domenica, Novembre 29

Brexit: qual è il destino delle Falklands?

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La Brexit potrebbe cambiare lo scenario per la controversia sulle Falkland-Malvinas, aprendo nuove opportunità diplomatiche per l’Argentina che reclama la sovranità di questo territorio britannico d’oltremare. A sottolinearlo è l’ex ambasciatore argentino a Londra, Vicente Berasategui, che ricorda come gran parte dell’economia delle isole dipenda dall’Unione Europea«L’impatto sul commercio potrebbe essere importante», nota il diplomatico, aggiungendo che gli isolani perderanno anche i fondi di sviluppo europei.

Si stima che il 70% del Pil delle Falkland, provenga dal commercio con l’Unione Europea (specialmente con Spagna e Italia) soprattutto nel campo della pesca. I kelpers, come vengono chiamati gli isolani, ne sono ben consapevoli e avevano respinto la Brexit al referendum di giugno. «Un cambiamento che riduca l’accesso dei nostri prodotti al mercato unico europeo potrebbe essere catastrofico», aveva avvertito prima del voto Sukey Cameron, rappresentante delle isole a Londra. Michael Poole, un membro del Parlamento delle Falklands che già si era espresso per la sovranità delle piccole isole, gli aveva fatto eco definendo l’anno scorso una possibile brexit «catastrofica». 

Altra questione è il sostegno diplomatico che Londra ha sempre ricevuto dall’Ue nello scontro con l’Argentina. «I paesi europei hanno finora sostenuto la posizione britannica perchè le isole erano riconosciute come territorio d’oltremare nel patto costitutivo dell’Unione Europea, ma non vogliono avere problemi nei rapporti con l’Argentina» nota Berasategui, secondo il quale, dopo la Brexit, «l’appoggio delle nazioni europee a Londra potrebbe ridursi un poco». Questa tesi è stata però già contrastata dai ‘brexiters’: già dagli anni 80, in piena guerra tra Argentina e Gran Bretagna, diversi Paesi della vecchia ‘CEE’, come la Francia, si schierarono a favore di Londra. Altri, però, fecero il possibile per aiutare l’Argentina: Spagna, Italia, Belgio aiutarono, in un modo o nell’altro, Buenos Aires. 

Per quanto riguarda il commercio, Londra sembra voler mostrare segni di apertura verso l’Argentina, in virtù della politica degli accordi commerciali bilaterali che la Gran Bretagna intende perseguire in seguito all’uscita dal club europeo: «abbiamo diverse opinioni sulla sovranità», ha detto l’ambasciatore britannico in Argentina, Mark Kent, «ma ciò non significa che non possiamo cooperare su altri aspetti […] Il punto è che ci sarà più apertura verso tutti i mercati, rapporti più stretti e nuove opportunità di commercio. Non ci chiuderemo in noi stessi, Brexit non significa protezionismo, ma proprio il contrario».

Il lato puramente militare della questione resta un’incognita. Da una parte la difesa del territorio britannico e la vittoria contro l’aggressione argentina sono stati possibili anche grazie al largo margine di sovranità e potere decisionale di Londra, che certamente saranno maggiori in prospettiva di un’uscita dall’UE. Dall’altra, l’indebolimento dell’economia britannica che alcuni temono potrebbe portare a dei tagli alla spesa militare, e quindi al contingente che si occupa della difesa e della sicurezza delle Falklands.

 

Situate a largo della costa argentina, le Falkland sono state occupate dai britannici nel 1833. L’Argentina, che le chiama Malvinas, non ha mai riconosciuto la sovranità di Londra e nel 1982 ha tentato di riprenderne militarmente il controllo in una fallita avventura bellica che provocò il crollo della dittatura allora al potere. Nel 2013 i kelpers hanno votato in massa per rimanere territorio d’oltremare britannico. Intanto l’avvento della presidenza di Mauricio Macri a Buenos Aires ha portato ad una distensione dei rapporti con Londra e all’avvio di una connessione aerea diretta fra le isole e l’Argentina. In un’analisi per il ‘Council on Hemispheric AffairsJim Baer frena comunque ogni possibile isteria: «è troppo presto per determinare l’impatto di lungo periodo della brexit sulle Isole Falklands», scrive,«ha inizio un periodo di paura, ma anche di speranza».

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