domenica, Aprile 5

Burundi 1972: tentato genocidio tutsi, massacro di massa di hutu Sulle tracce dell’odio contro la minoranza tutsi esternato dal dittatore Pierre Nkurunziza con le conseguenti attuali pulizie etniche e razziali

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Cosa è successo nell’aprile del 1972 che, in Burundi, sarebbe alla base dell’odio contro laminoranza tutsi che sta segnando la gestione del potere da parte di Pierre Nkurunziza? Ieri abbiamo percorso la cronaca dei giorni dell’Olocausto Hutu e della pulizia etnica attuata dai tutsi. La nostra retrospettiva storica prosegue e si conclude entrando nei meandri di quello che, come diremo, fu un tentativo di genocidio contro i tutsi attuato dagli estremisti hutu, fermato da un massacro di massa di hutu attuato dall’Esercito e dal Governo tutsi.

Nel contesto della pulizia etnica contro gli hutu, venne attuato il piano di annientamento della intellighenzia e della leadership politica hutu del Paese. Circa l’82% degli intellettuali leader politici, dottori, professori universitari, maestri, borgomastri e ufficiali amministrativi hutuvennero abbattuti in meno di una settimana.Tutti eliminati assieme alle loro famiglie, nel tentativo di privare la maggioranza hutu di una leadership capace di organizzare future ribellioni.

Non furono risparmiati neanche i preti cattolici,vittime delle manipolazioni dei missionari e del clero occidentale presente in Burundi. All’epoca la Chiesa Cattolica aveva compiuto una gravissima scelta di campo, con, nel 1957, il ManifestoBahutu, e poi ‘predicando’ la rivoluzione sociale hutu contro i tutsi, tesa allo sterminio totale della minoranza etnica, sia in Burundi che in Rwanda.
Riuscita ad imporre un regime razziale in Rwanda, la
Chiesa Cattolica, tramite i missionari belgi, francesi e italiani operativi in Burundi, lavorava come quinta colonna a favore dell’avvento della ideologia razziale nazista e per la costituzione del Urundi (BurundiRwanda) hutu etnicamente puro. Il clero occidentale conosceva bene le conseguenze genocidarie di questa politica, ma le consideravano un male minore rispetto al diabolico dominio dei figli di Satana’, i tutsi.

Durante il genocidio contro gli hutu, decine di preti burundesi furono uccisi per il loro supporto attivo nel tentativo di genocidio contro i tutsi.Missionari e preti occidentali, fomentatori della rivolta hutu, furono risparmiati dall’Esercito e dalla milizia paramilitare tutsi per paura di conseguenze internazionali.
Sarebbero poi stati proprio questi complici occidentali delle forze genocidarie Hutu venute dalla Tanzania che si sarebbero imposti come credibili e indipendenti’ testimoni oculari delle pulizie etniche, abilmente trasformate in Olocausto hutu, offrendo all’opinione pubblica internazionale una loro versione partigiana degli avvenimenti, versione che accuratamente nascondeva il tentativo genocidario dei ribelli hutu, presentando l’eccidio di massa attuato dai tutsi come premeditato.

In realtà le pulizie etniche attuate dall’Esercito e milizie tutsi erano frutto di un criminale opportunismo politico affiorato dalla paura di estinzione condivisa da 1,2 milioni di persone.

Queste forze medioevali della Chiesa Cattolica sarebbero poi sopravvissute alle innumerevoli crisi e ai conflitti che si sarebbero poi succeduti nel Paese dal 1972 ai giorni nostri, continuando per decenni a diffondere odio razziale, invocando il genocidio divino contro i figli di Satana, e sostenendo partiti e governi genocidari, da quello di Melchiorre Ndadaye a quello di Pierre Nkurunziza.

Seppur di gravità estrema, i massacri di massa del 1972 non posso essere strettamente catalogati come genocidio, mancano, secondo i più, i precisi requisti giuridici.
A differenza del genocidio ruandese del 1994, esercito e milizie burundesi, dopo la prima fase di mattanza, ricevettero l’ordine di fermarsi
-avevano già eliminato quasi l’8% della popolazione hutu del Paese. Le 70.000 vittime tutsi iniziali che scatenarono la terribile vendetta stanno ad indicare non un genocidio, ma una orribile serie di pulizie etniche commesse da entrambi i belligeranti.

Il crimine contro l’umanità commesso dal Governo tutsi trova una parziale spiegazione nellacomposizione provinciale dei suoi autori, appartenenti alla élite di Bururi. I principali attori delle pulizie etniche contro gli hutu appartenevano al clan tutsi della provincia di Bururi e alla stessa collina di Matana. Il clan di Bururi era riuscito a penetrare l’Esercito, le istituzioni democratiche, l’amministrazione, la Polizia, la magistratura e il partito al potere, UPRONA, creando la psicosi del rischio di Olocausto perenne contro i tutsi per poter comandare indisturbati.
Fu il clan di Bururi che creò la milizia giovanile delle JRR, con lo scopo ufficiale di offrire alla comunità tutsi di una struttura di autodifesa popolare. In realtà, le JRR svolsero compiti genocidiari identici alla attuale milizia genocidaria HutuPower di Nkurunziza, le Imbonerakure. Il clan di Bururi era caratterizzato da un odio atavico contro la maggioranza hutu, che non si differenziava dalla ideologia di morte del HutuPower. Alcuni storici africani coniarono iltermine ‘Tutsi-Power, l’altra faccia della ideologia genocidaria HutuPower.

L’avvento al potere del clan tutsi di Bururi e le violenze etniche del 1972 si inseriscono nella crisi di potere della classe dominante tutsi burundesetra gli Hima e i Banyaruguru. I primi fautori della Repubblica, i secondi fedeli alla Monarchia. I clan tutsi Hima presero il sopravvento il 28 novembre 1966, grazie al colpo di Stato attuato dal clan di Bururi, guidato dal capitano Michel Micombero,futuro Presidente burundese che pose fine alla dinastia dei Re Mwanutsa e alla Monarchia burundese.

Durante la Prima Repubblica i clan Hima occuparono i posti di comando nel Governo e nell’Esercito, impedendo agli intellettuali hutu la partecipazione alla vita politica del Paese e diminuendo il ruolo di comando detenuto storicamente dagli Banyaruguru, i clan tutsi vicini alla famiglia reale. Nel luglio 1971 gli Hima distrussero le ultime sacche di potere Banyaruguru, accusando i leader sopravvissuti di preparare un colpo di Stato per re-instaurare la Monarchia. Furono fucilati nel gennaio 1972, a seguito della sentenza di morte pronunciata da un tribunale militare che organizzò un processo farsa contro le vittime.

Gli Hima erano paragonabili ai nazisti ruandesi del HutuPower, in quanto sostenevano la superiorità tutsi, impedivano ogni ruolo della maggioranza hutu che non fosse di sudditanza. La sconfitta dei clan reali Banyaruguru privò al Paese dell’equilibrio tra hutu e tutsi, che era stato alla base della amministrazione del Burundi da parte della Monarchia, lasciando libero sfogo a correnti etniche apparentemente opposte ma aventi la stessa radice ideologica nazista di superiorità Hutu o Tutsi.

Al di la di faziose ricostruzioni storiche gli orrendi avvenimenti del 1972 sono sintetizzabili, come detto, in tentativo di genocidio contro i tutsiattuato dagli estremisti hutu, fermato da un massacro di massa di hutu attuato dall’Esercito e dal Governo tutsi’. Quest’ultimo di gravità innegabilmente maggiore rispetto al primo e sotto il punto di vista militare totalmente inutile.

L’elemento scatenante del dramma rimane l’ideologia HutuPower, fomentata dal Rwanda e dalla Chiesa Cattolica dell’epoca. Circa 58.000 civili hutu burundesi si rifugiarono in Rwanda, definita all’epoca la ‘Hutu Land’(lo Stato Hutu).
Le tensioni tra il Rwanda a guida hutu e il Burundi a guida tutsi aumentarono sfiorando a più riprese la guerra. I rifugiati hutu burundesi furono vittima di propaganda etnica elargita dal
Governo nazista ruandese, che li riorganizzò in una guerriglia genocidaria che tentò di conquistare il Burundi e attuare il genocidio dei tutsi nel maggio 1973. Tentativo di invasione debellato sul nascere dall’Esercito tutsi del Burundi.

I rifugiati hutu burundesi servirono come mano d’opera nel genocidio del regime nazista perpetuato nel 1994. Alla liberazione del Paese, da parte del Fronte Patriottico Ruandese, guidato dal leader guerrigliero Paul Kagame, i rifugiati hutu burundesi emigrarono in Zaire e Tanzania. I primi formarono la base di reclutamento del gruppo terroristico ruandese FDLR, i secondi la base di reclutamento della guerriglia genocidaria hutu CNDD-FDD, attualmente al potere e causa degli orrori e dei crimini contro l’umanità perpetuati oggi nel Burundi, nel tentativo di conservare il potere contro la volontà popolare.

Un altro fatidico errore del Presidente Micombero e del clan di Bururi fu la sistematica eliminazione degli intelettuali hutu. Questa eliminazione privò la società burundese di elementi critici e di una opposizione che all’epoca non per forza era basata sull’odio etnico. Molti di questi intellettuali erano propensi a contribuire alla costruzione di una nuova società, basata su principi politici e morali che abiurasse l’appartenenza etnica e i collegati odi e reciproche vendette.
Lo sterminio degli intelettuali hutu creò un vuoto che fu riempito 22 anni dopo (1994) da spietati signori della guerra, tutt’ora sulla scena politica nazionale, e causa delle inaudite attuali sofferenze della popolazione.

La popolazione burundese (hutu e tutsi) unita dall’obiettivo di ripristinare democrazia e pace, sta lottando per superare il trauma collettivo del 1972, trasformando gli orribili avvenimenti etnici non in un pretesto di vendetta, ma come una lezione storica da evitare a tutti i costi. La natura ‘nazista’ di Nkurunziza e l’ambiguità pseudodemocratica di Rwasa non permettono di raggiungere la democrazia attraverso un percorso pacifico. Lastrada per raggiungere l’obiettivo sembra debba passare ancora una volta dalla violenza.
Deve colare ancora molto sangue prima che il Burundi trovi finalmente la pace. Queste le profetiche parole di un generale, durante una cena con diplomatici europei avvenuta a Bujumbura dopo gli accordi di pace di Arusha (Tanzania) del 2000. Il regime CNDD-FDD e i suoi alleati terroristi ruandesi FDLR, secondo gli osservatori locali, non cadranno se non passando da unoscontro militare feroce, e in questo caso, il rischio di un genocidio della minoranza tutsi è reale.

Due elementi potrebbero interrompere il ciclo di violenza: la progressiva maturità della società burundese, e la maturità politica dimostrata dalla ribellione dell’Esercito Repubblicano del Burundi, composto da RED Tabara e FOREBU. Un esercito di liberazione che non intende ripristinare il vecchio dominio del clan di Bururi, ma creare una democrazia matura e istituzioni forti, uniche garanzie contro il ritorno dei mostri del passato e dell’orribile presente del Burundi.

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