promesso, durante la riunione regionale svoltasi a Goma, Nord Kivu, che il Burundi parteciperà alla forza panafricana organizzata dal Presidente Felix Tshisekedi per ripulire l’est del Congo dalle varie milizie che lo infestano, iniziando dalle FDLR. Ovviamente la promessa è stata fatta da un suo portavoce, in quanto Nkurunziza non è certamente stolto da uscire dal Burundi in questo momento, nemmeno su invito (sospetto) del Presidente Vladimir Putin. Una promessa non credibile, visto che i mercenari FDLR sono le uniche forze rimaste al regime per difendersi.

Anche i twitter del ‘roditore Willy Nyamitwe sono diventanti ora più prudenti e meno autocelebrativi. Il maestro della propaganda HutuPower cerca di ignorare la realtà pubblicando video demenziali sulle attività caritatevoli della first lady Denise Nkurunziza. I VIP del nefasto regime sembrano valutare le possibilità o meno di ottenere la vittoria militare, preparandosi la via di fuga e il piano B in caso gli avvenimenti prendessero una brutta piega.

Non si conoscono le attività dei consiglieri militari francesi presenti in Burundi al fianco del regime in virtù di accordi segreti firmati tra Bujumbura e Parigi nell’ottobre 2018. Nell’attuale situazione il loro compito di consigliare e addestrare le unità combattenti potrebbe risultare difficile a causa della mancata collaborazione dell’Esercito. Un conto è assistere soldati professionali, un altro quello di organizzare una marmaglia di miliziani invasati di odio etnico e terroristi FDLR, anche se quest’ultimi creati dalla Francia nel 2000 in Congo.

Di certo la Cellula Africana all’Eliseo non potrà riproporre l’aiuto dato al regime razzialnazista di Juvenal Habyrimana in RwandaNessun contingente francese interverrà in Burundi per fermare l’avanzata dei ribelli, come successe nel 1991 in Rwanda. Se le Guardie Presidenziali del Congo dovessero entrare in Burundi non sarebbero le stesse che Mobutu inviò nel 1991 in soccorso del suo amico Habyrimana, scontrandosi con i ribelli di Paul Kagame. L’unica carta che può giocare la Francia in difesa del regime, e per evitare una sconfitta militare definitiva, è di imporre una forza di pace ONU per bloccare la guerra di liberazione e tentare la via di un governo di unità nazionale di difficile realizzazione. Un contingente di Caschi Blu sarebbe l’ideale per congelare la situazione e ridar fiato a Nkurunziza e forze genocidarie. Un tranello che i burundesi devono rifiutare, visto l’esperienza dei Caschi Blu nel vicino Congo.

Il giornale ruandese online ‘Taarifa’ il 29 ottobre ha pubblicato la notizia delle dimissioni dal CNDD-FDD di Festus Ntanyungu, ex Ministro del governo Nkurunziza fino al 2015, stimata figura nel CNDD-FDD e parlamentare. Nel 2015 Ntanyungu si oppose al terzo mandato, schierandosi apertamente contro la volontà del dittatore. La lettera di dimissioni è semplice, sintetica ma piena di significati politici.

«Scrivo per sottoporre oggi 29 ottobre 2019 le mie dimissioni da membro del CNDD-FDD. Ma come deciso nel 1969 continuerò a combattere per la pace per tutto il popolo Burundese», si legge nella lettera di dimissioni.
Le ragioni delle dimissioni rivelano una 
esplicita accusa a Nkurunziza, ennesima difficoltà per l’illegittimo PresidenteNtanyungu era il rappresentante dell’ala moderata del CNDD-FDDcon cui Nkurunziza aveva iniziato recentemente un dialogo in cerca di un salvagente.
«Il nostro Paese durante i primi cinquant’anni di indipendenza è stato conosciuto a livello internazionale come il Paese dove si verificavano massacri ciclici. Il rifiuto di Nkuruniziza di cedere il potere apre la strada a nuovi massacri. Non so cosa farò ora fuori dal partito», ha dichiarato in una intervista rilasciata ai media ruandesiNtanyungu era a rischio da quando si oppose al terzo mandato. Gli fu ritirata la scorta e non è stato vittima di esecuzioni extra giudiziarie solo per il posto di alto prestigio che occupava all’interno del CNDD-FDD.
Ntanyungu ha definito il Burundi come il Paese delle bugie. 
«Ci sono stati migliaia di morti e quando si pone la questione ‘Chi li ha assassinati?’ ci si sente dire: ‘Nessuno.” Il Burundi è il Paese delle bugie. Uccidiamo le persone ma non riusciamo a trovare gli assassini, cioè noi stessi».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore