giovedì, Agosto 13

Burundi elezioni 2020: violenze elettorali e rischio guerra civile I numeri reali sembrerebbero assegnare la vittoria all opposizione di Aghaton Rwasa, ma il regime farà di tutto per imporre la continuità con il generale Évariste Ndayishimiye. Le elezioni si stanno avviando ad un epilogo tragico. Lo scontro sociale sembra inevitabile

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In piena pandemia da coronavirus Covid-19 il Burundi si appresta a tenere le elezioni Presidenziali, Legislative e Comunali, che si terranno mercoledì 20 maggio. Elezioni di vitale importanza per il regime e per il partito al potere, il CNDD-FDD, al fine di legittimare il controllo del Paese, che esercita dal 2005. Unesercizio del potere improntato sulla violenza, supolitiche razziali e sulla gestione cleptomane del denaro pubblico (con intrecci con la mafia italiana -intrecci, per altro, su cui al momento non ci risultano ufficialmente indagini) che ha portato il Paese alla totale bancarotta finanziaria.

L’autore del presente disastro economico e politico è il ‘Signore della Guerra’ Pierre Nkurunziza, eletto il 19 agosto 2005 dall’Assemblea Nazionale e dal Senato a Presidente della Repubblica per un mandato di 5 anni, eleggibile una sola volta, secondo quanto prevedevano gli accordi di Arusha del 2000, che misero fine ad una guerra etnica di dieci anni. Il mandato eleggibile una sola volta è diventato quasi eterno. Il 28 giugno 2010 Nkurunziza è rinnovatoalla Presidenza attraverso elezioni truffa, a cui tutti i principali partiti di opposizione non parteciparono. Nel giugno 20215 Nkurunziza accede al terzo mandato, dopo aver soffocato in un bagno di sangue le proteste popolari scoppiate in aprile, iniziando l’orribile crisi sociopolitica ed economica, e l’alleanza con il gruppo terroristico ruandese FDLR, responsabile del genocidio in Rwanda del 1994.

Ora Nkurunziza è stato costretto, da una potente lobby militare all’interno del CNDD-FDD, a promuovere come candidato alle Presidenziali il generale Évariste Ndayishimiye, Segretario Generale del partito. Un militare e politico molto astuto che non si è direttamente sporcato le mani di sangue durante i crimini commessi dal regime nel periodo 20052014 e durante la crisi politica 20152020. Questa astuzia ha permesso ad una nota lobby politica della destra cattolica europea di attivare una campagna mediatica presso le principali diplomazie occidentali per convincerle che il generale Ndayishimiye rappresenta una svolta moderata e democratica, quindi meritevole di sostegno internazionale.

La campagna elettorale, iniziata due settimane fa, è caratterizzata da folle oceaniche a favore del candidato dell’opposizione Aghaton Rwasa, leader del Congresso Nazionale per la Liberazione (CNL), che viene controbilanciata da una campagna di violenze inaudite da parte del regime grazie alla mano d’opera dei miliziani genocidari Imbonerakure e terroristi ruandesi FDLR.

In queste due settimane, tre quadri politici del CNL sono stati assassinati e 200 altri arrestati. Il bilancio è stato fatto sabato 9 maggio dal portavocedel CNL, Térence Manirambona, che accusa le autorità amministrative e giudiziarie e la Polizia di garantire la totale immunità ai miliziani Imbonerakure e terroristi FDLR. Tra le vittime ricordiamo il pastore Mpawenimana, candidato del CNL per il posto di Senatore a Makamba, condannato presso il tribunale di Ngozi a 5 anni di reclusione per atti eversivi, e Cathy Kezimana, membro del comitato politico del CNL, arrestata a Bujumbura con l’accusa di incitare la popolazione alla rivolta.

Oltre alle violenze e intimidazioni, il regime tenta di assicurare una vittoria artificiale al suo candidato tramite la CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente), completamente sotto il suo controllo. Fino ad ora non sono state distribuite tutte le carte elettorali. Il regime sta tentando di escludere i votanti di età compresa dai 19 ai 20 anni che tendenzialmente voterebbero per Rwasa. Questa manovra escluderebbe almeno 800.000 votanti. Anche i burundesi della diaspora (per la maggior parte ostile al regime) non potranno votare.

La CENI sarà in grado di garantire solo una gestione catastrofica dei risultati elettorali ben peggiore di quella avvenuta durante le elezioni del 2011, nella Repubblica Democratica del Congo, in quanto il suo mandato non è proclamare i risultati che riflettono l’espressione popolare, ma quelli manipolati per far vincere il candidato del regime.

La campagna elettorale è dominata da grandi temi come la disoccupazione giovanile e lo sviluppo socioeconomico. Presso l’elettorato rurale (che rappresenta una importante percentuale dei votanti) entrambi i partiti (CNDD-FDD e CNL) si sono concentrati sullo sviluppo agricolo e dell’allevamento, promettendo innovazioni tecnologiche, prestiti bancari agevolati, avvio dell’industria agroalimentare. Altri temi affrontati sono stati lo sviluppo delle infrastrutture e la grande tematica della sicurezza.

Assente la tematica della sanità, per ovvie ragioni di realpolitik. Per poter organizzare le elezioni il regime ha volontariamente deciso di ignorare la minaccia di pandemia da coronavirus Covid-19.
I dati ufficiali rilasciati dal Ministero della Sanità ecomunicati al OMS parlano di 19 contagi e un decesso.
La realtà sarebbe drammaticamente diversa. L’assenza di misure preventive e le folle oceaniche presenti ai comizi elettorali, potrebbero scatenare una crisi sanitaria senza precedente nel Paese in quanto fattori ideali per la diffusione del contagio secondo gli esperti virologi. ,
Nkurunziza, durante il discorso ufficiale pronunciato in occasione della Festa dei Lavoratori, il Primo Maggio, ha definito la pandemia una bufala inventata dai bianchi, invitando la popolazione di ignorare il pericolo ‘inesistente’.
La negazione del pericolo pandemico non è prerogativa del regime.
Anche il principale candidato dell’opposizione, Rwasa, ha deciso di ignorarlo.
L’obiettivo comune è di arrivare alle elezioni anche a costo di un contagio incontrollato e centinaia di morti. La popolazione, priva della informazione e di azioni di sensibilizzazione, rimane ignara del pericolo sanitario e nessuna precauzione viene presa.

Se la candidatura del generale Évariste Ndayishimiye rappresenta una ‘non novità’, in quanto è una continuità politica del regime razialnazista, senza l’ingombrante figura di Nkurunziza, ilfenomeno 2020è Agathon Rwasa.
Ex ‘Signore della Guerra’, a capo del movimento guerrigliero FNL (Forze Nazionali di Liberazione), contraddistintosi durante la guerra civile per le posizioni HutuPower più estremistiche rispetto al CNDD-FDD,
Rwasa (denominato ‘Le Serpent’) è la figura politica più enigmatica dell’intero e complicatissimo spettro politico burundese. Rwasa fu l’ultimo Signore della Guerra ad abbandonare la lotta armata, sei anni dopo gli accordi di pace di Arusha, combattendo il governo provvisorio hutu di Domitien Ndayizeye e successivamente del CNDD-FDD, fino al settembre 2006, quando firmò un accordo di pace con Nkurunziza contro la volontà dell’ala militare del FNL, che operava dal vicino Congo.

La firma degli accordi di pace provocò una profonda crisi interna al partito FNL, che venne fortemente indebolito a livello militare. Rwasa convinse 8.500 miliziani a deporre le armi per essere integrati nell’Esercito regolare. L’ala militare degli irriducibili, in Congo, poté contare su meno di 1.000 miliziani, diventando una pericolo quasi insignificante, nonostante la decisione di continuare la lotta armata, dichiarando Rwasa traditore della causa Hutupower.

Durante le elezioni del 2010 a Rwasa venneimpedito di presentare la sua candidatura e costretto a nascondersi, in quanto ricercato con l’accusa di voler destabilizzare il Burundi.
Nel
luglio 2015, in piena crisi politica, riesce a trovare un compromesso politico con Nkurunziza e viene eletto Vice Presidente del Parlamento, creando forti dubbi sulla sua volontà di opporsi al regime, che aveva appena soffocato nel sangue le proteste popolari e sopravvisuto ad un tentativo di golpe (maggio 2015). Nel marzo 2019 fonda il Consiglio Nazionale per la Libertà,assumendo il ruolo di principale oppositore al regime. Il regime, non potendo colpirlo direttamente, scatena un piano di decimazione dei membri e militanti del CNL e attenta (fallendo)alla vita della moglie di Rwasa.

Nonostante le decimazioni, il CNL diventa il principale partito di opposizione capace di raggruppare gli ex partigiani del movimento HutuPower FNL, gli scontenti del CNDD-FDD e del partito tutsi UPRONA, assieme a molti giovani che si apprestano a votare per la prima volta e a migliaia di contadini hutu che sono stati ridotti alla miseria dalla lucida follia del Prete Re Nkurunziza. A livello internazionale Rwasa riesce conquistarele simpatie e l’appoggio di personaggi di alto calibro tra cui Yoweri Kaguta Museveni, Felix Tshisekedi, Paul Kagame, Donald Trump,Emmanuel Macron.

Il successo politico è stato possibile grazie ad una radicale rivoluzione del pensiero politico di Agathon Rwasa: da convinto HutuPower a convinto democratico, promotore della riconciliazione nazionale, del superamento delle divisioni etniche, candidandosi alla Presidenza per far rinascere il Paese a livello sociale ed economico.
Anche se la sua conversione sembra essere il frutto di un lungo e sofferto percorso politico che allontana il dubbio di opportunismo politico,
una frangia di tutsi ancora non si fida del nuovo leader proprio per il suo oscuro passato.

La minoranza tutsi durante questi 15 anni ha subito un processo di disintegrazione politica ed identitaria. Il suo principale partito, l’UPRONA, è diventato un partito pupazzo alleato al regime, subendo varie scissioni al suo interno. Vari generali e colonnelli tutsi hanno accettato di prestare servizio sotto Nkurunziza per poi essere eliminati tra il 2015 e il 2019. L’ultimo dei loro Presidenti, Pierre Buyoya, non ha alcuna speranza di presentarsi come alternativa al regime assumendo la Presidenza, anche se rimane una delle principali figure dell’opposizione burundese all’estero che ha recentemente stretto accordi politici con Rwasa a favore della sua minoranza etnica.

Anche tra le file dell’opposizione armata i tutsi assumono ruoli di secondo piano. Il movimento armato dove si constatava maggior affluenza dei tutsi, il FOREBU si è disintegrato nel 2019, senza darne notizia. La maggior parte dei miliziani hanno raggiunto il RED Tabara, altri hanno abbandonato la lotta armata.

Nell’attuale campagna elettorale le esigenze della minoranza tutsi non sono espresse. Alcuni rimangono fedeli al UPRONA, che praticamente è un partito ricoverato presso il reparto cure intensive. Altri sono confluiti nella coalizione Kira-Burundi, guidata dall’ex Presidente hutu Domitien Ndayizeye. Altri ancora supportano Rwasa, ma nessun politico di spicco tutsi ha voce in capitolo in questa campagna elettorale.

Quale sarà l’esito del voto? Le folle oceaniche che presenziano i comizi di Rwasa (oltre ad essere una vera e propria bomba pandemica) sembrano rispondere alla domanda. Il favorito delle elezioni 2020 è Agathon! Risposta plausibile secondo la logica occidentale basata sull’osservazione dei fatti. La logica burundese segue altri binari, spesso a noi bianchi non facilmente comprensibili. I due candidati sono Hutu, quindi la questione etnica è assente dalla sfida elettorale. Il 70% della popolazione urbana voterà per Rwasa, ma le masse rurali rappresentano la vera incognita.

I contadini e gli allevatori tutsi diffidano sia di Rwasa che di Nkurunziza, per il loro passato di sangue. I contadini hutu si sentono traditi dal loro partito, il CNDD-FDD, ma sono legati alladoppia cultura agreste’. Una cultura che induce a seguire i leader locali che conoscono e non i partiti e le istituzioni. Come tutti i contadini del mondo la loro mentalità basica e pratica li spinge a votare per il candidato che sarà in grado di donargli qualcosa. Icontadini hutu sono prudenti, conservatori e temono l’incertezza, privilegiando la propria sicurezza e quella delle loro famiglie. Vari di essi sono convinti che il CNDD non accetterà mai una vittoria di Rwasa, e quindi non vogliono rischiare di mettersi contro il generale Evariste Ndayishimiye per paura di ritorsioni e vendette. Meglio la povertà assoluta che ritrovarsi sotto terra…

La doppia cultura agreste e le paure dei contadini hutu sono ben conosciute dal CNDD-FDD, che concentra i suoi sforzi repressivi nelle zone ruraliimpedendo ai leader del CNL di farsi conoscere tra le masse contadine, intimidendoli, impedendo di tenere comizi, arrestandoli o più semplicemente ammazzandoli. Grazie ad abili leader locali e alla campagna di violenza orchestrata dal regime utilizzando Imbonerakure e FDLR come boia esecutori, il generale Evariste potrebbe raccogliere una percentuale di voti nell’ambiente rurale sufficiente per rendere credibili le inevitabili truffe elettorali che verranno compiute dalla CENI ai danni di Rwasa.

Come controaltare, il Partito dell’Aquila Sanguinaria (CNDDFDD) rischia di perdere una percentuale strategica di voti a favore dei due partiti hutu minori: la coalizione Kira-Burundi di Domitien Ndayizeye e il Sahwanya Frodebu di Léonce Ngendakumana, entrambi in opposizione. Qualora Rwasa riuscisse a riportare la vittoria i due leader hutu minori reclameranno posti al Governo per la loro opera di disturbo rivolta contro al regime.

Agathon Rwasa è consapevole che la vittoria alle urne gli verrà negata e si dichiara pronto a reagire. La sua metamorfosi politica è stata caratterizzata da sapiente e ricercata moderazione delle parole. Moderazione abbandonata durante i comizi elettorali. Accusando la CENI di essere al servizio del regime, la magistratura e la Polizia di coprire le bande armate Imbonerakure che seminano violenza, terrore e morte tra le file dell’opposizione, Rwasa giura di difendere ad oltranza gli esisti delle urne, arrivando a condurre una rivoluzione se necessario.

Fonti riservate e degne di fiducia informano che nella scorsa settimana è stato sventato per miracolo un piano di assassinare il leader del CNL. Nessuna conferma giunge da Rwasa, ma la sua frase pronunciata al comizio elettorale di Bujumbura sembra chiarire ogni dubbio: «Vi esorto a continuare la lotta per la democrazia e la libertà con o senza di me».

Le elezioni 2020 in Burundi, volute nonostante la pandemia Covid-19, si stanno avviando ad un epilogo tragico, come tragica è sempre stata la storia del Paese. Lo scontro sociale sembra inevitabile in quanto il CNDD ha già pronte le percentuali di vittoria e Rwasa è determinato a guidare la rivolta popolare. Una rivolta che verrà repressa nel sangue con una violenza ben superiore a quella esercitata durante le proteste popolari del 2015 contro il terzo mandato di Nkurunziza.
La repressione sarà giustificata per mantenere il potere, ma distruggerà per intero l’opera diplomatica in atto da mesi da parte della lobby cattolica reazionaria europea, demolendo in pochi giorni la mitologica quanto irreale raffigurazione del
generale Evariste Ndayishimiye come leader moderato, pacifico e volto a costruire la pace e il progresso del Burundi.

Rwasa si sta giocando la sua carriera politica assieme alla sua vita. Se non riuscirà a portare in piazza la popolazione, la vendetta del regime sarà esercitata senza pietà.
Prevedibili le proteste a Bujumbura e nei principali centri urbani, ma come risponderanno le masse contadine hutu? Il loro appoggio alla rivoluzione farebbe sgretolare il CNDD come un castello di carte. La loro prudente astensione, dettata da necessità di sopravvivenza decreterebbe la fine del sogno di libertà.

Secondo fonti fidate, il CNDD avrebbe pronto il piano di contenimento post elezioni. Intenderebbero far aumentare improvvisamente i casi di contagio da Covid-19 subito dopo le elezioni per distogliere l’attenzione dei burundesi dai risultati elettorali, che dovrebbero essere resi noti il 28 maggio.
L’aumento improvviso ed esponenziale dei casi di contagio giustificherebbe lo Stato diemergenza sanitaria e il lockdown, ufficialmente decretati per contenere la pandemia, in realtà per impedire le proteste popolari. Come prima delle elezioni il virus Covid-19 è stato utilizzato come arma politica (negando la sua esistenza), dopo le elezioni verrà probabilmente utilizzato, affermando improvvisamente lo scoppio di una pandemia cinicamente voluta, favorendo manifestazioni elettorali di massa senza alcuna misura di prevenzione igienica.

In ultima analisi, la soluzione alla crisi del Burundi non è politica, ma militare. Senza l’appoggio dell’opposizione armata Rwasa non ha alcuna possibilità di vincere. Questo è il principale motivo che lo ha spinto ad aprire colloqui, cercando di creare una alleanza politica che inevitabilmente si rifletterà su futuri rapporti di forza qualora il CNDD dovesse venir sconfitto. Teoricamente Rwasa potrebbe contare anche sul supporto militare degli 8.500 ex miliziani FNL integrati nell’Esercito, ma la mentalità burundese rende assai fluide le alleanze e le fedeltà politiche.

A livello regionale, il Presidente congolese Felix Tshisekedi ha costretto l’esercito burundese a lasciare il Congo dopo l’invasione effettuata nella seconda settimana di aprile per combattere le unità del RED Tabara, che stavano preparandosi ad entrare in Burundi per liberarlo. Tshisekedi ha fatto pervenire al Governo burundese un ultimatum militare di 48 ore per richiamare i reparti dell’Esercito che avevano sconfinato nel Sud Kivu. Ultimatum rispettato, in quanto il regime di Gitega non è minimamente in grado di affrontare una guerra contro il Congo. La mossa ha permesso ai RED Tabara di poter riorganizzarsi. Non si conosce se le offensive del regime burundese abbiano indebolito l’opposizione armata al punto da non poter lanciare sul breve periodo offensive su vasta scala in territorio burundese.

Tensioni sempre più evidenti vengono segnalate con il Rwanda. Sabato 9 maggio sul lago Cohoha vicino alle località di Kirundo e Busoni (nord Burundi confine con il Ruanda) si è verificato uno scontro a fuoco tra l’esercito burundese e quello ruandese. Le dinamiche della battaglia non sono ancora chiare, anche se il Governo di Kigali accusa l’Esercito burundese di aver tentato di oltrepassare il confine. Anche il bilancio delle vittime rimane ignoto, tolto il fatto che i soldati burundesi avrebbero subito pesanti perdite. Unico dato certo: la morte del colonello della Marina Militare burundese Habimana Etienne (n. di matricola SS0562).

Verrà conclusa l’alleanza tra le forze d’opposizione armata e Rwasa? L’Esercito di liberazione entrerà in azione non più ostacolato da continue battaglie nell’est del Congo? Parte significativa dell’esercito regolare si schiererà con Rwasa? Il regime riuscirà a sopravvivere anche questa volta? Dopo una eventuale vittoria CNDD il Leader Supremo Nkurunziza si riconcilierà con il Generale Evariste nominato Presidente o scatenerà un sanguinario regolamento di conti all’interno del regime tramite scontri tra le rispettive fazioni all’interno dell’esercito, Imbonerakure e terroristi FDLR? Quale sarà la reale portata del contagio da Covid-19 dopo le manifestazioni oceaniche di questo mese?

È difficile fare qualsiasi previsione. Possiamo solo annotare che il regime non è sicuro della vittoria, sentendosi debole. Una dimostrazione di questa sensazione ci viene dalla proposta fatta a Rwasa da quattro generali, tra cui il fedelissimo HutuPower Silas Ntigurirwa, di accordare al CNL la vittoria alle legislative e municipali in cambio della vittoria di Evariste alle Presidenziali. Una proposta rifiutata dallo stesso Rwasa.

Mentre la campagna elettorale volge al termine, continua il regno di terrore e violenza scatenato dal regime per assicurarsi la vittoria. Domenica sera alle ore 22, miliziani Imbonerakure hanno attuato un attentato terroristico in un bar denominato KwaPatrick uccidendo 2 persone e ferendone altre 8. L’attentato rientra nella strategia del terrore del regime per costringere la popolazione ad accettare la continuità di potere del CNDD attraverso l’elezione alla Presidenza del ‘Petit Evariste’.

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