domenica, Giugno 7

Burundi: domani al voto, con coronavirus e Evariste Ndayishimiye già Presidente La vittoria a seguito delle elezioni di domani è già decretata: il vincitore è Evariste Ndayishimiye, il candidato al quale, sia pure mal volentieri, il Presidente Pierre Nkurunziza ha ceduto il potere

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Domani 20 maggio 2020, i burundesi si recheranno alle urne per eleggere un nuovo Presidente, e il Burundi, a dire di tutti gli analisti, piomberà in una dittatura perfino peggiore di quella degli ultimi anni. E la crisi del Burundi coinvolgerà quasi certamente, come di fatto già sta accadendo, la regione dei Grandi Laghi.. La vittoria a seguito delle elezioni di domani è già decretata: il vincitore è (sarà, ma è, è già) Evariste Ndayishimiye, il candidato al quale, sia pure mal volentieri, il Presidente Pierre Nkurunziza ha ceduto il potere, dopo 15 anni di dittatura -secondo alcune fonti già stanno girando volantini che ne esaltano la vittoria.

Mentre i burundesi stanno morendo in gran numero di coronavirus Covid-19, e il regime nega tutto, dipingendo il coronavirus come una barzelletta dei bianchi, tanto da espellere il rappresentante OMS per aver criticato la non-gestione della pandemia, pronto, però, a chiudere, anzi, sigillare il Paese subito dopo il voto di domani per soffocare sul nascere la rivolta sociale, proprio adducendo la crisi sanitaria, la lotta per il potere sta vivendo uno dei suoi momenti più tragici.
Con l’elezione di Ndayishimiye,
il partito al potere rimane al potere, l’aspettativa è di un ulteriore inasprimento del governo autoritario e del declino delle condizioni di vita. Come raccontato dal nostro corrispondente Fulvio Beltrami, il CNDD avrebbe pronto il piano di contenimento post-elezioni. Intenderebbero far aumentare improvvisamente i casi di contagio da Covid-19subito dopo le elezioni per distogliere l’attenzione dei burundesi dai risultati elettorali, che dovrebbero essere resi noti il 28 maggio. L’aumento improvviso ed esponenziale dei casi di contagio giustificherebbe lo Stato di emergenza sanitaria e il lockdown, ufficialmente decretati per contenere la pandemia, in realtà per impedire le proteste popolari. Come prima delle elezioni il virus Covid-19 è stato utilizzato come arma politica (negando la sua esistenza), dopo le elezioni verrà probabilmente utilizzato, affermando improvvisamente lo scoppio di una pandemia cinicamente voluta.
Proteste popolari del dopo-elezioni che sono previste, per quanto non gravi come quelle del passato, anche in considerazione del fatto che, per quanto il partito al governo sia etnicamente dominato dalla maggioranza degli hutu, la questione etnica in Burundi non è più così importante per la gente come lo è stata nel passato e come tendono a far credere i partiti politici.
Il «partito al potere è determinato a salvaguardare la sua presa di potere, anche a costo di un ordine sociale in rovina», affermano analisti esterni quali Pamela AbbottDirettore del Center for Global Development e professore alla School of Education, dell’Università di Aberdeen

Ndayishimiye, 52 anni, ex combattente ribelle del CNDD-FDD sopravvissuto alla pulizia etnica degli studenti hutu all’Università del Burundi nel 1995, è un ex Ministro degli Interni e della Sicurezza, ora alla guida del dipartimento degli affari militari dell’ufficio del PresidenteNkurunziza e Segretario generale del partito al potere, stringerà la morsa sul Paese. E’ sostenuto a spada tratta dall’ala militare del partito al potere -il CNDD-FDD (Conseil national pour la défense de la démocratie-Forces pour la défense de la démocratie)- che capisce bene che Nkurunziza è oramai non più prorogabile, indifendibile, considerato tutte le pressioni che da tempo provengono dalla comunità internazionale, a partire dall’Unione Africana, dagli Stati Uniti e dall’Europa, ma che ha necessità di mantenere il potere a tutti i costi, così come è sostenuto da un pezzo -tutto da capire quanto poderoso- dell’Esercito, e da una lobby politica della destra cattolica europea che si è attivata presso le diplomazie occidentali per convincerle che il generale rappresenta una svolta moderata e democratica, quindi meritevole di sostegno internazionale.
Da escludere che Ndayishimiye -dipinto da alcuni osservatori come un vero lucido squalo- apra spazi all’opposizione politica, alla società civile. Al contrario, alcuni analisti internazionali prevedonoche il partito al potere spinga ulteriormente verso riforme che consolidino una graduale transizione di fatto verso un sistema a partito unico.
Il partito al potere restringerà lo spazio politico nel tentativo di rafforzare la sua presa sul potere. Con un solo problema -visto che l’opposizione, quella poca che c’è, rappresentata quasi esclusivamente da Agathon Rwasa, candidato al National Freedom Council, è un problema risolvibile e in gran parte già risolto, attuando la violenza preventiva-, quello economico. Le casse del Paese sono vuote, il Burundi di fatto è già uno Stato fallito. E in questo momento l’alleato principe, la Cina, latita, ha tutt’altro su cui versare fiumi di denaro fresco. Nessuno ha idea di come potrebbe essere risolto questo problema. Tanto che corrono voci tra gli osservatori, che il coronavirus tutto sommato al partito di governo sta facendo un utile servizio: sta alleggerendo il peso della popolazione.

Tutto questo se non c’è una svolta da parte dei gruppi armati dell’opposizione e dei loro sostenitori internazionali, Rwanda in testa.
Dall’autunno dello scorso anno le forze ribelli del RED Tabara e FOREBU sono in azione neiterritori nord del Paese, al confine con il Rwanda. LEsercito Repubblicano del Burundi (così si sono battezzati i due gruppi) sarebbe pronto a lanciare l’offensiva finale, ma rimane in attesa dell’ordine che dovrebbe giungere dal Presidente ruandese, Paul Kagame. Ora questi gruppi -tra forze proprie e mercenari e disertori dell’Esercito regolare burundese- secondo alcune fonti contano su circa 5mila effettivi. L’ipotesi che sta girando in alcuni ambienti ben informati è che se queste forze, nell’arco dei prossimi giorni o settimane, riescono lanciare un attacco importante, in grado di minare il potere del ‘novello Pierre’, e il governo per ritorsione lancia qualcosa di simile a una pulizia etnica, allora, e solo allora, Rwanda e altri suoi alleati potrebbero decidere di entrare in scena e a quel punto sarebbe la fine per Nkurunziza, Ndayishimiye e tutto il sistema del CNDD-FDD.
Sono solo esclusivamente ipotesi, nessuno oggi è davvero in grado di fare previsioni attendibili. Sono anni, almeno dal 2015, che un mese si e l’altro pure si prevede la fine della dittatura per il Burundi
. E Nkurunziza è ancora lì, Ndayishimiye è già il nuovo Presidente, e il Burundi affonda sempre di più.

Insieme al Burundi in crisi potrebbe finire l’intera regione dei Grandi Laghi. Perchè una invasione del Burundi da parte di uno o più Paesi dell’area non potrebbe non avere ripercussioni -è uno dei motivi principali che rendono attendista Kagame, fosse pure con il supporto del Congo.
La regione è già una preoccupazione riaccesa causa coronavirus. L’inizio di COVID-19 sta ostacolando gli sforzi per attuare il quadro di pace, sicurezza e cooperazione per la regione dei Grandi Laghi, ha riferito l’inviato speciale del Segretario Generale ONU al Consiglio di Sicurezza in una riunione invideoconferenza lo scorso 22 aprile. Una riunione nel corso della quale sono state espresse preoccupazioni per la situazione del Burundi in vista del voto, e nel contesto della quale la Francia ha ribadito il suo ruolo nell’area sottolineando che Parigi ha messo a disposizione 1,2 miliardi di euro per sostenere gli sforzi africani nella lotta contro COVID-19.
Anche la Francia potrebbe non restare a guardare se il Rwanda calcasse troppo la mano, fosse pure con la scusa di una pulizia etnica.

Una facile previsione sembra potersi fare: comunque vada, per il Burundi sarà ancora oppressione, sofferenza e sangue. 

 

A breve una corrispondenza da parte del nostro inviato in Burundi, Fulvio Beltrami.

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