giovedì, Febbraio 20

Burundi, dal referendum ok a Nkurunziza ma è vittoria di Pirro Nasce una pericolosa opposizione interna al regime capeggiata da Amizero y’Abarundi, mentre cresce anche l’isolamento nell’area, COMESA ha annullato il summit a Bujumbura

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Il referendum per la riforma Costituzionale che permetterà, di fatto, al Presidente illegittimo Pierre Nkurunziza di ottenere la Presidenza a vita (primo passo per la trasformazione della Repubblica in una Monarchia HutuPower), si è svolto giovedì 17 maggio in un clima di terrore tra la popolazione. I seggi erano presidiati dai terroristi ruandesi Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), ormai padroni incontrastati del Paese, mentre i miliziani Imbonerakure passavano di casa in casa per ricordare ai cittadini l’obbligo di andare a votare per il ‘SI’.

Nei quartieri e villaggi più restii, i miliziani Imbonerakure passavano facendo sfregare la lama del machete sull’asfalto, secondo varie testimonianze oculari. Un gesto che riporta alla memoria gli orribili 100 giorni ruandesi, quando le milizie genocidarie Interhamwe (ora FLDR), sfregando le lame dei machete sull’asfalto, preannunciavano il massacro imminente. In Burundi non ci sono stati massacri durante il referendum ma, come ci rivelano testimoni oculari, le scintille dei machete sull’asfalto sono state un deterrente per tutti a recarsi ai seggi e a votare nel «modo giusto».

Gli atti di coercizione e intimidazione avrebbero superato di gran misura quelli compiuti dalle Imbonerakure e FDLR lo scorso febbraio, quando obbligarono la popolazione a iscriversi alle liste per il voto referendario con la pistola puntata alla tempia. Nonostante questo dispiegamento di miliziani e la dichiarazione che la partecipazione sia stata del 96%, il regime sembra aver difficoltà a dare i risultati del referendum. Al momento si parla di risultati parziali. Il ‘SI’ avrebbe vinto al 73%, mentre il ‘NO’ avrebbe raccolto un misero 19%. Il restante 8% sarebbe composto da schede bianche o nulle.

Immediate le reazioni dell’opposizione Hutu all’interno del Paese. Amizero y’Abarundi (Speranza per i Burundesi), diretta dall’ala politica del Fronte Nazionale di Liberazione (FNL) e dal suo leader Agathon Rwasa, è stata molto tempestiva. «Il referendum non è stato trasparente e libero. I cittadini sono stati costretti a votare ‘SI’ sotto intimidazione delle armi da parte delle Imbonerakure. Preso atto della situazione non possiamo riconoscere i risultati parziali forniti dal Governo ampiamente manipolati», ha affermato a ‘Radio France International’ il Presidente del gruppo parlamentare Amizero y’Abarundi, Pierre Cèlestin Ndikumana. «Si è trattato di un triste opera teatrale. Le Imbonerakure hanno accompagnato gli elettori fin dentro le cabine elettorali osservando attentamente cosa avrebbero votato. Alcuni elettori che si sono rifiutati di votare SI sono stati immediatamente arrestati e trasportati in luoghi sconosciuti. Altri, più fortunati, sono stati scacciati dai seggi in quanto non meritavano di votare e minacciandoli che si sarebbero ricordati del loro affronto. Lo spoglio delle urne è avvenuto a porte chiuse, impedendo la presenza di osservatori e dell’opposizione. Alcuni osservatori dell’opposizione sono stati arrestati perché insistevano a voler essere presenti allo spoglio delle urne.  In molte province le intimidazioni subite dagli elettori sono state orribili. ‘Ti stiamo osservando e prenderemo nota del tuo nome se non voti SI’ minacciavano le milizie paramilitari Imbonerakure all’interno delle cabine elettorali».

Le accuse lanciate dalla opposizione sono state categoricamente smentite dal Primo Vice Presidente, Gasto Sindimwo interpellato da ‘Radio France International’. Secondo fughe di notizie dall’interno del partito al potere, il CNDD-FDD, i risultati del referendum sono stati manipolati, ma anche soggetto di indecisione e accesi dibattiti. La mancanza di risultati definitivi sarebbe dovuta alla difficoltà a decidere una percentuale di vittoria credibile. Tra venerdì e sabato scorso gli strateghi del regime hanno dibattuto a lungo su quale percentuale dichiarare. Inizialmente si era optato per un 86%, successivamente ridotto al 73%. Alcuni consiglieri cinesi vicini al dittatore avrebbero consigliato una percentuale definitiva tra il 69 e il 71%. Fino ad ora nessun risultato definitivo.

Un altro dato determinante che confermerebbe la non credibilità del voto è l’assenza dei voti della diaspora. I burundesi all’estero che hanno potuto votare sono solo il 0,27% e tutti iscritti al CNDD-FDD. Le ambasciate burundesi in Europa, Stati Uniti e Canada hanno evitato accuratamente di organizzare seggi per poter far votare i cittadini all’estero. Anche in Congo, Rwanda, Tanzania e Uganda le ambasciate non hanno assicurato il diritto di voto nonostante la nutrita presenza di rifugiati burundesi in questi Paesi.

Unione Europea, Canada, Stati Uniti e Unione Africana sembrano restii a riconoscere la validità del voto.

Qualunque sia il risultato finale che il regime deciderà più credibile, la vittoria di Nkurunziza sembra essere una vittoria di Pirro. La Costituzione sarà trasformata permettendo al dittatore di assumere pieni potere e creare una monarchia HutuPower che prevede un prete re  (Nkurunziza, ovviamente) e la creazione di una etnia unica (hutu) suddivisa in tre clan, dove le minoranze tutsi e Twa (pigmei) dovranno aderire rinunciando alla loro identità etnica. Il Regno Aburundi (questo dovrebbe essere il nuovo nome della ex Repubblica) sarà controllato dai terroristi ruandesi FDLR, di fatto naturalizzati in massa come cittadini burundesi anche se non sanno parlare né la lingua nazionale (il Kirundi), né il francese. Molti di essi sono addirittura congolesi arruolati dalle FDLR tra il 2013 e il 2016.

Non si conoscono le future mosse (militari) del Rwanda che, sembra, essere vivamente preoccupato della attuale situazione nel vicino Burundi, come non si conosce la reale situazione dell’opposizione armata FOREBU e RED Tabara. Rumors vorrebbero massicci arruolamenti tra i profughi, altri di totale inattività e mancanza di armi. Quello che è però evidente è la nascita di una opposizione interna estremamente pericolosa per il regime, capeggiata da Amizero y’Abarundi. Trattasi di una opposizione hutu dove l’ala politica del FNL sta organizzando le masse urbane e rurali hutu contro il regime e contro gli alleati stranieri (i terroristi FDLR). Contemporaneamente, Agathon Rwasa, starebbe ricucendo lo strappo (cretosi nel 2010) con l’ala militare del FNL che si trova nella provincia del Sud Kivu (Congo) ed è la forza militare d’opposizione burundese più numerosa e meglio armata.

Amizero y’Abarundi, contando sullo storico appoggio dei feudi PALIPEHUTU nella regione centrale di Muramvya e Lago Tanganyika, si sta rafforzando nella capitale e nelle principali città, compresa la roccaforte del CNDD-FDD, ovvero Ngozi, città natale di Nkurunziza. Il FNL, su cui gravano ancora numerosi dubbi essendo stata durante la guerra civile (1993 – 2004) la guerriglia hutu più estremista, anche rispetto al CNDD-FDD, sta tentando di presentarsi, agli occhi della maggioranza hutu burundese e dei Capi di Stato regionali, (Museveni e Kagame compresi), come l’unica forza politica e militare in grado di destituire Nkurunziza, il CNDD-FDD, di annientare le Imbonerakure e scacciare con le armi i terroristi FDLR. La loro posizione è semplice. I Tutsi e i Twa si possono unire alla lotta, così come il FOREBU e il RED Tabara, i governi ugandese e ruandese, ma la leadership rimane hutu.
Il comando militare FNL in Congo assicura che una volta scacciato Nkurunziza annullerà tutti i cambiamenti costituzionali fatti da Nkurunziza e riporterà la gestione del potere agli accordi di Arusha del 2000, assicurando un equilibrio tra hutu e tutsi (60 – 40) e una alternanza di presidenti hutu e tutsi ogni cinque anni.

Amizero y’Abarundi ha tutte le carte in regola per diventare la minaccia più seria per il dittatore, in quanto se il consenso popolare dovesse ulteriormente aumentare si creerebbe una lotta politica tra hutu che potrebbe facilmente spostarsi sul piano militare. L’intenzione di Amizero y’Abarundi è quella di presentare Nkurunziza agli occhi della maggioranza hutu come un traditore della causa e una rovina per il Paese supportato da mercenari ruandesi che non hanno nulla da condividere con il popolo burundese, nemmeno la lingua.

Sul fronte diplomatico, il Presidente ruandese e dell’Unione Africana Paul Kagame sta abilmente mettendo a segno pesanti colpi contro il regime razziale di Bujumbura. La COMESA (il Mercato Unico dell’Africa Orientale e Australe), sabato 19 maggio, ha annunciato che il previsto summit di giugno non si terrà più a Bujumbura, ma a Lusaka (Zambia). La COMESA aveva duramente criticato il referendum nelle precedenti settimane e ora sembra non voglia riconoscere i risultati ufficiali.  «Si tratta di un duro colpo per il Burundi e il suo Governo che ha chiare motivazioni politiche», ha dichiarato un diplomatico burundese, la cui identità è stata mantenuta coperta, alla ‘Agence France Presse’. «Il Ministero degli Affari Esteri ha già scritto  una nota di protesta ai Ministri della COMESA per denunciare la decisione unilaterale e illegale del Segretario Generale della COMESA che non ha il potere, né il diritto di cambiare il luogo dove si terrà il Summit». L’attuale Segretario Generale è l’economista zimbabwano Sindiso Ngwenya. Il prossimo luglio sarà eletto un nuovo Segretario.

Nell’ottobre 2017 la COMESA aveva scelto Bujumbura come sede del Summit 2018. All’epoca il regime HutuPower aveva salutato questa decisione presentandola come una grande vittoria diplomatica, capace di spezzare l’isolamento continentale del Burundi. È stata la Repubblica delle Seychelles ad opporsi dopo il massacro di chiara origine etnica avvenuto la notte tra il 11 e il 12 maggio, presso la collina di Ruhagarika, zona di Gasenyi, comune di Rugombo, a pochi chilometri dalla frontiera con il Congo. Un massacro firmato deale milizie Imbonerakure e dei terroristi genocidari FRLD.  Il Segretario Generale Ngwenya avrebbe preso la palla al balzo, dichiarando il Burundi un Paese non sicuro per organizzare il summit della COMESA. La decisione sarebbe, invece, politica e sarebbe orientata a isolare ulteriormente il Burundi. Il piano sarebbe stato orchestrato dal Rwanda (Stato membro della COMESA) e dall’Unione Europea che finanzia il 70% del summit. La decisione è ancora più importante in quanto gli Stati membri fino ad ora alleati al regime di Nkurunziza -Egitto e Repubblica Democratica del Congo- non si sono opposti alla decisione, mentre la potenza regionale, l’Etiopia, l’ha definita l’unica decisione possibile da prendere, visto l’attuale situazione in Burundi. Anche il Presidente Yoweri Kaguta Museveni (l’Uganda è membro della COMESA) non avrebbe fatto obiezioni.

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