venerdì, Ottobre 18

Brexit: Johnson e l’ultimo tentativo per evitare un no-deal "Questa proposta probabilmente non funzionerà con Dublino o Bruxelles per le ragioni che sono già state sollevate anni fa"

0

Il governo britannico «ha fatto tutto il possibile» nella speranza di raggiungere un accordo con l’UE sulla Brexit, «mostrando grande flessibilità»: se Bruxelles non farà altrettanto, allora Londra uscirà il 31 ottobre senza accordo. Questo ha detto il Premier britannico Boris Johnson davanti ai Comuni, all’indomani della presentazione all’UE di un piano alternativo per evitare il backstop tra Irlanda del Nord e Irlanda affinché la prima lasci l’unione doganale alla fine del periodo di transizione insieme al resto del Regno Unito, riprendendo così i controlli doganali sull’isola irlandese, ma non al confine; parallelamente però la provincia nordirlandese resterebbe nel mercato unico, allineata con le regole europee sulle merci, ma su questo dovrebbe votare il Parlamento di Belfast entro dicembre 2020 e poi ogni 4 anni. I controlli doganali tra Irlanda del nord e l’Irlanda verrebbero ripristinati sarebbero «notificati mediante una dichiarazione» e poi verificati non lungo il confine, bensì grazie a controlli «decentralizzati», attraverso «un piccolo numero» di infrastrutture collocate presso depositi aziendali.

Johnson ha dichiarato che è importante che Bruxelles sia consapevole che questa è «la nostra volontà» e che «siamo pronti», nel caso, al no deal. «Proposta sconsiderata, riedizone in peggio del piano May» ha affermato il leader laburista Jeremy Corbyn parlando alla Camera dei Comuni, sottolineando che «nessun parlamentare laburista può sostenere un accordo così sconsiderato che sarebbe usato come trampolino di lancio per attaccare standard e diritti in questo paese» e che, per questo, sono necessari «seri negoziati», lasciando che «il popolo decida se andarsene con un accordo ragionevole o rimanere».

«Se queste sono le ultime proposte, allora si andrà a uscita no-deal. Non possiamo supportare alcuna proposta che suggerisca che un partito o persino una minoranza nell’Irlanda del Nord prenda una decisione per tutti. Questo non è coerente con gli accordi del Venerdì Santo ed è qualcosa che non possiamo accettare come parte dell’accordo finale» ha detto oggi il vice primo ministro irlandese e ministro degli esteri Simon Coveney che è convinto che il Primo Ministro vuole certamente trovare un nuovo accordo e le ultime proposte rappresentato una mossa in quella direzione ma contengono dei «problemi fondamentali» sui controlli doganali e sul potere di veto del parlamento dell’Irlanda del Nord. «Sicuramente», ha dichiarato la ministra degli Affari europei irlandesi Helen McEntee, «non è accettabile per il governo irlandese, ma neanche per l’UE».

Il nuovo piano proposto all’UE dal premier britannico Boris Johnson non sembra infatti aver convinto Michel Barnier, capo negoziatore di Bruxelles per la Brexit, soprattutto per il ruolo dell’Assemblea nordirlandese. Con David Blunt, docente alla City University of London, abbiamo cercato di capire meglio la proposta di Johnson e la possibile risposta di Bruxelles.

 

Johnson ha presentato il suo ‘prendere o lasciare’ a Bruxelles, e secondo molti osservatori il suo è finalmente un passo avanti, un segno di buona volontà. Si tratta di una ‘buona volontà’ alla quale Johnson si è convinto e per quali motivi? oppure è stato costretto a questo passo? e allora costretto da cosa?
Penso che questa aggressiva linea di trattativa riguardi maggiormente il pubblico domestico. Se Bruxelles volesse negoziare l’accordo in corso, Johnson sarebbe portato a non impegnarsi in buona fede.
In questa proposta quali sono i punti sui quali  Johnson ha aperto e che dunque fanno ritenere, almeno a lui, che si tratti di un ‘ragionevole compromesso’?
Johnson è passato dall’idea ridicola di ‘nessun backstop’ all’idea non plausibile di un backstop limitato nel tempo. Tuttavia, questa proposta probabilmente non funzionerà con Dublino o Bruxelles per le ragioni che sono già state sollevate anni fa.
La proposta avanzata ieri da Johnson sarebbe davvero risolutiva per gli obiettivi della Gran Bretagna? e dove si scontra con gli obiettivi della UE?
La richiesta europea essenziale è quella di preservare l’integrità del mercato unico. La Gran Bretagna e l’Irlanda (e quindi l’UE) vogliono preservare un confine aperto in Irlanda. Queste due richieste sono in conflitto. Una frontiera aperta significa un mercato non sicuro.
E dove si scontra invece con gli obiettivi di Irlanda e Irlanda del Nord?
Come accennato, un confine chiuso è altamente problematico per la pace in Irlanda. Un ritorno al vecchio confine duro aumenterà le tensioni settarie e nessuno vuole un ritorno alla violenza politica.
E’ vero che, come sostiene la Ministro per gli Affari europei dell’Irlanda, Helen McEntee, la proposta è inattuabile, inaccettabile in quanto ha un profilo illegale secondo la legge nazionale britannica, che vieta qualsiasi nuova infrastruttura al confine irlandese che non esisteva prima del giorno della Brexit? Quali sarebbero questi profili di illegalità?
Non ho visto il commento di McEntee, ma potrebbe essere che il ritorno di un confine duro possa violare l’accordo del Venerdì Santo.
Secondo una parte di osservatori, la UE non accetterà questo accordo. Perchè dunque per Bruxelles questa non sarebbe una proposta ‘ragionevole’ come invece l’ha definita  Johnson? 

Pubblicamente, stanno facendo uno sforzo per impegnarsi, ma a porte chiuse le voci dicono che questa proposta è scoraggiante.

‘Boris Johnson verso la valle della morte’, ha titolato ‘Politico’. Lei condivide?

Questo è un riferimento alla carica della brigata leggera di Tennyson. È piuttosto rivelatore dell’atteggiamento di Boris Johnson verso la Brexit. Ciò riflette l’atteggiamento pubblico di Johnson che affronterà Brexit, indipendentemente dal costo. Non è un buon atteggiamento per un soldato, tanto meno per uno statista.
Se l’accordo non dovesse esserci il 31 ottobre Johnson non potrebbe dichiarare l’uscita senza accordo per via della legge che lo obbliga a chiedere il prolungamento, a questo punto Johnson che farà?
L’unico modo in cui ciò accade è se viola lo spirito ma non la lettera del ‘Benn Act’ che gli impone di chiedere un rinvio o se l’UE rifiuta una proroga. Il secondo è improbabile, ma Johnson sembra pensare di poter chiedere il primo. In tal caso, sarebbe quasi tornerebbe alla Corte suprema del Regno Unito.
Sono in molti a prevedere che la UE non accetti le proposte di Johnson. Condivide? E: se la UE non le accettasse non sarebbe responsabile di una esplosione di sovranismo/populismo in GB?
Johnson sembra gettare le basi per incolpare l’intransigenza dell’UE per una Brexit No Deal. Questo è ovviamente falso, ma gli esseri umani sono inclini a pregiudizi di conferma. Coloro che credono nella Brexit crederanno in Johnson.
Se la Gran Bretagna andasse al voto senza prima essere uscita dalla UE lei cosa si aspetta?
Non c’è tempo per le elezioni prima del 31 ottobre. Uno sta arrivando, ma le cose sono così caotiche che è difficile prevederle. Una cosa sembra probabile: se il Regno Unito sarà ancora membro dell’UE il 1 ° novembre, questo potrebbe portare alla sconfitta per Johnson. Tuttavia, dobbiamo tenere presente che le valutazioni di approvazione di Jeremy Corbyn sono significativamente più basse di Johnson e ogni sondaggio lo ha in testa.
Il fatto che entrambi le parti, Johnson e la UE, abbiano un dannato bisogno di non uscire da questa vicenda come responsabili del fallimento potrebbe essere l’elemento che conduce comunque a un accordo, fosse pure non buono’?
Forse. Johnson ha sempre scommesso sulla riluttanza del parlamento e dell’UE a non essere responsabile per nessun accordo. Il fine gioco è quello di farlo scendere per trattare o nessun accordo. Il problema con questo pensiero è che non sarà mai binario. Ci sarà sempre un’opzione per revocare l’articolo 50, che in caso di spinta potrebbe essere la preferenza di questo parlamento se nessun accordo sembra inevitabile.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore