domenica, Aprile 5

Burundi: giallo africano sui generali ribelli arrestati in Tanzania Ntiranybagira e Nshimirimana sono stati arrestati durante una loro visita segreta nel Paese dagli obiettivi ancora poco chiari

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Sabato 21 ottobre il principale gruppo ribelle burundese, le Forze  Popolari del Burundi – FPB,  subisce una improvvisa e devastante decapitazione del suo Stato Maggiore. Il Generale Jeremie Ntiranyibagira e il Colonnello Edouard Nshimirimana (nella foto), vengono arrestati in Tanzania. Il FPB nasce lo scorso agosto. Trattasi di un cambiamento di nome del gruppo ribelle FOREBU attuato per raccogliere maggior reclute e consenso politico. Fin dalla sua nascita nel 2015 il FOREBU raccoglieva ufficiali e soldati dell’esercito burundese e poliziotti disertori. La maggioranza di essi è di origine tutsi. Il movimento, supportato dal Rwanda, è caratterizzato da un scarno programma politico e scarse pubbliche relazioni sui social network e Media. Il movimento si considera un puro strumento per riportare la democrazia in Burundi e non vanta mire di governo. Al suo attivo qualche vittoria di secondo ordine contro l’esercito rimasto fedele ad Nkurunziza.

Ufficialmente il movimento conta 500 guerriglieri ma alcune fonti locali affermano che il numero preciso sia sconosciuto ma superiore, in quanto nel 2016 il FOREBU ha potuto reclutare tra i profughi burundesi rifugiati in Rwanda con la complicità delle autorità di Kigali. Il FOREBU cambiando nome ha voluto cambiare la sua connotazione etnica di ribellione tutsi aprendo a disertori e attivisti hutu. Fino ad oggi solo il movimento ribelle RED Tabara ha caratteristiche multietniche. Il FOREBU era qualificato come movimento tutsi e lo storico Fronte di Liberazione Nazionale – FNL un movimento hutu. Nell’aprile del 2016 il FOREBU si sposta dal Rwanda all’est del Congo lanciando un ultimatum al regime di Nkurunziza. Una scelta strategica probabilmente imposta da Kigali per allontanare le accuse di appoggiare la ribellione contro il regime di Nkurunziza.

Nel novembre 2016 il FOREBU aveva costituito un’alleanza militare con il FNL e RED Tabara. Le tre formazioni militari dovevano attaccare il Burundi dall’est del Congo e abbattere il regime del  CNDD-FDD. Grazie ad abili mosse del regime, l’alleanza con il governo di Kinshasa, la complicità della Cellula Africana del Eliseo a Parigi e alla completa passività dei Caschi Blu del contingente ONU di pace in Congo MONUSCO, le tre formazioni militari saranno costrette a rinviare i piani di invasione dovendo difendersi da varie offensive orchestrate dall’esercito burundese, i terroristi ruandesi del FDLR e vari gruppi guerriglieri congolesi Mai Mai sotto l’influenza delle FDLR.

I combattimenti nell’est del Congo hanno registrato una pericolosa escalation a partire dallo scorso settembre e hanno causato indicibili sofferenze e morte ai civili congolesi e profughi burundesi. Fonti di intelligence regionali segnalano un vasto piano militare franco-burundese che avrebbe l’obiettivo di distruggere le forze di liberazione nelle province congolesi del Sud e Nord Kivu per poi avviare una invasione del Rwanda e abbattere il governo democratico di Paul Kagame. Il Rwanda è un obiettivo militare del regime di Bujumbura e del movimento terroristico FDLR fin dal gennaio 2016.

Ntiranybagira e Nshimirimana sono stati arrestati durante una loro visita segreta in Tanzania dagli obiettivi oscuri.  Ntiranyabagiura è un ex fedelissimo di Nkurunziza che ha preso le distanze dopo che il dittatore ha permesso ai terroristi ruandesi FDLR di prendere di fatto le redini delle forze armate seminando terrore e morte tra la popolazione civile per rafforzare la dittatura Hutupower del CNDD-FDD ed eliminare qualsiasi opposizione politica e militare in Burundi. Ntiranyabagira è stato posto lo scorso agosto al comando del FBP (ex FOREBU) e il Colonnello Nshimirimana è stato nominato vice in comando.

A fornire la notizia del loro arresto è stato lo stesso FPB attraverso Facebook e Twitter. Il portavoce del movimento guerrigliero, il Colonnello Adolphe Manirakiza ha pubblicato un breve comunicato sull’argomento. «Sabato sera, verso le 21, sono stato in contatto con il Generale Jeremie Ntiranyibagira e il Colonnello Eduard Nshimirimana,  dopo di chè si sono perse le tracce dei due leaders. Secondo informazioni in nostro possesso, sono stati arrestati dalla polizia tanzaniana che avrebbe agito assieme a degli agenti segreti burundesi. Si sospetta che i nostri Comandanti siano stati deportati in Burundi per venire torturati, interrogati e successivamente eliminati. Attualmente non conosciamo né il luogo di detenzione né la loro sorte».

Immediate le reazioni di Bujumbura e Dodoma. La polizia tanzaniana, contattata da Radio France Internation – RFI (versione Swahili), ha negato di aver arrestato i due capi ribelli. Il responsabile della propaganda HutuPower Willy Nyamitwe ha diffuso per conto del governo di Bujumbura un breve comunicato stampa negando che il Burundi sia coinvolto nella operazione e definendo le affermazioni del FPB delle pure menzogne.

Le accuse della ribellione hanno messo in difficile posizione il Presidente tanzaniano Magufili che dal 2015 ha stretto alleanze economiche e politiche con i nemici storici della Tanzania: Rwanda e Uganda. La scelta compiuta da Magufili (di origini burundesi) crea un terremoto politico all’interno dello storico partito CCM che detiene il potere in Tanzania dall’indipendenza. Magufili ha vinto le elezioni presidenziali grazie a pesanti frodi che hanno addirittura portato al annullamento dei risultati elettorali di Zanzibar dove aveva vinto un leader indipendentistico.

La vittoria fraudolenta fu assicurata al candidato CCM, Magufili in chiave anti ruandese essendo lo storico partito tanzaniano legato a doppio filo con la teoria di supremazia razziale HutuPower. Nel passato la Tanzania fu un prezioso alleato del regime razial nazista ruandese di Juvenal Habyarimana e sostenitrice delle guerriglie hutu burundesi tra cui il FDD di Pierre Nkurunziza durante la guerra civile (1993 – 2004). Storicamente Dodoma considera come mortali nemici da contrastare sia il Rwanda che l’Uganda. Per consolidare la inaspettata svolta filo ruandese e rafforzare il suo potere in patria, Magufili ha innescato una lotta senza quartiere contro la corruzione, base economica e politica del CCM decimando la vecchia guardia del partito e creando una terribile lotta interna.

A grande sorpresa lo scorso 28 ottobre dall’ambiente diplomatico occidentale e africano presente a Dodoma, capitale amministrativa della Tanzania, giunge la conferma non ufficiale dell’arresto dei due leader ribelli burundesi effettuato dalla polizia in collaborazione con agenti segreti di Nkurunziza. Le stesse fonti diplomatiche informano che il Generale Jeremie Ntiranyibagira e il Colonnello Eduard Nshimirimana non siano però stati estradati in Burundi. Le autorità tanzaniane starebbero pensando di consegnarli alle Nazioni Unite. Queste fughe di notizie non trovano alcuna conferma dalle autorità tanzaniane e burundesi che continuano a ribadire la loro estraneità nella vicenda. L’unico dato di fatto certo è che dalla serata del 21 ottobre non si hanno piú notizie del Generale Ntiranyibagira e del Colonnello Nshimirimana che non sarebbero ritornati in Rwanda dove si pensa il FPB abbia il suo Quartiere Generale.

Fonti tanzaniane offrono una versione dei fatti che deve essere presa con tutte le riserve in quanto non ancora confermata dalle fonti ufficiali. I due leader ribelli burundesi si sarebbero recati in missione segreta in Tanzania per incontrare il Presidente Magufili ed ottenere il suo supporto nella guerra di liberazione del Burundi. Incontro preparato dalla diplomazia ruandese a Dodoma. Sarebbero stati intercettati prima di incontrare il Presidente dalla polizia tanzaniana per ordine di una fazione contraria all’interno del CCM che intendeva impedire tale supporto, considerato un altro tradimento della causa Bantu-Hutu, colonna portante della filosofia politica del CCM. Il Presidente sarebbe successivamente intervenuto per impedire l’estradizione in Burundi e starebbe negoziando con le Nazioni Unite per consegnare i due leader ribelli. Uno stratagemma per salvare le loro vite e farli uscire indenni dalla Tanzania. Le Nazioni Unite non hanno confermato nè smentito queste voci che circolano anche sul web, preferendo un prudente silenzio.

Secondo tali fonti, l’arresto dei due leader ribelli burundesi si inserirebbe in una drammatica guerra politica tra i falchi del CCM e il Presidente Magufili. I primi intendono a tutti i costi difendere l’alleanza tribale con gli hutu aderenti alla dottrina nazista del HutuPower in quanto considerata la naturale soluzione per difendere la popolazione bantu tanzaniana teoricamente minacciata dalle ‘orde barbariche’ tutsi della regione. La partecipazione degli agenti segreti burundesi sarebbe stata possibile sia per la condivisione degli intenti sia per la corruzione di autorità e agenti di polizia tanzaniani.

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