venerdì, Dicembre 13

Brexit, la May annuncia la data: ‘Il 29 marzo 2019 via dalla Ue’ Trump sulla Corea del Nord: 'Non dobbiamo restare ostaggio delle fantasie contorte di un dittatore'. Catalogna: la Forcadell esce dal carcere su cauzione

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Segnatevi bene questa data, venerdì 29 marzo 2019, alle ore 23. Perché sarà il momento in cui la Gran Bretagna uscirà dall’Ue. Ad annunciarlo la stessa premier Theresa May con un emendamento alla Withdrawal Bill (o Repeal Bill), la legge quadro sul divorzio dall’Europa.

La premier May vuole con questa mossa mettere a tacere le voci, in particolare all’interno del suo partito conservatore, di quanti si oppongono al divorzio britannico dall’Ue. Si tratta di una mossa per mostrare quanto il governo sia determinato nel portare a termine la Brexit. «Nessuno dubiti della nostra determinazione o metta in discussione la nostra risolutezza, la Brexit sta avvenendo», ha affermato la May.

La Brexit è ancora del tutto reversibile anche se la Gran Bretagna mette nero su bianco la data e l’ora di uscita dall’Unione. A dirlo in una intervista alla ‘BBC John Kerr, ex ambasciatore britannico all’Ue: «In ogni momento possiamo cambiare idea se vogliamo e se lo facessimo sappiamo che i nostri partner europei sarebbero ben felici».

Dall’Europa è arrivato il commento del capo negoziatore per la Ue Michel Barnier, in merito al sesto round negoziale: «Le discussioni sono state di approfondimento, chiarimento e lavoro tecnico» e ha ribadito la volontà di trovare un’intesa sulla prima sequenza prima del vertice di dicembre. E ha precisato che servono progressi entro le prossime due settimane per essere in grado di andare avanti, da dicembre in poi, a discutere la seconda fase della Brexit.

Dalla sua invece il ministro britannico David Davis parla di «chiari progressi» nei negoziati ed «è tempo di passare a una discussione politica sulle relazioni future tra Regno Unito e Unione europea». Davis ha anche sottolineato che, per arrivare a un risultato prima del prossimo Consiglio europeo di dicembre, «serve flessibilità da entrambi i lati».

Conclusa invece un’altra tappa del tour asiatico da parte del presidente Usa Donald Trump, che dopo la Cina e ha raggiunto il Vietnam per partecipare al summit Apec, a cui partecipa anche Vladimir Putin, e dove ha presentato il piano ‘libero e aperto Indo-Pacifico’, una barriera di contenimento della Cina con India, Australia e Giappone. Trump e Putin, ha specificato la Casa Bianca, per questioni di agenda non avranno incontri bilaterali formali, ma non è escluso un faccia a faccia a margine del vertice. Nel suo intervento, Trump ha detto: «Non possiamo più tollerare e non tollereremo più barriere commerciali e pratiche inique. Nessuno più si prenderà vantaggi sul commercio con noi, metterò sempre davanti l’America con negoziati sempre su base bilaterale con chi vorrà». Mentre sulla Corea del Nord ha ribadito: «Non dobbiamo restare ostaggio delle fantasie contorte di un dittatore di conquista violenta e di ricatto nucleare. Per ogni passo che il regime nordcoreano fa verso più armi, è uno verso un pericolo sempre più grande».

Da Xi Jinping invece un appello ad una globalizzazione «più aperta, equa e bilanciata» e ha detto che l’apertura «porta progresso, l’autoesclusione lascia indietro».

Andiamo in Spagna, perché la presidente del Parlament catalano, Carme Forcadell, è uscita dal carcere di Alcalà-Meco di Madrid poco dopo aver pagato la cauzione di 150.000 euro imposta ieri dal Tribunale supremo. La Forcadell, accusata di ribellione e sedizione insieme ad altri quattro deputati catalani, ha passato la notte in carcere e rischia fino a 30 anni di carcere.

Paura in Francia. Un uomo si è lanciato con la sua auto contro un gruppo di giovani nei pressi del liceo Saint-Exupéry di Blagnac, vicino a Tolosa. Tre gli studenti cinesi feriti, di cui due gravi. Il conducente dell’auto è stato fermato e ha detto di aver ‘ricevuto ordini’. Secondo le prime informazioni l’uomo non è schedato con la lettera ‘S’ degli individui a rischio radicalizzazione. Ancora non è chiaro se si tratti di terrorismo.

Intanto stamane incontro a Parigi tra il presidente francese Emmanuel Macron e quello tedesco Franck-Walter Steinmeier, in occasione del del 99° anniversario dall’armistizio nella prima guerra Mondiale. Per Macron, è oggi più che mai «necessario e altresì urgente rafforzare l’Unione europea per fermare lo scetticismo e il rifiuto». Steinmeier ha detto di capire le paure degli europei che «non si sentono protetti dalle conseguenze della globalizzazione», ma ha insistito affinché «l’Europa vada avanti per evitare che si ripetano le devastanti guerre del passato».

Lotta dura in Turchia contro l’Isis. Maxi-operazione contro cellule jihadiste, dopo gli oltre 150 arresti di ieri nella capitale Ankara. I nuovi blitz hanno portato alla cattura a Istanbul di 82 foreign fighters. Secondo l’intelligence, gli stranieri finiti in manette volevano recarsi in Siria nei prossimi giorni. Un’altra operazione condotta ad Adana ha portato all’arresto di 11 sospetti affiliati all’Isis di nazionalità siriana.

Incontro a Roma tra il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e la vice Primo ministro e ministro degli Esteri della Bulgaria, Ekaterina Zaharieva. Al centro dei colloqui la collaborazione nel contesto regionale, con attenzione al processo di integrazione dei Balcani occidentali, alle relazioni con Turchia e Russia e alla gestione dei flussi migratori. «Sono particolarmente lieto per l’eccellente livello dei rapporti bilaterali e per l’intensità del dialogo politico. Siamo desiderosi di intensificare le consultazioni politiche anche in vista del prossimo semestre bulgaro di Presidenza dell’Unione Europea», ha detto Alfano, «la nostra cooperazione economica è estremamente significativa. Il commercio bilaterale è in crescita costante: l’Italia ormai è il secondo partner commerciale della Bulgaria».

Chiudiamo con due interrogatori. Il primo negli Usa, dove è stato ascoltato in merito alle indagini sul Russiagate Stephen Miller, consigliere politico del presidente e figura di primissimo piano alla Casa Bianca. Uno degli obiettivi degli investigatori è capire se dietro alla gestione del caso del capo dell’Fbi James Comey ci sia stato un tentativo da parte dell’amministrazione di ostacolare le indagini. Il procuratore Mueller, inoltre, sarebbe interessato all’incontro che si svolse nel marzo del 2016, in piena campagna elettorale, dove il consigliere di politica estera del tycoon George Papadopoulos si propose per organizzare un incontro tra Trump e Vladimir Piutin.

In Israele invece ben 4 ore davanti agli inquirenti per il premier Benyamin Netanyahu. E’ stato il quinto del primo ministro da quando sono cominciate due distinte indagini che riguardano sospetti di regali illeciti ricevuti dal premier e presunti favori avuti da uomini d’affari in cambio di aiuti per i loro interessi.

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