martedì, Agosto 11

Burundi: una difficile inchiesta per il Tribunale di Norimberga africano CPI, malgrado le difficoltà nel condurre l’indagine, è pronta al rinvio a giudizio e a spiccare mandanti di arresto internazionali contro Nkurunziza e tutti i vertici del Paese

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Mentre l’inchiesta CPI continua, il regime di Bujumbura ha fatto scattare l’ennesimo boicottaggio, nel tentativo di evitare il diffondersi di ulteriori notizie su esecuzioni extra giudiziarie e massacri. L’Osservatorio dei Media Burundese (OPB), tramite il suo Presidente Innocent Muhozi, ha denunciato nuove misure repressive contro i media in Burundi. Secondo Muhozi, la classe dirigente è terrorizzata e sta aumentando la repressione contro ogni cittadino sospetto. Il regime ha anche aumentato la repressione contro i media burundesi (per la maggior parte operanti in esilio su piattaforme web). I siti di ‘Radio Popolare Africana’, ‘Radio Insanganiro, Radio Bonesha FM’, ‘Iwacu’, ‘Ikiriho’, ‘Bujumbura News e ‘Radio Inzamba sono stati oscurati in Burundi.

Il regime sta anche dando la caccia ai giornalisti e agli attivisti dei diritti umani burundesi sospettati di fornire informazioni ‘diffamatorie’ ai media nazionali in esilio e a giornalisti occidentali. Lo scorso 14 gennaio quattro giornalisti di ‘Radio Ntumbero FM’: Thierry Irambona redattore capo, Jean de Dieu Nahimana, redattore programmi, Felix Ndayongeye, capo tecnico, e il cronista Egide Ndayishimiye sono stati arrestati e interrogati dal Tribunale di Grande Istanza di Mukaza, a Bujumbura. Sono accusati di trasmettere all’estero notizie false contro la Nazione. La radio è stata chiusa il 4 dicembre 2017.

«Le misure repressive contro i media e i giornalisti burundesi sono una logica conseguenza della distruzione della libera informazione in Burundi. Il regime cerca disperatamente di essere la sola fonte di informazione disponibile per offrire la propria versione dei fatti e coprire gli arresti arbitrari, le esecuzioni extra giudiziarie e i rastrellamenti che tutt’ora continuano. Il Governo è costretto a ridurre al silenzio tutte le voci discordanti dal potere in quanto il regime si basa sul terrore, la menzogna e la manipolazione», spiega Innocent Muhozi, Presidente di OPB.

La necessità di impedire la libera informazione e fughe di notizie dal Burundi è azione di salvaguardia necessaria e obbligatoria per il regime. La coraggiosa opera di informazione clandestina di giornalisti e attivisti dei  diritti umani comunque continua. Senza l’opera informativa di queste persone i media internazionali, ‘L’Indro’ compreso, non sarebbero in grado di comprendere cosa realmente sta succedendo in Burundi. Il loro lavoro ha permesso al Human Rights Watch di redigere un rapporto estremamente negativo sul rispetto dei diritti umani nel 2017.

La violazione dei diritti umani continua, a dimostrazione che il regime non intende adottare una politica moderata, preferendo l’uso della violenza e del terrore come armi per mantenersi al potere. Il 16 gennaio, SOS Media Burundi ha denunciato una serie di fatti: l’arresto di tre persone preso il quartiere di Ngagara, Bujumbura; due bambini seppelliti vivi presso il comune di Bubanza; la scoperta di vari corpi senza vita nel quartiere di Jabe, Bujumbura e nel comune di Ruyigi; l’arresto i sette infermieri sospettati di attività contro il regime presso Kinyinya; l’arresto di un insegnante (ufficialmente accusato di frode) presso Bugenyuzi.
Le Imbonerakure stanno girando in tutte le città e villaggi per raccogliere le contribuzioni forzate per finanziare le elezioni del 2020. Altresì, per maggio 2018 è previsto un referendum popolare per modificare la Costituzione. L’obiettivo è permettere a Nkurunziza di mantenersi al potere fino al 2041, e annullare l’alternanza politica sancita dagli accordi di pace di Arusha nel 2000 che posero fine alla guerra civile iniziata nel 1994.

Si intende anche mettere in discussione l’equilibrio etnico previsto da Arusha: 60% hutu e 40% tutsi. Il progetto di revisione prevede 90% hutu e 10% tutsi, nonché l’approvazione parlamentare delle leggi a maggioranza semplice, anche se la maggioranza dei seggi è detenuta dal partito di governo, il CNDD-FDD.
Gli obiettivi del referendum sono assicurare a Nkurunziza la Presidenza a vita e instaurare una dittatura etnica Hutupower. In violazione alle regole elettorali previste dalla Commissione Elettorale Indipendente, il regime, dal 12 dicembre 2017, ha già iniziato la campagna referendaria su tutto il territorio nazionale, regalando soldi a chi promette di votare SI e minacciando gli indecisi. Contemporaneamente Polizia e milizie Imbonerakure stanno impedendo la campagna del fronte del ‘NO’. La maggioranza dei partiti di opposizione e la Società Civile stanno lanciando appelli alla popolazione perché boicottino il referendum.

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