domenica, Dicembre 15

Burundi: chi ha ucciso il generale Adolphe Nshimirimana? Importanti rivelazioni portano alla ribalta l’omicidio politico del 2015. Ad uccidere il generale sarebbe stato il Presidente Pierre Nkurunziza. La vittima è il mandante del massacro di tre suore italiane nel settembre 2014

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Sabato 02 agosto 2015. Ore 08.30 Quartiere di Kamenge, Bujumbura, Burundi. Il generale Adolphe Nshimirimana rimane vittima di un attentato. I sicari lanciano un razzo RPG (Ruchnoy Protivotankovyj Granatomjot – lanciagranate portatile anticarro) sul suo veicolo, mentre era ormai prossimo alla sua residenza. Nshimirimana muore sul colpo

Le reazioni del Governo a questo assassinio furono caratterizzate da sospetto tempismo nel perseguire presunti autori. Azioni eclatanti di efficacia giudiziaria che, con il passare dei giorni, risultarono assai contraddittorie.
In un primo momento si affermò di conoscere le identità degli esecutori dell’attentato e di averne arrestati diversi. Si affermò anche di conoscere i mandanti di questo assassinio. Successivamente il Governo non fornì altri dettagli sugli arresti e sulle indagini, limitandosi a collocare il generale Nshimirimana nel Pantheon degli Eroi HutuPower. 

Domenica 9 agosto 2015 furono celebrati i funerali di Stato. Nella serata dello stesso giorno si verificarono nella capitale degli scontri a fuoco tra alcune unità dell’Esercito. Il Governo smentì immediatamente i rumors che questi scontri all’interno delle forze armate fossero in un qualche modo collegati all’assassinio del Generale .

Adolphe Nshimirimana non era un Ufficiale dell’esercito qualunque. Numero due del regime burundese CNDD-FDD (Conseil National Pour la Défense de la Démocratie–Forces pour la Défense de la Démocratie) e braccio destro del ex Presidente Pirre Nkurunziza; Nshimirimana aveva svolto una parte fondamentale per bloccare il fallito colpo di stato del 13 maggio ad opera del Generale Godefroid Niyombare.

Nato il 12 settembre 1964 a Nyabiraba, comune di Gishubi, provincia di Gitega, il generale Nshimirimana al momento della sua morte era ai vertici dello Stato Maggiore delle Forze Armate Burundesi (FAB). Gli era stato affidato anche la mansione di Primo Consigliere Presidenziale per la sicurezza interna e di fatto agiva in qualità di capo della SNR – Service National de Renseignement, la principale unità repressiva del regime che aveva già il controllo sui cittadini, decidendo chi meritava di vivere e chi no. 

Fu il principale ideatore della sanguinaria e orrenda repressione delle proteste popolari che scoppiarono nell’aprile 2015, quando Pierre Nkurunziza, al termine del suo secondo mandato presidenziale, annunciò l’intenzione di effettuare una riforma costituzionale sui limiti della Presidenza per poter presentare la sua candidatura alle imminenti elezioni . Obiettivo: accedere ad un terzo mandato. La rivolta popolare aveva un carattere multi-etnico (hutu e tutsi) e tentava di difendere gli Accordi di Arusha del 2000  che prevedevano una preciso equilibrio etnico al potere: Presidente hutu e Vice Presidente tutsi o viceversa secondo i mandati presidenziali che non potevano essere più di due. 

Oltre all’opposizione al terzo mandato di Nkurunziza, la popolazione si ribellò anche alla fallimentare politica razziale Hutu del CNDD-FDD che aveva provocato corruzione, banca rotta dello Stato, violazione dei diritti umani, miseria e sottosviluppo. Durante i primi due mandati presidenziali, Nkurunziza, totalmente incapace di gestire una Nazione in quanto invasato da misticismo religioso e follie di supremazia razziale, aveva di fatto provocato il fallimento economico del Burundi, ridicolizzando la sua immagine all’estero. Ormai il Paese veniva visto anche dalle altre Nazioni africane come una Repubblica delle Banane, governata da  un Presidente grottesco ed inetto. 

Pierre Nkurunziza, professore di ginnastica, aveva fondato il gruppo guerrigliero hutu FDD, e la sua ala politica CNDD, per combattere il Governo del generale Pierre Buyoya, asceso al potere dopo l’assassinio del Presidente Mechior Ndadaye, nel 1993. Assassinio attuato dallo stesso Esercito, per bloccare i piani di genocidio della minoranza tutsi che Ndadaye stava predisponendo in segreto con l’assistenza del suo omologo ruandese Juvenal Habyarimana

Nel Paese gemello, il Rwanda, la trentennale dittatura HutuPower era seriamente minacciata dal Fronte Patriottico Ruandese, la ribellione della diaspora tutsi guidata da Paul Kagame (attuale Presidente ruandese) e supportata da Uganda, Gran Bretagna e Stati Uniti. Ndadaye e Habyarimana stavano tentando di creare un fronte unico Hutu da contrapporre alla minoranza tutsi, presente in entrambi i Paesi. Il genocidio era uno dei mezzi per realizzare l’egemonia razziale. 

Il generale Adolphe Nshimirimana, oltre ad essere il braccio destro del dittatore Pierre Nkurunziza e personaggio chiave per la repressione del movimento popolare pro democrazia in Burundi, dal 2014 aveva assunto il controllo dell’ala giovanile del partito CNDD: gli Imbonerakure (quelli che vedono lontano), trasformandola progressivamente in una agguerrita milizia privata, ispirandosi alla milizia ruandese del 1994: le Interahamwe e le  Impuzamugambi.

Gli iscritti alle Imbonerakure erano stimati a 30.000 persone. Dal marzo 2014 gli elementi più estremisti e fedeli (circa 3.000) erano stati inviati nel Sud Kivu, Congo, da Nshimirimana per ricevere addestramento militare da parte del gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), formate dalla Francia nel 2000 raggruppando tutti le forze ruandesi responsabili del genocidio del 1994. 

 

Gli addestramenti, che si svolgevano nel massimo segreto, furono casualmente scoperti da tre suore italiane: Lucia Pulici, Olga Raschietti e Bernadetta Boggian, residenti a Bujumbura. Si occupavano anche di centri di salute del distretto di Uvira, nel Sud Kivu, est del Congo. Pulici, Raschietti e Boggian raccolsero prove inconfutabili dell’addestramento delle Imbonerakure da parte dei terroristi FDLR. Vennero a conoscenza di un piano genocidiario contro la minoranza tutsi burundese ideato dal Generale Nshimirimana in accordo con il dittatore Nkurunziza.

Dinnanzi alla gravità della situazione, decidono di consegnare le prove in loro possesso alle Nazioni Unite. Tali prove non furono mai consegnate e le suore pagarono con la vita in una maledetta domenica di settembre.  Causa una fuga di notizie dall’interno della parrocchia di Kamenge a cui appartenevano le tre suore italiane, il generale Nshimirimana venne a conoscenza del pericolo e decise di eliminarle. La decisione fu presa agli inizi del settembre 2014, durante una riunione segreta svoltasi in un bar del quartiere di Kamenge vicino alla parrocchia e di proprietà del generale Nshimirimana. 

Il triplice omicidio verrà attuato domenica del 7 settembre 2014, all’interno della parrocchia dove risiedevano le tre suore italiane. Il generale Nshimirimana assicurò il depistaggio delle indagini. Subito dopo l’omicidio, Nshimirimana fece arrestare un senza tetto con gravi turbe psichiatriche addossandogli la colpa del fatto di sangue. La versione ufficiale fu accolta loro malgrado dalle autorità diplomatiche italiane, consapevoli delle evidenti difficoltà di avviare una indagine internazionale ed indipendente. Dal triplice omicidio in poi le relazioni tra Burundi e Italia si sono raffreddate. 

Oltre ai motivi politici, il generale Nshimirimana nutriva anche dei motivi economici verso le tre suore. Pulici, Raschietti e Boggian, avevano bloccato da tre mesi un suo traffico di medicinali che dal Congo venivano illegalmente importati in Burundi, grazie alla complicità del clero cattolico hutu, della parrocchia di Kamenge, quartiere dove il generale risiedeva. I medicinali venivano introdotti illegalmente in Burundi a bordo di veicoli della diocesi, evitando sia le tasse doganali sia le verifiche di qualità da parte del Ministero della Salute Pubblica. Una  volta giunti in Burundi i medicinali (spesso di dubbia provenienza) venivano immessi nel mercato. Un affare di diversi milioni di Franchi Burundesi che andava a tutti i costi protetto e salvaguardato. 

La verità sul triplice omicidio fu svelata dal giornalista Bob Rugurika, direttore della più famosa e seguita radio privata del Paese, ‘Radio Publique Africaine’, grazie a fughe di notizie pervenute da un ex agente segreto alle dipendenze di Nshimirimana, che affermò di aver partecipato al commando che uccise le tre suore. Le rivelazioni furono riprese anche dal giornalista Gratien Rukindikiza. In un suo articolo -’Le pouvoir burundais a assassinè les trois religiuses’ si descrive nei particolari le dinamiche dell’omicidio assai diverse dalla versione ufficiale accettata dal nostro Governo, L’articolo viene pubblicato sul periodico ‘Burndi24’, il 06 ottobre 2014, e mai sconfessato dal regime burundese. Bob Rugurika e Gratien Rukindikiza furono costretti a fuggire dal Burundi, per evitare la condanna a morte sentenziata dal terribile generale. ‘Radio Publique Africaine’ fu data alle fiamme durante le proteste del 2015. 

Ritorniamo al fatidico giorno della morte del generale. La ricostruzione degli avvenimenti è basata su una testimonianza ricevuta da un ufficiale dell’Esercito burundese di etnia hutu presente al momento dell’assassinio di Adolphe Nshimirimana e fuggito dal Paese nel 2017. L’identità del testimone e il luogo attuale di sua residenza sono protetti dal quotidiano ‘L’Indro’, per salvaguardare l’incolumità fisica del testimone e della sua famiglia. La testimonianza dopo attenta analisi è stata considerata credibile e quindi qui riprodotta. 

Alle ore 7.30 del mattino del 02 luglio 2015 ci trovavamo presso la Presidenza per una riunione di emergenza. L’ordine del giorno riguardava il movimento giovanile del CNDD: Imbonerakure. Per comprendere gli avvenimenti che andrò a illustrare, occorre specificare che all’epoca il processo di trasformazione delle Imbonerakure da movimento politico giovanile del CNDD a milizia privata era in fase avanzata senza alcuna possibilità di ritorno. 

Le Imbonerakure erano state individuate dal regime come necessarie unità di difesa, considerando i forti dubbi della lealtà dell’Esercito e Polizia repubblicane. All’epoca nelle forze armate vi erano presenti molti ufficiali e soldati tutsi, successivamente trucidati o costretti a disertare. Inoltre molti ufficiali e soldati hutu non condividevano la linea estremistica HutuPower dettata da Nkurunziza. Dinnanzi alle proteste popolari il regime necessitava di una guardia pretoriana totalmente fedele ai piani razziali da affiancare ai gerarchi del regime e alle loro unità fedeli dell’esercito e della polizia. 

Le Imbonerakure forti di 30.000 iscritti non rappresentavano all’epoca una vera e propria guardia repubblicana. Meno del 10% aveva ricevuto addestramento militare. Il resto era composto da poveracci che venivano pagati in natura per sopprimere l’opposizione popolare: 1 kg di riso, 1 kg di fagioli e 2 birre al giorno. Per spingerli a commettere le violenze sui civili veniva loro distribuite sigarette di marijuana, imbevute nel diesel e fatte successivamente essiccare al sole per aumentare gli effetti allucinogeni e disinibitori. 

Nonostante i servizi resi le Imbonerakure, controllate dal generale Adolphe Nshimirimana, erano ben lontane dal rappresentare una unità di élite che potesse difendere il regime. Per renderla tale Nkurunziza e altri Generali dello Stato Maggiore dell’esercito avevano deciso di affidare il comando delle Imbonerakure ai terroristi ruandesi FDLR che avevano assicurato l’addestramento militare di una parte di questi giovani del CNDD. 

La riunione straordinaria verteva proprio su questo. Il Cambio di guardia. Il generale Nshimirimana doveva passare il comando e il controllo delle Imbonerakure a dei Generali delle FDLR che erano giunti dal vicino Congo in virtù di un accordo siglato con il CNDD, che prevedeva servizi di mercenariato in protezione del regime. Togliere il controllo di questa nascente milizia a Nshimirimana aveva anche l’obiettivo di indebolire il suo potere. A Nkurunziza erano giunte voci che Adolphe stesso complottando per minare il dittatore e sostituirlo con se stesso alla Presidenza. La popolarità tra gli estremisti HutuPower di Nshimirimana stava aumentando e preoccupando seriamente Nkurunziza

Dinnanzi alla comunicazione da parte del dittatore di cedere il controllo delle Imbonerakure alle FDLR, il generale espresse una viva opposizione. Nshimirimana chiarì senza mezzi termini che le Imbonerakure non sarebbero mai state consegnate alle FDLR. Chiese di accordargli il tempo necessario per renderle una vera e propria unità di élite, in grado di contrastare la nascente ribellione tusti, i guerriglieri hutu del FNL e una eventuale invasione dell’esercito ruandese. Nshimirimana si spinse oltre, affermando che gli accordi stipulati con le FDLR erano molto pericolosi. Si rischiava di consegnare il Paese a stranieri, perlopiù ruandesi, facendo leva sulla storica rivalità tra i due popoli gemelli. 

Dopo aver constatato la palese e ferma opposizione di Adolphe, Nkurunziza reagì con un gesto che nessuno di noi avrebbe mai immaginato. Estrasse la pistola che aveva nella fondina e sparò a distanza di 2 metri in pieno volto del generale facendogli esplodere il cervello. Sangue e tessuto celebrale inondò il viso dei presenti che sedevano vicino ad Adolphe tra cui il sottoscritto. 

Rimanemmo tutti allibiti. Come se niente fosse successo Nkurunziza prima di uscire dalla sala riunioni ordinò: ‘Portate via questo cane!’. Il cadavere fu caricato sul suo veicolo e portato in prossimità della sua residenza sotto scorta armata. Giunti vicino alla sua casa un soldato scelto fece esplodere il veicolo con un colpo di RPG al fine di simulare l’attentato. Fu il generale Alain-Guillaume Bunyoni incaricato della messinscena. 

I giorni successivi furono assai problematici e tesi. Si temeva che le Imbonerakure, unità dell’esercito e gli agenti della SNR si ribellassero per vendicare l’omicidio del loro capo. Si temeva che anche reparti dell’esercito e unità della polizia si potessero unire a loro. La tesi di un attentato da parte dei ribelli faceva acqua da tutte le parti. RED Tabara non esisteva ancora, il FOREBU muoveva i primi passi per raggruppare ufficiali e soldati tutsi che stavano disertando. Le milizie hutu FNL non avevano ancora lanciato attacchi sulla capitale. Il primo avvenne nel dicembre 2015. Le masse popolari che protestavano non erano armate nemmeno di bastoni, figuriamoci di lancia razzo anticarro. Era evidente che eravamo stati noi ad ammazzare il Generale Adolphe. Tutti ci sentivamo in pericolo per quel gesto insensato. 

Si attuarono misure di contenimento di tutte le unità dell’esercito e gli agenti SNR fedeli ad Adolphe, mentre gli ufficiali delle FDLR giunti dal Congo prendevano il comando delle Imbonerakure e si procedeva al disarmo preventivo dei miliziani che erano stati precedentemente addestrati e recentemente utilizzati per massacrare la popolazione civile, special modo nei quartieri fulcro della protesta nella capitale. 

Queste misure di contenimento non impedirono il tentativo di rivolta dei fedeli di Adolphe, che nella serata di domenica 9 agosto tentarono un colpo di Stato, iniziando violenti combattimenti a Bujumbura qualche ora dopo i funerali di Stato del generale. Le misure di contenimento furono però sufficienti a sventare la minaccia. Tutte le milizie Imbonerakure erano state disarmate, come gran parte delle unità dell’esercito e delle SNR. Chi riuscì a rivolgere le loro armi contro di noi quella sera si trovò in netta minoranza e fu facilmente neutralizzato. Un secondo tentativo di vendicare Adolphe e rovesciare Nkurunziza fu attuato nel dicembre 2015, quando le forze ancora fedeli al defunto generale approfittarono dell’attacco alla capitale delle FNL per rivolgere nuovamente le armi contro Nkurunziza. 

Anche in quella occasione riuscimmo a sopraffarli. Subito dopo venne varato l’ordine di uccidere tutti gli elementi nell’Esercito e nella Polizia politica sospettati di essere ancora fedeli ad Adolphe, assieme a tutti gli ufficiali, soldati e polizia di etnia tutsi. Sappiamo per certo che vari supporter del generale sono riusciti a fuggire dalla vendetta unendosi al FNL in Congo. Per completare il controllo di esercito, polizia e SNR, Nkurunziza nel febbraio 2016 consegnò tutte le nostre forze armate ai terroristi ruandesi FLDR

L’assassinio del generale Adolphe Nshimirimana, le successive epurazioni all’interno delle forze armate e la consegna del comando alle FDLR di fatto sancirono la fine della indipendenza del Burundi. Ora il regime di Nkurunziza non ha alcun potere reale e il nostro Paese è controllato da forze straniere che stanno progettando di invadere il Rwanda e di compiere il genocidio in Burundi. Nkurunziza è praticamente in ostaggio di queste forze, che ora finanziano direttamente l’apparato di difesa burundese grazie alle risorse naturali rubate in Congo. 

Nkurunziza, che si appresta alle elezioni del 2020,  non ha un reale potere e deve ora guardarsi le spalle da un nuovo pericolo emergente, il generale Bunyoni, divenuto fedele socio delle FDLR. Almeno un quarto dei quadri del partito CNDD sono stati trucidati dalla morte di Adolphe ad oggi o costretti alla fuga. A distanza di anni riesco a comprendere che il nostro folle desiderio di supremazia razziale sta portando alla rovina non solo il Burundi, ma noi stessi che lo abbiamo concepito. L’unica speranza risiede ora in una ribellione popolare delle masse contadine Hutu per fermare Nkurunziza e sbattere fuori dal paese le FDLR. Che Dio ci perdoni e abbia pietà di tutti noi”. 

La testimonianza ricevuta non è il primo indizio sull’assassinio politico del generale Adolphe Nshimirimana. Nell’agosto del 2017 un altro alto ufficiale burundese aveva parlato con il quotidiano tedesco ‘Deutsche Welle’. Una testimonianza meno dettagliata e più prudente di quella ricevuta da ‘L’Indro’, ma sufficientemente eloquente per comprendere chi erano i realtà i mandanti e gli esecutori dell’omicidio. 

«I movimenti del Generale Nshimirimana erano conosciuti solo dai prossimi del potere. Il generale si era evoluto all’interno del regime, e si stava imponendo nel sistema di sicurezza nazionale. Non accettava di essere il numero due o che qualcheduno altro controllasse e manipolasse i servizi di sicurezza. Era il cervello di tutti gli omicidi di ufficiali dell’Esercito e dei politici. Aveva preso troppo peso e parlava troppo. Stava mettendo in pericolo il potere di Nkurunziza, in quanto era di fatto il detentore del sistema di sicurezza che proteggeva il Presidente. Non posso dire con certezza se sia stato il regime o qualcheduno altro ad eliminarlo perché non ci sono mai state delle serie indagini. Il generale Adolphe aveva il controllo delle NSR, varie unità dell’Esercito, polizia e Imbonerakure, quindi poteva decidere di fare uccidere chiunque compreso il Presidente. Quello che è certo è che Nkurunziza conosce tutti i dettagli dei vari omicidi politici avvenuti in Burundi negli ultimi anni, compreso quello di Adolphe» aveva testimoniato l’uffciale al quotidiano.

Venti due giorni dopo l’assassinio di Nshimirimana, il generale Bunyoni viene nominato suo successore ai vertici della polizia politica SNR, divenendo il numero 2 del regime. Diventa presto una persona potente. Talmente potente che nell’ottobre 2016 il Burundi decide di uscire dalla Corte Penale Internazionale per proteggerlo da una indagine per crimini contro l’umanità commessi durante le proteste popolari del 2015. 

Una settimana fa il Presidente Pierre Nkurunziza ha reso omaggio al generale Adolphe Nshimirimana dedicandogli una via centrale della capitale Bujumbura. La decisione rientra nel piano di revisione storica con il quale si tenta di creare una falso e mitologico passato di glorie HutuPower, creando immaginari regni e re Hutu. 

Nello stesso periodo si sta sublimando la figura del Presidente Mechior Ndadaye, trasformandolo da potenziale genocidario ad eroe degli Hutu, e si sta condannando il principe Louis Rwagasore, autore della unità tra hutu e tusti nel periodo subito dopo l’indipendenza del Belgio. Ora il principe Rwagasore è raffigurato come una quinta colonna dei tutsi e complice di fantomatico regno del terrore tusti mai esistito.
Nel frattempo la maggioranza della popolazione riesce a mangiare una volta ogni due giorni e la povertà dilaga sovrana nel nuovo Grande Regno Hutu del Burundi, guidato da Sua Maestà il Re e Pastore della sua Chiesa Universale, Pierre Nkurunziza. 

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