lunedì, Dicembre 16

Burundi: agenda segreta della Sant’Egidio?

0

La Comunità di Sant’Egidio -movimento cattolico laico, nato nel 1968 a Roma e oggi diffuso in oltre 60 Paesi, riconosciuto dal Pontificio Consiglio per i Laici- dedita alla preghiera e alla diffusione del Vangelo, dal 1990 si è posta sulla scena internazionale come una potente lobby politica coinvolta nei più delicati conflitti mondiali. L’Ufficio Internazionale della Comunità, sotto la guida di Mario Giro, Direttore degli Affari Internazionali di Sant’Egidio, ha, in varie occasioni, creato una diplomazia parallela alle Nazioni Unite e alle grandi potenze conquistandosi il titolo di ‘ONU di Trastevere’.
Il primo e più famoso successo della Sant’Egidio furono gli Accordi di pace di Roma tra il Governo mozambicano e la guerriglia RENAMO nel 1992. Altre iniziative di pace sono state promosse dalla Comunità di Sant’Egidio: dal Guatemala nel 1996; all’’accordo di garanzia in Albania‘ nel 1997 (nel quale i politici albanesi si impegnarono a rispettare il risultato delle elezioni ponendo fino all’anarchia nel Paese); all’intesa, nel 2010, per la democrazia in Guinea Conakry. La Comunità di Sant’Egidio nella Regione dei Grandi Laghi si è particolarmente concentrata sul Burundi. Impegnata a trovare soluzioni di pace nel Paese fin dai primi anni dallo scoppio della guerra civile, l’associazione ha ricoperto un ruolo predominante nella firma di pace di Arusha  che portò alla fine della guerra e al primo Governo ‘democratico’.
In Burundi la Comunità di Sant’Egidio gode di un ruolo di prestigio all’interno della vita politica del Paese. La sua missione dichiarata è accompagnare e rafforzare il processo di riconciliazione tra i due gruppi sociali: Hutu e Tutsi. L’accusa che viene mossa alla Comunità è di perseguire agende segrete.

Gli accordi del 1996 in Guatemala favorirono il Governo di destra, mentre l’accordo di garanzia in Albania fu una contro mossa per impedire che il neonato movimento popolare avviasse un reale processo democratico libero dal nazionalismo albanese contro Grecia e Serbia. Collegato all’accordo di garanzia vi fu la mediazione di Sant’Egidio per la liberazione del leader kosovaro Ibrahim Rugova, noto nazionalista. Critiche alle quali la Comunità di Sant’Egidio ha sempre preferito non rispondere, e che troverebbero riscontri in alcuni dei fallimenti registrati negli anni di lavoro di ‘diplomazia dal basso’, dall’Algeria alla Guinea Conakry. Le trattative di pace condotte in Algeria tra il 1994 e il 1999 sulle quali piombò l’accusa del Governo algerino di nascondere un subdolo piano di cambiamento di regime e per questo bloccate. Il Governo riportò l’ordine manu militari. L’intesa per la democrazia in Guinea Conakry permise il rafforzamento del controllo francese sulla sua ex colonia e la soppressione del movimento popolare di natura nazionalistica. Falli anche la mediazione di pace in Uganda, in quanto il movimento guerrigliero Lord Resistence Army, guidato da Joseph Kony, si ritirò dai colloqui accusando la Comunità di Sant’Egidio di favorire il Governo del Presidente Yoweri Museveni. Il Rwanda ha accusato la Comunità di essere ‘un’associazione di lupi travestiti da agnelli’ dopo il fallito tentativo della Sant’Egidio di promuovere lo scorso anno la proposta del Presidente tanzaniano di riabilitare politicamente il gruppo terroristico ruandese FDLR e formare un Governo di unità nazionale in Rwanda con i responsabili dell’Olocausto del 1994.
Secondo i critici, la ‘diplomazia parallela’ promossa dalla Comunità è stranamente legata ai centri di potere dei vari Paesi in cui opera.
In Burundi ‘l’ONU di Trastevere’ si è legata al Presidente Pierre Nkurunziza, conducendo una sottile opera di propaganda internazionale tesa a nascondere la natura genocidaria e gli eccessi del regime, presentato come una speranza democratica per il Paese. La Comunità di Sant’Egidio nel 1997 apri un canale privilegiato con il movimento guerrigliero CNDD-FDD (attualmente al potere) nonostante che i suoi leader (tra i quali Nkurunziza) propagandassero apertamente lo sterminio totale dei tutsi. Propositi abbandonati una volta giunto al potere. Gli avvenimenti di questi ultimi mesi, però, sembrerebbero contraddire questa ‘conversione’ alla pace e alla democrazia.
In questi anni di brutale regime la Comunità di Sant’Egidio avrebbe steso un velo di silenzio su violazioni dei diritti umani, della libertà di stampa, della corruzione dilagante e sulle esecuzioni extra giudiziarie avvenute in Burundi. Silenzio fatto calare anche sull’orrendo massacro, avvenuto nel settembre 2014, delle tre suore italiane.
Agli inizi di aprile la posizione assunta dalla Comunità di Sant’Egidio nei confronti della crisi democratica si è dimostrata essere opposta a quella adottata dal Vaticano. Mentre l’Arcivescovo cattolico Evariste Ngoyagoye pubblicamente si dichiara contrario al terzo mandato del Presidente Nkurunziza e i media cattolici controllati dal Vaticano apertamente rivendicano la fine del regime, la Comunità di Sant’Egidio invia con urgenza nel Paese un suo alto rappresentante, Monsignor Matteo Zuppi, figura ben conosciuta in Burundi per aver accompagnato i negoziati di pace a Roma e ad Arusha e accusato dall’opposizione di essere un amico intimo del Presidente Nkurunziza.
La presenza di Zuppi nel Paese coincide con una iniziativa organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio che ha indetto durante la seconda settimana di Aprile di ‘incontri di preghiera per la pace in Burundi’. L’obiettivo era quello di creare un clima di pace e diminuire le tensioni nel Paese che si prepara ad organizzare le elezioni politiche e presidenziali. Monsignor Zuppi, rivolgendosi ai presenti agli incontri ha esortato il Paese a «continuare ad essere un esempio per tutti che la pace è possibile e che solo lo strumento del dialogo può farla crescere». Di quale dialogo e pace Zuppi faccia riferimento non è chiaro visto che il Paese sta registrando il più alto tasso di violazione dei diritti umani commesso da un Governo nella regione. Il proposito di diminuire le tensioni politiche che stanno portando il Burundi sull’orlo della guerra civile e del genocidio è certamente lodevole ma, nel caso dell’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, secondo alcuni osservatori locali, è sembrata nascondere un subdolo supporto al regime razzial-nazista di Nkurunziza.  Ciò perché, si fa rilevare, nel corso della manifestazione, non vi è stata nessuna condanna alle palesi violazioni dei diritti umani commesse dal regime, né si è affrontato il tema dell’anticostituzionalità del terzo mandato presidenziale, dell’armamento delle milizie genocidarie Imbonerakure, o dell’alleanza con i terroristi ruandesi delle FDLR, autori del genocidio in Rwanda nel 1994 e sospettati di godere di un canale privilegiato con la Comunità -accusa smentita dall’associazione. Durante la giornata di preghiera si è dato ampio spazio all’intervento del Primo Vice Presidente del Burundi che ha lanciato un appello al Paese per un impegno comune a salvaguardare la pace, l’unità e la coesione sociale durante il periodo pre-elettorale. L’iniziativa è stata boicottata dall’opposizione che ha accusato la Comunità di Sant’Egidio di aver studiato e promosso una kermesse a favore del regime.
Questi sospetti e accuse sembrerebbero trovare fondamenta di verità nel silenzio che la Comunità di Sant’Egidio ha posto sugli avvenimenti di questi ultimi dieci giorni nel Paese, giorni durante i quali il regime è evidentemente ostacolato dalla maggioranza della popolazione hutu, il pericolo di genocidio aumenta parallelamente all’esodo di civili verso i Paesi vicini, e il regime sembra intenzionato a conservare il potere anche a costo di una nuova guerra civile.

L’appoggio della Comunità di Sant’Egidio al regime, se reale, creerebbe una profonda spaccatura con il Vaticano, impegnato in una strategia anti Nkurunziza. Non deve trarre in inganno la presenza dell’Arcivescovo Evariste Ngoyagoye alla giornata di preghiera promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. La sua presenza non si può tradurre in un supporto al regime, viste le sue successive dichiarazioni a favore del ripristino della democrazia nel Paese. I dissidi, anche profondi, solitamente la Chiesa Cattolica li gestisce al suo interno; la politica  parallela di  Sant’Egidio rispetto a quella del Vaticano si spiega nell’autonomia che l’Associazione rivendica rispetto alle gerarchie di oltre Tevere, sottolineando di essere entità autonoma e con una propria identità seppure all’interno della Chiesa.La reale posizione della Sant’Egidio resta sfuggente, a tratti contraddittoria.

Nel frattempo l’opposizione popolare al terzo mandato di Nkurunziza si sta rafforzando. Bilanci provvisori parlano di 8 morti tra i civili e oltre 600 arresti. In tutto il Paese sono iniziati scontri a bassa entità tra i sostenitori della democrazia e quelli del regime razziale Hutu.
Il Consiglio di Sicurezza ONU ha condannato la violenza del Governo, invitando il Presidente a desistere dal terzo mandato, mentre i principali partiti di opposizione hanno annunciato che non parteciperanno alle elezioni del prossime giugno se non vi sarà il ritiro della candidatura di Nkurunziza. Oltre 20.000 sono i profughi burundesi, e ora non più esclusivamente tutsi. Negli ultimi giorni si registrano centinaia di migliaia di hutu che fuggono dal Paese per timore delle violenze e della repressione in atto. Divisioni corazzate e carri armati dell’Esercito ruandese sono giunti alla frontiera con il Burundi in attesa di ricevere da Kigali l’ordine di oltrepassare il confine mentre, agenti segreti e squadre d’élite ruandesi stanno già affiancando gruppi di resistenza burundesi all’interno del Paese per attaccare le Imbonerakure e i terroristi FDLR. Il Governo ruandese ha dato ordine di chiudere le frontiere con il Burundi per paura che tra i profughi vi siano infiltrati i terroristi FDLR.
Le Nazioni Unite, in accordo con il comando militare ugandese della missione di pace AMISOM, ha richiesto ed ottenuto il ritiro del contingente burundese dal teatro di guerra somalo contro i terroristi di Al-Shabaab. Il contributo delle truppe burundesi nel ripristinare la pace e la democrazia in Somalia è ora considerato dall’ONU in netto contrasto con i crimini commessi dal Governo burundese. Secondo alcuni osservatori regionali il ritiro del contingente burundese dalla Somalia nasconderebbe uno stratagemma ideato a New York e a Kampala per riportare nel Paese soldati addestratissimi e ben armati nella speranza che rafforzino la fazione democratica all’interno dell’Esercito in questo momento in evidente difficoltà. La popolazione spera che i veterani dalla Somalia possano infliggere il colpo mortale al regime di Nkurunziza ed evitare il genocidio, senza ricorrere all’intervento di truppe straniere.
Il Burundi rimane in bilico tra guerra civile e il ripristino della democrazia. Una democrazia, questa volta, non basata sull’entità etnica, come fu quella promossa nel 2005, ma da una genuina volontà di offrire un futuro al Paese che, necessariamente, passa attraverso il ripudio delle ideologie genocidarie e di supremazia razziale a cui settori della Chiesa Cattolica sembrano ancora affezionati nonostante gli orrore che l’HutuPower ha creato in questi ultimi vent’anni nella Regione dei Grandi Laghi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore