mercoledì, Novembre 25

Brexit, ci siamo: conto alla rovescia per il divorzio britannico dall’Ue

0

La Brexit sarà «uno dei più significativi momenti» della nostra storia recente, parola del premier conservatore britannico Theresa May, che promette una «nuova, profonda e speciale partnership con l’Europa», senza mancare di sottolineare che, Europa a parte, Brexit è sinonimo di «nuove alleanze con i vecchi amici». Ieri pomeriggio May ha  firmato la lettera con cui oggi formalmente innesca il processo di uscita del Regno Unito dall’Ue -come deciso dal referendum del 23 giugno scorso-, e ‘attiva’ l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Alle 13,30 Sir Tim Barrow, nuovo ambasciatore di Sua Maesta all’Ue, consegna la lettera al Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ponendo fine a 44 anni di rapporti turbolenti tra Londra ed il Continente. Intanto, May si recherà in Parlamento per informare i deputati del fatto che il Regno Unito ha invocato l’articolo 50. L’Articolo, in 5 paragrafi, delinea il percorso di uscita volontaria dall’Ue di uno Stato membro. L’articolo stabilisce che il governo dello Stato informi il Consiglio europeo della sua intenzione, e si avviino negoziati per arrivare ad un accordo sul ritiro e per stabilire le basi legali del futuro rapporto con Bruxelles.
È la prima volta che si applica l’articolo 50. La Groenlandia è stato il primo Paese a votare l’uscita dall’Europa, ma erano ancora i tempi della CEE, il soggetto precedente rispetto all’Ue, molto tempo prima che fosse redatto il Trattato di Lisbona.

Una volta che uno Stato membro ha notificato la sua intenzione di uscire dall’Ue, ha due anni per negoziare nuovi accordi, dopo i quali non sarà più soggetto ai trattati Ue. La Gran Bretagna, così, dovrebbe uscire dal club europeo il 29 marzo 2019, ma in caso di mancato accordo non ci sarebbero disposizioni per i sui rapporti giuridici e commerciali con Bruxelles.  
Nulla impedisce in teoria che l’art. 50, una volta invocato, sia ritirato, ha spiegato l’ex ambasciatore che lo ha elaborato, John Kerr.

Domani 30 marzo sarà pubblicato il decreto governativo che prevede la reintroduzione automatica degli ordinamenti britannici in luogo delle regolamentazioni dell’Ue, non appena Londra lascerà ufficialmente.
Tusk ha assicurato che risponderà entro venerdì con «una bozza di progetto di linee guida». È invece improbabile che la risposta formale del Presidente arrivi prima del prima del vertice straordinario del Consiglio europeo del 29 aprile, il summit a Bruxelles fra i 27 leader dei Paesi che rimangono nell’Unione. L’obiettivo è di concordare le linee guida e il mandato di Michel Barnier, capo negoziatore dell’Ue per la Brexit. Il vertice arriverà dopo un intenso lavoro preparatorio. Barnier presenterà al più presto, forse già il 2 maggio, le sue proposte su come strutturare il negoziato. È anche previsto un consiglio dei ministri degli Esteri per definire le direttive per Barnier, che dovranno essere firmate da tutti i 27 Paesi. Solo dopo le firme potranno iniziare i negoziati veri e propri.

I negoziati inizieranno non prima del ballottaggio delle presidenziali francesi (il 7 maggio) e probabilmente al più tardi a giugno. Michel Barnier prevede meno di 18 mesi di reale negoziato. La finestra decisiva sarà probabilmente da ottobre, dopo le presidenziali tedesche del 24 settembre. Il capo negoziatore Ue ha auspicato l’avvio del processo di ratifica dal parte del Parlamento europeo da ottobre 2018. L’accordo finale potrebbe prevedere un periodo di transizione, che potrebbe oscillare fra due e cinque anni, durante il quale potrebbe essere definito un accordo commerciale fra le parti. 

Ecco tutte le tappe principali che hanno condotto al traguardo di oggi:

– 2013 – 23 gennaio: L’allora premier britannico David Cameron annuncia l’intenzione di convocare, prima del 2018, un referendum sulla permanenza o l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea in caso di vittoria del suo partito conservatore nelle elezioni di maggio 2015.

– 2015 – 7 maggio: Si tengono le elezioni generali britanniche e i Tories di Cameron vincono con la maggioranza assoluta.

– 8 settembre: La Camera dei Comuni dà il via libera alla legge che autorizza la convocazione del referendum sulla Brexit.

– 2016 – 20 febbraio: Cameron annuncia che il referendum si terrà il 23 giugno del 2016 e conferma che la posizione ufficiale del governo sarà di difendere la permanenza in “un’Europa riformata”.

– 15 aprile: Comincia la campagna ufficiale per il referendum.

– 23 giugno: Nel referendum vince il sì all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Alle urne il 51,9% dei cittadini ha votato a favore dell’uscita dall’Ue, mentre il 48% si è espresso a favore della permanenza nel blocco comunitario.

– 24 giugno: Poche ore dopo che si è venuto a sapere il risultato del referendum, Cameron ha annunciato la sua intenzione di dimettersi a ottobre.

– 29 giugno: Il partito conservatore comincia la selezione interna del suo leader e futuro premier per sostituire Cameron, che sarà incaricato di negoziare le condizioni della Brexit. Presentano la propria candidatura: l’allora ministra dell’Interno Theresa May; la segretaria di Stato per l’Energia Andrea Leadsom; l’allora titolare di Lavoro e pensioni, Stephen Crabb; e l’ex responsabile della Difesa Liam Fox.

– 30 giugno: Anche il ministro della Giustizia, Michael Gove, annuncia la sua candidatura e, qualche ora più tardi, il paladino del sì alla Brexit Boris Johnson, ex sindaco di Londra, decide di non presentare la sua.

– 5 luglio: Il gruppo parlamentare del partito conservatore esclude l’ex ministro Fox per la successione a Cameron e il ministro del Lavoro Stephen Crabb ritira la sua candidatura.

– 7 luglio: Dalla votazione dei deputati Tories resta fuori Michael Gove, dunque emerge che saranno Theresa May e Andrea Leadsom a contendersi la successione a David Cameron alla guida del partito conservatore e del governo britannico.

– 8 luglio: May e Leadsom cominciano la campagna elettorale.

– 11 luglio: Leadsom si ritira dalla corsa per guidare il partito conservatore e lascia la strada libera a May, che viene proclamata formalmente leader dei Tories a seguito del ritiro degli altri candidati.

– 13 luglio: Cameron presenta le dimissioni alla regina Elisabetta II. Poco dopo la regina chiama May per chiederle, in quanto leader del partito di maggioranza alla Camera dei Comuni, di formare un esecutivo. Lo stesso giorno May annuncia che David Davis, ministro dell’Interno fra il 2003 e il 2008, diventerà il ministro per la Brexit, con la missione di negoziare l’uscita del Paese dall’Ue.

– 3 novembre: L’Alta Corte di Londra obbliga il governo a consultare il Parlamento prima di avviare la Brexit.

– 5 dicembre: La Corte suprema comincia a esaminare il ricorso presentato dal governo di Theresa May contro il pronunciamento che la obbligava a consultare il Parlamento.

– 2017 – 17 gennaio: La premier annuncia che il Regno Unito uscirà dal mercato unico e dall’unione doganale e che sottoporrà a votazione parlamentare l’accordo definitivo sulla Brexit al quale si giungerà con Bruxelles.

– 24 gennaio: Il presidente della massima istanza giudiziaria britannica, David Neuberger, informa dopo avere studiato il ricordo del governo, che la decisione della Corte suprema è che May ha bisogno della preventiva autorizzazione del Parlamento per attivare l’articolo 50.

– 26 gennaio: Il governo pubblica il progetto di legge per invocare l’articolo 50 e lo soprannomina ‘Progetto di legge dell’Unione europea (notifica per il ritiro)’.

– 31 gennaio: Comincia il dibattito sul progetto di legge alla Camera dei Comuni.

– 2 febbraio: Il governo britannico pubblica un ‘libro bianco’ in cui espone il suo piano per i negoziati sulla Brexit.

– 8 febbraio: La Camera dei Comuni dà il via libera alla legge sulla Brexit, con 494 voti a favore e 122 contrari.

– 1 marzo: La Camera dei Lord approva un emendamento alla legge sulla Brexit per garantire i diritti dei cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito. È la prima volta che il governo va sotto nell’iter parlamentare della legge.

– 7 marzo: Il governo subisce la seconda sconfitta nell’iter del progetto di legge, sempre alla Camera dei Lord, che inserisce un nuovo emendamento che dà al Parlamento il potere di porre il veto al futuro accordo con Bruxelles sull’uscita dall’Ue.

– 13 marzo: Il Parlamento approva il progetto di legge, ma eliminando i due emendamenti introdotti dai Lord.

– 16 marzo: La regina Elisabetta II firma la legge sulla Brexit. L’attivazione dell’articolo 50 da parte del governo britannico è prevista per il 29 marzo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore