lunedì, Aprile 6

Burundi: Kora Kora. Prove generali del genocidio

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Il genocidio come carta vincente per mantenere il potere

Risuonano vive come fossero di ieri le parole pronunciate da un ufficiale dell’Esercito ugandese ascoltato sulla crisi burundese una settimana fa. «Le FDLR saranno dei criminali ma non dei pazzi. Sanno cosa stanno facendo». Il Governo è a conoscenza della reale forza della opposizione e comprende che sarà molto difficile attuare il genocidio. Allora perché intraprendere questa strada? CNDD e FDLR hanno compreso che l’unica possibilità di mantenere il potere è quella del genocidio. Attuandolo scateneranno la reazione armata della popolazione. In questo modo sarà facile far credere alla Comunità Internazionale e alla Unione Africana che non si tratti di un genocidio ma di una guerra civile. Se questa percezione (guerra civile e non genocidio) prevarrà a livello internazionale influenzerà il mandato delle forze militari africane che da ‘full combat’ contro il regime si potrebbe trasformare in una missione di mantenimento della pace che riconoscerebbe le parti belligeranti, Governo illegittimo compreso. Questo offrirebbe la possibilità al CNDD e alle FDLR di trasformarsi in interlocutori impossibili da ignorare per ristabilire la pace.

Contattati vari leader della opposizione armata, essi si dichiararono sicuri di poter sconfiggere il regime e le forze genocidarie fermando l’olocausto e impedendo che si consolidi la guerra civile, trasformando la forza d’intervento militare africana in una missione di mantenimento della pace. Durante i giorni febbrili di preparazione del genocidio da una parte, e della liberazione del Paese dall’altra, nelle campagne del Paese viene distribuita birra gratis. Questo serve a rendere euforici i contadini hutu. Esperti terroristi ruandesi e agenti genocidari del Governo, dopo averli ubriacati li incitano: ‘Kora Kora!‘ Sterminare! Annientare! Sradicare gli Al-Shabaab mentre le lame dei machete vengono affilate, pronte per l’uso.

 

Questo dossier è basato su testimonianze dirette, dichiarazioni ufficiali e analisi dettate da esperti regionali. Sinceramente spero che questa accurata denuncia di un probabile secondo olocausto africano sia sconfessata dai fatti anche a danno della mia reputazione giornalistica. In questo dramma preannunciato non dal aprile 2015 ma dieci anni fa come reagisce in ultima analisi la Comunità Internazionale? «Gli Stati hanno tendenza ad agire non secondo una morale universale tesa a far prevalere la giustizia ma in funzione di propri interessi politici ed economici. Questo spiega l’inerzia di fatto della Comunità Internazionale dinnanzi al dramma burundese», spiega il Generale Didier Nyambariza uno dei leader della resistenza democratica burundese al genocidio in preparazione.

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