martedì, Agosto 4

Burundi: aiuti umanitari, truffe di regime e paradisi fiscali L'élite al potere ha fatto sparire 103 milioni di dollari ricevuti dalla comunità internazionale come aiuti umanitari. A rischio anche la Regione Lombardia

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Il Burundi si trova isolato a livello internazionale, sotto sanzioni economiche dell’Unione Europea e Stati Uniti. Il Presidente e l’intero Governo sono indagati dalla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità commessi tra il 2015 e il 2016. Il Paese è sotto pressione da parte di Angola, Congo e Rwanda,che intendono assicurare la pace regionale sostituendo la dittatura con un regime democratico, attraverso il sostegno all’Esercito di liberazione burundese, composto dall’opposizione armata RED Tabara e FOREBU, esercito che controlla parte dei territori a nord del Paese. Il Presidente americano Donald Trump ha definito il Presidente Pierre Nkurunziza e il partito CNDD-FDD una seria minaccia per la pace mondiale e la stabilità della Regione dei Grandi Laghi, chiedendo un radicale cambiamento politico.

A nulla è servita l’operazione di maquillage che ha visto Nkurunziza nominare il delfino destinato a diventare Presidente della Repubblica, il generaleEvariste Ndayshimiye, Segretario Generale del partito al potere CNDD-FDD. Il generaleNdayishimiye tenta di offrire all’opinione pubblica internazionale un volto di moderato del regime che non corrisponde al vero. In realtà Ndayishimiye è tra i più convinti sostenitori della supremazia razziale, delle milizie paramilitari Imbonerakure (incaricate delle esecuzioni extragiudiziarie e pulizie etniche), con stretti legami con il gruppo terroristico ruandese FDLR, responsabile del genocidio in Rwanda nel 1994. Proprio per queste sue convinzioni politiche Ndayshimiye stenta a trovare appoggi presso l’Unione Europea.

La maggioranza dei Paesi UE (tra cui Belgio, Germania e Italia) rimangono fermi sull’opposizione all’attuale regime dittatoriale e reclamano libere e trasparenti elezioni il prossimo maggio. Elezioni a forte rischio. Il regime ha attivato una violentissima repressione contro il principale partito di opposizione, il Consiglio Nazionale per la Libertà (CNL),guidato da Agathon Rwasa, che si sta ponendo come alternativa al regime, acquisendo molti consensi tra la maggioranza della popolazione. Nella ultima settimana quasi 100 attivisti del CNL sono stati arrestati e 30 barbaramente uccisi dalle milizie Imbonerakure.

Se la violenza e la brutalità hanno caratterizzato il regime del CNDD-FDD fin dal 2005, vi è un altro fattore comune associato a questi 15 anni di dittatura: il sistematico saccheggio delle risorse nazionali e degli aiuti umanitari.
Un recente
studio della Banca Mondiale (‘La mainmise des élites sur l’aide étrangère. Preuve de comptes bancaires offshoreLa stretta delle elite sugli aiuti internazionali. Prove di conti bancari offshore) rivela che negli ultimi cinque anni (in piena crisi economica) l’élite al potere ha fatto sparire 103 milioni di dollari ricevuti dalla comunità internazionale come aiuti umanitari. Lo studio, condotto da tre ricercatori Jørgen Juel Andersen, Niels Johannesen e Bob Rijkers prende in esame vari Paesi africani, il Burundi occupa il quinto posto per appropriazione indebita di aiuti allo sviluppo e all’emergenza.

Analizzando i dati dei movimenti finanziari i tre ricercatori hanno scoperto che negli ultimi cinque anni si è registrato un importante aumento di fughe di capitali. I fondi ricevuti per aiuti umanitari e cooperazione economica hanno rappresentato il 1% del PIL burundese. Nello stesso periodo si è registrato un aumento del 3,4% dei trasferimenti bancari all’estero presso noti paradisi fiscali tra cui Svizzera e Lussemburgo.
I milioni di dollari di aiuti sarebbero finiti nei conti personali di Pierre Nkurunziza, del generale Evariste Ndayishimiye, del generale Alain-Guillaume Bunyoni, capi delle milizie paramilitari Imbonerakure, di generali dello Stato Maggiore e leader del gruppo terroristico ruandese FDLR, alleati al regime.

Andersen, Johannesen e Rijkers sottolineano che la somma indicata oggetto del furto di Stato è sottostimata. Lo studio non è riuscito a intercettare la maggior parte degli investimenti immobiliari fatti dal regime in Europa e Stati Uniti. Considerando che gli investimenti immobiliari, utilizzando dei prestanome o dei familiari, rendono maggiormente rispetto ai deposi bancari, gli esperti ipotizzano la possibilità che il montante totale dei fondi rubati possa arrivare al doppio di quello intercettato.

Tra le vittime vi sono: la Banca Mondiale, l’istituzione Brettons Woods, la Cina, le Agenzie Umanitarie ONU e vari donatori minori, tra cui si annoverano varie Regioni e Comuni europei che negli ultimi anni hanno indirizzato parte dei fondi disponibili per la cooperazione decentrata per alleviare la povertà in Burundi. Esenti dalla grande abbuffata l’Unione Europea, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti, Paesi che dal 2016 hanno deciso di attuare un blocco degli aiuti economici al Burundi. Per la AICS (Cooperazione Italiana) il rischio sarebbe stato mitigato in quanto i fondi stanziati sarebbero per la maggior parte stati gestiti da ONG italiane con relativa garanzia di trasparenza. L’Italia ha destinato negli ultimi anni 1,4 milioni di euro nei settori educazione ed energie rinnovabili e quasi 2 milioni di euro nel supporto al servizio sanitario nazionale e allo sviluppo rurale.

I fondi sottratti sono stati dirottati su conti bancari intestati ai quadri del regime o a loro familiari in Svizzera, Lussemburgo, Isole Caimani, le Bahamas, Hong Kong e Singapore.
Secondo le ricerche fatte dai Professori universitari Léonce Ndikumana e Janvier Désiré Nkurunziza, entrambi impegnati presso Università europee, dal 2005 al 2015 (primi due mandati del Presidente Pierre Nkurunziza)
il regime avrebbe rubato 5,1 miliardi di dollari americani ricevuti per gli aiuti umanitari e allo sviluppo. Questa incredibile somma aumenterebbe in modo esponenziale se si calcolano la fuga dei capitali all’estero derivanti dal traffico dell’oro congolese e dalla corruzione nei rari accordi di sfruttamento minerario di nichel e terre rare.

I dati rivelano la vera natura del regime CNDD-FDD. Come fu nel Rwanda prima del genocidio, dietro l’ideologia HutuPower di supremazia razziale e massacri etnici, si nascondono interessi economici e mafiosi di una élite hutu che non esita un solo istante a saccheggiare il Paese, tradendo le speranze delle masse hutu che pretendono di rappresentare, impedendo loro un reale sviluppo economico. La maggioranza della popolazione vive con un reddito annuale di 190 euro e il Burundi è agli ultimi posti delle classifiche mondiali di sviluppo, educazione e sanità.

A questo incredibile furto si associano altri due crimini economici: l’evasione fiscale e, associato, il riciclaggio di denaro. L’evasione fiscale è divenuta la vera pandemia nazionale. La sola frontiera di Gatumba (Burundi – Congo) ha registrato, nel secondo semestre del 2019,un’evasione fiscale relative alla tasse di importazione di 976,04 milioni di Franchi burundesi (circa 476.600 Euro).
Questi i dati forniti dall’Ufficio OBR (Office Burundais des Recettes).
L’evasione delle tasse di importazione riguardano prodotti alimentari, elettronici, cellulari, e beni di lusso.
L’OBR, nel tentativo di lottare contro questa piaga, ha imposto multe salate e nei casi più gravi la detenzione per 5 anni. Nonostante queste draconiane misure, l’OBR è impotente in quanto l’evasione è organizzata dai quadri del partito al potere e dai capi della milizia Imbonerakure. Stessa situazione di totale impotenza si trova il Fisco burundese. L’evasione fiscale delle aziende viene stimata a 14 milioni di euro annui. Beneficiarie ditte appartenenti ai gerarchi del regime o a imprenditori europei noti simpatizzanti del CNDD-FDD. Per quest’ultimi è sufficiente pagare un pizzo al partito per evadere le tasse. Questo pizzo serve per pagare le milizie genocidarie Imbonerakure e i terroristi mercenari ruandesi delle FDLR.

Il riciclaggio di denaro sta arrivando a dei livelli preoccupanti. Il Dipartimento di Stato americano e l’Unione Europea hanno imposto restrizioni dei visa e il congelamento dei conti bancari di alcuni gerarchi del regime coinvolti nel riciclaggio di denaro e di minerali provenienti dal vicino Congo, sopratutto oro. Dal 2016 il Burundi è monitorato dagli Stati Uniti. Il riciclaggio di denaro non servirebbe per finanziare gruppi terroristici islamici, ma sarebbe legato a interessi personali del Presidente Nkurunziza e di altri quadri del CNDD-FDD. La provenienza del denaro sarebbe stata individuata in mafie latinoamericane,europee (tra cui italiane) e russe.
La maggior parte delle
operazioni verrebbe fatta tramite la complicità della KCB, Kenya Commercial Bank, già coinvolta nel riciclaggio di denaro in Sud Sudan.

A partire dal 2019 il riciclaggio di denaro proveniente dalle mafie latino americane ed europee, serve anche per finanziare il gruppo terroristico ruandese FDLR. Il traffico di contanti viene gestito dalla Trust Merchang Bank, filiale di Uvira, città congolese di frontiera a pochi km da Bujumbura. Il denaro proveniente dalla criminalità organizzata europea viene riciclato in Burundi tramite intermediari stranieri che risiedono nel Paese. Queste operazioni sono oggetto di indagine del Governo americano e dell’Interpol, indagini discrete e sotterranee.

Un professore universitario coperto dall’anonimato ha dichiarato, all’unico quotidiano di opposizione sopravvissuto al regime, ‘Iwacu’ che la Banca Mondiale e gli altri donatori truffati non avrebbero preso le necessarie misure per monitorare la tracciabilità degli aiuti umanitari nel Paese tra i più poveri dell’Africa. Il rapporto pone i donatori coinvolti in una situazione di forte imbarazzo. Gran parte dei loro aiuti è servita a nutrire la corruzione e i benefici della elite burundese. I propositi di aiutare il popolo burundese si sono di fatto trasformati in una terribile arma che è servita ampliare il fossato tra la minoranza di ricchi del regime e la maggioranza della popolazione ridotta a condizioni di povertà degradanti.

La fuga di capitali su conti privati dei gerarchi del regime ha provocato il deterioramento dei rapporti tra Burundi e Cina. Il Governo di Pechino sta discretamente rivedendo il suo appoggio al regime dopo aver scoperto che la manciata di milioni offerti al Burundi è stata dirottata su conti bancari in Svizzera intestati a Nkurunziza e altri gerarchi del CNDD-FDD. In gennaio, il Ministro degli Esteri cinese, recatosi a Bujumbura per chiedere spiegazioni su questi ‘rumori’, non è stato ricevuto dal dittatore Pierre Nkurunziza, aggravando i già tesi rapporti tra Gitega e Pechino.

Il regime utilizzerebbe anche Fondazioni e ONG locali collegate al CNDD o di proprietà della firstlady Denise Nkurunziza e di Madame Angeline Ndayubaha, moglie del generale Ndayishimiye che spera di diventare la futura first lady. Angeline controlla la Ong Associazione Donne Intwari e la Fondazione Bonne Action.

Le Associazioni e Fondazioni di Denise e Angeline sono sospettate di essere un cavallo di Troia per il regime al fine di attirare finanziamenti esteri che verrebbero dirottati per pagare i mercenari ruandesi delle FDLR, comprare armi e accrescere i conti correnti privati in Svizzera e in altri paradisi fiscali. Per questo motivo la le cooperazioni francese, belga, e italiana preferiscono finanziare opere umanitarie attraverso le Ong internazionali, onde evitare che i fondi stanziati vengano usati per altri scopi meno nobili.
In Burundi sono presenti varie Ong italiane tra cui AVSI, GCV, VIS che operano in un difficile e precario contesto socio
politico a favore della popolazione burundese.

Il rapporto pubblicato merita di essere preso in seria considerazione da tutti i donatori che intendono aiutare il Paese passando attraverso la cooperazione bilaterale o l’appoggio alle ONG e Fondazioni delle principali donne del regime razziale. Un rapporto che merita un’attenzione particolare da parte dell’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, che lo scorso 20 febbraio ha incontrato la futura first lady Angeline Ndayubaha in Ndayishimiye.

Incontro confermato dallo stesso Gallera sulla sua pagina Facebook. «Ho incontrato questa sera Angeline Ndayubaha, Presidente della Fondazione ‘Bonne Action’ che si occupa di diffondere alle donne e ai bambini del Burundi, anche con ambulatori itineranti, l’assistenza ginecologica, pediatrica e oftalmologia necessaria, arrivando nelle aree del Paese dove i servizi sanitari non sono garantiti. Per contribuire allo sviluppo del sistema sanitario locale, potremmo prevedere percorsi di formazione specifica per i medici e gli operatori Burundesi», scrive Gallera su Facebook.

Al momento nessun impegno di cooperazione decentrata è stato stipulato tra la Regione Lombardia e la Fondazione Bonne Action di Angeline. Forse sono stati avviati studi di fattibilità. Un esponente della società civile, protetto da anonimato, ci dice: «Gallera dovrebbe riflettere attentamente sul rapporto redatto dai tre ricercatori internazionali prima di promuovere eventuali finanziamenti ad una associazione strettamente collegata ad un regime dittatoriale, che oltre a massacrare la propria popolazione, è in disperata ricerca sia di consensi che di valuta pregiata». All’insaputa dell’Assessore, i media burundesi controllati dal regime (la quasi totalità dei media indipendenti sono stati chiusi nel 2015 e decine di giornalisti assassinati) hanno strumentalizzato politicamente l’incontro dando l’impressione di un sostegno al regime da parte della Regione Lombardia. Sostegno politico mai offerto dalle autorità lombarde, che si sono limitatea incontrare una rappresentante di una associazione ‘caritatevole’ burundese, senza collegare la visita a relazioni diplomatiche con il Governo burundese.

«Rispettiamo e ammiriamo i nobili propositi nei confronti del popolo burundese della Regione Lombardia ma ci sentiamo in dovere di consigliare molta prudenza. Gli eventuali aiuti umanitari offerti alla Fondazione Bonne Action potrebbero essere strumentalizzati a livello politico. I fondi potrebbero servire a scopi meno nobili di rafforzare il sistema sanitario del nostro Paese distrutto dallo stesso regime. Se proprio la Regione Lombardia intende aiutare il popolo burundese, consigliamo di indirizzare i fondi disponibili verso Ong italiane che operano in Burundi che, di certo, offrono migliori garanzie rispetto ad una fondazione gestita dalla moglie di un brutale e sanguinario Generale. Ong che, del resto, sono già impegnate a sostenere la Sanità Pubblica grazie ai fondi della Cooperazione Italiana», conclude l’esponente della Società Civile burundese protetto dall’anonimato

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