mercoledì, Agosto 12

Brunetta e il cappello frigio a Porta Portese field_506ffb1d3dbe2

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mercato porta-portese 

 

Porta Portese, metà mattina di domenica 8 dicembre. Anche se non si trovano gli affaroni di una volta, nel dì di festa il Mercato delle pulci che affolla l’area che si estende lungo la via Portuense, allungandosi verso Viale Trastevere, resta uno dei luoghi preferiti dei romani e dei turisti.

I miei coetanei, poi, ricordano l’omonima canzone di Claudio Baglioni che la rende palcoscenico di un piccolo dramma personale dell’io-cantante, con tanto di scoperta di tradimento in flagranza da parte di un fiducioso fidanzatino, tornato d’improvviso dalla naia.

Un luogo nazional-popolare, insomma, ora più che mai in auge, vista la crisi che rivaluta l’acquisto di merce usata, nobilitata con l’esotico nome di ‘vintage’.

Ebbene, fra stracci e robivecchi chi spunta, presidiato da tre guardie del corpo tre, manco fosse un blindato di Fort Knox? L’ex Ministro Renato Brunetta, che zompetta fra i banchi, mentre i suoi guarda-terga gli fanno largo fra la folla assiepata, in una scena proprio da seconda Repubblica (io quelli della Prima Repubblica li ho conosciuti e non erano così fanatici di dimostrazioni di potere attraverso il numero di agenti dell’ordine pubblico sottratti al ‘vero’ lavoro per fare le balie asciutte ad un broccolo qualsiasi…). Non dimentico quella volta che incontrai Claudio Scajola, ai tempi Ministro dell’Interno, & Signora, al ristorante, presidiati anche lungo tutta via Vittoria da 12 uomini di scorta.

Che ci fa il Catino (non esageriamo a chiamarlo Catone) forzaitaliota fra la ‘gggente‘, in mezzo agli stracci?

Forse nostalgia di Palazzo Grazioli, dove son volati stracci tant’è che s’è stracciato il Partito? O rimpianto di quei bei suk parlamentari dove Senatori e Deputati per il suo rais andavano un tanto al chilo (e De Gregorio pesava più dell’Aga Khan!). Oppure, nella sua compulsività d’indagine sul prezzo di tutto, voleva calcolare quanti jeans bucati e quanti finti piumini Belstaff può comprare Giovanni Floris con il nuovo contratto pattuito (non patteggiato) con la RAI?

Oppure voleva verificare se, domenica prossima, non avrebbe potuto mettercelo lui, in posizione strategica, un bel banchetto di occasioni, con un Alfano seminuovo, dotato di Partito Optional annesso, il cui simbolo richiama tanto una confezione di supposte di glicerina (l’olio di ricino ha un altro stile)? Magari ci starebbe bene anche uno Schifani un po’ spelacchiato, ma è ‘usato sicuro’… come quei cagnolini con la testa ballonzolante che si usava mettere nelle auto anni ’60 dietro il lunotto posteriore.

Oppure, voleva comprare un po’ di soprammobili per quelle innumerevoli case che ha sparse per la Penisola, con un mal della pietra risarcitorio di un’infanzia poco abbiente e di quella revanche che sembra nutrirlo e montarlo come 12 chiare d’uovo a neve per il soufflé?

Insomma, i fini di Brunetta che, con quel che guadagna potrebbe fare shopping a palla a via Condotti senza che il suo conto in banca ne fosse minimamente scalfito (a meno che la mitica Titti non si ritrovi delle inguaribili mani bucate) sono imperscrutabili.

Voleva forse andare alla caccia, fra i rigattieri, per ricercare vecchi documenti imbarazzanti e non sbianchettati che nutrissero l’attuale sua crociata contro un manipolo di ‘nemici’ dell’unto del Signore?

A proposito di quest’ultimo (d’altronde, gli ultimi saranno i primi), qualche ora dopo l’avvistamento brunettiano a Porta Portese, planava all’Auditorium della Conciliazione  -che nome imbarazzante – (marcia di avvicinamento verso Piazza San Pietro? Trema, Francesco!) per presentare i Circoli Forza Silvio  -uno stadio intermedio dell’evoluzionismo darwiniano delle sue reali intenzioni, quelle di creare un bouquet aristocratico di Dudù Club, di cui il sito Forza Dudù è un preludio- alla folla degli aficionados.

Si tratta di uno sviluppo ulteriore della zoolatria: dal Dio Serpente   -a cui era dedicata la canzone di Augusto Martelli (ricordate, è stato compagno di Mina), che fu per me la canzone simbolo del mio sfibrante fidanzamento decennale- alle vacche sacre, fino al Caimano (la Pitonessa e tutto il Giardino zoologico che ci ritroviamo in politica)…

Oggi che le vacche è meglio che ce le mangiamo e coi serpenti ci facciamo le borsette, si ripiega su Dudù e non se ne parli più… Com’è che la Protezione Animali non insorge per questa dissipazione dell’immagine di un povero cucciolo, piegato alle strumentalizzazioni politiche del suo acquirente?

Siamo davvero alla frutta, se un cane diventa il portavoce/portabandiera di un movimento politico. Ovvero, all’outing: ricordiamoci quanti sono stati i cani che hanno guidato i Partiti negli ultimi decenni e prendiamo questo come un lapsus freudiano.

Quanto al discorso da coaching che il tutore di Dudù (non ha ancora compiuto la maggiore età: esiste la pedofilia canina?) ha pronunciato, mi sa che negli ultimi tempi, il retore ha letto troppa fantascienza.

Quattro colpi di Stato in vent’anni equivarrebbero, dal suo punto di vista, a tutte le volte che ha dovuto mollare il potere a causa di pasticci che ha fatto lui tutto da solo, visto che i Partiti avversari, pur senza la spudoratezze delle appena tramontate larghe intese, avevano il potere di disturbo di un lombrico pacifista.

E mi viene da spanciarmi dal ridere a pensare a Mario Monti nei panni di Robespierre: dalle mie parti, si usa dire, di uno che straparla che… ha visto troppa televisione… e che si fa i film… Dunque, il patrigno di Dudù (non vorrete insinuare che c’entri qualcosa anche col suo concepimento?) ha tutti i numeri per entrare in questo identikit!

Di fronte a tutte queste amenità, i Forconi cominciano a dare segnali inquietanti… questi qui le culottes le hanno, ma tira egualmente una brutta aria, aria comunarda… La turris eburnea senza memoria del potere fine a sé stesso non ha un fremito: si troveranno forse nel pieno della Rivoluzione senza un berretto frigio da mettersi? Eureka: era forse un cappello frigio quello che Brunetta cercava, vintage, nei banchi di Porta Portese?

 

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