lunedì, Settembre 28

Burundi, come i finanziamenti UE arrivano al regime field_506ffbaa4a8d4

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KampalaLa posizione tenuta dalla Unione Europea nei confronti della crisi burundese risulta contraddittoria. Nel 2009 – 2010 dinnanzi alle prime manifestazioni della brutalità del regime CNDD-FDD (massacri contro l’opposizione hutu del Fronte Nazionale di Liberazione) la Commissione Europea diminuì drasticamente i fondi destinati agli aiuti umanitari per poi stanziare 8 milioni di euro per formare la PNB (Polizia Nazionale del Burundi), prevalentemente formata dagli ex miliziani genocidari di Nkurunziza che attualmente è la principale arma utilizzata dal regime per sterminare la popolazione.

Nel 2010 la UE accettò la legittimità del secondo mandato di Nkurunziza nonostante le elezioni si siano svolte sotto un clima di terrore che trasformarono Nkurunziza come candidato unico a seguito del ritiro deciso dall’opposizione dal processo elettorale farsa. Dinanzi alla palese illegittimità del terzo mandato presidenziale e dell’attuale governo, l’Europa condanna le violazioni dei diritti umani ma gli Ambasciatori dei suoi Stati membri sottomettono le loro credenziali a Nkurunziza riconoscendolo come presidente, tra gli ultimi l’Ambasciatore italiano a Kampala.

Agli inizi del 2016 la politica schizofrenica dell’Europa verso il Burundi sembra essere sostituita da un maggior senso di responsabilità che privilegia diritti umani e democrazia rispetto ad interessi economici e geo-strategici. Nel marzo 2016 il Parlamento Europeo decide di sospendere gli aiuti umanitari e bilaterali verso il Burundi, 432 milioni di Euro, in considerazione delle gravi violazioni dei diritti umani e la mancata volontà da parte del regime di partecipare seriamente ai colloqui di pace per trovare una soluzione politica alla guerra civile in corso dal maggio 2015, dichiarando la violazione dell’articolo 96 sui diritti umani inserito nell’accordo commerciale di Cotonou firmato tra Unione Europea e i Paesi dell’area ACP (Africa Caraibi e Pacifico). Per rincarare la dose lo scorso aprile l’Alto Rappresentante della Unione Europea, Federica Mogherini, decreta la sospensione degli stipendi elargiti ai soldati burundesi impegnati nella lotta contro i terroristi Al-Shabaab in Somalia sotto bandiera della Unione Africana, la Missione AMISOM. In accordo con gli Stati Uniti l’Unione Europea ha iniziato una guerra finanziaria contro il Burundi per distruggere l’economia e creare una iper svalutazione della moneta nazionale, il Franco Bu, con l’intento di far crollare finanziariamente il regime.

Questi provvedimenti sono stati salutati positivamente dalla opposizione e società civile burundese che ha incoraggiato l’Unione Europea a difendere lo Stato di Diritto e la democrazia nel piccolo Paese africano. Nonostante queste azioni l’Unione Europea purtroppo continua a dimostrare una politica contraddittoria nei migliori dei casi. Il Parlamento Europeo non ha mai preso in considerazione due richieste della opposizione: la dichiarazione di illegittimità del presidente Nkurunziza e del suo governo e l’embargo sulle armi in Burundi. Queste reticenze sono legate al divieto di dichiarare il genocidio in atto nel Paese. Un passo strategico di alta valenza politica in quanto permetterebbe a Nazioni Unite o Unione Africana di intervenire militarmente senza consenso del regime per risolvere la crisi. Il mancato riconoscimento del genocidio viene difeso anche quando Radio France International diviene il primo media occidentale ad ammettere senza parafrasare l’olocausto in Burundi attraverso una intervista ai giornalisti Jean Francois Paque e Cedikaba corrispondente a Parigi della African Press e redattore del sito di informazione MondeAfrique.com

Il mancato riconoscimento del genocidio è affiancato alla reticenza di riconoscere la illegittimità del regime che sta sterminando la propria popolazione per mantenersi al potere. Il mancato embargo sulle armi permette alla Francia di finanziare ingenti arsenali militari al regime e ai suoi alleati: i terroristi ruandesi delle FDLR, mentre Belgio e forse la Norvegia finanziano l’armamento della ribellione.

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