sabato, Giugno 6

Burundi, il genocidio non procede come previsto

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Kampala – Tutto era stato calcolato. I governo illegittimo aveva sguinzagliato i falchi del CNDD-FDD in tutto il Paese per parlare con i capi quartiere, i capi zona, i capi dei distretti e dei villaggi. L’amministrazione, i prefetti erano stati istruiti. Per assicurarsi la lealtà dei capi tradizionali e degli amministratori era stato loro promesso di poter acquistare a prezzi ridicoli le terre dei oppositori inseriti nelle liste della morte una volta che i proprietari fossero scomparsi. Le masse contadine hutu aizzate contro Al-Shabaab (la minoranza tutsi burundese). Armi, birra e droghe distribuite. I quartieri ribelli circondati e l’ordine di chiudere le frontiere dato. Reparti d’élite dell’esercito terrorista ruandese FDLR (addestrati tra il 2013 e il 2014 da istruttori militari francesi presenti a Goma, capitale del Nord Kivu, Congo) pronti ad intervenire per bloccare una eventuale offensiva delle forze ribelli.

Nei febbrili giorni che hanno preceduto lo scadere del ultimatum dato all’opposizione dal pastore Nkurunziza di deporre le armi ed arrendersi, il presidente illegittimo aveva firmato 86 decreti di nomina sostituendo comandanti di compagnia, colonnelli e generali di esercito e polizia, amministratore e prefetti su cui gravavano dubbi di lealtà. Semplici militanti del CNDD sono stati nominati Ministri per sostituire quelli scappati, molti, troppi e tutti con ingenti somme di denaro pubblico. Nella Banca Centrale non c’è più traccia di una banconota. Secondo informazioni ricevute 14 alti graduati del esercito nazionale sono stati abbattuti in quanto considerati pericolosi. Tra essi vari hutu.  Notizia che non trova e forse non troverà mai una conferma ufficiale.

Il piano era semplice. Con la consapevolezza che l’ultimatum (ore 00:00 del 07 novembre 2015) non poteva essere rispettato dall’opposizione (la sola garanzia di sopravvivere per i civili burundesi è detenere un’arma) il governo avrebbe attivato il genocidio (nome in codice Kora Kora o Gokora – andiamo a lavorare) facendo credere alla comunità internazionale che si trattasse di una normale operazione di polizia per requisire le armi illegalmente detenute. Una operazione dove la polizia avrebbe riscontrato qualche resistenza e sarebbe stata costretta ad usare le manieri forti. Le migliaia di morti sarebbero state ridotte a qualche decina. Internet doveva essere interrotto e l’informazione garantita solo dalla Radio Televisione pubblica RTNB. Epurati i dipendenti democratici (ultimo il cameraman Chrisophe Nkezabahizi, trucidato assieme alla sua famiglia martedì 13 ottobre durante il massacro di Ngagara, Bujumbura), la RTNB  è stata trasformata nel organo di propaganda del genocidio: la versione burundese di Radio Mille Colline, meglio conosciuta come Radio Machete (Rwanda 1994).

L‘ultimatum non è stato rispettato dal governo. All’interno del Paese bande genocidarie hanno iniziato ad assalire e massacrare i cittadini di origine tutsi un giorno prima della scadenza. I quartieri ribelli della capitale, Cibitoke, Nyagabiga, Mutakura, e altri ancora attaccati verso le 22:00 del 6 novembre. Contemporaneamente cinque battaglioni delle truppe d’élite delle FDLR hanno ingaggiato una violentissima battaglia nelle colline di Bujumbura Rural che sovrastano la capitale per impedire alle forze di liberazione di discende su Bujumbura per liberare la popolazione in ostaggio. L’attacco ai quartieri è stato preceduto da una fuga di civili che hanno abbandonato vari quartieri della capitale.

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