domenica, Ottobre 25

Burkina Faso, una democrazia da cancellare

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Kampala Gli indizi relativi all’attacco terroristico all’hotel Splendid e al ristorante caffè italiano Cappuccino a Ouagadougou avvenuto venerdì 15 gennaio svelano una trama eversiva che va al di là della presunta e decantata ventata terroristica in Africa. Una trama che fa intravedere un obiettivo chiaro: cancellare la neonata democrazia sorta dopo decenni di regime dittatoriale e la morte di un grande nazionalista pan africano, Thomas Sankara. Le ragioni sono semplici. La giovane democrazia è considerata pericolosa come lo fu Sankara. La dittatura era, al contrario, congeniale agli interessi francesi. Non si tratta di teorie del complotto ma di realtà composte da danni derivanti dalla perdita del controllo di un paese considerato strategico per le attività destabilizzatrici nelle colonie ribelli e della perdita di affari d’oro per le industrie e la finanza francesi.

Il presidente burkinabè Roch Marc Christian Kaborè, eletto il 29 novembre, ha ordinato una inchiesta sulla trasparenza di 18 contratti firmati tra ottobre e dicembre dal governo di transizione Kafando-Zida a favore di ditte francesi per un totale di 111 milioni di euro. L’inchiesta è stata aperta su suggerimento del Primo Ministro Paul Kaba Thieba ed affidata al Ministro dell’Economia incaricato di verificare la trasparenza delle gare d’appalto e lo stato di avanzamento dei lavori pubblici affidati alle ditte francesi.

Vi sono forti sospetti di corruzione e gare d’appalto truccate a favore della ditta francese CGE (Compagnie Generale d’Entreprise) con sede a Toulouse per l’aggiudicazione della costruzione del Centro Ospedaliero e del Centro di trattamento dei rifiuti di Ziniarè per un valore di oltre 14 miliardi di FCFA. Anche la ditta francese Cogeb con sede a Ouagadougou e operante anche in altre due colonie francesi, Mali e Togo, è sotto inchiesta in compagnia della ditta GER/Sonaf.  I contratti sono stati stipulati con gli ex uomini del regime di Campaourè che gestivano la transizione. La Francia aveva già compreso che la tattica del gattopardo (cambiare tutto per non cambiare nulla) tentata dopo la caduta del regime correva forti rischi di essere impedita dalla volontà rivoluzionaria del popolo. Già nell’agosto 2015 gli strateghi della Cellula Africana FranceAfrique all’Eliseo erano consapevoli che dalle elezioni previste per novembre poteva sorgere un presidente e un governo nazionalistico contrario agli interessi francesi. Questa fu la ragione del colpo di stato tentato nel settembre 2015 dal Generale Gilbert Diendere con il supporto di Parigi e del presidente ivoriano Alassane Ouattara. Il colpo di stato, fallito dalla determinazione popolare che spostò dalla sua parte la maggioranza dell’esercito, segnò uno spartiacque tra la Francia e la sua colonia, determinata a conquistare una reale indipendenza dopo quella formalmente garantita il 11 dicembre 1958.

Nonostante il presidente ad interim Michel Kafando e il Primo Ministro Yacouba Isaac Zida fossero già considerati come pedine inutili gli imprenditori francesi, facilitati dall’antica arte della corruzione, siglarono con il governo transitorio contratti d’oro sicuri del loro rispetto da parte del nuovo governo. Una sicurezza nata dalla arroganza che i francesi storicamente nutrono nei confronti degli africani e stroncata dal nuovo presidente Kaborè. «Il governo esaminerà attentamente questi contratti sospettati di essere stati acquisiti tramite corruzione. Se i sospetti verranno confermati dalle inchiesta questi mercati verranno annullati» ha avvertito il presidente Kaborè.

L’affronto è grave e colpisce il cuore degli interessi francesi nella loro colonia africana che per la seconda volta (dopo l’orrendo incubo generato da Thomas Sankara) rischia di sfuggire di mano diventando indipendente. Se questo non bastasse il nuovo governo si accanisce a voler processare l’ex dittatore Blaise Compaorè richiedendo l’estradizione alla Costa d’Avorio dove si è rifugiato durante l’ultima drammatica notte del suo regno dove un elicottero dell’esercito francese lo salvò portandolo al sicuro. La Francia deve impedire a tutti i costi questo processo per evitare che si scoprano gli intrecci tra Compaorè e l’Eliseo che hanno segnato la morte di Thomas Sankara, trent’anni di schiavitù in Burkina Faso e di destabilizzazione permanente regionale. I segreti porrebbero portare anche più lontano. Un Compaorè sconfitto potrebbe rivelare come è stato creato, con quali soldi e per volontà di chi il complicato network del terrorismo islamico africano di cui sospetti di legami con la Francia sono ormai difficili da nascondere.

Blaise Compaorè giocava contemporaneamente il ruolo di mediatore di pace regionale (un ruolo glorificato dalla Comunità di Sant’Egidio) e di mediatore per conto della Francia nella creazione dei gruppi islamisti estremisti regionali. Nel giugno 2012 il Movimento Nazionale di Liberazione del Azawad (MNLA) aveva trasformato la Burkina Faso in una delle sue basi di protezione preferite. Stesso dicasi per il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa Occidentale (MUIAO) guidato dal terrorista internazionale algerino Mokhtar Belmokhtar autore dell’attentato terroristico dello scorso 15 gennaio a Ouagadougou. Belmokhtar era un amico intimo di Compaorè il quale ha giocato un ruolo chiave nel convincerlo a prestare i suoi servizi come mercenario per la Francia nella guerra NATO in Libia contro il regime di Gheddafi. Il MNLA fu utilizzato da Parigi per rimuovere il presidente maliano Amadou Toumani Tourè soprannominato ATT divenuto un ostacolo per gli interessi francesi in Mali. L’ex presidente Compaorè è sospettato di essere l’agente operativo per la ribellione MNLA al nord del Mali e del ammutinamento del capitano Amadou Haya Sanogo che il 22 marzo 2012 attua il colpo di stato contro Amadou Toumani Touré affidando il potere al Comitato Nazionale per il ripristino della democrazia in Mali. Che poi il Paese africano sia caduto nell’inferno del jhadismo al nord e nel caos politico, questi sono evidentemente delle situazioni non previste dai strateghi di Parigi come in Repubblica Centrafricana…

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