lunedì, Dicembre 16

Burundi: il grande errore della Russia

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Kampala – Dopo un lungo periodo di occultamento delle prove la Russia dichiara apertamente il suo sostegno al regime genocidario di Pierre Nkurunziza e, per diretta conseguenza, ai terroristi ruandesi FDLR che controllano di fatto il Paese. Per la dichiarazione è stato utilizzato il sito di informazione ‘Sputnik. A differenza della ‘RT‘ (Russian TV) ‘Sputnik‘ (tradotto in varie lingue europee) rientra nel network informativo controllato direttamente dal Presidente Vladimir Putin, e viene utilizzato per veicolare la stessa propaganda spicciola in voga durante il periodo stalinista. L’articolo utilizzato per esprimere la posizione russa sulla crisi burundese è stato pubblicato sotto forma di lunga intervista all’Ambasciatore burundese a Mosca, Edouard Bizimana, a cura del giornalista Mikhail Gamndiy Egorov. Bizimana, ex diplomatico a Bonn, è conosciuto nella cerchia del regime per essere un fedelissimo di Pierre Nkurunziza. Una fedeltà premiata con generosi trasferimenti di fondi pubblici su conti bancari rigorosamente aperti presso istituti finanziari  europei.

L’intervista, attentamente studiata a tavolino, vuole offrire al lettore l’immagine di un Paese africano minacciato dal colonialismo occidentale che tenta di contrastare la rapina delle materie prime e il blocco allo sviluppo economico con determinazione patriottica e l’aiuto di potenze non imperialiste e prive di passato coloniale. Appare propaganda negazionista con un retrogusto terzomondista: negazione del genocidio in atto, trasformazione della società civile e dell’opposizione in terroristi al soldo delle potenze occidentali, legittimazione del mandato presidenziale di Nkurunziza, negazione della guerra civile e occultamento della grave crisi umanitaria provocata dal regime (4,6 milioni di persone a grave rischio di malnutrizione secondo i dati forniti dal Emergency Food Security Assessment la scorsa settimana), accusa di un complotto giornalistico occidentale teso a veicolare false informazioni di massacri e violenze mai esistite in Burundi. Le domande poste sono pilotate, come le risposte, e fondamentalmente in linea con l’irrealistica propaganda del Consigliere della Presidenza e criminale di guerra Willy Nyamitwe, molto tenuto in considerazione da Mosca.

L’interesse intrinseco nella intervista risiede nelle dichiarazioni che il Governo Putin esprime attraverso il suo organo di propaganda e le generose offerte fatte dal Governo burundese per continuare ad usufruire del sostegno russo. «La Federazione della Russia e la Repubblica del Burundi conoscono attualmente una delle tappe più importanti e interessanti della loro relazioni bilaterali. Una nuova pagina delle relazioni russe-burundesi nei settori politico, economico, commerciale e culturale è stata scritta», afferma il giornalista.  Nella logica delle interviste pilotate, il giornalista russo incanala le risposte dell’Ambasciatore burundese sulle interferenze occidentali ad un Paese sovrano tese a razziare le materie prime del Burundi.

Sptunikammette apertamente il ruolo della Russia nel bloccare ogni tentativo di interferenza – dichiarazione di riconoscimento del genocidio, messa sotto accusa di Nkurunziza presso la Corte Penale Internazionale, invio di truppe per proteggere la popolazione, embargo economico – presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si afferma che il sostegno russo è concordato con la Cina. In realtà la posizione di Pechino sulla crisi burundese è molto cauta e, nonostante promesse di finanziamento, il gigante asiatico pone estrema attenzione a non sostenere apertamente un regime che può trasformare il genocidio con il contagocce in atto in un genocidio di massa. Il principale alleato della Russia nel sostegno al regime terrorista non è la Cina ma la Francia. Alleanza chiaramente espressa dallo scorso aprile all’interno del Consiglio Sicurezza in chiave anti-americana e anti-belga.

Considerando che Russia e Burundi sono due realtà storicamente e culturalmente diverse e opposte, il sostegno russo al regime non può essere spiegato sotto il punto di vista di affinità etniche o di difesa degli interessi geopolitici russi, l’unica motivazione è economica: assicurarsi il monopolio dei giacimenti di nichel, anche correndo il rischio di entrare in contrasto con un Stato membro del BRICS, il Sudafrica. Il Presidente Jacob Zuma sostiene il dittatore Nkurunziza e i terroristi ruandesi per continuare a controllare le miniere di nichel burundesi. Confermando che solo il sostegno della Russia permette al Burundi di resistere, l’Ambasciatore Bizimana chiarisce la moneta di scambio oggetto di accordi segreti stipulati tre mesi fa, secondo fughe di notizie provenienti da talpe all’interno del CNDD-FDD. Gli accordi si concentrano su promesse di permessi di sfruttamento delle fonti energetiche, accordi per la realizzazione di infrastrutture, e concessioni minerarie (nichel). Bizimana informa della presenza attiva di alcuni investitori russi in Burundi, incoraggiando altri a raggiungerli. Dal gennaio 2016 il Governo ha concesso agli investitori russi una serie di facilitazioni, tra le quali la possibilità di registrare in solo due ore l’impresa in Burundi senza offrire le necessarie prove di solidità finanziaria, permesso di soggiorno gratuito e periodo di esenzione fiscale pari a 6 anni. Gli investitori russi operanti nel Paese africano stanno sostituendo gli altri investitori stranieri (kenioti, ugandesi, cinesi, francesi, italiani) che stanno progressivamente spostando le loro attività nei Paesi vicini per questioni morali (evitare di finanziare direttamente il regime) o strettamente economiche. Dallo scorso marzo tutti gli investitori stranieri sono considerati dal regime come fonte di finanziamento, e costretti a versare ingenti ‘pizzi’. I loro conti in valuta pregiata sono stati bloccati e trasformati in valuta nazionale – iper inflazionata e non convertibile sul mercato internazionale.

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