venerdì, Luglio 3

Burundi: Evariste Ndaydhimiyr, il Vice Re scelto da Dio e con poteri limitati Tutto il potere resterà nelle mani di Pierre Nkurunziza, fattosi nominare ‘Guida del Patriottismo’, mantenendo così il potere sul partito, e sulle forze armate, oltre al potere di veto su tutte le decisioni del Parlamento e del futuro Presidente

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«Il CNDD-FDD sta insegnando agli altri cosa significa democrazia». Queste le prime parole del Segretario Generale del partito, il generale Évariste Ndayishimiye, nominato candidato per le presidenziali del prossimo maggio a conclusione del congresso straordinario svoltosi a Gitega domenica 26 gennaio. Cinque giorni prima il Parlamento aveva votato una legge su misura per il dittatore Pierre Nkurunziza, offrendogli un ritiro dorato dalla scena politica nazionale.

Un candidato che sarebbe stato scelto non da Nkurunziza, ma da Dio, secondo le dichiarazioni dello stesso Ndayishimiye. «Pochi giorni fa una colomba si è posata sulla testa di mia moglie. Oggi quando la guida suprema ed eterna del nostro partito ha annunciato la mia candidatura alle elezioni si è messo a piangere. Questi sono segni divini di una scelta giusta», ha dichiarato il Segretario Generale del CNDD-FDD, affermando di aver parlato direttamente a Dio per comprendere come dirigere il Paese.

Queste frasi, apparentemente assurde, sono frutto di una campagna di marketing ben studiata rivolta verso il Paese e la Comunità Internazionale. La rinuncia di Nkurunziza ad accedere al quarto mandato presidenziale e la nomina di Ndayishimiye come candidato del CNDD-FDD, dovrebbero essere interpretati come inequivocabili segni di un processo democratico promosso da un partito ‘ingiustamente’ accusato di aver instaurato un regime etnico nazionalista. Un processo democratico che merita di essere supportato dalla Comunità Internazionale con atti concreti, quali la fine delle sanzioni economiche dell’Unione Europea e l’archiviazione della inchiesta presso la Corte Penale Internazionale su Nkurunziza e altri membri del partito e dell’esercito per crimini contro l’umanità.

L’associazione al divino non è sintomo di follia e fanatismo religioso. Parlare di Dio serve per creare artificialmente una legittimità tra le masse popolari semianalfabete Hutu e contrastare l’ultimo avversario politico rimasto nel Paese, Agathon Rwasa, l’ex signore della guerra leader del movimento armato hutu Forze per la Liberazione Nazionale – FNL, attuale leader del partito hutu Consiglio per la Liberazione Nazionale (CNL), che sta erodendo il supporto popolare del CNDD-FDD. La necessità di mantenere il supporto delle masse hutu, associando il CNDD-FDD alla volontà divina, è supportata da una intima convinzione dei dirigenti del regime di essere i prescelti da Dio, avendo avuto il coraggio di prendere le armi contro il ‘mostruoso regime tutsi’ nel 1993, fino a giungere al potere nel 2005.

Il fervore religioso di Ndayishimiye non è volto ad una rottura con la Chiesa Cattolica, come ha fatto Pierre Nkurunziza, fondato una sua propria religione, la Chiesa di Rochet. Al contrario, il Segretario Generale del partito si dichiara un cattolico convinto e cerca di riallacciare i rapporti con la Chiesa Cattolica e il Vaticano che dal 2017 si sono schierati contro il regime.

Una prima vittoria è stata già ottenuta proprio durante il congresso straordinario del CNDD-FDD, quando Monsignor Simon Ntamwana ha stretto la mano del dittatore Pierre Nkurunziza dopo una preghiera di benedizione per guidare il partito nella scelta del candidato alle presidenziali. Monsignor Ntamwana è stato l’artefice dell’opposizione della Chiesa Cattolica contro il regime, fondando il termine di ‘Sindumuja’ (non sono uno schiavo), e dichiarando che Pierre Nkurunziza aveva come obiettivo rendere i burundesi degli schiavi. Questo gesto distensivo, che non si sa se concordato con Papa Francesco oppure no, è orientato a mettere fine alla conflittualità tra CNDD-FDD e i vescovi cattolici, nonostante lo stesso generale Ndayishimiye nel novembre 2019 abbia accusato i vescovi di promuovere la divisione e l’odio nel Paese a seguito delle loro dichiarazioni contro il regime.

Chi è Evariste Ndayishimiye, scelto da Dio e dai ‘bagumyabanga’ (i partigiani HutuPower)?

Nato a Gitega, nel 1968, sfugge per un pelo alla repressione degli studenti universitari nel 1995, attuata da estremisti tutsi. Nello stesso anno raggiungerà la ribellione hutu messa in piedi da Nkurunziza, le Forze di Difesa della Democrazia (FDD), combattendo al fianco del dittatore per tutta la durata della guerra civile. Ndayishimiye, nominato Comandante nel 1997, comanderà i reparti HutuPower della foresta di Kibira e i reparti Ubwari collocati nella provincia del Sud Kivu, est del Congo.

Nel 2003, quando il CNDD-FDD firma il cessato il fuoco e accetta di abbandonare la lotta armata, secondo quanto previsto dagli accordi di pace di Arusha, Ndayishimiye viene nominato Vice Comandante dello Stato Maggiore, assumendo i gradi di generale dal governo di transizione del Presidente Domitien Ndayizeye.
Dopo la vittoria del CNDD-FDD e di Pierre Nkurunziza nelle elezioni del 2005,
Ndayishimiye nel 2006 assume le funzioni del Ministro degli Interni e della Sicurezza Pubblica, contribuendo a debellare la resistenza dei partigiani di Agathon Rwasa e del FNL, che continuavano la lotta armata, non avendo firmato gli accordi di Arusha, e non avendo riconosciuto Nkurunziza come Presidente.
Nel
2008 assume il compito di Consigliere Militare della Presidenza. Nel 2014 assume la direzione del Gabinetto Civile del Presidente Nkurunziza. Nell’agosto 2016 viene eletto Segretario Generale del CNDD-FDD.

Evariste Ndayishimiye è il candidato naturale in quanto rappresentante della vecchia guardia dipartigianidel FDD che hanno combattuto la guerra civile. Nonostante i massacri compiuti contro i civili, durante gli anni della guerriglia e la dura repressione contro i ribelli FNL, tra il 2006 e il 2007, Ndayishimiye è riuscito a non entrare nella lista dei criminali contro l’umanità redatta dalla CPI. La sua politica ponderata nei discorsi pubblici ha contribuito a rafforzare all’esterno del Burundi lafalsa immagine di essere un moderato.

Al contrario, il generale Evariste Ndayishimiye è un convinto sostenitore del HutuPower e un falco all’interno del CNDD-FDD, rappresentando una continuità del terrore, nonostante il suo comportamento amicabile e gentile. Le stupide fake news pubblicate sui social media da una parte dell’opposizione burundese in esilio, con tanto di foto che lo ritrae a presenziare ad una formazione para-militare delle Imbonerakure (foto falsa), hanno contribuito a rafforzare la provvisoria immagine di ‘colomba’ del partito.

Ndayishimiye si considera già Presidente, in quanto l’esito delle elezioni del prossimo maggio è stato già deciso durante il congresso straordinario del CNDD-FDD della scorsa domenica. Ora deve superare dei grossi ostacoli per poter evitare la caduta del regime, stabilizzare il suo potere e poter rilanciare l’economia collassata.
L’opposizione di Agathon Rwasa è il primo problema. Il suo partito, CNL, gode di una incontrastata popolarità che pone Rwasa comeprobabile vincitore se le elezioni presidenziali si svolgessero regolarmente. Il generaleNdayishimiye deve decidere se impedire la candidatura di Rwasa, controllare l’esito delle elezioni tramite sistematiche frodi elettorali o raggiungere un accordo di compromessoinserendo Rwasa all’interno dell’establishement del regime. Le prime due opzioni porterebbero alla guerra civile.

Deve anche risolvere le tensioni con il vicino Rwanda. Un compito non facile, visto che queste tensioni sono principalmente originate dall’alleanza politica e militare tra il regime burundese e il gruppo terroristico ruandese FDLR. Per restaurare normali relazioni con Kigali, Ndayishimiye dovrebbe neutralizzare sia le FDLR che la milizia paramilitare Imbonerakure. Un compito assai difficile, visto che le due organizzazioni genocidarie controllano il Paese, hanno posti di rilievo all’interno del regime e sono pesantemente armate.

Deve, inoltre, vincere la guerra interna al CNDD-FDD originata dalla rivalità dei vari clan hutu che compongono il partito al potere. All’interno del regime, Ndayishimiye è accusato di favorire il clan hutu di Gitega a svantaggio del clan hutu di Ngozi (città natia di Nkurunziza).
Alain Guillaume Bunyoni, che controlla la Polizia Nazionale, rappresenta un pericolo mortale per il future Presidente, a causa delle ambizioni di Bunyoni di accedere alla Presidenza. Ambizioni al momento bloccate dalla nomina di Evariste come candidato alle elezioni. Nostre fonti informano cheesiste un piano di Nkurunziza e Ndayishimiye per eliminare fisicamente Bunyoni. L’assassinio di Bunyoni è necessario per consolidare il potere del futuro Presidente. Per eliminarlo occorre spostare il sostegno delle FDLR e Imbonerakure da Bunyoni a Ndayishimiye. Una alleanza che distruggerebbe il tentativo di riconciliarsi con il Rwanda.

Il generale Ndayishimiye deve, inoltre, vincere militarmente la guerriglia RED Tabara e FOREBU o convincerla di deporre le armi per reintegrarla nell’Esercito. Deve rifondare le Forze Armate, che sono quasi inesistenti, causa le decimazioni fatte dal Nkurunziza e dalle diserzioni avvenute dal 2015 ad oggi.
Non ultimo
deve avviare una ripresa economica sostanziale e reale. Al momento il regime può contare solo su qualche investimento di natura mafiosa, orientato su alcune operazioni di riciclaggio di denaro della criminalità europea, grazie a soci occidentali del regime. Operazioni lucrose per alcuni esponenti del regime, ma non sufficienti per rilanciare l’economia. Per evitare il collasso del Paese occorre convincere l’Unione Europea ad abrogare le sanzioni economiche.

Per potere svolgere in pieno le funzioni di Capo di Stato, Evariste Ndayishimiye necessita di affrancarsi dalla sudditanza politica imposta da Pierre Nkurunziza che non è uscito dalla scena politica nazionale come la propaganda del regime vuol far credere.
Il 22 gennaio,
presso il palazzo presidenziale di Gitega, si è tenuta una riunione del Consiglio dei Ministri presieduta dal Presidente Pierre Nkurunziza. Il primo punto all’ordine del giorno era la nomina aGuida del Patriottismo’, conferita al dittatore. La nomina suona grottesca e degna di un regime anacronistico che in 15 anni (dal 2005) ha letteralmente distrutto il tessuto economico e sociale del Paese. Potrebbe sembrare un riconoscimento morale, e a chi non conosce le complicate dinamiche di potere del Burundi una tale nomina può suonare grottesca e degna di un regime anacronistico che in 15 anni (dal 2005) ha letteralmente distrutto il tessuto economico e sociale del Paese. Al contrario, questa nomina offre a Nkurunziza la prerogativa di mantenere il potere sul partito, il CNDD-FDD, e sulle forze armate. La nomina, inoltre, gli conferisce anche il potere di veto su tutte le decisioni del Parlamento e del futuro Presidente. Diventando Guida del Patriottismo, Nkurunziza mantiene il potere sul Paese offrendo l’impressione alla Comunità Internazionale di aver rispettato le regole democratiche non accedendo al quarto mandato presidenziale e ritirandosi dalla vita politica del Burundi. La Guida del Patriottismo è in realtà un escamotage ideato da Nkurunziza per attuare il progetto di trasformare la Repubblica del Burundi in un Regno. Di fatto si è già nominato Monarca assoluto. Questo fa di Evariste Ndayishimiye non un Capo di Stato, ma un semplice Vice Re con poteri limitati…

Nonostante tutte le incognite che gravano sia sulle elezioni che sulla gestione post elettorale del Paese da parte del CNDD-FDD, occorre evidenziare che la tattica ideata dalla Guida del Patriottismo (Nkurunziza) per ora sta dando i suoi frutti.

Dopo aver esaminato l’opzione di rinviare le elezioni, formando un Governo di unità nazionale, il dittatore ha scelto la strategia alla Putin. Grazie a questa scelta, il regime è riuscito a diffondere all’estero una parvenza di cambiamento. Seppur confusa e debole, la sensazione di una soluzione interna al regime della crisi politica, potrebbe nel medio periodo indurre l’Unione Europea a togliere le sanzioni economiche, prerogativa per risolvere le attuali tensioni all’interno del CNDD-FDD, che vertono sulla spartizione di una misera torta. L’afflusso di capitali stranieri permetterebbe a Nkurunziza e Ndayishimiye di pacificare le varie correnti del partito facendole partecipare alla rapina del Paese.

Il regime è riuscito anche a fermare momentaneamente la minaccia rappresentata dalla ribellione. Pur rimanendo presenti in forze all’interno del Paese, il RED Tabara e il FOREBU sono di fatto bloccate dai loro padrini, il Presidente congolese Felix Tshisekedi e il Presidente ruandese Paul Kagame, attualmente confusi dalle ultime abili mosse del CNDD-FDD.

Il regime che doveva capitolare grazie ad una guerra lampo di liberazione, ora si avvia alle elezioni offrendo una immagine (se pur falsa) di moderazione politica. Questi mesi saranno cruciali per il futuro del Burundi. Tutte le possibilità sono aperte, compresa quella di un rafforzamento del regime e di un altro decennio di dominio HutuPower.

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