domenica, Novembre 29

Brexit: la Scozia si tiene stretta i suoi cittadini europei Nell’eventualità di una Brexit senza accordo, il Primo Ministro scozzese si mette ai ripari e invita tutti i cittadini europei a rimanere

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«Sono orgogliosa nel dire che la Scozia è la vostra casa, siete i benvenuti e vogliamo che rimaniate con noi», così il Primo Ministro scozzese, Nicola Sturgeon, parla ai cittadini europei immigrati in Scozia. Sembra quasi un paradosso: gli scozzesi sono europei, de jure, fino alla Brexit, ma rimangono, de facto, i più europeisti nel Regno Unito. Infatti, secondo un sondaggio ufficiale YouGov, solo Scozia e la città di Londra risultano preferire la permanenza in Unione Europea se non si riuscisse a trovare un accordo prima della Brexit. Infatti, la Scozia aveva votato per rimanere al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea: un milione e seicentosessantamila persone avevano votato ‘remain’, il 62% dei votanti scozzesi, seicentocinquantamila persone in più rispetto a chi aveva votato ‘leave’.

La premier Sturgeon scrive una lettera aperta ai cittadini europei che vivono in Scozia. Nella lettera invita tutti i cittadini UE a rimanere anche dopo la Brexit. Ma l’azione magnanima e lungimirante del Governo scozzese non si ferma qua. Edimburgo offre un servizio di supporto dedicato ai cittadini europei residenti in Scozia. Questo insieme di consigli e di chiarimenti aiutano ad orientarsi nei siti governativi per richiedere il settled status’, ovvero lo status di persona stabilmente residente. Questo certificato digitale sostituisce la ‘permanent residence’, che garantiva i diritti dei cittadini europei di entrare, lavorare e risiedere nel Regno Unito. Con l’ombra di una Brexit senza accordo (no deal) con l’Unione Europea, si è sempre temuto che gli immigrati europei perdessero tutti i loro diritti acquisiti. Ma la lettera e l’azione governativa scozzesi cambiano tutto.

Nella presentazione grafica del supporto governativo, titolato EU Citizens in Scotland This is our commitment to you’, si legge: «Il Regno Unito si prepara a lasciare l’Unione Europea e sappiamo che i cittadini europei si domandano cosa succederà dopo e cosa devono fare. Sfortunatamente, rimane possibile lo scenario del no deal, che potrebbe avere risvolti negativi per i cittadini europei in Scozia». Il Governo scozzese è molto sensibile nei confronti della questione: ha bene in mente lo scenario che un no deal potrebbe sortire, non solo dal punto di vista economico. I cittadini europei vengono elevati a priorità, la terra che li ha accolti ora si muove per difenderli.

«I vostri diritti sono protetti, vogliamo che rimaniate in Scozia, ma dovete richiedere il settled status. Per aiutarvi, abbiamo creato questo programma di supporto per guidarvi nella richiesta del settled status e per consentirvi di rimanere in Scozia», si legge nel documento. Questa campagna del ‘Stay in Scotland’ potrebbe far pensare bene alcuni e male altri: potrebbe essere un sentore di razionalità nel mezzo di un mare di follia e panico, oppure un gesto che non dice nulla di straordinario perché è il minimo che un politico può fare, oppure un disperato tentativo di non perdere popolazione e persone che fanno girare, nel loro piccolo, l’economia. Nella sua lettera, Sturgeon dice: «Giocate un ruolo cruciale nell’economia e nei servizi pubblici scozzesi. Siete una parte vitale della Scozia non solo per le vostre abilità e talenti, ma anche per la diversità e la ricchezza che portate nella nostra cultura e nelle nostre comunità».

La stessa Sturgeon parla di economia e servizi pubblici: non avrà mica paura di vedere una crescita economica rallentata per colpa della Brexit? o saremo noi ad essere abituati a un discorso diverso? magari, opposto a quel ‘la vostra diversità è la nostra ricchezza’. Sturgeon lancia un messaggio chiaro: le persone che vivono da anni in Scozia, che si sono create una famiglia o che hanno una carriera avviata, hanno il pieno diritto di stare in Scozia.

E ricordiamoci che il settled status è stato istituito dal Governo inglese che ha l’esclusiva politica nella questione. Gli scozzesi stanno (solo) aprendo le proprie braccia, stanno aprendo gli occhi alle persone con cui condividono la propria cultura e la propria terra, dicendo chiaramente a loro quali sono i loro diritti. Persone che alle volte sono poco informate, soprattutto per quelle persone che vivono nelle periferie del territorio nazionale. Il Primo Ministro scozzese è simbolo di apertura e di apprensione civica, prima che politica. «La Scozia è la vostra casa, siete i benvenuti e siete valorizzati», intona nella sua lettera ai cittadini europei.  

Ma, in caso di no deal e mancato possesso del ‘settled status’, cosa rischiano i cittadini europei nel Regno Unito? Rischiano di non poter più stare in Scozia, rischiano di dover abbandonare la Nazione. Ilsettled statusè fondamentale per la loro permanenza nel Regno Unito, in Scozia. Per scongiurare l’esodo, il Governo scozzese «sosterrà le comunità e i lavoratori a prendere atto dei loro diritti, a capire come richiedere lo ‘status’ e a offrire un aiuto e consigli appropriati», si legge nella lettera del Primo Ministro. «Nelle prossime settimane, verranno pubblicati volantini e informazioni dedicate a cittadini, lavoratori, deputati del Parlamento e comunità». Il supporto informativo che offre la Scozia è sintomo di affezione e rispetto per le persone immigrate: «La Scozia ha una lunga storia per quanto riguarda l’accoglienza di persone di tutte le nazionalità».

Le persone che possono richiedere ilsettled statussono i cittadini europei che hanno vissuto nel Regno Unito per un periodo minimo di cinque anni, in maniera lecita e continuativa. Per chi fosse appena arrivato, o che comunque non abbia raggiunto i cinque anni di permanenza, può essere richiesto un ‘temporary status’, ovvero un permesso di soggiorno temporaneo. Questo con la prospettiva di arrivare a cinque anni e richiedere il ‘settled status’.

Il 21 giugno 2018, il Governo britannico aveva fornito ulteriori chiarimenti sui termini e le modalità operative del nuovo ‘settled status’. Il Governo si pone l’obiettivo di concedere lo status a tutti i richiedenti, piuttosto che rigettare le domande. Il modulo online consiste di tre domande, atte a confermare la propria identità, la propria residenza nel Regno Unito e il possesso di una fedina penale pulita. Inoltre, a differenza dei due anni concessi dalla ‘permanent residence’, il ‘settled status’ alza il tetto massimo di assenza dal suolo britannico a cinque anni consecutivi. Il Primo Ministro scozzese dice, nella sua lettera, che «Il Regno Unito ha organizzato un programma per richiedere il ‘settled status’ e la Scozia si muoverà per aiutare tutti i cittadini europei nella loro richiesta».

Secondo Office for National Statistics, sono tre milioni e settecentomila i cittadini europei che vivono nel Regno Unito. Quasi quattro milioni sui sessantasei milioni di cittadini britannici, di cui cinquantadue vivono in Inghilterra. La Scozia ospita circa duecentonovemila cittadini europei, che rappresentano quasi i due terzi della popolazione immigrata. La componente europea rappresenta il 3,9% della popolazione scozzese.

Sappiamo tutti che i romani arrivarono in Gran Bretagna e costruirono il vallo di Adriano. Sappiamo, anche, che circa settantamila persone in Scozia hanno discendenze italiane. Insomma l’Italia o per conquiste o per lavoro in Scozia è andata. Ma non bisogna concentrarsi su una nazionalità in particolare, anche se è la nostra stessa. Il messaggio del Governo scozzese è di apertura a tutte le nazionalità, a tutti i ceti sociali e a tutte le persone che rendono la Scozia ricca e variegata. Il Primo Ministro scozzese non scrive per distrarsi un po’, ma per lanciare un salvagente nella tempesta Brexit, un salvagente che accoglie la multiculturalità e la diversità.

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