venerdì, Aprile 19

Brexit, May alla prova del voto di sfiducia Usa, Nancy Pelosi ha chiesto a Trump rinviare il discorso sullo stato dell'Unione per lo shutdown

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Ancora nel mirino Theresa May. Dopo la bocciatura di ieri ai Comuni dell’accordo per la Brexit con la Ue, stasera dovrà affrontare il voto di sfiducia. Tutto porta ad una sua conferma, ma la premier nel suo discorso alla Camera ha ribadito i concetti delle ultime settimane: fiducia per attuare la Brexit nel rispetto della volontà popolare espressa del referendum del 2016. Il leader laburista Jeremy Corbyn nel Question Time però è stato chiaro: «Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese. Qualsiasi altro primo ministro si sarebbe già dimesso di fronte all’entità della disfatta subita ieri». Le elezioni non sono nell’interesse nazionale, il parere invece della May, secondo cui porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità. Il Partito Conservatore si è comunque ricompattato dietro la May, nonostante quanto visto ieri.

Anche la Ue si è ricompattata e lancia un messaggio chiaro alla Gran Bretagna: l’accordo raggiunto sulla Brexit non si può ritrattare. «Ora sta al Regno Unito dire cosa vuole fare. Aspettiamo di sapere da loro quali sono i prossimi passi», ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea, che però lascia intendere che c’è qualche margine per ritoccare la dichiarazione politica congiunta sulla partnership futura. «A dieci settimane dal 29 marzo, non è mai stato così elevato il rischio del no deal», ha invece ricordato il capo negoziatore Ue Michel Barnier nel dibattito in aula a Strasburgo. «Adesso nessuno scenario può essere escluso, in particolare quello che abbiamo sempre voluto evitare: l’uscita del Regno Unito senza accordo», ha affermato.

«Diteci che cosa volete ottenere e dateci una chiara indicazione e poi l’Ue sarà disposta a concludere i negoziati su un buon accordo», il commento di Manfred Weber, leader dei Popolari al Parlamento Ue, mentre Angela Merkel ha detto: «Cerchiamo di trovare una soluzione ordinata, ma siamo anche preparati all’opzione che una tale soluzione ordinata non ci sia». La cancelliera tedesca ha deplorato il voto di ieri in Parlamento e ha sottolineato che adesso si lavora «per fare in modo che i danni, che comunque ci saranno, siano i minori possibili». E a chi parla già di un nuovo referendum sulla Brexit, ha risposto così da Strasburgo l’eurodeputato britannico euroscettico Nigel Farage: «Se dovessimo votare per un secondo referendum, potreste avere una grossa sorpresa, certo i britannici possono essere molto rilassati, molto cool, ma se vi spingete troppo oltre il leone ruggirà e se ci sarà un secondo referendum noi vinceremo con una maggioranza ancora più forte».

Negli Usa è ancora alta la tensione per lo shutdown. Per questo motivo la speaker della Camera del Congresso Nancy Pelosi ha chiesto al presidente Donald Trump di rinviare il discorso sullo stato dell’Unione previsto per il 29 gennaio. In alternativa l’esponente democratica chiede che il tycoon lo trasmetta al Congresso per iscritto. La Pelosi parla di preoccupazioni sul fronte della sicurezza, visto che lo shutdown colpisce anche gli agenti del Secret Service, l’agenzia federale che si occupa della protezione delle alte cariche dello stato e che vigila anche sugli eventi come lo State of the Union.

Intanto però l’amministrazione è stata costretta a richiamare circa 50 mila dipendenti federali lasciati a casa senza paga per fronteggiare compiti ritenuti essenziali, come il pagamento dei rimborsi delle tasse, il controllo della sicurezza dei voli e i controlli alimentari. Mentre sono 800mila complessivamente i dipendenti pubblici colpiti da questo ‘problema’.

Ma Trump va avanti e pensa ancora al muro anti-migranti con il Messico, tema legato a doppio filo allo shutdown. «Ci sono ora 77 muri importanti o significativi costruiti nel mondo, con 45 Paesi che stanno progettando o stanno costruendo muri. Oltre 800 miglia (1287 km) di muri in Europa solo dal 2015. Si è riconosciuto che tutti hanno avuto successo al 100%. Fermiamo il crimine al confine sud!», ha scritto su Twitter il presidente.

In Siria è di almeno 16 morti il bilancio dell’attentato suicida che ha preso di mira Manbij, località nel nord del Paese. Quattro delle vittime sono militari della Coalizione anti-Isis a guida Usa, mentre gli altri sono miliziani locali filo-Usa e civili. L’attentato è stato rivendicato dall’Isis.

Chiudiamo con lo Yemen, perché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che chiede il dispiegamento per sei mesi di un team di massimo 75 osservatori nella città di Hodeida. Il tutto per monitorare il cessate il fuoco concordato nell’accordo di Stoccolma a dicembre.

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