giovedì, Novembre 14

Burundi: complotto per far fuori Pierre Nkurunziza Politici e militari starebbero pensando di approfittare della malattia del dittatore per sostituirlo con un leader hutu moderato e creare un governo di unità nazionale con i ribelli e la società civile

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Dopo l’attacco di Gatumba del settembre 2018, la scorsa settimana una colonna di ribelli ha lanciato un attacco presso la località di Gamakombe, Comune di Murwi, Provincia di Cibitoke, ovest del Paese. L’obiettivo era di annientare due postazioni militari che controllano la zona. L’attacco è avvenuto alle 3 del mattino e non si conosce l’esito nè i caduti tra le parti belligeranti.

La propaganda del regime afferma di aver ripreso il controllo del territorio senza specificare se i ribelli hanno raggiunto o meno il loro obiettivo di distruggere le due postazioni militari. Il regime parla di tre vittime civili tra cui un bambino di 13 anni, presentando l’attacco come un semplice atto di banditismo nel tentativo di minimizzare i sempre più frequenti attacchi della coalizione dei gruppi ribelli burundesi FNL, FOREBU e RED Tabara.  I comunicati del regime sono rivolti ai media internazionali mentre si impone il più rigoroso silenzio sullo scontro ai media nazionali.

L’attacco non è stato rivendicato da nessuno dei gruppi ribelli burundesi ma ha una importanza inaudita in quanto gli aggressori provenivano dal Rwanda, smentendo le analisi di vari osservatori regionali che escludevano attacchi dal Paese vicino.

Un esperto regionale suppone che il governo di Kigali abbia deciso di cambiare radicalmente tattica militare contro il Burundi. Inizialmente si ipotizzavano offensive ribelli solo dal Congo per non rendere evidente il coinvolgimento ruandese. Dinnanzi al rischio che le forze leali al regime possano creare una linea di fronte a seguito di un attacco su grande scala proveniente solo dal Congo anche nell’eventualità della conquista di Bujumbura, il governo ruandese potrebbe aver deciso di permettere offensive anche dal Rwanda per creare diversi fronti nella speranza di ottenere una rapida vittoria che possa escludere il rischio di genocidio.

Dopo la sospensione delle Ong internazionali i cui conti bancari in valuta estera sono stati illegalmente svuotati, il regime tenta di recuperare 45,6 milioni di dollari di evasione fiscale attuata dalle compagnie minerarie operanti nel Paese. Queste compagnie hanno un mese di tempo per regolarizzare la loro posizione fiscale. In caso contrario verrà ritirata la licenza e confiscati conti bancari e attrezzature.

Il tentativo di recuperare i milioni di dollari evasi sembra destinato a fallire nonostante che il recupero sia motivato dalla necessità di disporre di fondi necessari per lo sforzo bellico teso a sconfiggere l’offensiva militare che i ribelli stanno preparando.

La maggioranza delle compagnie minerarie operanti in Burundi gestiscono il riciclaggio di oro e minerali rubati dal vicino Congo in stretta collaborazione con politici e militari del regime che ora, per assurdo, pretende che queste compagnie paghino le tasse sulle operazioni illegali di riciclaggio.

Fughe di notizie dall’interno del regime confermano che il dittatore Pierre Nkurunziza si nasconde a Ngozi, sua città natale e feudo HutuPower. Le stesse fonti asseriscono che sia gravemente malato. Notizia che gira dallo scorso luglio, ma è sempre stata considerata dai media internazionali una fake news diffusa dallo stesso regime per creare un caos di informazione.

Eppure la quinta colonna del CNDD insiste. Nkurunziza sarebbe gravemente malato e vari quadri di partito e Generali di esercito e polizia starebbero complottando per sostituirlo con un leader moderato per evitare il collasso del partito al potere.

All’interno del CNDD si starebbe rafforzando la convinzione che il regime non ha alcuna possibilità di vittoria in caso di unoffensiva ribelle su più fronti. Si ipotizza poi che il Rwanda possa inviare molti soldati camuffati da ribelli per assicurarsi una rapida vittoria e che Nkurunziza, messo alle strette, tenti il genocidio. Questa eventualità non solo assicurerebbe la messa al bando eterna del CNDDFDD ma farebbe scattare mandati internazionali di arresto per crimini contro l’umanità. Dinnanzi ad un tentativo di genocidio attuato apertamente, le inchieste aperte presso la Corte Penale Internazionale e le prove di crimini raccolte dalle Nazioni Unite darebbero il via ai mandati internazionali di arresto e al primo processo di Norimberga africano rivolto contro l’intera classe dirigente politica e militare del Burundi.

Per evitare la fine definitiva del partito e la propria persecuzione giuridica internazionale, vari quadri politici e militari starebbero pensando di approfittare della malattia del dittatore per sostituirlo con un leader hutu moderato e creare un governo di unità nazionale con i ribelli e la società civile. Un governo nazionale sorto da simile compromesso potrebbe assicurare al CNDD-FDD una eventuale vittoria elettorale pulita o, perlomeno, una presenza significativa in un futuro governo eletto dal popolo in quanto il CNDD-FDD, assieme al FNL, sono gli unici partiti (hutu) organizzati a livello nazionale.

I partiti tutsi burundesi non sono rappresentativi. Un dominio politico tutsi in Burundi potrebbe essere possibile solo a seguito di una vittoria militare, ma anche questa eventualità sembra irrealistica in quanto la maggioranza delle forze ribelli è di etnia hutu. Nemmeno il Rwanda desidererebbe un controllo Hima sul Burundi per non alimentare le teorie del complotto che accusano Kigali di combattere l’attuale regime dittatoriale solo per sostituirlo con una dittatura tusti.

Unico problema al complotto interno al CNDD-FDD per sostituire Nkurunziza e risolvere a loro favore la crisi politica che dura dal 2015 sono i terroristi ruandesi FDLR e la milizia paramilitare Imbonerakure che dispongono di circa 20.000 uomini armati che attualmente controllano la vita politica, la difesa nazionale e il traffico illegale di minerali dal Congo.

Questi terroristi non accetteranno di essere messi da parte e si opporranno ad ogni cambiamento interno al regime combattendo fino all’ultimo per farlo fallire. Il rischio che il tentativo di destituire Nkurunziza scateni una guerra civile all’interno del CNDDFDD e un genocidio su scala nazionale sarebbe altissimo.

La determinazione delle FDLR e Imbonerakure di impedire ogni transizione democratica è stata ampiamente dimostrata tramite manifestazioni pubbliche organizzate in tutto il Paese. «Nkurunziza è il nostro Re. Solo lui può governare il Burundi. Se Nkurunziza sarà toccato scateneremo l’inferno in terra» promettono le milizie genocidarie Imbonerakure sfilando minacciose per le strade del Burundi.

La crisi burundese sembra avviarsi ad una terribile escalation nell’indifferenza internazionale. Le forze centrifughe interne e regionali stanno creando le basi per un orrore di proporzioni inaudite mentre le risposte della comunità internazionale tese a contenere il rischio di genocidio e a riportare la pace e la democrazia in Burundi sono troppo lente e timide. Le FDLR e le Imbonerakure stanno cercando di proteggere Nkurunziza unico garante del loro potere e dei loro interessi economici derivanti dal traffico di minerali dal Congo.

Le nostri fonti ci informano che una parte del CNDD-FDD rimasta fedele a Nkurunziza, dinnanzi alla presupposta malattia invalidante del loro leader, starebbero proponendo che la First Lady diventi Presidente Ad Interim e Nkurunziza Primo Ministro. Una soluzione che non accontenterebbe i complottisti del partito che vogliono sbarazzarsi della famiglia Nkurunziza, ma che potrebbe essere accettata da FDLR e Imbonerakure che avvertono: ‘se i Nkurunziza non rimangono al potere lo prenderemo noi, con tutte le conseguenze che questo colpo di stato comporterebbe a livello nazionale e regionale’.  La vita di centinaia di migliaia di burundesi è appesa ad un tenue filo di speranza. La paura e il terrore regnano tra la popolazione tutsi che teme l’Olocausto mentre la popolazione hutu rurale sta letteralmente morendo di fame.

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