domenica, Novembre 29

Brividi … da referendum al sapore di regime Dalla direzione del PD a Travaglio: la ‘piccola’ riforma marginale, strumento potente nelle mani di chi ne voglia e sappia approfittare

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In un clima da carbonari, al buio di qualche sottoscala, per lo più ‘a distanza’, la direzione bulgara del PD (un ‘partito’, che sulla pagina di accoglienza del suo sito non indica né un numero di telefono, né un mail cui scrivere, ma elenca la ‘squadra’… di bocce e le modalità per iscriversi pagando la tessera!) siriuniscee si divide in due PD: uno vota per la relazione del Segretario e per il SI’ al referendum per il taglio dei parlamentari, l’altro pure, ma indica la scelta del NO.
Chiaro? Beati voi, e beato Goffredo Bettini che immagino ne sia l’inventore.
Poi, Nicola Zingaretti, sempre più ‘mozzarelloso’, esce in strada mascherato e proclama che tutto va bene, ma che ora si devono prendere i soldi del MES (è diventato un ‘must’) e subito Giggino replica che se lo può scordare. È la geniale tattica di Bettini: prima dai la merce e poi aspetti il pagamento. Aspetta, aspetta. Certo, va anche capito col renziano Stefano Bonaccini, oggi anti-stellini e ieri sfegatato pro e salvato letteralmente dalle sardine che ora ignora, che cerca di soffiargli il posto, la Bulgaria è necessaria.
Data l’età, la mia, cerco di risalire ad altre occasioni simili e, al massimo, mi vengono in mente gli incontri in conventi bui e sperduti tra Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia, agli albori della carriera (carriera?) politica di Pier Ferdinando. Si faceva così, tutto di nascosto in gran segreto, e poi uno la mattina si svegliava e si accorgeva che si stava facendo l’autostrada Pi.Ru.Bi, inutile, ma che passava per le rispettive città di provenienza.

Ma poi, l’apoteosi la sera del 7. Lilli Gruber inaugura la ripresa della sua trasmissione, sempre più giovane e pimpante (beata lei) parlando della salute di Silvio Berlusconi e poi, intervistando un Marco Travaglio in persona, smagliante, fresco, e, al solito, urlante.
Ora, per carità, di Berlusconi ci dispiace, ma insomma trattarlo come un povero vecchietto da compatire e trattare con i guanti di velluto (e i 40.000 morti?) mi sembra eccessivo. Che Carlo De Benedetti sia stato poco ‘delicato’ a fargli gli auguri di pronta guarigione, ricordando che non è proprio la persona più limpida del mondo, non mi sembra questo sbrego all’etichetta che diceva Travaglio (Travaglio? Travaglio) ma tant’è. Poi, nello splendore delle luci dello studio, giù a dire tutto il bene possibile del SI, mentre, collegato malamente a distanza, senza luce sufficiente, con una voce gracchiante e la ‘linea che cadeva in continuazione’, il povero (mi perdonerà, spero) il povero Massimo Cacciari cercava di dire qualche parola in fila: le rare volte che sembrava riuscirci, Travaglio non mancava di interromperlo urlando e quindi … ma insomma era prevedibile. Io me ne sarei andato dopo tre minuti, ma Cacciari è più forte di me, è veneto lui, io sono solo un molle campano!
L’impressione, alla fine della giornata, forse perché, ripeto, sono vecchio, è stata non solo e non tanto di un grigiore plumbeo, ma … beh, lasciatemelo dire e poi sparatemi a palle incatenate, di regime.

Sì, di regime: me lo sono sentito sulla pelle il regime, plumbeo, grigio, unilaterale. Quando Travaglio ha detto (dopo avere scritto gli articoli di cui parlavo ieri) che con la riduzione dei parlamentari si risparmiava il 7% del budget (loro sono moderni e raffinati, dicono così) del Parlamento e non lo 0,07%, mi aspettavo che la grande giornalista Gruber scattasse sulla sedia (sì è vero che ‘in pizzo in pizzo’ come ci sta seduta, se fa un movimento brusco si trova in terra) a dire ‘no, stai attento, è un po’ di meno’, ma ho atteso invano.
E poi ieri, il raffinato ‘I crociati del no con gli sci in spalla’ e la volgarità estrema della indicazione della Luciana Castellina che difendeva il divorzio ‘tra uno skilift e l’altro’, per non parlare del NO voluto da ‘Repubblica’ in coerenza con la sua ostilità a Mani Pulite e il Parlamento italiano il più costoso del mondo … e che hanno fatto gli stellini per ridurne i costi? Questo è grande giornalismo e chi sono io per criticare … ma questi sono anche i veri argomenti principali sui quali non dico nulla, salvo il disgusto per quello che fu un giornale intelligente.

E dunque riassumiamo gli argomenti per il SI’.
Che sono uno e uno solo: si risparmiano un po’ di poltrone (quindi la casta, gli approfittatori, i mangiapane a ufo, gli sci e gli skilift), e avendo meno parlamentari da mettere in lista, se ne sceglieranno naturalmentedi migliori, tanto più che, parola di Travaglio, i 2/3 dei parlamentari in Parlamento manco ci vanno e comunque non fanno nulla.
Ma, detto questo, si sono anche esauriti gli argomenti del SI’.
Salvo per una cosa che non si sottolinea mai. Se i partiti potranno scegliere un numero minore di parlamentari da mettere in lista -e tutti sappiamo che le ‘scelte’ sono fatte sapendo perfettamente chi sarà eletto lì e chi no, e quindi le liste si fanno sapendo perfettamente chi alla fine sarà eletto – l’unica cosa certa, anzi, certissima, è che solo dei matti potrebbero indicare persone diverse, innanzitutto da sé stessi e poi dai propri amici più fedeli. Pensate forse, o pensa forse Travaglio, che domani Giggino dovendo scegliere il candidato per Pomigliano, escluderà sé stesso perché chiaramente incapace? Con tutta la disistima che ho per il predetto, francamente, una cosa del genere sarebbe inumana, neanche San Francesco! E dunque, alla fine, altro che unaspinta a scegliere i migliori’, sarà esattamente l’opposto: la spinta, anzi, il ‘must’, a scegliere i peggiori e i più fedeli. Peggiori e fedeli? E certo: perché se sei una nullità, è meno probabile che possa avere idee tue e se sei fedele obbedisci, ma un fedele intelligente è lo stesso che scegliersi una vipera da mettersi nel taschino della giacca! Mica ci vuole Hegel per capirlo.

E veniamo, pacatamente, al perché NO.
Ridurre il numero dei parlamentari in un Parlamento immutato nelle funzioni e nelle attività, equivale, qualità dei parlamentari a parte, a sottoporre i parlamentari ad un subisso di lavoro, che impedirà loro di svolgere proprio la funzione per la quale sono lì: rispondere alle esigenze e ai bisogni degli elettori. Capacità a parte (e se sono cretini, beh è ovvio), se devi passare la gran parte del tuo tempo a trasformare i decreti del Governo, il tempo per fare proposte di legge autonome e, magari, nell’interesse dei cittadini, diminuisce fino a scomparire. Tutto, alla fine, è devoluto alle segreterie dei partiti, cioè al compromesso politico, agli interessi di partito e non del Paese: è inevitabile, a meno di eleggere tutti Santi Francesco, dei quali, mi si perdonerà, io vedo una certa penuria.
Ma poi, si dimentica che il Parlamento non è solo il luogo dove si fanno le leggi, ma è, o dovrebbe essere, ecco il punto, il luogo dove si danno e si valutano gli indirizzi politici, si fanno le scelte di civiltà e di prospettiva, si disegna il futuro. Come, se manca il tempo e per di più i parlamentari sono possibili cretini e certi ‘fedeli’?

Tutto ciò, darà al Governo un potere di fatto (badate bene: ‘di fatto’, la cosa più pericolosa) molto maggiore di quanto ne abbia oggi, proprio per l’impossibilità reale del Parlamento di svolgere la funzione di cui parlavo prima: il controllo e l’indirizzo, il cuore della attività parlamentare.

Lapiccolariforma marginale, come dice Travaglio (ma allora se è così marginale perché tutto questo Ambaradan?), diventa allora uno strumento potente nelle mani di chi ne voglia e sappia approfittare. Magari non i figuri attualmente al potere (largamente al di sotto del minimo vitale, vicinissimi all’encefalogramma piatto!) ma chi c’è dietro o può esservi dietro, magari non a Castiglion Fibocchi, ma in un clima in cui tutto ciò ‘parte’ dalla affermazione ripetuta di inutilità del Parlamento (Beppe Grillo), di ‘poltronari’ (Giggino), di richiesta di pieni poteri di fatto (Matteo Renzi), pieni poteri veri e propri (Matteo Salvini – Giorgia Meloni).

Non sono obiezioni da poco. Sono timori esagerati? Forse. Ma ciò che conta è che, da questa riforma, possono derivare queste possibilità, magari per altri più ‘svegli’ degli attuali. Quando poi si parla, Travaglio in testa!, di altre ‘piccole’ riforme, tipo cancellazione del Senato, aumento dei poteri dell’Esecutivo, ecc., sull’onda del successo di questa piccolissima … a me vengono i brividi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.