venerdì, Settembre 25

Burkina Faso: il secondo golpe firmato Francia field_506ffbaa4a8d4

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Nella notte tra mercoledì 16 settembre e giovedì 17 settembre in Burkina Faso è stato attuato un colpo di Stato dai reparti della Guardia Presidenziale che hanno annunciato alla Radio TV nazionale  (RTB) di avere il Paese sotto controllo e di aver sciolto il Governo. Il Presidente ad interim Michel Kafando e il Primo Ministro Yacouba Isaac Zida sono stati posti agli arresti domiciliari. Secondo i media di libera informazione del Paese le due alte cariche dello Stato sono stati sottoposti a forti pressioni affinché dimissionassero dalle loro rispettive cariche. Difronte al loro secco rifiuto il Generale Gilbert Diendéré si è autoproclamato Presidente della Burkina Faso in qualità di Capo Supremo del Consiglio Democratico Nazionale, uno strumento politico improvvisato dalla Guardia Presidenziale per mascherare il fatto che ora il Paese è sotto il controllo illegale di una giunta militare.

Il colpo di Stato avviene 26 giorni prima delle elezioni presidenziali (previste per il 11 ottobre 2015) e nello stesso giorno della pubblicazione del rapporto sulla riesumazione e autopsia del leader rivoluzionario e fondatore del Paese, Thomas Sankara. Il Generale Diendéré ha spiegato al Paese le ragioni del colpo di Stato. «Era nostro dovere morale e costituzionale mettere fine alla grave situazione di insicurezza manifestatasi in Burkina Faso durante questo periodo pre elettorale. Dinnanzi al caos siamo stati costretti a passare all’azione con delle misure transitorie per impedire la destabilizzazione del Paese. Il Presidente di transizione Michel Kafando e il suo Primo Ministro, Isaac Zida sono agli arresti domiciliari e saranno presto rilasciati», afferma il Generale golpista ieri, 17 settembre 2015.

Di quale caos, insicurezza pre elettorale e destabilizzazione del Paese parla il Generale Diendéré? L’obiettivo del colpo di Stato è: impedire l’ascesa al potere di partiti rappresentanti i motti rivoluzionari  dell’ottobre 2014, quando la popolazione Burkinabè mise fine a 27 anni di spietata dittatura di Blaise Compaoré asceso illegalmente al potere nel ‘Giovedì nero’ del 15 ottobre 1987, quando il leader rivoluzionario e compagno d’armi di Compaoré, Thomas Sankara, all’epoca Presidente della Burkina Faso, venne assassinato durante un colpo di Stato orchestrato dalla Francia per impedire il processo rivoluzionario del ‘Uomo Integro’, come venne definito Sankara.

In meno di quattro anni dalla presa del potere Thomas Sankara completa la riforma agraria e nazionalizza i settori chiavi dell’economia e della finanza attuando una serie di riforme sociali e politiche. I risultati sono strabilianti. Senza aiuti occidentali (rifiutati in quanto considerati uno strumento dell’imperialismo), e senza allinearsi al blocco sovietico, la produzione agricola quadruplica offrendo alla popolazione l’auto sufficienza alimentare, per la prima volta nella storia del Paese. Un semplice quanto efficace programma di sviluppo viene applicato con successo su tutto il territorio nazionale. Il programma è denominato: ‘Un pozzo, una scuola, un ospedale per ogni villaggio’. L’emancipazione della donna burkinabè conosce uno sbalzo in avanti incredibile che infrange tabù e pregiudizi della società matriarcale. Il programma di liberazione femminile viene denominato ‘Insegniamo agli uomini ad essere padri e amanti non padroni’. I successi ottenuti durante il primo mandato presidenziale di Sankara, la sua politica rivoluzionaria e la sua indisponibilità ai compromessi con la Francia e l’Occidente in generale creano il panico in Europa, Stati Uniti e nei Paesi africani retti da dittature.

La sua morte fu decisa a Parigi dalla Cellula Africana dell’Eliseo (France-Afrique) durante una riunione il 4 settembre 1987. L’episodio che spinse Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti a decretare la sua morte fu il famoso discorso presso l’Organizzazione dell’Unità Africana (l’antenata dell’Unione Africana) ad Addis Abeba dove Sankara invitò i popoli africani a seguire l’esempio dei burkinabè, a rovesciare i tiranni che li governavano e a ripudiare l’Occidente e le sue istituzioni: IMF e Banca Mondiale che stavano affamando il continente con il ricatto del debito protratto durante il colonialismo e dalle successive dittature per armarsi e difendersi contro i propri popoli.

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