giovedì, Dicembre 12

Burundi: cosa dice il rapporto ONU Pubblichiamo un estratto del rapporto che si concentra sul periodo repressivo più intenso: dicembre 2015-gennaio 2016

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La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Burundi, dopo aver sottomesso il rapporto della indagine sui crimini contro l’umanità commessi dal regime di Pierre Nkurunziza, ha ricevuto l’autorizzazione a rendere pubbliche le indagini. Pubblichiamo un estratto del rapporto che si concentra sul periodo repressivo più intenso: dicembre 2015-gennaio 2016.

Il periodo è preceduto da una escalation di avvenimenti che rivelano la natura genocidaria e razziale del regime CNDD-FDD conosciuta fin dal 2005 ma volutamente ignorata dalle Nazioni Unite, Rwanda e Uganda. Nell’aprile 2015 il Presidente Pierre Nkurunziza annuncia che si presenterà come candidato alle elezioni presidenziali del luglio 2015. Una decisione contraria alla Costituzione che limita a due i mandati presidenziali. La popolazione (hutu e tutsi) insorge e manifesta nelle piazze.

Il regime risponde con una repressione caratterizzata da una violenza senza precedenti nella travagliata storia del Burundi. Nel maggio 2015 alcuni Generali dell`esercito tentano un colpo di Stato mentre il Presidente è in Tanzania per una visita ufficiale. Mal organizzato e tradito dall’interno il golpe fallirà offrendo il pretesto al regime per abbattere ogni oppositore al terzo mandato presidenziale. Come forma di precauzione dopo il suo rientro Nkurunziza non risiederà più nella capitale, nascondendosi in luoghi sicuri tra Ngozi e Gitega. La repressione viene attuata senza pietà. Interi quartieri della capitale considerati ribelli vengono accerchiati e gli abitanti trucidati. Compaiono per la prima volta le milizie burundesi Imbonerakure e il gruppo terroristico ruandese FDLR con cui Nkurunziza ha stretto un’alleanza nel 2014. Centinaia di corpi giacciono lungo le strade o galleggiano sul lago Tankanika e sui principali fiumi del Paese.

Un nutrito gruppo di negazionisti occidentali, collaboratori del regime, si scatenano sui media europei per tentare di confutare le notizie dei giornalisti burundesi e occidentali che parlano di genocidio strisciante. Le Nazioni Unite tentennano, la Francia fornisce il regime di nuove armi  mentre Mosca e Pechino rafforzano i legami politici. Dal giugno al settembre 2015 vengono uccisi centinaia di oppositori politici, attivisti della società civile, giornalisti. Sedi di partito, radio e redazioni di quotidiani saccheggiate e date alle fiamme.

Nel novembre 2015 il regime lancia alla popolazione hutu un agghiacciante appello: ‘Kora Kora’. Trattasi del segnale del genocidio contro la minoranza tutsi. La popolazione hutu non risponde all’appello evitando di ripetere l’orrore del Rwanda 1994. Nel dicembre 2015 le forze di liberazione burundese sostenute militarmente dal Rwanda ma ancora deboli e disorganizzate tentano un attacco a Bujumbura. Dopo aver respinto i ribelli con l`aiuto dei terroristi FDLR il regime scatenerà un lunga serie di eccidi decimando la popolazione dei quartieri ribelli della capitale e uccidendo molti immigrati ruandesi.

I terroristi FDLR dopo abili e segreti attacchi mortali a dei Generali fedeli a Nkurunziza prendono il sopravvento nel Paese e il comando delle forze armate e delle milizie Imbonerakure. Il loro piano è di instaurare un regime HutuPower in Burundi e successivamente invadere il Rwanda. Il piano prevede lo sterminio di oltre 2 milioni di tutsi burundesi e ruandesi.

Il rapporto della Commissione d’inchiesta ONU si sofferma sul periodo dicembre 2015-gennaio 2016 quando il regime rafforza il controllo del Paese attraverso una carneficina inaudita all’epoca minimizzata dalle stesse Nazioni Unite. Per un anno e mezzo i rapporti ufficiali ONU parlano sempre di 400 vittime mentre nel Paese migliaia di civili vengono brutalmente trucidati. Il rapporto della Commissione d’inchiesta per la prima volta rende giustizia a queste vittime e  specifica che dopo la violenta fase di repressione inizia un genocidio strisciante con il contagocce che dura tutt’ora. La Commissione invita la Corte Penale Internazionale ad aprire una procedura penale contro Nkurunziza e i suoi complici accusandoli di crimini contro l`umanità e tentato genocidio.

Di seguito vi sottoponiamo alcuni estratti della dettagliata denuncia ONU che rivela il vero volto di un regime considerato dal 2005 al 2014 come un fattore di stabilità da molti attori internazionali, compresa la Comunita di Sant’Egidio, promotrice assieme a Nelson Mandela e Bill Clinton degli accordi di Arusha 2000 che posero fine alla precedente guerra civile iniziata nel 1993 e posero le basi per l’ascesa al potere di Nkurunziza nel 2005. E’ doveroso sottolineare al pubblico che la Comunità di Sant’Egidio, all’epoca sotto la guida dell`attuale Vescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi e del vice Presidente degli Affari Esteri e della Cooperazione Mario Giro interromperà ufficialmente i rapporti con il brutale e sanguinario regime di Nkurunziza alla fine del 2015.

Esecuzioni extra giudiziarie

La Commissione delle Nazioni Unite ha raccolto ampie prove di esecuzioni extra giudiziarie perpetuate dall’esercito e dalla polizia burundese. Nel dicembre 2015 varie centinaia di persone sono state uccise in tutto il Paese e i loro cadaveri lasciati a marcire per le strade come monito. Uno dei peggiori massacri è avvenuto presso la Terza Strada del quartiere di Musaga (Bujumbura) nelle vicinanze della chiesa cattolica dove sono state massacrate 40 persone in una volta sola. Al riguardo si riporta la testimonianza del signor X. «La maggioranza delle vittime erano uomini e molti  alunni della scuola media. Erano stati legati dalla polizia e dagli agenti della Sicurezza Nazionale e messi in fila. Sono stati uccisi uno a uno con un colpo di fucile alla testa. Le esecuzioni erano supervisionate da un alto graduato dei servizi segreti. Ad ogni vittima diceva: – Ora muori cane bastardo – rivolgendosi alla successiva vittima dicendo: – Tra qualche secondo tocca a te -. Il sangue correva a fiotti mentre l`ufficiale e i poliziotti ridevano entusiasti».

Durante la repressione del dicembre 2015 il quartiere di Musaga a Bujumbura è stato particolarmente preso di mira. «Per due interi giorni il quartiere di Musaga è stato circondato. Ho tentato di uscire dalla mia abitazione ma dei poliziotti me lo hanno impedito. Quando le forze dell`ordine sono andate via abbiamo visto le strade comparse di corpi di donne, uomini e giovani studenti universitari. Penso che siano stati circa cento. L`asfalto era ricoperto di sangue. Lo stesso orrore si è verificato nei quartieri di Nyagabiba I e Kigwati», riporta un testimone. Le esecuzioni extra giudiziarie commesse nel dicembre 2015 sono state accompagnate da numerosi arresti arbitrari, torture, stupri e violenze sessuali.

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