sabato, Ottobre 24

Burundi, in atto colpo di Stato

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«Vi do l’ordine di disarmare la popolazione civile e di ritirare tutti gli equipaggiamenti militari in possesso ai civili. Vi ricordo che siete nel pieno diritto di eseguire questi ordini e vi invito ad arrestare qualunque civile che sia trovato in possesso o stia distribuendo armi, divise militari e attrezzature di comunicazione.» Questo il secco ordine diramato all’esercito dal Ministro della Difesa burundese: il Generale Pontien Gaciyubwenge mercoledì sera. L’ordine è stato diramato alle principali caserme, ai comandanti di regione, ai comandanti di brigata e ai comandanti di battaglione. Anche la polizia ha ricevuto lo stesso ordine. La decisione è stata presa senza consultare il Parlamento, il Presidente Pierre Nkurunziza e il Comitato Centrale del partito al potere CNDD-FDD.

Per rendere irreversibile la decisione, il Generale Gaciyubwenge ha provveduto a dare copia dell’ordine ai mass media ordinando la massima diffusione su tutto il territorio nazionale. Secondo fughe di notizie interne all’esercito la copia data ai media è stata censurata delle frasi finali  in cui  si autorizza ad abbattere sul posto chiunque rifiuti di consegnare le armi e si avverte ogni soldato e poliziotto che in caso di rifiuto di eseguire gli ordini sarà automaticamente considerato nemico della nazione e sottoposto alla Legge Marziale. Secondo testimonianze locali nella capitale, Bujumbura, l’esercito si è attivato per raccogliere armi presso i civili seguendo probabilmente una lista precedentemente redatta. I civili appartengono tutti alle Imbonakure. Al momento non si hanno notizie di scontri o resistenza armata. Le vie della capitale sono tranquille ma deserte durante le ore notturne. Il rastrellamento delle armi è facilitato in quanto il Generale Gaciyubwenge è anche capo supremo degli ex combattenti CNDD-FDD di cui gode estremo rispetto. Questi ex combattenti formano il nocciolo duro della milizia Imbonakure.

Con questo ordine il Generale Gaciyubwenge ha praticamente annunciato un colpo di Stato e decretato la fine delle milizie genocidarie Imbonakure, trasformate in una specie di guardia pretoriana dal presidente Nkurunziza che intendeva utilizzarle per scatenare la guerra civile e il genocidio contro la minoranza tutsi nel Paese, qualora gli fosse stato impedito di candidarsi alle imminenti elezioni o in caso di sconfitta elettorale. La decisione presa è stata così inaspettata e radicale che al momento non vi sono reazioni ufficiali o contro ordini da parte del presidente Nkurunziza o del Governo. Conoscendo la prudenza che ha sempre caratterizzato la carriera militare del Generale Gaciyubwenge, una decisione simile è stata sicuramente presa dopo essersi assicurato il pieno appoggio dell’esercito. In caso contrario il Generale sarebbe già stato arrestato e ucciso.

Secondo fonti diplomatiche in Burundi l’appoggio sarebbe stato assicurato non solo dall’esercito ma dalla maggioranza dei reparti della polizia, dal movimento armato di opposizione Fronte Nazionale di Liberazione FNL e parte degli alti dirigenti del partito di Nkurunziza CNDD. Per la prima volta nel Paese il colpo di Stato non ha carattere etnico e quindi pienamente sostenuto dalle potenze occidentali. Si tratta di una ribellione dell’apparato repressivo nazionale in difesa della popolazione burundese che sia essa hutu o tutsi. Fonti credibili della società civile burundese e fonti diplomatiche rivelano le fasi del piano. La prima consiste nel neutralizzare la maggior parte delle milizie Imbonakure che potrebbero porre resistenza armata in difesa del presidente. La seconda è di destituire il presidente Nkurunziza. La terza di proclamare un governo provvisorio controllato da civili e militari. La quarta di rinviare le elezioni previste per il 26 giugno 2015. Il governo provvisorio avrebbe il compito di riorganizzare il Paese, rafforzare la democrazia e preparare libere e trasparenti elezioni, le prime nella storia del Burundi.

Il blitz lampo attuato dal Generale Gaciyubwenge ha impedito al momento alle milizie Imbonakure di organizzare una difesa e il presidente Nkurunziza rimane isolato nel Palazzo Presidenziale. L’incognita proviene dagli 8.000 terroristi ruandesi delle FDLR presenti nel nord del Burundi che recentemente hanno giurato fedeltà al presidente Nkurunziza. Le FDLR sono formate dai quadri HutuPower ruandesi che scatenarono il genocidio nel paese gemello nel 1994. Secondo indiscrezioni provenienti dai servizi segreti ugandesi reparti scelti di soldati ruandesi, già presenti in Burundi sotto mentite spoglie di civili, sono in attesa di ricevere l’ordine da Kigali per supportare militarmente l’esercito burundese e il Generale Gaciyubwenge qualora si richiedesse l’aiuto del Rwanda per neutralizzare i terroristi delle FDLR.

Il colpo di Stato sarebbe stato approvato dagli Stati Maggiori e dai governi di Uganda e Rwanda, che avrebbero assicurato il loro pieno appoggio militare in caso di richiesta. Sembra altamente improbabile che le FDLR decidano di sostenere uno scontro contro le truppe scelte ruandesi e l’esercito burundese. Combattimenti prolungati rischierebbero di far entrare in azione anche l’esercito ugandese. In quel caso le FDLR si troverebbero accerchiate e condannate allo sterminio. Una soluzione potrebbe essere quella di dirigersi oltre la frontiera tanzaniana ma le ultime sinistre dichiarazioni del presidente tanzaniano Jakaya Mrisho Kikwete sembrano escludere alle FDLR questa possibilità. Non rimarrebbe che ritornare nel vicino Congo dove ancora i terroristi godono della protezione del presidente Joseph Kabila.

Il presidente Kikwete ha invitato lunedì scorso il suo omonimo burundese a rispettare gli accordi di pace di Arusha e la Costituzione avvertendolo di non presentarsi alle elezioni per ottenere un terzo mandato. Una presa di posizione storica ed inaspettata da parte di Kikwete, noto simpatizzante della causa Hutupower e difensore delle FDLR. Nel 2013 aveva chiesto al Governo ruandese di accettare il gruppo terrorista fautore del genocidio come partito politico e di formare con esso un Governo di unità nazionale. La richiesta aveva aperto una lunga stagione di guerra fredda tra Tanzania e Rwanda con tanto di divisioni ai confini. La scelta della Tanzania di schierarsi dalla parte della pace e della democrazia rafforza il processo di unità politica ed economica della East Africa Community e avrà pesanti ripercussioni sul vicino Congo dove la Tanzania ha delle truppe d’élite affiancate alla missione ONU di pace: MONUSCO che dovrebbero combattere le FDLR.

Nella settimana che ha preceduto l’inizio del colpo di Stato si sono verificati diversi segnali in direzione di un radicale cambiamento dei rapporti di potere. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon aveva contattato telefonicamente il presidente Nkurunziza intimandolo di rispettare la Costituzione e di non presentarsi alle elezioni. Il 26 marzo 2015 presso il Parlamento belga (noto paese protettore della causa HutuPower e del presidente Nkurunziza) era stata approvata la risoluzione numero 54K0722 riguardante la situazione nella sua ex colonia: il Burundi. La risoluzione domanda la Governo federale di richiedere senza condizioni al presidente Nkurunziza il rispetto della Costituzione e di rinunciare al terzo mandato. I vescovi della Conferenza Episcopale del Burundi avevano indirizzato al presidente una durissima lettera di condanna invitando tutti i fedeli cattolici del Paese a nove giorni di preghiere per il cambiamento del regime in Burundi.

Non si hanno notizie sulle decisioni che il presidente Nkurunziza prenderà di fronte a questo colpo di Stato. Al momento, seppur già attivato il piano, sembra prematuro affermare il successo del colpo di stato e la restaurazione della democrazia nel paese. Nkurunziza potrebbe tentare di opporsi raccogliendo le forze rimaste fedeli. Questo significherebbe un orrendo bagno di sangue ed un’invasione preventiva degli eserciti ugandese e ruandese. Forse Nkurunziza, in un raro momento di lucidità, realizzerà di essere uno degli ultimi esponenti di forze reazionarie ed oscure che dominarono l’orrendo passato del paese. Ora la popolazione burundese e quella dei Grandi Laghi in generale è orientata verso un futuro diverso dove al posto del machete e dell’odio tribale vi sia spazio solo per democrazia, rispetto dei diritti umani e sviluppo economico. L’Indro seguirà con attenzione l’evolversi degli avvenimenti in Burundi.

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