giovedì, Aprile 2

Burundi: Esercito di liberazione, ultimantum a Nkurunziza field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Nella crisi burundese si nota la totale assenza di informazioni sulle attività della opposizione armata. Si conosce che vi sono combattimenti, più o meno estesi, in tutto il Paese, ma i dettagli non vengono riportati. Comprensibile il silenzio da parte del Governo illegittimo che ha tutto l’interesse a non diffondere simili notizie per dare l’impressione di avere il controllo del territorio, la superiorità militare, e di essere il vincitore incontrastato della guerra civile in atto dal maggio 2015. Meno comprensibile il silenzio della opposizione armata. Un silenzio rotto dal recente comunicato della principale forza militare attiva nel Paese, il FOREBU,  a firma del Colonnello Edouard Nshimirimana, noto stratega politico e militare dell’Esercito burundese che ha disertato dopo il fallito colpo di Stato del maggio 2015.

Il comunicato è sintetico, ma politicamente significativo e privo di ogni retorica rivoluzionaria. Lo Stato Maggiore del FOREBU chiarisce che l’ex Presidente Pierre Nkurunziza non ha rispettato il mandato della Repubblica del Burundi, che individua nel Presidente il responsabile unico nel garantire la sicurezza nazionale e la protezione della popolazione. Nkurunziza è accusato di aver attivato massacri politici trasformati in genocidio etnico contro i tutsi per mantenersi indefinitamente al potere contro la volontà popolare. Il FOREBU evidenzia i massacri dei civili, soldati e ufficiali ex FAB (Forze Armate del Burundi, l’Esercito regolare ai tempi del Governo di Pierre Buyoya) perpetuati dai servizi segreti e reparti di Polizia ed Esercito che formavano l’ex guerriglia genocidaria FDD (Forze di Difesa Democratiche). FAB e FDD furono le principali forze armate che si confrontarono durante i dieci anni di guerra civile (1993 – 1994). Entrambe con caratteristica mono-etnica (FAB Tutsi, FDD Hutu). Secondo quanto stabilito dagli accordi di pace di Arusha (2000) FAB e FDD furono integrate nell’attuale Esercito repubblicano in proporzione 40-60.

Per la prima volta l’opposizione armata menziona in un comunicato ufficiale i terroristi ruandesi FDLR, chiamandoli Interahamwe, le milizie ruandesi responsabili del genocidio nel 1994, che nel 2000 formarono le FDLR in Congo, con l’appoggio politico, militare e finanziario di Parigi, con l’obiettivo di riconquistare il Rwanda e terminare lo sterminio dei tutsi. Dall’ottobre-novembre 2015 le FDLR controllano le forze di difesa e la vita politica in Burundi. Nel ringraziare gli sforzi attuati dalla Comunità Internazionale per arrivare ad una soluzione pacifica della crisi, il FOREBU, per la prima volta, rivela tra le righe i suoi alleati regionali e internazionali: Rwanda, Tanzania, Uganda, Belgio e Stati Uniti, definiti ‘partner e amici del Burundi’. Se l’appoggio del Rwanda (e il suo coinvolgimento nella guerra civile) è ormai un segreto di Pulcinella, come quello del Belgio e degli Stati Uniti, interessante è l’evoluzione politica di Uganda e Tanzania. Il primo ha tollerato il Presidente illegittimo Nkurunziza per calcoli elettorali. Il secondo é un alleato storico del HutuPower. Il Presidente Yoweri Museveni, passate le elezioni, non ha potuto ignorare gli appelli alla difesa dei tutsi. Fu proprio la diaspora tutsi ruandese in Uganda a comporre le forze d’élite della guerriglia di Museveni che spodestò nel 1986 il dittatore Apollo Milton Opeto Obote. Il Presidente tanzaniano John Magufuli ha imposto al suo Paese una svolta epocale abbandonando le forze genocidarie per allearsi alle forze vive dell’Africa Orientale, Kenya, Rwanda e Uganda, le uniche capaci di assicurare progresso e stabilità regionali.

Il FOREBU lancia un ultimatum a Nkurunziza intimandolo a partecipare a colloqui di pace aventi come base giuridica gli Accordi di Arusha per la Pace e la Riconciliazione del Burundi del 2000. Accordi che rendono automaticamente illegale il terzo mandato del ex Presidente. In mancanza di una partecipazione ai colloqui di pace  il FOREBU avverte che non esiterà ad abbattere il regime dittatoriale per liberare il Paese, ristabilire pace, ordine e fermare lo sterminio. Altresì, mette in guardia la Francia, accusandola di proteggere il regime genocidario. Chiarisce la sua opposizione alla proposta avanzata da Parigi presso il Consiglio di Sicurezza ONU di inviare 3000 poliziotti francesi in Burundi, missione che, secondo il FOREBU, non avrà alcun effetto positivo per risolvere la crisi burundese. Una considerazione basata sulle precedenti esperienze in Rwanda, quando, nel 1994, la Francia inviò le sue truppe (Operazione Turchese) con il pretesto di fermare il genocidio. Le truppe francesi non mossero un dito per impedire il continuo dello sterminio. Al contrario tentarono, in un primo momento, di sconfiggere l’Esercito di liberazione del FPR, non potendo utilizzare l’aviazione (causa veto americano), e subendo sostanziali perdite negli scontri di fanteria con i guerriglieri del FPR, il contingente francese si concentrò nel salvare quello che rimaneva delle forze genocidarie, trovando loro sicuro rifugio nello Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo), per poi riorganizzarle nel tentativo di riconquistare il Rwanda. Nel 2000 queste forze genocidarie furono raggruppate sotto un unico comando dando vita al gruppo terroristico FDRL, attuale detentore del potere in Burundi.

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