lunedì, Novembre 18

Burundi: il regime accelera la crisi Il regime ha organizzato una manifestazione di Imbonerakure presso la capitale Bujumbura contro l’Unione Africana e distribuisce loro armi

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In un susseguirsi di avvenimenti il regime razial-nazista del dittatore Pierre Nkurunziza, supportato dalle milizie genocidarie ruandesi FDLR, sembra lavorare senza sosta per aggravare la crisi politica interna, con pesanti ripercussioni sulla sicurezza regionale. Dopo aver attuato una ondata di arresti tra alti ufficiali tutsi dell’Esercito, accusati dell’assassinio politico del Presidente Melchior Ndadaye, nel 1993, e aver spiccato un mandato di arresto internazionale contro l’ex Presidente tutsi Pierre Buyoya, attuale rappresentante dell’Unione Africana in Mali, il regime ha organizzato una manifestazione di Imbonerakure presso la capitale Bujumbura,  sabato 8 dicembre, contro l’Unione Africana.

L’ira dei miliziani Imbonerakure era indirizzata contro Moussa Faki Mahamat, Presidente della Commissione dell’Unione Africana sul Burundi, accusato di proteggere Pierre Buyoya, come risposta alle dichiarazioni di questo alto funzionario della UA sulla crisi burundese. «Il boicottaggio da parte del Governo burundese al summit straordinario sulla preoccupante situazione in Burundi, promosso dalla East African Community, è un preoccupante segnale di una mancata volontà di proseguire il dialogo inter burundese per trovare una soluzione pacifica alla crisi iniziata nel 2015. È di vitale importanza che tutte le parti interessate del Burundi evitino misure provocatorie che potrebbero compromettere i colloqui di pace ed esasperare la situazione»,  recita il comunicato stampa di Mahamat emesso il 1° dicembre scorso.

I manifestanti -miliziani Imbonerakure, membri del CNDD-FDD e taxisti-, confluiti nella Piazza dell’Indipendenza, hanno accusato Mahamat di proteggere l’ex Presidente Buyoya e di essere un burattino del Presidente ruandese Paul Kagame, attuale Presidente di turno della Unione Africana. Non sono mancati i classici incitamenti al Kora Kora –(andiamo tutti a lavorare), frase in codice per indicare il genocidio, e la condanna senza appelli rivolta all’ex Presidente: «È Buyoya che ha ucciso Ndadaye».

La popolazione di Bujumbura è rimasta schioccata e terrorizzata da questa dimostrazione di forza dell’ala più estremista del regime, controllata dai terroristi ruandesi FDLR responsabili del genocidio ruandese del 1994. A Kirundo le Imbonerakure hanno giurato di massacrare l’ex Presidente Buyoya e di attaccare il Rwanda, considerato il nemico numero uno e il principale fattore di destabilizzazione del Burundi. Minacce sono state rivolte anche al Presidente del CNARED, la coalizione dell’opposizione in esilio, Jean Minani, e al parlamentare Agathon Rwasa, leader dell’ala politica del FNL. Non sono mancate le derisioni contro l’ex Presidente tanzaniano Benjamin Mkapa, mediatore della crisi burundese.

L’accusa rivolta a Mahamat di proteggere Buyoya e di essere al servizio del Rwanda è stata ufficialmente avanzata all’Unione Africana dal regime, creando disagio e disappunto all’interno dell’Unione Africana. In contemporanea alle accuse rivolte contro Mahamat e alla manifestazione delle Imbonerakure, Pierre Nkurunziza ha accusato il Rwanda di promuovere attività eversive contro il Burundi e di essere all’origine della crisi politica iniziata nell’aprile 2015.

Il comunicato del Governo, indirizzato al Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni, mediatore della crisi burundese, porta la data del 4 dicembre ed è stato pubblicato anche su vari social media. Il regime burundese, che ha fatto di tutto per far  collassare i colloqui di pace con l’opposizione, ha paradossalmente richiesto una conferenza regionale straordinaria sul conflitto aperto provocato dal Rwanda, nella speranza di spostare l’attenzione su quello che sta avvenendo in Burundi, accusando il Governo di Paul Kagame di cospirare contro la sicurezza di uno Stato sovrano.

Queste accuse e azioni diplomatiche hanno ricevuto la disapprovazione della comunità internazionale soprattutto dopo la decisione del regime di chiudere entro due mesi l’ufficio di Bujumbura dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani.
Le azzardate mosse regionali del regime sembrano più rivolte alle masse hutu con la speranza di esasperare gli animi e creare un sentimento di odio etnico, necessario per coinvolgerle in un genocidio che sarebbe entrato in una fase avanzata di preparazione preliminare. Si tenta di creare una realtà artificiale di complotto internazionale contro il Burundi e gli hutu, orchestrato dal Rwanda che viene presentato come il vero responsabile della crisi, per far credere alle masse hutu che sono minacciate da un complotto Hima contro di loro e la ‘democrazia’ in Burundi.

Nostre fonti informano che sono in atto distribuzione di armi alle milizie Imbonerakure dopo che 12.000 di essi hanno ricevuto nei mesi precedenti un intenso addestramento militare. Gli iscritti alle Imbonerakure (ala giovanile del partito hutu al potere: CNDD-FDD) sono 30.000. All’interno del Paese sono aumentati i controlli della Polizia, ormai composta prevalentemente dai terroristi ruandesi FDLR. Unione Africana e Nazioni Unite esprimano preoccupazione per l’escalation della crisi voluta dal regime di Bujumbura che sembra indirizzata a creare un conflitto regionale e un genocidio. Anche l’Unione Europea si dimostra estremamente preoccupata dall’evolversi degli avvenimenti in Burundi.

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