mercoledì, Agosto 21

Burkina Faso, questioni di potere field_506ffb1d3dbe2

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Kigali – A distanza di 31 anni dalla rivoluzione del Capitano Thomas Sankara che rovesciò il dittatore Jean-Baptiste Oedraogo, il Burkina Faso (Paese degli uomini integri) sta conoscendo una seconda primavera in grado, se ben gestita, di liberare il Paese dal suo stato di sudditanza alla France-Afrique riattivare il processo  verso l’autodeterminazione e lo sviluppo socio economico, iniziato da Thomas Sankara. Un processo drammaticamente interrotto il 15 ottobre 1987 quando il Che Africano fu assassinato durante un colpo di stato organizzato da Parigi e Washington utilizzando i servigi di Blaise Compaoré, all’epoca Vice Presidente del Consiglio Rivoluzionario Nazionale, nato a Ziniaré con grandi ambizioni personali convergenti con gli interessi francesi nel paese e nella regione.

Dopo aver posto fine all’anomalia del “Petit Negre” che aveva ridato dignità al popolo Burkinabé  spezzando i legami coloniali, la Francia ha rimesso il Burkina Faso (ex Alto Volta) al posto destinato dalle geo-strategie della France-Afrique: un utile Stato satellite, permettendo a Blaise Compaoré di assumere il ruolo di Capo di Stato incontrastato nel povero paese semi desertico dell’Africa Occidentale. Il Governo Compaoré è stato utilizzato dalla Francia come un baluardo contro tutti i movimenti “sovversivi” della regione. Negli anni Novanta il Burkina Faso ha supportato  il Dittatore Charles Taylor e successivamente i gruppi ribelli utilizzati per conquistare il potere dall’attuale Presidente e Premio Nobel per la Pace Ellen Johnson Sirleaf durante gli orribili 14 anni di guerra civile in Liberia, rafforzando il rispetto goduto da Francia e Stati Uniti.  

Dal giugno 2006 Compaoré ha assunto il ruolo di mediatore della pace in diverse crisi regionali iniziando con quella togolese nel agosto 2006 dove a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, fu firmato l’accordo tra governo e opposizione che evitò la guerra civile. Nel marzo 2007 fu il principale artefice degli accordi di pace tra il Presidente ivoriano Laurent Gbagbo e il leader della ribellione “Forces Nouvelles” Guillaume Soro, che pose fine alla prima guerra civile in Costa d’Avorio. Nel marzo 2011 Compaoré fu il mediatore tra la giunta militare golpista maliana inizialmente supportata dalla Francia e i leader regionali che la ripudiavano.

Il ruolo di pacificatore del Presidente Burkinabé, glorificato dai media occidentali, trova un fermo rifiuto da parte dei osservatori Panafricanisti che individuano queste iniziative diplomatiche favorevoli alle necessità della Francia di mantenere il controllo sulle sue ex colonie dell’Africa Occidentale. Il vero volto del Presidente Blaise Compaoré, quello per anni accuratamente nascosto dall’Occidente, è ben conosciuto dalla sua popolazione, rimasta orfana delle idee rivoluzionarie di Thomas Sankara, il leader africano che si recava alla Presidenza in bicicletta e si accontentava di un salario normalmente elargito ad un impiegato statale.

Dopo l’assassinio del “Petit Negre” , descritto da Compaoré come un «incidente», l’uomo forte del Burkina Faso, amico di tutti i Presidenti che si sono succeduti in Francia, partecipò ad un triumvirato con gli altri due compari del colpo di stato, Henri Zongo e Jean-Baptiste Boukary, eliminati nel settembre 1989 per consolidare il potere assoluto. Dopo aver assunto la carica di Presidente nel 1991 in elezioni farsa boicottate dai principali partiti di opposizione, ottenendo solo il 25% dei voti, Compaoré da 23 anni governa il Paese con il pugno di ferro trasformando i concetti di democrazia e sviluppo in patetiche farse e cambiando la Costituzione a proprio piacere per ripresentarsi in eterno alle elezioni Presidenziali, sistematicamente vinte grazie a truffe elettorali ignorate dalle Nazioni Unite, Stati Uniti e Unione Europea.

L’era Compaoré è stata contraddistinta da palesi violazioni dei diritti umani, dalla svendita delle scarse risorse nazionali a multinazionali francesi, da una corruzione dilagante in tutti i settori dell’amministrazione e delle forze armate. Il Burkina Faso, con un territorio semi arido di scarse risorse, è stato trasformato in un esclusivo conto corrente della Famiglia Compaoré, dei suoi uomini di fiducia  e degli imprenditori francesi, condannando la popolazione a vivere livelli di povertà ormai sconosciuti in molti paesi africani. Nonostante che la crescita economica dal 2006 conosce un aumento del 8% annuo, il Burkina Faso é al 183simo posto sui 186 paesi presi in considerazione dal Human Development Index il rapporto annuale sull’indice di sviluppo umano redatto da UNDP, Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.

Dal 2011 il Governo Compaoré sta fronteggiando ondate di proteste popolari che, a differenza di quelle libiche o siriane, non trovano sostengo delle potenze Occidentali, che continuano a sostenere acriticamente il loro beniamino. Le proteste non riescono a trovare la giusta attenzione dei media internazionali, condannandole ad un silenzioso oblio destino comune con la Prima Vera araba nel BahrainIl 14 aprile 2011 Compaoré è stato costretto a fuggire dalla capitale per rifugiarsi nella sua città natale Ziniare a seguito di una protesta popolare in contemporanea con una ribellione dell’esercito e della Guardia Presidenziale a causa dei salari di quasi un anno non pagati. I militari ribelli presero il controllo del palazzo Presidenziale e dei principali centri di potere creando di fatto una situazione rivoluzionaria, fatta fallire dall’incompetenza dei partiti di opposizione che non seppero unire la protesta popolare alla rivolta militare offrendo valide alternative politiche per il cambiamento di regime. La protesta popolare si frantumò dinnanzi alla rabbia dei soldati che non tentarono nemmeno di istituire una giunta militare, accontentandosi di saccheggiare i negozi e le abitazioni civili, prima di rientrare nelle caserme sotto promessa di aumenti salariali e di miglioramenti delle condizioni di vita.

Nonostante questa occasione mancata le proteste sono continuate in questi anni mettendo in seria difficoltà il Presidente, creando una profonda crisi istituzionale e distruggendo la scarsa popolarità del suo partito, il Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP). Nelle elezioni municipali ed amministrative del dicembre 2012 i partiti di opposizione hanno rafforzato la loro presenza nelle istituzioni del Paese nonostante i tentativi di frode elettorale che hanno permesso al CDP di mantenere artificialmente una maggioranza al Parlamento. Nel 2013 la protesta popolare si è concentrata sulla  creazione del Senato, istituzione promessa dal Presidente fino dal 1991 ma mai creata. Secondo il progetto originario il Senato doveva essere composto da rappresentanti di tutti i partiti politici eletti a livello nazionale, regionale e municipale, da membri della società civile, autorità religiose e da un esiguo numero di senatori eletti direttamente dal Presidente.

Il tentativo tardivo di istituire il Senato è stato interpretato dalla popolazione come un sotterfugio per aumentare il potere di Francois Compaoré, il fratello minore del Presidente che dal 2012 ha rafforzato il suo potere sia nella vita politica del Paese che all’interno del partito al potere CDP. Le elezioni del Senato,  previste per l’agosto 2013, sono state rinviate a data da destinarsi. L’opposizione sostiene tutt’ora che la creazione tardiva del Senato era finalizzata a favorire la successione di Francois Compaoré alla Presidenza, in accordo con la Francia, per garantire il potere e la fitta rete d’affari illegali tra gli imprenditori francesi e la famiglia Compaoré, una tra le più ricche famiglie dell’Africa Occidentale con varie proprietà ed attività commerciali in Francia e in Europa.

Dinnanzi al fallimento di questo piano il Presidente ha tentato di modificare l’Articolo 37 della Costituzione che limita la Presidenza a due mandati di cinque anni ognuno, per potersi presentare alle elezioni previste per il 2015. Tentativo bloccato da proteste di massa maggiori di quelle avvenute in reazione al tentativo di creare il Senato.

La maggioranza degli osservatori africani concordano che la rabbia popolare ha raggiunto il punto di non ritorno. La protesta si sta radicalizzando riappropriandosi delle idee politiche di Thomas Sankara nella speranza di creare finalmente uno Stato Sovrano libero dalle influenze francesi e dalla corrente Socia-Democratica Internazionale. Questa radicalizzazione viene timidamente registrata anche in vari settori della polizia e dell’esercito, nonostante che nel 2012 Compaoré ha attuato una riorganizzazione delle Forze Armate sotto assistenza dei consiglieri militari Francesi, creando unità speciali sotto il suo diretto controllo. La situazione è talmente esplosiva che si prevede l’eventualità di una rivoluzione tra il 2014 e il 2015.

Il 4 gennaio scorso il Segretario Generale del CDP ha annunciato le dimissioni di 75 importanti membri del partito che hanno motivato le ragioni del loro atto politico con la loro opposizione al tentativo del Presidente di cambiare la Costituzione. Nelle prime due settimane nel Paese sono circolate voci che l’ex Presidente della Assemblea Nazionale (corrispondente al nostro Parlamento) Roch Mar Chistian Kaboré, l’ex Ministro e Ambasciatore Salif Diallo e l’ex sindaco della capitale, Ouagadougou Simon Campaoré stessero formando una scissione per creare un loro proprio partito.

Parallelamente a questa diatriba interna al potere, l’opposizione ha tenuto sabato 18 gennaio una manifestazione nazionale a Ouagadougou e nelle principali città del Paese contro la revisione dell’articolo 37. La partecipazione di massa e la radicalizzazione della manifestazione hanno confermato le previsioni degli osservatori africani: il Burkina Faso sta progressivamente entrando in una fase per-rivoluzionaria. In questi giorni la scissione ventilata è avvenuta attraverso  la nascita di un nuovo partito, il Movimento del Popolo per il Progresso (MPP), su iniziativa dei dissidenti del partito al potere. Di ispirazione socia-democratica il nuovo partito intende raccogliere il malcontento popolare contro il Presidente Campaoré che sta minacciando la democrazia, la libertà e lo Stato di Diritto nel paese.

Nel suo primo discorso l’ex Presidente della Assemblea Nazionale, Roch Mar Chistian Kaboré, eletto Presidente del partito, ha denunciato il comportamento del Presidente e dell’Assemblea Nazionale che «agiscono soltanto per servire i propri interessi personali», complimentandosi con l’opposizione e la società civile «impegnate al fianco del popolo Burkinabé»La creazione del MPP potrebbe essere un pericolo mortale per il regime di Compaoré e divenire il principale partito di opposizione raccogliendo il malcontento popolare, secondo alcuni media europei. Di opposto parere sono vari analisti e giornalisti africani che nutrono il sospetto che il nuovo partito sia una mossa del Presidente Compaoré per contenere il rischio rivoluzionario. Altri analisti africani sono più propensi a considerare la creazione del Movimento del Popolo per il Progresso come il frutto di una diatriba interna per il controllo finanziario del partito al potere, individuando le origini del nuovo partito nel Quinto congresso del CDP avvenuto nel marzo 2012, quando il Presidente Compaoré rafforzò l’influenza della sua Famiglia sul potere esecutivo.

Durante il congresso Compaoré rafforzò la posizione di suo fratello, Francois Compaoré e nominò 12 nuovi membri alla dirigenza della Federazione Associativa per la Pace (FAP), l’organismo finanziario del partito dove si concentrano le ricchezze rubate al paese e distribuite tra la Famiglia Compaoré e i suo fedeli. Tutti i dirigenti della vecchia guardia che avevano contribuito alla realizzazione del colpo di stato, alla nascita del CDP e al rafforzamento del potere di Compaoré, tra cui Salif Diallo, Roch Marc Christian Kaboré e Simon Compaoré furono messi da parte, affidandogli cariche onorifiche come consulenti politici che non permettono di gestire le fortune generate dalla FAP.  Solo al seguito di questo golpe all’interno del partito al potere le tre storiche figure politiche iniziarono ad assumere il ruolo di dissidenti.

Il passato politico dei fondatori del partito sembra diminuire la credibilità del MPP.  I fondatori sono tutti note figure del regime con vari scandali di corruzione alle loro spalle. L’ex Ministro e Ambasciatore Salif Diallo è sempre stato l’uomo di fiducia del Presidente Compaoré durante i 27 anni di dittatura mascherata da democrazia. Salif Diallo gode di alte conoscenze presso il Governo francese e di numerosi conti bancari esteri. Rock Marc Chistian Kaboré è un vecchio mastino della politica. Ministro dei Trasporti e Comunicazioni (1989), più volte Ministro di Stato, Deputato della provincia di Kadiogo (maggio 1992) e quasi contemporaneamente Ministro delle Finanze (luglio 1992), Ministro delle Relazioni con le Istituzioni (1993), Primo Ministro (1994) e Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale. Kaboré ha sempre sfruttato le diverse posizioni pubbliche, rapidamente ottenute senza avere le necessarie competenze grazie alla sua fedeltà al Presidente, per rafforzare i propri interessi personali. Quando fu Primo Ministro privatizzò varie imprese pubbliche svendendole a degli investitori francesi e americani. In quella occasione fu sospettato di corruzione ma le indagini non ebbero mai luogo. Solo l’ex sindaco della Capitale Simon Compaoré gode di una bona popolarità nonostante sia stato un uomo di regime. Direttore del Gabinetto di Compaoré dopo il colpo di stato e l’assassinio di Thomas Sankara oltre al posto di sindaco della capitale ha anche ricoperto quello di Ministro dell’Agricoltura. Salif Diallo rientra nei libri paga della multinazionale Montsaldo per il suo importante ruolo in difesa della introduzione nel Paese degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), noti per rendere totalmente i contadini totalmente dipendenti alle multinazionali e con molti dubbi sui loro effetti negativi sulla salute.

Nonostante le dichiarazioni di simpatia verso i partiti di opposizione e della società civile, i membri fondatori del MPP sembrano mantenere prudenti distanze dalla protesta popolare e dalle manifestazioni di piazza. Attribuendosi una connotazione politica moderata il Movimento del Popolo per il Progresso sembra voler rassicurare l’Unione Europea che un eventuale cambiamento politico non comprometterà gli attuali rapporti diplomatici ed economici e, contemporaneamente, raccogliere l’appoggio e i finanziamenti dell’Internazionale Social Democratica e della Chiesa Cattolica.

La popolazione Burkinabé sta analizzando le reali intenzioni del neonato partito con molto diffidenza. Nonostante il passato e i  dubbi sulle reali intenzioni dei suoi fondatori, il MPP sembra aver già ricevuto l’approvazione delle forze socia-democratiche  europee e dei suoi organi di propaganda, compresa l’agenzia MISNA, che immediatamente hanno dedicato entusiastici articoli di sostegno al nuovo partito in Burkina Faso. Un entusiasmo che è ben maggiore di quello ancora da verificare tra la popolazione del Burkina Faso, che rischia di creare il classico mito inesistente grazie alla forza di una informazione politicizzata e indirizzata su precisi obiettivi eurocentrici.

Scarsa l’attenzione dei media internazionali su un avvenimento ben più importante per il futuro politico del Burkina Faso: la conferenza pubblica organizzata il 3 gennaio scorso dal Confederazione Generale dei Lavoratori del Burkina (CGT-B) dove si sono poste le basi per un’alleanza tra studenti, lavoratori e partiti di opposizione sulle basi di quella creatasi nel 1966 che portóò al sollevamento popolare costringendo il primo Presidente Maurice Yaméogo a dimettersi.

 

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