giovedì, Novembre 14

Burundi, giallo sulla sospensione delle ONG internazionali Il regime avrebbe bloccato i conti in valuta estera delle ONG con il supporto della Banca Centrale e li avrebbe svuotati, ‘prestito forzato’, in attesa del colpo di Stato che dovrebbe essere attuato a breve e in contemporanea all’offensiva delle forze ribelli

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La decisione del Burundi, presa la scorsa settimana dal Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, il Generale Maggiore Silas Ntigurirwa, di sospendere per tre mesi una ventina di ONG straniere, su ordine del dittatore Pierre Nkurunziza, sembra celare un vero e proprio giallo. Secondo le informazioni che ci sono giunte confermate da fughe di notizie dall’interno del partito al potere CNDD-FDD, il Governo avrebbe bloccato i conti in valuta estera delle ONG con il supporto della Banca Centrale prima di sospendere le Ong.  Le fonti affermano che i conti non sono stati  solo congelati ma letteralmente svuotati, in una operazione di ‘prestito forzato’ senza previo consenso.

Questa appropriazione indebita sarebbe stata ordinata dal dittatore Pierre Nkurunziza, condannato nel 1998 dalla magistratura burundese per crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante la guerra civile (1993 – 2004), condanna amnistiata da lui stesso un volta giunto alla Presidenza. I fondi destinati agli aiuti umanitari sarebbero statipresi in prestitoper finanziare l’Esercito e i mercenari ruandesi -i terroristi delle FDLR– e per comprare nuove armi e munizioni in previsione della offensiva paventata dalle forze di liberazione burundesi  -FNL, FPB-FOREBU e RED Tabara.

La sospensione delle ONG sarebbe stata effettuata per evitare di dover rimborsare il prestito forzato effettuato illegalmente sui loro conti bancari. La Redazione ha contattato alcune Ong Internazionali che si presume siano nella lista delle vittime senza, però, ottenere alcuna conferma. Come già sottolineato da una nostra fonte dell’ambiente diplomatico nel precedente articolo: “la situazione è molto delicata”, il che giustifica la riservatezza delle Ong presunte vittime del regime dittatoriale.

Martedì 2 ottobre il Ministro Pascal Barandagiye ha incontrato i rappresentanti delle ONG straniere per discutere della sospensione e circa la possibilità di riprendere l’attività umanitaria, ripresa che sembra dipendere dalla firma di un nuovo protocollo di cooperazione che prevede la composizione etnica nel personale nazionale  -70% hutu e 30% tutsi- da attuare in tre anni dalla firma del protocollo e un maggior controllo sui conti bancari in valuta estera da parte del Governo. È questa ultima clausola che risulta non chiara. Cosa significa maggior controllo da parte del Governo sui conti bancari delle Ong? La Banca Centrale da tempo attua i dovuti controlli sulle transizioni bancarie dei conti appartenenti alle Ong nazionali e straniere. Il Governo ha inoltre la facoltà di fare degli auditing finanziari su base annuale. Quindi di che natura sarebbe questo paventato ‘maggior controllo’?

Durante la riunione il Ministro Barandagiye non ha lasciato molto margine di trattativa ai rappresentanti delle Ong straniere.  «Solo le Ong che firmeranno il nuovo protocollo di cooperazione potranno riprendere le loro attività umanitarie»,  sentenzia il Ministro, informando che dal 01 ottobre il Governo non rilascerà permessi ad operare nel Paese a nuove Ong straniere.

Al momento la sola Ong colpita dalla sospensione delle attività che si è dichiarata apertamente è Medici Senza Frontiere. Il provvedimento ha seriamente compromesso le attività sanitarie presso l’ospedale di Arche Kigobe che cura le vittime di traumi. Il sostegno di MSF all’ospedale è iniziato nel 2015, durante le proteste popolari contro il terzo mandato di Pierre Nkurunziza. Nel 2016 MSF ha aumentato i posti letti da 43 a 75, aumentando così l’accesso alle cure. Dall’inizio del sostegno umanitario di MSF Arche Kigobe ha potuto salvare la vita di 36.800 persone colpite da malaria ed ha effettuato 4.100 interventi chirurgici maggiori.

Alle preoccupazioni esposte da MSF riguardo l’assistenza sanitaria presso Arche Kigobe compromessa dalla sospensione governativa, il Ministro Barandagiye ha risposto:  «La sospensione delle Ong non porta necessariamente alla sospensione delle attività sanitarie che possono continuare in altre forme. Se le Ong non continueranno a sostenere gli ospedali con forme più appropriate saranno ritenute le uniche responsabili di eventuali morti dei pazienti».

Le fonti interne al Governo che informano dell’avvenuto prelievo forzato dai conti correnti delle Ong, sottolineano che l’obiettivo del regime è quello di non rimborsare il prestito illegalmente preso e di controllare le future risorse finanziarie dirottandole a suo piacimento dall’assistenza umanitaria al finanziamento della difesa del Paese. Contattate sull’argomento le nostre fonti diplomatiche hanno rilasciato un secco ‘no comment’. La mancanza di conferme ufficiali circa i prelievi forzati, secondo gli analisti locali, è da considerare eventualità assai probabile, per quanto non confermata.

Notizie ufficiali giungono invece dalla Cina. Venerdì scorso il Ministro burundese delle Finanze e l’Ambasciatore cinese a Bujumbura hanno firmato l’accordo per un finanziamento concesso da Pechino pari a 43,6 milioni di dollari per realizzare il nuovo tratto stradale RN1 Bujumbura – Bugarama. Questo è il primo finanziamento di rilievo da quando, nel 2015, la Cina ha deciso di supportare il regime razial-nazista in chiave anti-occidentale. Un finanziamento che potrebbe essere bloccato a breve. All’Ambasciata cinese sarebbero giunte voci che il governo sta creando società fittizie con l’intento di gonfiare i prezzi per la realizzazione del tratto stradale per appropriarsi di una consistente fetta dei fondi per metterli al sicuro su conti bancari esteri.  

Da diverse province del Paese giungono notizie  riguardanti arresti arbitrari di almeno 50 ufficiali dell’Esercito attuati dai terroristi ruandesi FDLR e dalle milizie Imbonerakure. Gli ufficiali arrestati subirebbero pesanti interrogatori e successivamente eliminati. Questa decimazione è stata ordinata per impedire il colpo di Stato che dovrebbe essere attuato a breve e in contemporanea all’offensiva delle forze ribelli stazionate nel vicino Congo. La decimazione in atto nell’Esercito e nella Polizia sta creando forti risentimenti, indebolendo la capacità di difesa territoriale del regime. Molti soldati in privato e sotto assicurazione di anonimato affermano di non essere disposti a combattere per un Governo che assassina i loro commilitoni, controllato da mercenari stranieri.

Se soldati e Polizia sono vittime di arresti arbitrari, torture, esecuzioni extra giudiziarie che sorte è riservata ai civili? Come è possibile garantire la sicurezza e l’ordine nel Paese quando i soldati e i poliziotti vengono assassinati dallo stesso governo? Ad offrirci una risposta sono i puntuali rapporti della associazione SOS Torture Burundi costretta ad operare in clandestinità. Nel suo ultimo rapporto, pubblicato lo scorso 28 settembre si denunciano vari casi di assassini a sangue freddo di civili, compresa un bambina di 6 anni uccisa da una granata gettata all’interno dell’abitazione dei suoi parenti.
Decine e decine di cittadini sono periodicamente minacciati di morte causa il sospetto sostegno all’opposizione, per la loro appartenenza etnica o, più semplicemente, per questioni economiche. Gli arresti arbitrari e le torture degli oppositori si sono triplicati. Il regime si sta concentrando sui sostenitori del deputato Agathon Rwasa che sta raccogliendo grossi consensi popolari con il suo neonato movimento in alternativa al CNDD-FDD. Come nel caso delle decimazioni nelle forze di difesa, anche questo clima di terrore sta alienando le simpatie precedentemente nutrite dalla popolazione verso il CNDD-FDD. Il dittatore Nkurunziza e i suoi fedelissimi sembrano non comprendere che stanno perdendo l’appoggio delle masse contadine hutu. Senza di loro come potranno realizzare il loro folle sogno di creare un Stato Hutu? Come possono sperare di continuare a conservare il potere? La violenza cieca e la repressione brutale non sono armi sufficienti per governare. Una dittatura necessita di ripresa economica. Proprio quello che manca al regime di Nkurunziza.

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