domenica, Settembre 20

Burundi: elezioni deligittimate, quindi rinviate

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Kampala – Mentre le manifestazioni aumentano la loro forza in egual misura alla determinazione del Presidente Pierre Nkurunziza di ottenere il terzo mandato e la guerra civile è di fatto una realtà non dichiarata e viene combattuta a bassa intensità, la Comunità Internazionale reagisce alla crisi burundese obbligando il regime a posticipare le elezioni a data da destinarsi.
La Casa Bianca ha autorizzato la sua Ambasciata in Burundi ad emettere il primo giugno un durissimo comunicato contro il terzo mandato di Nkurunziza avvertendo che le elezioni, se verranno tenute nell’attuale clima politico e anti costituzionale, non saranno credibili e quindi non riconosciute. Con questo documento ufficiale, riprodotto dai media burundesi, la Casa Bianca ritorna alla Guerra fredda e per procura contro la Francia nella Regione dei Grandi Laghi appoggiandosi ai mastini di Guerra suoi tradizionali alleati: Etiopia, Rwanda e Uganda, in una sintonia politica tesa a stabilizzare la regione, eliminando i regimi fautori di instabilità (Burundi e Repubblica Democratica del Congo) al fine di promuovere la democrazia nella regione. Il secondo e forse più importante obiettivo americano consiste nel creare nella regione dei Grandi Laghi un clima uniforme e favorevole agli interessi economici degli Stati Uniti, consapevole della necessità di emulare la politica di rapporti equi e bilaterali con le potenze regionali (Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda) adottata dalla Cina.
LUnione Europea ha richiamato tutti i suoi osservatori elettorali a seguito del fallimento dei negoziati intrapresi con il Governo sulle elezioni. Non si conoscono i dettagli di questi negoziati semisegreti, ma dalle affermazioni pubbliche fatte dall’Europa si comprende che sono state avanzate richieste di trasparenza elettorale e rispetto costituzionale. Richieste evidentemente disattese dal Governo. David Martin, parlamentare europeo e direttore della Missione di Osservazione Elettorale della Comunità Europea in Burundi, ha dichiarato che nel Paese non esistono le condizioni minime per assicurare elezioni trasparenti e democratiche.  Il Ministro europeo degli Affari Esteri Federica Mogherini ha denunciato il clima di violenza e di intimidazione ai danni dell’opposizione e della società civile, avvertendo che gli esiti delle elezioni amministrative e presidenziali non saranno considerati credibili. La decisione della Comunità Europea è stata duramente criticata dal portavoce della Presidenza, Gervais Abayebo.
La Chiesa Cattolica continua ad essere lacerata al suo interno da un conflitto nato su quale linea politica adottare nel Burundi: la continunità nel sostegno delle ideologie razial naziste del Hutu Power o la rottura con il passato sostenendo la democrazia e il superamento dell’odio etnico. Il conflitto interno e accuratamente nascosto in meno di dieci giorni ha creato due iniziative opposte e contrastanti. La prima è il supporto di alcune associazioni cattoliche internazionali all’offensiva diplomatica tentata dalla Francia e tesa a convincere le parti belligeranti al dialogo per favorire la pace. Questa iniziativa di Parigi è in perfetta sintonia con la politica promossa nel Paese dalla Comunità di Sant’Egidio, tesa a creare le condizioni per un dialogo e creare le condizioni minime di legittimità del terzo mandato. L’iniziativa, nonostante  l’intervento ufficiale del Inviato Speciale delle Nazioni Unite per la Regione dei Grandi Laghi, Said Djinnit, sembra destinata a fallire causa l’intransigenza dei partiti di opposizione e della società civile a rivendicare il rispetto totale delle regole democratiche e della Costituzione.
La seconda iniziativa, promossa dal nuovo corso di Papa Francesco, rappresenta una rottura con lattuale dittatura instaurata dal Nkurunziza. La Conferenza dei Vescovi Cattolici in Burundi ha ordinato ai suoi 15 prelati di ritirarsi dalla Comissione Elettorale, destinata a monitorare il corretto svolgimento delle elezioni. «Dopo aver attentamente analizzato il contesto sociale e politico nel Paese siamo giunti alla conclusione che le modalità attuate per preparare le elezioni non rendono opportuno e auspicabile la presenza della Chiesa Cattolica all’interno del processo elettorale», ha dichiarato il vescovo Gervais Bashimyuhusa, Presidente della Conferenza Epicopale del Burundi. Secondo fonti locali il Vescovo Bashimyuhusa avrebbe ricevuto ordini ben precisi dal Vaticano che lo hanno obbligato a mettere in secondo piano le simpatie personali rivolte alle associazione cattoliche internazionali fautrici del dialogo e della pace. La decisione presa dalla Chiesa Cattolica evidenzia che in questo momento la fazione delle colombe sta prevalendo sulla fazione dei falchi. La Santa Sede non sembra intenzionata a supportare un regime dittatoriale a cui la maggioranza dei suoi fedeli si contrappone rischiando la vita. Le prese di distanza dal regime si rendono necessarie per assicurare la credibilità e la soppravivenza della Chiesa in un Paese a maggioranza cattolica.
La posizione dellUnione Africana espressa anche nel summit in Tanzania evidenzia tutta limmaturità politica di una istituzione fondata per regolare i conflitti africani e sviluppare il Continente. Sul Burundi l’Unione Africana ha adottato la politica delle ‘mezze misure’ completamente inadeguate dinnanzi alla palese violazione delle regole democratiche in corso nel Paese.  L’Unione Africana ha chiesto di posticipare le elezioni ma non si è pronunciata sul terzo mandato di Nkurunziza. Ha chiesto il disarmo delle milizie burundesi Inmbonerkure ma non fa cenni alla presenza dei terroristi ruandesi del FDLR. Chiede inoltre il dialogo tra le parti. Una posizione più favorevole al Governo che alla popolazione. Al summit in Tanzania il Presidente Nkurunziza era assente per paura di altri tentativi di colpo di Stato così come il Presidente ruandese Paul Kagame. L’assenza di quest’ultimo evidenzia la contrarietà e il disappunto del Governo ruandese sulla posizione adottata dall’Unione Africana. Una posizione criticata dalla stessa Presidente Nkosazana Dlamini-Zuma che ha dichiarto che il rispetto della Costituzione in Burundi non puo’ essere ignorato dall’Unione Africana. Secondo Zuma l’Unione Africana non può limitarsi a raccogliere i profughi e a chiedere il rinvio delle elezioni, ma deve concentrarsi sul rispetto della Costituzione che automaticamente impedisce il terzo mandato a Pierre Nkurunziza. La presa di posizione di Zuma rivela le spaccature allinterno dellUnione Africana dove si sono formati due campi: pro e contro Nkurunziza. Il campo a favore è guidato dai Paesi africani francofoni che, si sa, sono ad autonomia limitata e pilotati dalla Francia. Il campo contro è  guidato dalle potenze emergenti africane che godono di piena sovranità: Nigeria, Sud Africa, Rwanda e Uganda.
La controversa posizione dell’Unione Africana ha dato nuova linfa alle voci fatte circolare dai servizi segreti burundesi e da politici congolesi di accordi segreti tra Nkurunziza e i Presidenti Kabila (Congo) Museveni (Uganda) e Kagame (Rwanda) sulla possibilità di permettere il terzo mandato in cambio di favori politici non resi noti. Questa teoria del complotto sta prendendo piede tra l’opposizione burundese e tra alcuni ambienti diplomatici in quanto spiegherebbe l’assurda presa di posizione (meglio dire di non-posizione) dell’Unione Africana sulla crisi burundese. Uganda e Rwanda non hanno alcun interesse a sostenere un regime razial nazista che ha già organizzato il futuro genocidio ed ospita il gruppo terroristico FDLR che intende invadere il Rwanda e terminare il genocidio del1994.
Anche i partiti di opposizione stanno scegliendo la linea politica adottata nelle elezioni del 2010: il boicottaggio. Il leader del Fronte Nazionale di Liberazione: Agathon Rwasa, si è ritirato dalla lista dei candidati alle presidenziali, dove si era registrato qualche settimana fa. Il suo ritiro smentisce le voci che Rwasa avesse ricevuto una forte somma di denaro dal Generale Bunyoni Alain Guillaume per partecipare alle elezioni. L’obiettivo del Governo è di convincere più partiti politici possibili a partecipare in quanto la vittoria (già truccata) di Nkurunziza necessita di una larga partecipazione di oppositori per ottenere una parvenza di legittimità.
Solo sette partiti di opposizione hanno accettato di partecipare alle elezioni. Cinque di essi sono ‘partiti fantasma’ creati dal Governo nei precedenti anni e senza reale base elettorale. Il FNL di Jacques Bigirimana è un’altro partito fantasma in quanto il reale potere del FNL è mantenuto da Rwasa. Solo il Uprona di Gaston Sindimwo è veramente rappresentativo. La scelta del Uprona (partito storico tutsi) lo ha screditato presso la popolazione che lo accusa di sostenere il regime razial nazista in cambio di posti al Governo come avvenne per le elezioni del 2010. L’Uprona ha cessato di svolgere la funzione politica di progresso ed è gestito da elementi che curano i propri interessi personali e ben disposti a fare accordi con il diavolo.
Il rinvio delle elezioni è un passo in avanti ma potrebbe essere uno stratagemma ideato da Nkurunziza per mantenersi al potere senza il verdetto delle urne. Il non aver precisato date rafforza questo sospetto. Lo scenario che si sta concretizzando non è il rischio di un genocidio della minoranza tutsi ma una guerra civile tra hutu dove la minoranza tutsi, Uganda e Rwanda giocherebbero un ruolo secondario, di supporto. In Burundi potremmo assistere al regolamento di conti finale tra le due guerriglie hutu che intrapresero la guerra contro la dittatura tutsi nel 1993: il CNDD-FDD rappresentante del più orrendo regime razial nazista e il FNL, all’epoca un ultras del Hutu power recentemente convertitosi alla democrazia e al multi enticismo più per convenienza politica che per ideologia. I dirigenti del FNL non amano i tutsi, ma comprendono che per poter governare il Burundi e farlo progredire occorre avere ottime relazioni se non simbiosi con le tre potenze  militari ed economiche: Uganda, Rwanda e Kenya. Le prime guidate da leader tutsi e la seconda controllata indirettamente dai tutsi (Kalenjne).

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