domenica, Giugno 7

Burundi: Covid-19, il regime contro la ‘guerra biochimica occidentale’ Il regime impedisce il rimpatrio di cittadini belgi nel nome della lotta contro la guerra biochimia degli occidentali contro la Cina e il Burundi

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Sabato 4 Aprile 2020 ore 19 :00 locali. Un aereo militare belga atterra presso l’aeroporto internazionale di Bujumbura, Burundi. Obiettivo: rimpatriare 112 persone. La maggior parte sono belgi residenti nel Paese. Ci sono anche francesi, canadesi e scandinavi, turisti e uomini d’affari bloccati a seguito della chiusura dell’aeroporto decisa due settimane fa dalle autorità burundesi come forma di prevenzione al contagio da Covid19.

I 112 espatriati hanno deciso di lasciare il Paese a causa delle pressoché inesistenti misure di contenimento messe in atto dal governo. Il presidente, ex Signore della Guerra e Pastore della Chiesa di Rocher, Pierre Nkurunziza avrebbe stretto un patto sacro con Dio ottenendo la divina promessa che il Burundi sarebbe risparmiato dalla pandemia mondiale. Questa è la scusa ufficiale del portavoce della Presidenza, Jean-Claude Karerwa Ndenzako, rilasciata lo scorso 20 marzo alla ‘BBC’ durante una trasmissione radiofonica in kirundi. A seguito di questo ‘patto sacro’, il regime CNDD-FDD ha deciso di non intervenire affidandosi a Dio per fermare il contagio da Covid19.

Il vero motivo risiede nella necessità di rispettare il calendario per le elezioni presidenziali, previste in maggio. Elezioni che dovrebbero sancire la continuità del regime in sella dal 2005 e il passaggio di poteri tra Pierre Nkurunziza e il Generale Evariste Ndayishimiye. Ovviamente la pandemia non ha risparmiato il Burundi. Secondo fonti locali a fine marzo si contavano 726 persone messe in quarantena ‘non ufficiale’ in quanto sospettate di aver contratto il virus. Sempre a fine Marzo, vi sarebbe stato un tentativo da parte del Presidente uscente Nkurunziza di dichiarare lo stato di emergenza e la quarantena preventiva. Tentativo fatto fallire dal Generale Ndayishimiye che ha dato ordine di ignorare la pandemia per arrivare alle elezioni di maggio.

Con lo stato di emergenza, Nkurunziza intendeva rinviare o annullare le elezioni per poter restare al potere. Di fatto la gestione della pandemia in Burundi si inserisce in una guerra interna al regime che vede contrapporsi due campiquello di Nkurunziza e quello del Generale Ndayishimiye. Il primo risoluto a mantenere il potere nonostante l’annuncio di non presentarsi al quarto mandato presidenziale, il secondo risoluto a diventare l’undicesimo Presidente del Paese.

Al momento sta prevalendo il Generale Ndayishimiye che ha diramato un ordine semplice quanto aberrante: «Negare l’esistenza di casi di contagio per poter fare le elezioni a maggio e permettere al CNDD-FDD di mantenere il potere attraverso il mio mandato presidenziale». Dinnanzi al elevato rischio di contrarre il COVID19 i 112 espatriati e le loro famiglie sono stati di fatto costretti a lasciare il Paese. Una scelta che non è stata gradita dal regime che ha interpretato le operazioni di rimpatrio come una mancanza di fiducia al governo burundese.

Come atto di vendetta la polizia ha impedito a 37 burundesi con doppia cittadinanza di imbarcarsi sull’aereo militare belga. Questi burundesi sono coniugi e figli meticci di cittadini occidentali aventi sia il passaporto burundese che quello occidentale. Tra essi 27 belga-burundesi. Secondo le testimonianze raccolte la polizia ha invocato ‘un ordine venuto dall’alto’ senza fornire ulteriori spiegazioni. A nulla sono servite le proteste dell’Ambasciatore belga presente all’aeroporto per assistere alle operazioni di rimpatrio.

Il Ministro belga degli Affari Esteri, Philippe Goffin ha definito la decisione presa dalla autorità burundesi un grave incidente internazionale. «Avevamo previsto un volo militare speciale per rimpatriare gli occidentali che si trovavano in Burundi e Ruanda desiderosi di rientrare. Le liste dei passeggeri erano state preventivamente comunicate senza riscontrare riserve da parte delle autorità burundesi. Al momento dell’imbrago, dopo il check-in la polizia burundese ha interdetto ai belgo-burundesi di lasciare il Paese. Stiamo prendendo i contatti con il governo del Burundi per risolvere il problema e salvaguardare sia i cittadini belgi a cui è stato interdetto di imbarcarsi sia gli altri cittadini occidentali di origine burundese aventi doppio passaporto», spiega il Ministro Goffin ai media belgi.

Opposta la versione del governo burundese. «Delle misure speciali erano state prese per permettere l’atterraggio dell’aereo militare belga per evitare eventuali rischi di contaminazione da parte dei soldati belgi, provenienti da un paese che conta già 19.691 casi positivi da Covid19 e 1.447 decessi. Le autorità della dogana sono rimaste stupite nel constatare che 37 cittadini burundesi (con doppia nazionalità) volevano salire sull’aereo con la scusa di accompagnare i loro congiunti. Dall’inizio della pandemia le autorità burundesi hanno preso la misura di vietare a tutti i cittadini burundesi di viaggiare fuori dal paese senza un motivo valido. I 37 burundesi bloccati all’aeroporto erano entrati in Burundi presentando il passaporto burundese, quindi per il diritto internazionale si sono messi sotto la protezione dello Stato del Burundi e devono obbedire alle disposizioni governative». Questa la spiegazione fornita dal governo di Gitega e diffusa dai media di regime.

L’ordine sarebbe arrivato dal Generale Evariste Ndayishimiye per impedire ai cittadini burundesi di raccontare alla diaspora in Europa le atrocità commesse dal regime nell’impedire l’assistenza sanitaria dinnanzi al rischio di contagio da Covid19. Fonti accreditate informano che le persone messe in quarantena in varie zone del Paese sono racchiuse in campi privi di acqua e luce, con scarse razioni di cibo e pressoché inesistente assistenza medica. Per la maggior parte sono rifugiati provenienti dal Congo. Il regime ha impedito alle chiese Cattolica e Protestante di promuovere campagne di sensibilizzazione e prevenzione in quanto la parola d’ordine deve essere: ‘Non esiste il Covid19 in Burundi’.  La popolazione, vittima di inaudite atrocità e sofferenze dall’inizio della crisi politica (aprile 2015) ai giorni nostri, non si reca presso gli ospedali per timore di essere arrestata. Circolano voci che la polizia politica abbia l’ordine di far sparire ogni burundese che risulti positivo al Covid19. Se consideriamo che quasi 10.000 persone sono state giustiziate per la loro origine etnica o credo politico dal 2015 ad oggi, vi è una forte probabilità che questi rumori siano fondati. Nel 2017 la Corte Penale Internazionale ha aperto una indagine contro il Presidente Nkurunziza e l’intero apparato del governo e delle forze armate per crimini contro l’umanità. Come reazione il regime ha deciso di uscire da Stato membro della CPI nella speranza di evitare la giustizia internazionale.

«Anche durante la pandemia mondiale da Coronavirus i servizi di sicurezza burundesi e le milizie paramilitari Imbonerakure, continuano a commettere esecuzioni extra giudiziarie, stupri, rapimenti di persone, e atti di violenza o intimidazione contro gli oppositori politici. Lo Stato di diritto e il sistema giudiziario sono stati indeboliti mentre gli assassini e altri crimini violenti sono commessi senza che nessuna inchiesta sia aperta e gli autori subiscano le conseguenze dei loro atti. La società civile e i media locali e internazionali sono incapaci di lavorare in maniera indipendente. Viene loro impedito qualsiasi critica al governo. Le autorità burundesi rischiano di esporre la popolazione ad una grave rischio sanitario limitando la diffusione dell’informazione sulla pandemia da Covid-19» recita l’ultimo rapporto di Human Rights sulla situazione in Burundi.

«L’assenza di campagne di sensibilizzazione e di informazione sulla gravità della pandemia, e sul alto grado di contagio del virus rientrano nella strategia di negazione della crisi sanitaria in atto nel Burundi. Le autorità burundesi devono essere trasparenti e lavorare a fianco del OMS e dei partner internazionali per permettere la rapida fornitura di test diagnostici e un aiuto sanitario per proteggere la popolazione e impedire che il virus si propaghi» ha affermato Lewis Mudge,  direttore HRW per l’Africa Centrale.

I 37 cittadini burundesi coniugi di occidentali sono stati bloccati all’aeroporto impedendo loro di lasciare il Paese per evitare che diventino testimoni degli orrori che si stanno perpetuando approfittando che l’attenzione mondiale è rivolta verso la pandemia in corso. Al momento ci sono tre casi conclamati di contagio. Sono stati scoperti da due ospedali privati; Il Kira Hospital e il Bumerec Hospital, quest’ultimo definito un ‘Hotel’ dal Ministro della Sanità. Il governo non ha potuto negare i casi in quanto i due ospedali privati hanno informato in contemporanea i rappresentanti dell’ OMS. Purtroppo, esponenti del regime hanno pubblicato dei Twitter minacciosi nei confronti dei due ospedali privati accusandoli di aver protetto gli autori del fallito golpe del maggio 2015 e ora di essere al servizio del Rwanda.

La sola misura adottata, ieri, dal governo è quella di consigliare la distanza sociale. Una misura idonea solo a giustificare i meeting politici e i concerti previsti dalla campagna elettorale già iniziata dal partito al potere su tutto il territorio nazionale. Nessun altro provvedimento è stato adottato. Il regime ha persino rifiutato gli aiuti sanitari offerti dalla Cina a tutti i 54 paesi africani per combattere la diffusione del Covid19.

Il regime consapevole che la decisione di non proteggere la popolazione dalla pandemia mondiale lo sta mettendo in seria difficoltà a livello internazionale e potrebbe essere considerata dalla CPI e dalla Comunità Internazionale l’ennesimo crimini contro l’umanità, sta diffondendo tramite il partito CNDD-FDD, le milizie Imbonerakure e i media asserviti al potere deliranti articoli su una guerra biochimica portata avanti da nemici stranieri contro la Cina e il Burundi. Chi sarebbero questi nemici stranieri? Il miliardario americano Georges Soros con la sua Fondazione Open Society, la società civile burundese e internazionale, i giornalisti di tutte le nazionalità, le Ong, la Croce Rossa , la Chiesa Cattolica, la Francia, il Belgio e (non poteva certamente mancare) il ‘dittatore’ Paul Kagame del Ruanda.

Il regime promette di resistere a questa guerra geopolitica e biochimica. Promette di sconfiggere e punire gli occidentali responsabili della colonizzazione e della schiavitù che hanno fatto più di 300 milioni di morti tra gli Indiani d’America e gli Africani. E la pandemia mondiale? «Il Burundi deve fare molta attenzione. Il progetto mondiale dietro al Covid-19 è l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale. Quello delle multinazionali occidentali legate ai predatori e alla famose famiglie degli anziani schiavisti e coloni occidentali! Il popolo burundese resisterà a tutti questi tentativi portati avanti anche attraverso un allarmismo mondiale e una esagerazione sulla virulenza e sul contagio del Coronavirus ». Questo il delirante messaggio che il regime sta diffondendo alla popolazione al posto dei libretti di prevenzione dal Covid19 ideati dall’OMS…

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