sabato, Dicembre 7

Burundi: FranceAfrique, Nkurunziza mon amour Dopo aver violato per anni le sanzioni UE, la Francia riprende ufficialmente a sostenere economicamente il regime è dettato da ragioni economiche e politiche

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Nel settembre 2016 il presidente Francois Hollande ha ufficializzato la sospensione della cooperazione militare con il Burundi causa le violazioni dei diritti umani perpetuate dal regime. La Francia aveva avuto un ruolo fondamentale, assieme al Belgio e all’Olanda, nell’addestrare la polizia burundese autrice della dura repressione delle manifestazioni popolari del 2015 a seguito della decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di accedere ad un terzo mandato presidenziale contrariamente alla Costituzione. L’addestramento militare avvenuto dal 2005 al 2014 è costato all’ Unione Europea circa 8 milioni di euro.

La decisione presa da Hollande era praticamente obbligatoria. All’interno dell’Unione Europea, la Francia si trovava isolata sul dossier Burundi. Gli altri Stati membri avevano optato per il congelamento degli aiuti umanitari, imponendo sanzioni economiche. Insistere a sostenere il regime con chiare tendenze Hutupower e genocidarie significava correre il rischio di trovarsi coinvolti in un secondo genocidio nella Regione dei Grandi Laghi dopo quello del Rwanda nel 1994.

Nonostante la decisione presa, le simpatie al regime erano continuate e imprudentemente manifestate dall’Ambasciatore Laurent Delahousse che si era spinto ad assicurare la sua presenza ad una manifestazione della milizia paramilitare Imbonerakure già sotto il pieno controllo del gruppo terroristico ruandese, le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR, colpevoli del genocidio del 1994. Nei due anni che seguirono la presa di distanza della Francia, si è sviluppata una situazione di stallo assai pericolosa. Il dittatore Nkurunziza, eliminata l’opposizione ed epurato le forze armate da soldati e ufficiali tutsi e hutu moderati, è riuscito a mantenersi al potere grazie all’elemosina elargita da Russia e Cina, interessate alle risorse naturali che il Paese possiede senza averle mai potuto sfruttare a causa delle continue guerre civili e dell’instabilità politica. L’Unione Europea ha mantenuto la sua politica di sanzioni con l’obiettivo di provocare un collasso economico che permetta un cambiamento di regime. 

Il Rwanda ha adottato una politica di contenimento e difesa territoriale respingendo vari tentativi di invasione da parte delle FDLR installatesi in Burundi. Uganda, Tanzania e Angola hanno adottato una politica ambigua con velato sostegno a Nkurunziza che nel caso dell’Uganda è da leggersi in evidente chiave anti-ruandese. Sostegno compromesso dallo stesso dittatore burundese che, rifiutandosi di partecipare ai colloqui di pace con l’opposizione, ha di fatto ridicolizzato il ruolo di mediatori del ex Presidente tanzaniano Benjamin Mkapa e del Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni. La mancata collaborazione di Nkurunziza ha provocato rancori tra i suoi semi-alleati regionali. 

In questi due anni il regime, nonostante una crisi economica senza prospettive di ripresa, ha assunto il controllo totale del Burundi. Le FDLR, inizialmente assoldate come mercenari, hanno progressivamente preso il controllo delle Imbonerakure, delle forze armate, divenendo l’unica forza armata capace di proteggere il regime. Questa posizione di forza ha permesso alle FDLR di influenzare politicamente ogni decisione del regime. Ora hanno anche sostituito la Guardia Presidenziale nella difesa del dittatore. Alcuni dicono che Nkurunziza sia diventato uno ostaggio delle FDLR che hanno contribuito ad eliminare i dissensi interni al CNDD-FDD, partito al potere, tramite omicidi politici. 

L’opposizione è stata decimata o costretta all’asilo e i gruppi armati FOREBU e RED Tabara, stanziati nell’est del Congo assieme alla ribellione hutu del Fronte Nazionale di Liberazione – FNL non hanno trovato l’appoggio necessario dal Rwanda per lanciare serie offensive e liberare il Paese.  La borghesia tutsi, disponendo dei mezzi finanziari necessari, è fuggita rifugiandosi in Europa o in Canada mentre la maggioranza dei più poveri di questa minoranza etnica rimane nel Paese, di fatto ostaggio del regime. Le elezioni del 2020 si stanno avvicinando e il rischio di genocidio, abilmente utilizzato dal regime come minaccia per impedire ogni intervento militare esterno, continua ad incombere sul Burundi

Indagini condotte da Radio France International e Jeune Afrique, hanno portato alla luce un segreto, fino ad ora ben custodito, della FranceAfrique, la Cellula Africana dell’Eliseo incaricata dal 1947 a mantenere i Paesi africani francofoni sotto il giogo coloniale per assicurarsi il controllo sulle finanze e sulle materie prime. RFI e Jeune Afrique hanno scoperto che dall’ottobre 2018 la Francia ha ripreso a finanziare il regime burundese, contravvenendo alle sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea e senza informare gli altri Stati membri

La decisione è stata presa dopo la visita a Parigi del leader della milizia genocidaria Imbonerakure Ezechiel Nibigira, dall’aprile 2018 nominato Ministro degli Affari Esteri. Scoperto il doppio gioco. la FranceAfrique è stata costretta a confermare le inchieste dei media francesi ufficializzando la ripresa della cooperazione con il Burundi tramite un intervento dell’Ambasciatore Delahousse dello scorso 14 luglio. Delahousse, noto per le sue simpatie Hutupower, ha dichiarato che la Francia ha deciso «una progressiva ripresa della cooperazione» sulla base di presunti miglioramenti della situazione politica burundese. 

Dichiarazione in netto contrasto con gli ultimi rapporti delle Nazioni Unite che segnalano una escalation di violenze e delle violazioni dei diritti umani. Il discorso pro-regime di Delahousse contrasta anche con le recenti dichiarazioni di Yves Corrivean, sindaco della città di Mont-Saint-Hilaire in Canada. Per calmare l’indignazione dell’opinione pubblica e del governo canadese, Corrivean ha posto ufficiali scuse per aver stretto la mano al dittatore Pierre Nkurunziza durante una sua visita in Burundi avvenuta lo scorso 11 luglio. 

Come primo atto concreto della ripresa relazione con il Burundi, la Francia ha stanziato 25 milioni di dollari, considerati un anticipo ad un vasto quanto sospetto sostegno dell’educazione burundese. Un sostegno che potrebbe nascondere ben altre finalità, considerando che la ripresa della cooperazione si basa principalmente sul settore della difesa. Riattivando la cooperazione militare si parla già di consiglieri militari francesi che verranno inviati nel Burundi senza specificare mandato e finalità della loro presenza

Considerando il grave stato dell’economia burundese dettato dalla sanzioni UE, è facile prevedere che il finanziamento all’educazione possa essere dirottato dal regime per il rafforzamento dell’apparato repressivo in vista delle elezioni presidenziali. La cooperazione militare francese è ancora più sospetta visto la presenza delle FDLR in Burundi. Questo gruppo terroristico fu creato nell’est del Congo proprio dalla Francia nel 2000 raggruppando quello che rimaneva dell’esercito e milizie genocidarie ruandesi che avevano scatenato il genocidio e successivamente sconfitte dal Fronte Patriottico Ruandese dell’attuale Presidente Paul Kagame. Considerando che le FDLR detengono il controllo delle forze armate burundesi, esse diventano automaticamente interlocutori di primo piano dei consiglieri militari che la Francia è in procinto di inviare nel Paese. 

Apparentemente la decisione va contro ogni logica. Il regime è indifendibile, il rischio di genocidio incombe. La decisione indebolisce la posizione dell’Unione Europea sul Burundi e rimette in questione l’impegno francese nella difesa dei diritti umani. Aggrava inoltre le profonde divisioni tra Francia e gli altri Stati membri della UE, già evidenziate dal sostegno di Parigi al Generale Haftar in Libia. Un sostegno concretizzato da forniture di armi tra cui missili terra aria e dalla presenza di truppe d’elite francesi al fianco delle milizie di Aftar durante le fasi iniziali dell’offensiva su Tripoli, ancora in corso. La decisione rischia anche di compromettere la timida ripresa delle relazioni diplomatiche con il Rwanda volute dal Presidente Emmanuel Macron, considerando che le FDLR dal 2017 varie volte hanno tentato di invadere il Ruanda dal Burundi. 

Dinnanzi a queste considerazioni si è costretti a domandarsi quali sono i reali motivi che hanno spinto la FranceAfrique a riprendere la cooperazione con il regime di Nkurunziza iniziando da quella militare. La ripresa del sostegno francese al Burundi è dettato da ragioni economiche e politicheLa Francia risulta particolarmente interessata ai giacimenti di nichel, ai giacimenti di petrolio e gas naturale che si trovano nel bacino del fiume Ruzizi, e ai giacimenti di terre rare non ancora sfruttati al fine di bloccare la progressiva acquisizione di queste strategiche risorse naturali da parte di compagnie sudafricane, russe e cinesi.

Sul piano politico la Francia considera vitale la tenuta del regime di Nkurunziza per mantenere l’influenza francofona sul BurundiL’indirizzo politico di resistenza contro il potere HutuPower che la popolazione ha intrapreso (evidente tra il 2015 e il 2016 anche se successivamente affiovolitasi)  e la strategia genocidaria decisa dal regime, portano alla diretta conseguenza di una rottura radicale con il passato in caso di vittoria dell’opposizione, soprattutto se questa vittoria avverrà tramite una liberazione del Paese da parte dei gruppi armati di opposizione e verrà inserita in un drammatico contesto di genocidio o tentativo di esso. Il Burundi post Nkurunziza potrebbe essere più propenso ad adottare il modello ruandese per ricostruire il tessuto sociale ed economico del paese. L’influenza del Rwanda e quindi delle potenze occidentali anglofone sul Burundi potrebbe sostituire progressivamente l’influenza francese mal digerita in tutte le sue ex colonie africane

La ripresa della cooperazione militare sembra un soccorso provvidenziale agli alleati storici: i genocidari delle FDLR, attualmente in serie difficoltà a causa della nuova politica estera e di sicurezza interna adottata dal Presidente congolese Felix Tshisekedi, intenzionato a eliminare questo gruppo terroristico che occupa vaste zone all’est del Congo ricche di risorse naturali. Thisekedi ha recentemente chiesto l’appoggio delle potenze regionali e delle Nazioni Unite per raggiungere questo obiettivo promettendo una politica di pace e integrazione economica regionale. 

La rottura della alleanza con il governo di Kinshasa, per 18 anni fondata su interessi economici spesso illegali, sta costringendo le FDLR a immigrare in massa verso il Burundi, paese sotto il loro pieno controllo. Una migrazione che diminuisce le capacità di finanziamento per questi terroristi, che traevano le loro entrate economiche dallo sfruttamento illegale delle risorse naturali congolesi presenti nei territori controllati dalle FDLR. Una cooperazione militare con il regime burundese equivale indirettamente alla ripresa del sostegno di questo gruppo terroristico in quanto è diventata una forza politica e militare in Burundi che difficilmente si può ignorare e non collaborare con essa. 

Le reazioni della opposizione e società civile burundese sono intrinseche di incredulità, stupore e amarezza: «Riprendendo la cooperazione militare la Francia rischia di offrire al governo burundese i mezzi per accentuare la repressione sulla popolazione e rafforzare la sua presa sul Burundi» dichiara il consorzio Réseau Européen pour l’Afrique Centrale – EurAc.  «La Francia ha spesso e volentieri adottato una politica estera contradittoria nella Regione dei Grandi Laghi. Venticinque anni fa ha mantenuto fino alla fine la cooperazione militare con il regime genocidario in Rwanda. In Burundi annuncia la ripresa della cooperazione militare con un regime che sta commettendo crimini contro l’umanità» commenta Pacifique Nininahazwe, uno dei leader della società civile burundese in esilio. 

La presa di posizione più forte e priva di diplomazia è pervenuta da Albert Rutavogerwa, leader del movimento repubblicano burundese di cui l’Indro propone una sintesi del suo lungo e dettagliato intervento. «Mentre il Burundi è sotto sanzioni economiche decretate dall’Unione Europea e condannato senza riserve dalle Nazioni Unite per le gravi violazioni dei diritti umani, la Francia riprende la cooperazione militare. Questa notizia non mi ha minimamente sorpreso. Da sempre la Francia ha mantenuto il suo supporto con il regime burundese nonostante la sospensione degli aiuti avvenuta nel 2016. L’Ambasciatore francese in Burundi: il Signor Delahousse in questi tre anni ha avuto il compito di assicurare un sostegno occulto e discreto a Nkurunziza e alle FDLR. Recentemente si è spinto a dichiarare che in Burundi non vi sono violazioni dei diritti umani. Delahousse è un convinto sostenitore del Hutupower e del piano di genocidio di tutti i tutsi in Burundi, Ruanda e nella Regione dei Grandi Laghi. 

Ricordiamoci di quanto è successo in Ruanda poiché il rischio è ora reale in Burundi. Come nel 1994 oggi è la Francia che sta dirigendo i preparativi di un secondo genocidio nella regione, negando la realtà in Burundi e riprendendo la cooperazione militare. Lo fa scegliendo di creare una radicale crisi interna alla Unione Europea. Il popolo burundese agonizza dal 2015, vittima di atrocità inaudite e di disumana repressione. Eppure la Francia ferma gli occhi contro questi crimini premonitori del genocidio proprio come ha fatto nel 1993 in Ruanda, un anno prima dell’Olocausto. 

La Francia riprende la cooperazione militare con un esercito, quello burundese, epurato da tutti i soldati e ufficiali tutsi e hutu contrari alla politica genocidaria di Nkurunziza. Un esercito controllato dalle FDLR, le stesse forze con cui la Francia ha attivamente cooperato per lo sterminio dei tutsi in Ruanda e sostenuto dopo la loro sconfitta per 25 lunghi anni. Il secondo genocidio è solo questione di tempo. Tutti gli indicatori sono presenti ed evidenti. 

Alla Francia il popolo burundese lancia un chiaro monito. Tutte le conseguenze della ripresa della cooperazione militare saranno addossate al governo francese che ha deciso di appoggiare il regime sanguinario e le forze genocidarie regionali. Non potrà dire che non era a conoscenza di quello che stanno preparando le forze Hutupower. Dovrà rispondere dinnanzi al mondo intero per aver sostenuto un secondo genocidio nella regione se esso accadrà»

La posizione ambigua e il doppio volto della diplomazia francese sulle vicende del Burundi è stato evidenziato nell’intervento di Francois Delattre, rappresentante permanente presso le Nazioni Unite in una riunione dedicata al Burundi del Consiglio di Sicurezza svoltasi il 14 giugno scorso, un mese prima che i media francesi venissero a conoscenza della ripresa della cooperazione militare. Delattre insiste sull’importanza di organizzare elezioni libere, partecipative e trasparenti per il 2020, salutando la decisione presa nel febbraio 2019 da Nkurunziza di non presentarsi per un quarto mandato. 

Delattre reputa indispensabile la partecipazione alla gara elettorale dei partiti di opposizione e il coinvolgimento della società civile. Una partecipazione che può essere garantita solo tramite il permesso di ritornare nel Paese e concrete garanzie di sicurezza come lo stesso rappresentante francese sottolinea. Il suo discorso si conclude con la raccomandazione rivolta alle autorità burundesi di rispettare gli impegni internazionali presi in materia dei diritti umani, promettendo che la Francia seguirà attentamente l’evoluzione della situazione umanitaria e dei diritti umani in Burundi. 

La cooperazione militare, iniziata 8 mesi prima dell’intervento presso il Consiglio di Sicurezza ONU di Francois Delattre e tenuta accuratamente nascosta, va nella direzione opposta. Rafforza un regime dittatoriale strettamente collegato ai terroristi ruandesi FDLR che dallo scorso marzo ha iniziato a reprimere nel sangue vari militanti e quadri del nuovo partito di Agathon Rwasa, ex leader dell’ala politica del movimento armato hutu FNL attivo nell’est del Congo da cui si era dissociato nell’agosto 2018 pur condividendo l’obiettivo di abbattere Nkurunziza. 

La registrazione del Congresso Nazionale per la Liberazione – CNL è stata rifiutata nel novembre 2018 per la paura che Rwasa potesse attirare i voti delle masse contadine hutu che normalmente convergono sul partito di Nkurunziza CNDD-FDD. Nuovi ostacoli sono sorti lo scorso marzo quando  Rwaza ha ripresentato la registrazione del nuovo partito. Da maggio 2019 i miliziani Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR hanno avviato una campagna di esecuzioni extra giudiziarie contro il CNL eliminando vari militanti e quadri di partito. Cifre non confermate parlano di 70 vittime fino ad oggi. L’obiettivo è quello di impedire ogni attività politica del CNL nel paese con un anticipo di quasi un anno dalle elezioni presidenziali per evitare che il partito di Rwasa si radichi tra le masse contadine hutu, rubando il naturale serbatoio elettorale del CNDD-FDD, sfruttando il loro crescente malcontento verso il regime. 

Nonostante i discorsi ufficiali pronunciati dalla diplomazia francese sulla necessità di elezioni libere e partecipative, il rinnovato appoggio al regime facilita la repressione di ogni movimento politico che possa rappresentare una concorrenza al CNDD-FDD e al candidato che il regime sceglierà per la Presidenza. Non è nemmeno chiaro se Nkurunziza manterrà la promessa di non presentarsi. Alcune fonti affermano che la promessa non verrà mantenuta, altre che verrà presentata sua moglie come candidato alla elezioni al fine di garantire gli interessi di famiglia. Qualunque sia la scelta del dittatore essa sarà tesa a salvaguardare lo status quo e il potere acquisito assieme ai terroristi FDLR. Un obiettivo facilitato dal controllo militare sulla popolazione burundese, dalla cooperazione militare e dai finanziamenti mascherati da aiuti umanitari decisi dalla Francia.

Allo stato attuale il persistere del clima di intimidazione e delle campagne di esecuzioni extra giudiziarie, impedisce sia il ritorno dei leader dell’opposizione e della società civile in esilio sia la libera partecipazione alle elezioni di altre formazioni politiche esterne al CNDD-FDD compresa quella di Rwasa. A dimostrazione che le elezioni del 2020 non saranno né partecipative né libere, il regime e le FDLR si sono assicurate anche il controllo del principale media nazionale: la Radio Televisione Nazionale del Burundi – RTNB. Alla sua direzione è stato nominato Eric Nshimirimana, un altro leader delle Imbonerakure. La nomina è stata mantenuta segreta fino alla rivelazione della associazione americana per i diritti umani Human Rights Watch – HRW, ampiamente ripresa dalla BBC. 

«Nshimirimana è responsabile di vari arresti, omicidi, intimidazioni ed estorsioni sia contro l’opposizione sia contro la popolazione in generale. Dovrebbe essere processato per i crimini commessi. Al contrario si trova ora al controllo del principale media nazionale in previsione delle elezioni del 2020» osserva Lewis Mudge, responsabile di HRW per il Centro Africa. Tramite le Imbonerakure, i terroristi ruandesi delle FDLR stanno rafforzando il loro potere nel Paese. Controllano le forze armate, il ministero degli esteri ed ora i media nazionali. Si registra la presenza di alti comandanti militari delle FDLR tra i quali il Generale Syslvestre Mudacumura

Queste mosse sono tese ad impedire libere e partecipative elezioni, di conseguenza il rinnovato appoggio di Parigi rischia di diventare criminale e complice dei terribili avvenimenti che si stanno profilando all’orizzonte del Burundi. Nostre fonti ci segnalano che la Francia sta facendo circolare tra l’opposizione burundese false notizie che dipingono la ripresa della cooperazione militare come un cavallo di Troia. Uno stratagemma ideato dalla FranceAfrique contro Nkurunziza per accellerarne la sua caduta. Secondo queste voci, messe in circolazione come arma di disinformazione, i consiglieri militari che la Francia invierà in Burundi, fingendo di collaborare con il regime e le FDLR, prepareranno un colpo di stato assieme all’opposizione interna al CNDD-FDD e alle forze armate. 

La realtà è meno machiavellica e terribilmente più semplice. Dopo 25 anni dall’Olocausto ruandese la Francia non demorde nella difesa delle forze genocidarie del FDLR e dell’ideologia Hutupower, strettamente collegata alla ‘soluzione finale’ che prevede l’annientamento della minoranza etnica tutsi non solo in Burundi ma anche in Rwanda. Gli errori del passato, che hanno portato ad un milione di morti, vengono ora ripetuti dagli stessi attori del 1994. 

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