giovedì, Ottobre 22

Burkina Faso: il secondo golpe firmato Francia field_506ffbaa4a8d4

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La rivoluzione dell’ottobre 2014 è stato un vero e proprio movimento popolare dove le idee marxiste di Thomas Shankara sono rinate tra i giovani e la popolazione in generale. La riscoperta delle idee di Shankara è stata evidente il giorno della riesumazione del suo corpo, il 25 maggio 2015. Ouagadougou e le principali città del Paese furono invase di poster, video, immagini del leader rivoluzionario mentre centinaia di migliaia di persone incoraggiavano a completare il cammino rivoluzionario del Burkina Faso (Il paese degli uomini integri). Il mito rivoluzionario di Thomas Shankara e il suo progetto di trasformazione sociale ritornano a contagiare il continente. Idee simili e inni all’eroe burkinabè sono recentemente comparse tra le masse dei giovani in Senegal, Congo, Burundi. In tutti i Paesi francofoni dominati da mostruose dittature o da democrazie deboli sotto il pieno controllo francese le masse giovanili inneggiano ora alla rivoluzione Sankarista. Dopo 22 anni dalla sua morte il pericolo di contagio rivoluzionario ritorna nel Continente.

La rivoluzione d’ottobre del 2014 avvia alla ricomparsa dei movimenti politici rivoluzionari sankaristi. Dodici diversi movimenti politici sankaristi formano il 25 maggio 2015 una coalizione politica con una piattaforma rivoluzionaria presentando il loro candidato, Benewende Sankara che è legato al leader rivoluzionario non per parentela ma per simile programma politico. Il secondo movimento Sankarista del Paese è il Balai Citoyen molto attivo sui network sociali, su Facebook ma sopratutto tra le strade e le campagne del Paese. A differenza della coalizione dei movimenti sankaristi storici, Balai Citoyen (‘la Scopa dei Cittadini’) è di recente formazione. Fu fondato nel 2013 dal cantante rapper Serge Bambara detto Smonkey e dall’artista reggae Sams’K Le Jah. Un movimento rivoluzionario nato dalla gioventù burkinabè che in meno di un anno ha coalizzato oltre tre milioni di cittadini e resa possibile la Rivoluzione d’Ottobre e la caduta di Blaise Compaoré.

Nonostante siano stati accuratamente nascosti dalla maggioranza dei media africani e internazionali, i rischi che le formazioni di estrema sinistra vincessero le imminenti elezioni del 11 ottobre erano elevati. Nessuno degli altri partiti è in grado di offrire alle masse giovanili che hanno appeno fatto una rivoluzione la soluzione ai loro problemi: lavoro, terra, progresso, benessere, abitazioni decenti, rappresentatività democratica nelle scelte del governo. Le aspettative di 8 milioni di giovani sono altissime e i movimenti sankharisti sono visti nel Paese come la seconda e forse ultima opportunità per uscire dall’infernale gioco di miseria e schiavitù di una élite politica autoreferenziale e delle multinazionali occidentali, in primis quelle francesi.

È in questo contesto che il Gilbert Diendéré, il Comandante Aziz Korongo e il Generale Celeste Coulibay hanno deciso di attuare il colpo di Stato per evitare la ‘destabilizzazione’ e il ‘caos’. Tutti sono alti ufficiali della famigerata RSP (Régiment de Sécurité Présidentielle), la Guardia Pretoriana di Campaorè addestrata da Esercito e servizi segreti francesi, responsabile di 232 civili uccisi durante la rivoluzione dello scorso ottobre.

Tutti e tre i leader golpisti sono strettamente legati alla Francia. Il Generale Gilbert Diendéré è stato amico intimo di Nicolas Sarkozy e dell’attuale Presidente francese Francois Hollande. Il Comandante Aziz Korongo (capo degli squadroni della morte) e il Generale Celeste Coulibay (capo della RSP ai tempi di Compaorè) dopo la caduta del regime si erano rifugiati in Francia con domicilio temporaneo a Boulevard des Invalides, Parigi, la stessa strada dove, al n. 57, ha sede la Cooperazione delle Sicurezza e della Difesa con cui hanno collaborato per quasi 21 anni prima alla creazione della Scuola Tecnica Militare di Ouagadoughou (EMTO) e successivamente della Scuola Nazionale di Vocazione Regionale (ENVR) dove per quindci anni sono stati formati 200 alti ufficiali all’anno provenienti dalle colonie africane sotto controllo della Francia, molti di essi successivamente macchiatesi di crimini di guerra contro i loro popoli nelle varie repressioni dei motti democratici. Diversi ufficiali di Polizia burundese sono stati addestrati alla EMTO, altri presso i Carabinieri, Nucleo Speciale, in Italia…

Sono i tre leader golpisti gli uomini chiavi della RSP, un esercito all’interno dell’Esercito formato da soldati d’élite, per la maggior parte commando paracadutisti. Un corpo a parte sui cui lo Stato Maggiore dell’Esercito burkinabè non aveva alcun controllo. Ufficialmente sotto il comando del Presidente Blaise Compaorè, la RSP, in realtà, rispondeva agli ordini ricevuti da Boulevard des Invalides, n. 57.  I reparti della RSP hanno sempre sfilato alla parata militare in Francia per la festa nazionale francese del 14 luglio nello stesso ordine di sfilata riservato alle ‘truppe coloniali’ durante i gloriosi tempi dell’Impero. Alla caduta del regime la Francia ha fatto enormi pressioni sul Governo transitorio affinché la RSP non fosse sciolta, come richiedeva a viva voce la popolazione affermando che era il solo reparto in grado di difendere la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Il colpo di Stato e l’uso indiscriminato di armi da fuoco contro le prime manifestazioni di protesta di giovedì scorso (dieci morti e 60 feriti come bilancio provvisorio) sottolineano una volta in più lo strano concetto di democrazia e di rispetto dei diritti umani che la Francia applica alle ‘questioni africane’.

Per controllare la transizione democratica dopo la caduta del prezioso alleato (Compaorè) Parigi riuscì a bloccare i tentativi del Presidente Michel Kafando di smantellare la Guardia Repubblicana che per tutto questo periodo ha rappresentato una spada di Damocle sul processo democratico del Paese e una garanzia per la difesa degli interessi della classe imprenditoriale francese e le necessità geostrategiche di Parigi nella regione. Il Primo Ministro Isaac Zida è stato considerato il nemico numero uno della RSP e della Francia dopo aver ‘tradito’ Compaorè. Zida fu uno dei primi alti ufficiali militari a reclamare la dissoluzione del regime nel dicembre 2014.

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