domenica, Dicembre 8

Brexit docet: la bestia è tra noi La folla indistinta aizzata da beceri politicanti è la bestia che rischia di azzannarci tutti. La separazione continua, tra il popolo vero, cioè la gente, e chi governa è sempre più ampia. Da ciò derivano ovunque rivolte popolari e populismi. Si, il popolo senza mediazioni è una brutta bestia

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Davvero mi è difficile pensare ad un momento più tenebroso e pericoloso, sì, proprio così, pericoloso, e per di più a livello globale. Un momento, per essere più preciso, in cui i valori di fondo della società democratica come l’abbiamo vissuta (magari immeritatamente) fino ad oggi sono a dir poco traballanti, ma proprio a dir poco.

La presunta fondatrice della democrazia (ribadisco ‘presunta’, forse un giorno avremo tempo di riparlarne), la Gran Bretagna, attraversa un periodo torbido e sconvolto. Torbido perché tutta la vicenda Brexit è venata da una evidente e durissima volontà anti-democratica, se volete sovranista e irrazionale, comunque autoritaria nella sua versione identitaria. Non voglio farla difficile: voglio solo dire che la proposta della Brexit nasce in uno spirito revanchista di non si sa cosa: ‘prima gli inglesi’, non diverso dal ‘prima gli italiani’ e ‘prima’ qualunque altra cosa, cretini compresi. Il senso è ‘vogliamo fare da soli’, quello che i nostri politicanti tipo Luigi Di Maio e Matteo Salvini (ma anche, badate bene, Matteo Renzi e Beppe Grillo) rendono con il ‘non vogliamo lacci’, ‘siamo sovrani’, ‘decidiamo noi’.

L’Europa, dicono Nigel Farage e i suoi, piuttosto che Boris Johnson, è alla radice di tutti i nostri mali: ci costringono a tenere i bilanci in ordine, lesinano i soldi, ecc. Non dicono che da soli si può evitare tutto ciò, forse, ma non si può evitare che se i bilanci sono sballati, prima o poi bisogna rimetterli in ordine: i nodi vengono al pettine. Anche in una azienda privata è così, si pensi solo alla Parmalat.

Dato, però, che la cosa appare complicata, prima si fa un folle referendum, mal preparato, male informato, peggio organizzato, in cui la domanda è ‘dentro o fuori?’ come se un problema di quella complessità si possa risolvere con un ‘sì’ o un ‘no’. Cose alla Salvini, alla Grillo, cose assurde, e infatti per due anni si tratta per uscirne con i minori danni possibili, ma non si viene a capo di molto, anche perché le posizioni di chi vuole uscire sono chiaramente preconcette e i problemi investono questioni politiche, di sentimenti profondi del Paese, di paure, sì, paure non solo della crisi, ma dello sfascio di un Paese come la Gran Bretagna, che non per caso si chiama Regno Unito, e non per caso vive da tempo tensioni separatiste, del resto comuni in Europa; tensioni dettate, appunto, dalla idea folle che se si è soli, benché piccoli, si fa meglio. Nessuno è sensibile, pare, nemmeno in Gran Bretagna, al fatto che le grandi potenze unitarie (USA, Cina e Russia) puntano tutte all’unisono ai separatismi, alla distruzione dell’Europa. Ma tant’è, alla miopia, spesso indotta, non c’è rimedio.

Di fronte alle difficoltà si apre uno scontro in Gran Bretagna, fra il potere esecutivo e il Parlamento: una cosa inaudita, anche perché è vero che il Parlamento è contrario a ciò che propone il Governo -qualunque governo- e che idee chiare non ne ha, ma dire, come ha detto un Ministro e lo stesso Johnson, che il Parlamento non vuole ma … non può imporre una politica al Governo! Vi rendete conto? È l’immagine più evidente del Paese confuso, diviso, disinformato.
Il Governo, prima cerca di trattare col Parlamento -e qui già c’è una ferita grave: col Parlamento non si tratta, è la voce del popolo e quindi c’è solo il voto- poi, visto che non ne viene a capo, lo sospende, letteralmente. Hai voglia di dire che non è strettamente incostituzionale: è una cosa pazzesca. È come dire ‘il popolo deve tacere, decido io’. Ma non basta, perché alla fine il Parlamento rientra in funzione grazie ad un ricorso alla Giustizia e, dopo nuove discussioni, accade l’incredibile. Johnson, costretto dal Parlamento a chiedere un rinvio della Brexit, lo chiede (senza nemmeno firmare la lettera) e poi invia un’altra lettera in cui dice che la precedente non vale: «Abbiamo raggiunto un buon accordo, ma purtroppo il Parlamento britannico mi ha imposto di chiedere un rinvio. Mi scuso per questo, Non è la soluzione giusta. Chiuderemo la Brexit il 31 ottobre e spero davvero che non teniate in considerazione la richiesta di rinvio». Cioè, afferma tranquillamente: ‘il Parlamento non conta nulla, decido io’, ma in realtà dicendo ‘senza il Parlamento non si governa’!

In Cile, dopo anni di relativa tranquillità, il Governo aumenta il prezzo dei trasporti senza un consenso nel Paese e scoppia una mezza rivoluzione, che -incredibile dopo tanti anni- viene fermata dall’Esercito, forse in memoria di Augusto Pinochet, ma, stranamente (?), la difesa della democrazia è assunta proprio dall’Esercito. Una sospensione della democrazia, che potrebbe diventare definitiva oppure no, ma è una ferita gravissima all’idea stessa della democrazia, ma che forse vuole anche dire che la piazza diventa poujadista al limite della sommossa. Sarà un errore, ma non è un caso che il Presidente cileno parli di ‘nemici potenti’. Quanto dovrebbe insegnare a noi in Italia con lo stupido infame giochetto di aizzare e ‘difendere’ settori popolari inconsci, spesso incolti, sempre strumentalizzati, ma pronti alla violenza: questi nostri politicanti da strapazzo pensano di potere addomesticare la iena, giocano col fuoco.

La tensione in Venezuela non diminuisce (anche se Di Maio confonde i due Paesi), e anch’essa nasce sostanzialmente da una impossibilità dei governanti di rispecchiarsi in un Parlamento accettabile e accettato, per cui ricorrono alla piazza, alla sommossa, sollecitata da un Paese come gli USA, ormai perduto in una ossessione solipsista e mania di potenza senza precedenti.

E si potrebbe continuare, specialmente con la terribile situazione in Siria per i curdi, sfruttati da tutti e ignorati da tutti, massacrati da tutti. Anche qui, niente democrazia, niente rispetto del popolo, che, nel caso specifico dei curdi (non diversamente da quello della Catalgona), non vuol dire indipendenza e secessione.
Ma poi, quando si vede che in Libano, a Beirut, sono in corso manifestazioni durissime contro il Governo e … il Parlamento, asservito al Governo, al punto che lapiazzanon chiede nuove elezioni, ma chiede che il Governo faccia ciò che ha promesso, perché le elezioni sarebbero inutili.

La separazione continua, lenta (nemmeno tanta) ma quasi irreversibile, tra il popolo vero, cioè la gente che lavora ogni giorno, paga le tasse (davvero) ogni giorno, ha bisogno di medici ogni giorno, quella gente insomma, non il miticopopolo’, e chi governa è sempre più ampia. E da ciò derivano ovunque, badate bene, ovunque, rivolte popolari e populismi più o meno beceri.
I politicanti non riescono più a gestire la situazione e ricorrono al popolo’, alla folla indistinta, alle parole d’ordine sempre più generiche e improbabili, che sono sempre e solo ‘ci penso io’.

E in Italia assistiamo esattamente a questo, non da poco, ma in maniera convulsa negli ultimi tempi. Il nuovoghe pensi miconvoca piazze sterminate (lui, Salvini, le definisce così) per dire alla gente di rovesciare il Governo, di urlare, di protestare, di odiare. Perché alla fine è questo che si dice.

Dall’altra parte un Renzi sempre più bolso e cinico attacca il governo del quale fa parte, dopo avere approvato delle misure che oggi critica, e si rivolge al popolo per dire di sottecchi: ‘sono dalla parte vostra, dalla parte di chi non vuole pagare le tasse, ma non posso dirlo così chiaro’, e quindi lo lascia capire, lo sussurra e si difende ancora prima di essere attaccato -«io credo che la quota 100 vada abolita, lo dico ma questo non vuol dire attaccare il Governo, ma solo esprimere una opinione … da fare valere». E si capisce, lui corre su una lama sottilissima, se esagera il Governo cade davvero, e quindi deve fingere di volere cose che, ora dice, non può ottenere e perciò, vero spirito popolare, ‘apre’ ai forzitalisti, cioè a una nuova operazione di Palazzo. Non a caso ha messo su tutte le furie Maurizio Landini, che da Lucia Annunziata ne ha detto di tutti i colori!

E infine il sempre più improbabile Ministro degli Esteri, incapace di ricevere anche l’ambasciatore turco, minaccia, anche lui strizzando l’occhio ai commercianti alle partite IVA, domani ai tassisti, ai professionisti e chi più ne ha più ne metta: da non ‘massacrare’ … e chi li tocca, gli si chiede solo di pagare un po’, nemmeno tutte, un po’ di tasse, e minaccia il proprio Governo -«senza di noi il Governo non c’è» e ottiene la cosa peggiore, di non decidere nulla.

Sì, lo so, sono chiacchiere, parole, ululati al vento del populismo, però Dario Franceschini ha ragione: a furia di tirarla la corda poi si spezza … anche se Renzi fa capire che si può sempre cambiare Governo senza cambiare maggioranza … ormai siamo ai fenomeni da circo.
E Nicola Zingaretti tace, lavora e tace. Ma poi parla e dice l’unica cosa vera e seria: ‘attenti gli italiani non sono coglioni’… sente anche lui aria di Poujade.

Questa massa di politicanti irresponsabili sta svegliando la bestia (non a caso così si chiama l’organizzazione di Salvini, che cancella le notizie sgradite!) illudendosi di poterla controllare. Non è certo, quella, gente che legge, ma se lo facesse saprebbe che ad aizzare la piazza in modo irrazionale si sa come si comincia ma mai come si finisce, si sa solo che si finisce male.
Ha ragione Achille Occhetto quando dice «Il popolo senza mediazioni è una brutta bestia».
Zingaretti ha provato a dirlo chiaro, ma dovrebbe, come fanno gli altri, appropriarsi di una rete televisiva (sui blog e tweet non ce lo vedo) e dire chiaro, smettendola di sorridere, a noi tutti come stanno realmente le cose e ricordare ai suoi soci di Governo che va tutto benissimo, ma se lui, Zingaretti, stacca la spina, forse il PD perderà le elezioni, forse Salvini le vincerà (non ci credo) ma è certo che Renzi sarà finito insieme alla Bellanova, ecc. e sarà finito Di Maio, ma forse non necessariamente gli stellini. Lasciare che le cose si sciolgano un po’ alla volta, marciscano nella melma del politicantese può solo aumentare i rischi e i danni. Forse è ora di prendere lui personalmente in mano il bastone e dare una scossa: questa melassa di rinvii e strizzatine di occhi porta solo alla distruzione del Paese.
Gli darei un suggerimento sommesso e modesto: e se incontrasse Grillo per fargli capire che il suo giocattolino potrebbe rompersi se non si mette anche lui a fare e dire cose serie? Chi sa che non cominci a capire? Ma il tempo è poco, pochissimo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.