sabato, Dicembre 5

Burundi: Imbonerakure Day con strage di civili senza precedenti Combattimenti in varie parti del Paese. Gli attacchi non sarebbero attuati solo dai ribelli della formazione partigiana Red Tabara, coinvolgono la storica formazione Hutu FNL (Forze Nazionale di Liberazione) ed ex miliziani FNL da tempo demilitarizzati. Offensiva militare coordinata da Agathon Rwasa

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Una delle condizioni poste dall’Unione Europea per cancellare le sanzioni economiche che dal 2016 stanno distruggendo l’apparto economico e finanziario del Burundi era la demilitarizzazione delle Imbonerakure, l’ala giovanile del partito al potere, il CNDD-FDD, trasformata in una milizia paramilitare.
Il Presidente
Evariste N
dayishimiyenon ha mai ufficialmente ammesso l’uso militare di questa organizzazione giovanile, né promesso la sua demilitarizzazione.
Eppure, all’inizio di agosto giungevano notizie dalla ex capitale Bujumbura che il regime era intenzionato a mettere sotto controllo questi miliziani, che dal 2017 sono i principali esecutori dei vari massacri ordinati contro oppositori politici e civili inermi. Fonti in loco affermavano che molti capetti di questa milizia che controllavano i quartieri di Bujumbura erano stati ridimensionati. Aggressioni e omicidi drasticamente diminuiti.
Le informazioni sono state verificate e corrispondevano alla verità, aprendo così un nuovo scenario nella drammatica saga burundese. Vari indizi sembravano portare alla conclusione che il regime avesse deciso di sacrificare i miliziani Imbonerakure per ottenere la fine delle sanzioni europee e riuscire a salvare economicamente il paese.

L’intera operazione di repressione di questa milizia si è rivelata, invece, un bluff. Se a Bujumbura vi sono stati reali azioni governative per ridurre lo strapotere delle Imbonerakure, nelle altre città e nelle campagne sono triplicati gli omicidi di civili ad opera di questi miliziani. I principali obiettivi di queste esecuzioni extragiudiziarie sono per la maggior parte cittadini hutu militanti o simpatizzanti del principale partito di opposizione CNL (Congresso Nazionale di Liberazione), guidato da Agathon Rwasa, il vero vincitore delle elezioni dello scorso maggio.

Anche l’impiego delle Imbonerakure in operazioni militari non è cessato. Infatti, centinaia di Imbonerakure sono state utilizzate nei combattimenti contro la formazione ribelle Red Tabara che si sono svolti il 23 e il 24 agosto presso la località di Gahuni, comune di Bugarama, provincia di Rumonge (Burundi sud-occidentale) e presso il comune di Mugamba, provincia di Bururi. Queste milizie erano affiancate da reparti della polizia nazionale.

Un elemento ancora più preoccupante e nuovo è stato l’utilizzo delle Imbonerakure in una nuova tattica militare adottata dal regime contro la ribellione armata. Per la prima volta il regime applica la tattica di ritorsione sui civili, seguendo l’esempio delle forze speciali naziste Schutzstaffel (SS) nei Paesi europei occupati durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra il 23 e il 25 agosto le vittime delle Imbonerakure sarebbero arrivate a oltre 100 persone, accusate di sostenere le forze ribelli.

Dopo questa prima orgia di sangue la situazione sembrava essersi calmata. Sabato 29 agosto è stato celebrato il Imboneakure Day (la giornata delle Imbonerakure), festa dei giovani del CNDD-FDD, che si tiene ogni anno dal 2017. Per non spaventare la popolazione di Bujumbura, il regime ha scelto come luogo di celebrazione la nuova capitale burundese di Gitega.

Il Imbonerakure Day ha dimostrato senza ombra di dubbio che non vi è alcuna intenzione da parte del regime di ridimensionare questa milizia paramilitare. Al contrario, resta il pilastro della difesa territoriale e il principale strumento di repressione della popolazione.

La manifestazione si è aperta con una sfilata militare, una dimostrazione di forza. La sfilata, partita dalla stazione autobus di Zege, è terminata nel centro di Gitega. Migliaia di miliziani hanno sfilato scandendo slogan inneggianti alla loro potenza militare, alla loro invincibilità e lanciando slogan offensivi contro il Rwanda e il suo Presidente, Paul Kagame.

Dopo aver onorato la memoria del sanguinario dittatore Pierre Nkurunziza, morto di Covid19 lo scorso 8 giugno, essersi raccolti in silenzio dinnanzi alla sua tomba, le Imbonerakure hanno assistito ai vari discorsi dei loro leader, delle autorità governative e Ministri. La maggior parte dei discorsi verteva sull’associazione della lotta‘partigiana’ delle milizie FDD durante la guerra civile (1993 – 2004) e l’attuale ruolo di difesa della Patria e del partito.

Discorsi impregnati di ideologia HutuPower e di odio razziale, sia contro la minoranza tutsi che i militanti del partito di opposizione CNL, definiti ‘cani da abbattere’.
I responsabili militari delle Imbonerakure, nei loro discorsi, hanno sottolineato il ruolo di questa milizia nel ‘rinforzare la pace e la sicurezza’ nel
Paese, affermando di essere un baluardo contro gli aggressori tutsi del Rwanda. Il ruolo patriottico esercitato da questi miliziani è stato confermato durante il discorso del Vice Segretario Generale del CNDD-FDD, Joseph Ntakarutimana, che ha promesso la costruzione di una miriade di scuole in ogni provincia del Burundi.

Il discorso più eloquente, che ha dissipato ogni dubbio sul rapporto esistente tra regime e Imbonerakure, è stato quello del Ministro della Gioventù e dello Sport, Ezechiel Nibigira, inviato a Gitega come rappresentante del Presidente. Il Ministro ha esortato i giovani del partito a sostituirsi all’Esercito regolare e uccidere senza pietà tutto gli oppositori nel Paese. Ha inoltre invalidato l’ordine impartito dal Governatore della Provincia di Kayanza che lo scorso luglio aveva interdetto alle milizie Imbonerakure di effettuare le ronde notturne. «Le Imbonerakure e non i poliziotti o i soldati sono i migliori patrioti per garantire la sicurezza diurna e notturna nel nostro Paese».

Il Imbonerakure Day è stato osservato dalle diplomazie occidentali con molta attenzione in quanto rappresenta una evidente prova che questa milizia paramilitare rimane e rimarrà il pilastro della repressione della Gang di Gitega.

Orribili testimonianze stanno emergendo sull’operato delle Imbonerakure nelle località dove si sono svolti i combattimenti domenica 23 e lunedì 24 agosto. Mercoledì 26 agosto sono ripresi i massacri di civili. Quasi 180 tra donne uomini e bambini sarebbero stati arrestati e successivamente uccisi dalle milizie Imbonerakure per vendicarsi della sconfitta subita contro i Red Tabara. Tra loro insegnanti di scuole elementari e personale sanitario dei dispensari rurali. Tutti sono accusati di simpatizzare e di aiutare i ribelli.

Gli arresti e i massacri perpetrati dalle Imbonerakure si svolgono sotto la supervisione dei reparti dei terroristi ruandesi FDLR, che controllano la Polizia Nazionale, e degli agenti dell’Intelligence burundese, che rispondono agli ordini del Primo Ministro, Alain Guillaume Bunyoni. Testimoni riportano che decine di corpi di civili orribilmente mutilati con i machete giacciono lungo le strade e i campi dei comuni di Bugarama e Mugamba. Il massacro di civili, ordinato dal regime e attuato dalle Imbonerakure, sarebbe il più grave ed esteso fatto di sangue dalla repressione delle manifestazioni popolari dell’aprile 2015.

Parallelamente a questa orgia genocidaria, nel Paese si stanno verificando intensi scontri armati in almeno 10 località del Burundi.
Oltre i comuni di Bugarama e Mugamba (prossimi alla provincia di Bujumbura Rural e alla omonima città ex capitale), scontri armati si stanno svolgendo presso le località di Ruhoro, comune di Mukike (ovest del Burundi), dove una veicolo militare dell’
Esercito è caduto in una fatale imboscata, nel corso della quale hanno trovato la morte due ufficiali del Prima Divisione Regionale Militare. Solo il comandante della Divisione è miracolosamente sopravvissuto al massacro.
Dopo l’imboscata i combattimenti si sono estesi presso le colline di Ndayi, zona di Bikanka e presso la locaità di Mujejuru dell’adiacente comune di Mugongo-Manga. Altri intensi combattimenti si stanno svolgendo presso le colline di Busimba, comune di Muramvya (centro del Burundi). Presso le colline di Kayange, comune di Musigati (ovest del Burundi) durante i combattimenti sono stati uccisi quattro alti quadri del regime CNDD-FDD e il Comandante militare locale delle Imbonerakure.
Gli attacchi sono iniziati tra la notte di sabato 29 e domenica 30 agosto. Osservatori regionali suppongono che
non si tratti di scontri isolati, ma di un preciso piano militare, in quanto sono generalizzati su tutto il territorio nazionale. Bujumbura, Gitega, Ngozi e altri centri urbani sono al momento risparmiati dalle ostilità. Si pensa che gli scontri armati possano estendersi nella provincia di Bujumbura Rural che sovrasta la ex capitale.

Secondo le prime informazioni, gli attacchi non sarebbero attuati solo dai ribelli della formazione partigiana Red Tabara. Si tratterebbe di attacchi coordinati che coinvolgono la storica formazione Hutu FNL (Forze Nazionale di Liberazione) ed ex miliziani FNL da tempo demilitarizzati. Quello che sembra a tutti gli effetti l’inizio di una offensiva militare estesasarebbe, secondo alcune fonti, coordinata dall’ex guerrigliero e vincitore delle presidenziali dello scorso maggio, Agathon Rwasa, e dal suo partito,il CNL. Dopo le frodi elettorali che hanno portato al potere illegalmente il generale Evariste, Rwasa e il CNL hanno scelto di entrare in clandestinità.

Gli osservatori regionali avvertono che è prematuro trarre conclusioni su una eventuale liberazione del Paese dalla sanguinaria dittatura, al potere dal 2005, anche se il numero degli scontri in atto e la loro ubicazione fa intuire un piano militare ben determinato. Il regime stenta a tenere nascosta la situazione e ora parla di scaramucce traPolizia e banditi, nel tentativo di minimizzare.

La situazione sta precipitando anche nei rapporti con il Rwanda. Il regime di Gitega, dopo aver verbalmente attaccato il Rwanda, accusandolo di essere uno Stato canaglia e infido, aveva sparsola voce che i colloqui di pace fossero ripresi per esplicita richiesta di Kigali. Due giorni dopo i primi scontri tra ribelli e miliziani del regime, presso la frontiera BurundiRwanda di Gasenyi-Nemba, si è svolto un incontro tra un rappresentante dell’Esercito burundese, il Colonnello Ernest Musaba, e il Brigadiere Generale dell’Esercito ruandese, Vincent Nyakarundi. L’incontro era stato facilitato dal Colonnello Léon Mahoungou comandante del Meccanismo Militare Congiunto di Verificazione delle Frontiere della CIRGL (Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi).
È
stata la prima riunione ad alto livello tra i duePaesi gemelli dall’inizio del deterioramento dei rapporti nel 2015. Secondo il comunicato del rappresentante della CIRGL, la riunione verteva sulla pace e la sicurezza nella regione dei Grandi Laghi. Fin da subito è risultato molto strano che la ripresa dei colloqui di pace venisse affidata a degli ufficiali militari e non a diplomatici. Alcune fonti affermano che la riunione è stata convocata esclusivamente per fissare i termini del rimpatrio di un centinaio di miliziani Imbonerakure infiltratesi nei mesi addietro presso i campi profughi burundesi in Rwanda ed arrestati dalla Polizia ruandese.
Il
29 agosto 500 profughi burundesi sono stati fatti rientrare in Burundi sotto scorta armata dell’esercito ruandese. Tra loro, secondo le nostre fonti, vi sarebbero state circa 80 spie Imbonerakure arrestate nei mesi scorsi. Anche la notizia dell’incontro avvenuto tra i rappresentanti militari ha suscitato scarso interesse da parte dei media regionali e nessun media occidentale l’ha presa in considerazione come segnale di distensione tra Gitega e Kigali.

Nello stesso periodo il regime burundese ha architettato una fakenews che è diventata virale tramite internauti congolesi di Bukavu e Goma che l’hanno diffusa tramite WhatsApp. Trattasi della notizia che il Presidente Paul Kagame si trovasse in fin di vita causa Covid19. Per avvalorare la notizie vi era una foto di una persona ricoverata in fin di vita. France24 ha svelato la fakenews. Il Presidente ruandese non è ammalato e la foto è stata scattata lo scorso marzo e ritrae un paziente cinese. La fakenews aveva l’obiettivo di creare disordine sociale in Rwanda. In tutta risposta l’Intelligence ruandese ha fatto circolare a Bujumbura la falsa notizia di un avvelenamento del Presidente Evariste Ndayishimiye.

In questa fase, da parte del regime di Gitega si nota l’uso molto intenso delle fakenews,l’obiettivo è confondere e creare il caos informativo. Secondo gli esperti è una tattica ideata dalla gang di Gitega per non far comprendere le enormi difficoltà e la loro totale incapacità di gestire il Paese alla bancarotta.
Nelle prime due settimane di agosto, il
Presidenteburundese che si fa chiamare con il suo nome Hutupower di battaglia, ovvero generale Neva,dicitura che compare anche sulla sua pagina ufficiale di Twitter (@GeneralNeva), ha intrapreso una serie di viaggi all’interno del Paese,promettendo scuole, strade, fabbriche, e altri ‘miracoli’, senza spiegare alla popolazione che la Banca Centrale non possiede più valuta pregiata e il Paese è di fatto economicamente fallito.

Il Rwanda, intanto, ha confermato che Paul Rusesabagina, politico e leader dei gruppi terroristici ruandesi Hutupower MRCD e PDR-Ihumure, è stato arrestato grazie alla cooperazione internazionale e deportato in Rwanda, dove dovrà rispondere di svariate accuse. Rusesabagina, che è diventato famoso grazie al controverso film Hotel Rwanda (dove lo si ritrae come un salvatore dei tutsi durante il genocidio) è stato brevemente presentato ai media lunedì mattina dal Rwanda Investigation Bureau (RIB).

Rusesabagina è stato colpito da un mandato di arresto internazionale, e deve rispondere di gravi e documentati reati, tra cui terrorismo, incendio doloso, rapimento e omicidio, perpetrati contro civili ruandesi disarmati e innocenti sul territorio ruandese, incluso nel distretto di Nyabimata – Nyaruguru nel giugno 2018 e in Nyungwe – Distretto di Nyamagabe nel dicembre 2018. Attualmente è detenuto presso la stazione di Polizia di Remera, mentre il suo fascicolo è in fase di elaborazione in conformità con la procedura penale ruandese. Nessuna conferma giunge sul luogo dell’arresto, alcune fonti indicano il vicino Congo. 

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