sabato, Ottobre 24

Burundi, il ritorno del Presidente Pierre Buyoya? field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


Da abile politico Buyoya convinse l’esercito a permettere la creazione di un governo di coalizione hutu-tutsi guidato dal hutu Sylvestre Ntibantunganya. Dopo due anni Ntibantunganya fu spodestato dall’ennesimo colpo di Stato organizzato da Buyoya. Sylvestre si era rivelato incapace di annientare l’opposizione armata hutu guidata dal Pierre Nkurunziza e il malcontento popolare. Buyoya nominò un nuovo governo posizionandosi nuovamente come Presidente e nominando a Vice Presidente un politico hutu Domitien Ndayizeye. Il Generale Buyoya abdicò nel 2003 per rispettare gli accordi di pace di Arusha (2000). Ndayizeye fu nominato da una commissione congiunta delle forze governative e ribelli, Presidente del Burundi il 30 aprile rimanendo in carica fino alle elezioni del 2005 dove si registrò la vittoria del Signore della Guerra Pierre Nkurunziza, appoggiato da Francia, Sudafrica (nella figura di Nelson Mandela) e Chiesa Cattolica. Buyoya fu nominato Senatore a vita e dal 2008 occupa posti diplomatici di alto prestigio presso l’Unione Africana divenendo uno dei principali mediatori di vari conflitti tra i quali Ciad, Repubblica Centrafricana, Mauritania.

La carta di Pierre Buyoya sembra essere riproposta per risolvere la crisi burundese in quanto l’ex presidente godrebbe di pieno appoggio degli Stati Uniti, Gran Bretagna e Chiesa Cattolica. Anche la Francia lo considera una valida alternativa all’ormai ingombrante Nkurunziza. L’Eliseo di certo preferisce la nomina alla Presidenza di Buyoya rispetto ad altre figure sconosciute in caso che il regime fino ad ora appoggiato dovesse cadere. Parigi è memore della disponibilità dimostrata da Buyoya nel 2001 a concedere a multinazionali francesi lo sfruttamento dei giacimenti di Nichel. Accordo saltato causa Nkurunziza che preferì i sudafricani.

Un singolare quanto misterioso avvenimento sembra avvalere l’ipotesi del ritorno del Generale Pierre Buyoya. Trattasi della  pubblicazione su Agence Buja News di un interessante quanto strano articolo non firmato ‘Qu’est-ce qui bloque au Burundi?’  ‘Chi frena in Burundi?’. L’articolo anonimo comparso su Agence Buja News espone una lucida analisi dell’attuale situazione nel Paese scritta evidentemente da una figura politica burundese di alto livello che può accedere ad informazioni internazionali riservate. Ricordando la situazione di repressione che rasenta il genocidio il misterioso autore dell’articolo si domanda perché il regime non cade.

Chiarendo che l’ex presidente Nkurunziza rimane intenzionato a mantenere il potere e che non è minimamente interessato a nessuna forma di dialogo, l’articolo evidenzia la debolezza della opposizione politica. CNARED allo sbaraglio e società civile incapace di farsi ascoltare dalla Comunità Internazionale, ormai disinteressata del Burundi. La tenuta di Nkurunziza è individuata dall’appoggio dei suoi alleati regionali e internazionali, dalla passività della Comunità Internazionale e dalla mancanza di strategie dei partiti di opposizione e della Società Civile. «Vari leader politici dell’opposizione, per la maggioranza al sicuro in Europa,  si stanno battendo per poter rubare una volta giunti al potere. Per questo non godono di credibilità presso la popolazione». Questa accusa non è rivolta alla Società Civile considerata una forza onesta e patriottica, anche se debole sul piano politico.

Gli incontri in Tanzania di Arusha II sono definiti una perdita di tempo a favore del regime. Il mediatore Benjamin Mkapa, ex presidente della Tanzania sarebbe influenzato da una simpatia verso il Hutu Power tipica del partito al potere da trent’anni: il CCM. L’autore dell’articolo accusa Mkapa di prolungare all’infinito gli incontri per rendere necessaria la sua mediazione e continuare a ricevere il lauto compenso dalla Comunità Internazionale. «La tattica di prolungare all’infinito la mediazione favorisce Nkurunziza in quanto più dura la crisi maggiori sono le possibilità che la Comunità Internazionale si rassegni e riconosca il potere illegittimo di Pierre Nkurunziza. Le trattative infinite indeboliscono l’opposizione che finirà per arrendersi e chiedere il perdono del dittatore».

Affermando che le vittime del regime hanno superato la soglia delle 10.000 persone (i dati ONU si limitano da otto mesi  a 450 vittime) l’articolista chiarisce che Nkurunziza sarà rimosso solo tramite un’azione militare. «Nkurunziza ama dire che solo la violenza potrà costringerlo a lasciare il potere. Purtroppo l’azione militare è la sola opzione rimasta per risolvere la crisi burundese».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore