mercoledì, Settembre 30

Burundi-Chiesa Cattolica: il regime prende di mira l’ACAT Lo scorso 13 luglio Germain Rukuki è stato arrestato arbitrariamente da agenti dei servizi segreti

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Un altro grave episodio è destinato ad aggravare le già tese relazioni tra il regime di Nkurunziza e la Chiesa Cattolica, iniziate dopo l’omicidio politico delle tre suore italiane (Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernadetta Boggian) avvenuto presso la capitale Bujumbura domenica 7 settembre 2014. Lo scorso 13 luglio Germain Rukuki, ex responsabile finanziario di ACAT Burundi, è stato arrestato arbitrariamente da agenti dei servizi segreti burundesi.

ACAT  Burundi è la sezione burundese di ACAT Italia, una associazione ecumenica impegnata contro la tortura e la pena di morte sulla base giuridica del Articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. ACAT fa parte della FIACAT (Federazione Internazionale ACAT) e possiede statuto di osservatore presso le Nazioni Unite, il Consiglio di Europa e la Commissione Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. Indipendente dalle strutture della Chiesa ma vicina alla Tavola Valdese Italiana, si inspira a Madre Teresa di Calcutta nella sua opera di denuncia delle violazioni dei diritti umani e dei crimini commessi dai governi, quello Burundese compreso. ACAT ha 29 sezioni internazionali ma la sua presenza è principalmente concentrata in Africa (14 sezioni) e in Europa (10 sezioni).

Dopo un periodo di detenzione di 14 giorni in località segreta Rukuki viene trasferito nella prigioni di Ngozi, il feudo HutuPower e città natale del dittatore burundese. Il 10 agosto compare presso il sostituto procuratore Adolphe Manirakiza che gli notifica l’accusa di minaccia alla sicurezza di Stato. L’accusa è strettamente legata alle attività di denuncia dei crimini commessi dal regime di Bujumbura che puntualmente ACAT promuove. Un impegno considerato molto pericoloso dal partito razziale CNDD-FDD in quanto questa associazione gode di una grande reputazione a livello internazionale e di una grande influenza all’interno della Chiesa Cattolica, spina al fianco del ex presidente Pierre Nkurunziza.

La sezione ACAT Burundi è stata la prima associazione presa di mira nel Paese. Nel 23 novembre 2013 il governo le impedì di svolgere qualsiasi attività. Nonostante la sospensione imposta dal governo, l’ACAT Burundi continua le sue attività. Il 23 e 24 giugno 2014 organizza due seminari invitando tutte le organizzazioni della società civile burundese. Il primo seminario riguarda l’analisi della situazione sul rispetto della Convenzione Internazionale contro la tortura. Ma è il secondo seminario che fa imbestialire il regime (all’epoca ancora legittimo). Riguarda la redazione di un rapporto alternativo a quello presentato dal governo alle Nazioni Unite nel quadro PIDCP (Patto Internazionale Diritti Umani e Politici). Il rapporto ufficiale presenta una situazione rosea e sottolinea importanti miglioramenti dei diritti umani in Burundi. Il rapporto alternativo dimostra l’esatto contrario.

Fin dal 2010 (data del secondo mandato presidenziale di Pierre Nkurunziza) l’associazione cattolica presentava già una grave minaccia. Dal 2013 in poi il regime aveva il timore che ACAT potesse scoprire i piani di dominio razziale, l’addestramento delle Imbonerakure nel est del Congo ad opera del gruppo terrorista ruandese FDLR, e la preparazione dei dettagli di genocidio contro la minoranza tutsi, attualmente in ostaggio all’interno del Burundi. Utile ricordare che le tre suore italiane massacrate nel settembre 2014 avrebbero scoperto le stesse prove e sarebbero state in procinto di consegnarle alle Nazioni Unite, secondo vari giornalisti burundesi.

Il genocidio è diventato un’arma politica del regime per impedire qualsiasi missione di pace internazionale o intervento militare straniero. I preparativi si sono terminati e il regime possiederebbe lunghe liste di civili da eliminare e un organizzato team di genocidari composto da Imbonerakure e terroristi FDLR, pronti a commettere l’olocausto dopo aver ricevuto l’ordine. Un piano di difficile attuazione in quanto le masse hutu del Burundi dal novembre  2015 ad oggi si sono dimostrate reticenti ad accettare i numerosi inviti genocidari lanciati dal regime.

Nel luglio 2016 il regime (già entrato nella illegalità con il terzo mandato presidenziale di Pierre Nkurunziza) accusa il presidente ACAT Burundi Armel Niyongere di essere un ‘oppositore estremista‘ che diffonde false informazioni contro il governo burundese. A lanciare questa accusa è il Consigliere Speciale incaricato della Communicazione dell’ex presidente Nkurunziza: il Goebles Burundese Willy Nyamitwe, ideatore della propaganda razziale contro la minoranza tutsi.

L’accusa viene lanciatacome reazione alla testimonianza fatta da Niyongere presso il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che rivela numerosi crimini genocidari delle Imbonerakure, la milizia paramilitare sotto il comando dei terroristi ruandesi FDLR, ufficialmente l’ala giovanile del partito CNDD-FDD. Le accuse lanciate da Willy Nyamitwe provocano una viva protesta della FIACAT che trovò largo sostegno internazionale. Il costante impegno di ACAT Burundi nel denunciare le violazioni dei diritti umani porta il regime a prendere una decisione drastica nel dicembre 2016, dichiarando fuorilegge l’associazione e decretando il suo scioglimento.

Il punto di non ritorno tra il regime e ACAT Burundi  giunge nel maggio di quest’anno quando Armel Niyongere partecipa assieme ad altre due associazioni burundesi (APRODH e FOCODE) ad una conferenza stampa a Ginevra organizzata da Trial International, nonostante l’ associazione cattolica sia stata messa fuorilegge. In quella occasione Niyongere denuncia apertamente il regime di continuare a violare i diritti umani e di aver affidato a milizie paramilitari compiti di polizia e repressione, con sottinteso riferimento alle Imbonerakure. Si dichiara inoltre soddisfatto della decisione presa dalle Nazioni Unite di costituire un Commissione di Inchiesta sul Burundi a cui si oppone il regime. I risultati di questa commissione di inchiesta potrebbero portare alla apertura di un caso giudiziario presso la Corte Penale Internazionale.

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