martedì, Febbraio 18

Brexit, arriva il si al testo di dichiarazione congiunta Ue-Gb Migranti: l'Onu esprime preoccupazione per la campagna diffamatoria in Italia contro le Ong

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E’ arrivato l’ok da parte dei commissari europei al testo sulla dichiarazione politica congiunta sulla relazione futura tra l’Ue ed il Regno Unito.  «Ho appena inviato ai 27 una bozza della dichiarazione politica sulla relazione futura tra l’Ue ed il Regno Unito. Il presidente della Commissione europea mi ha appena informato che è stata concordata a livello di negoziatori e di principio, anche a livello politico, ma condizionata all’endorsement dei leader», ha annunciato il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, su Twitter.

In particolare Bruxelles e Londra, si legge nella bozza, «ricordano la loro determinazione a sostituire la soluzione del ‘backstop’», ossia il meccanismo che stabilisce lo status quo per le frontiere irlandesi, «con un successivo accordo che stabilisca disposizioni alternative per assicurare che non sorgano frontiere fisiche sull’isola di Irlanda, su base permanente». Inoltre non si trova traccia della questione di Gibilterra, sollevata dalla Spagna, né quello sui diritti della pesca, sollevata dalla Francia.

Soddisfatta la premier britannica Theresa May, secondo cui si tratta di un accordo giusto per gli interessi nazionali britannici. Un accordo che «attua il risultato del referendum, ci restituisce il controllo dei nostri confini, leggi e soldi», proteggendo nello stesso tempo «i nostri posti di lavoro, la nostra sicurezza e integrità territoriale».  Una difesa che è andata avanti anche di fronte alla Camera dei Comuni, dove ha ribadito che l’accordo per la Brexit con la Ue «metterà una volta per sempre fine alla libertà di movimento, alla giurisdizione della Corta europea sul Regno Unito e all’invio di vaste somme di denaro verso Bruxelles e onora la volontà espressa dal popolo britannico nel referendum».

L’Alto commissariato Onu per i diritti umani esprime preoccupazione per la «continua campagna diffamatoria in Italia contro le Ong impegnate nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo, così come “la criminalizzazione del lavoro di chi difende i diritti dei migranti. Il governo italiano, tra gli altri, ha reso praticamente impossibile per le navi delle Ong continuare a soccorrere i migranti: ciò ha portato a maggiori annegamenti e scomparse. Salvare le vite non è un crimine, proteggere la dignità umana non è un crimine», fa sapere in una nota.  «Il giro di vite sulle leggi per i migranti, proposto dall’Italia, avrà un serio impatto sulle loro vite, ed è causa di grave seria preoccupazione», si legge nel testo. Da quando è al potere, «il governo italiano ha implementato le misure anti-migranti e di esclusione su cui aveva fatto campagna. Pur comprendendo le sfide che l’Italia affronta a causa dell’assenza di un sistema efficace di solidarietà europeo, questo non giustifica le violazioni dei diritti umani».

Tra l’altro oggi proprio il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ai Med Dialogues ha detto: «Bisogna capire che chi fugge da guerre deve trovare accoglienza. Ma anche di fronte al migrante economico non si deve restare ottusamente chiusi, ci deve far porre domande, capire perché fugge, intensificare iniziative per lo sviluppo e metter fine al traffico di esseri umani».

Quattordici persone sono state arrestate in Kenya in una maxioperazione nell’ambito del rapimento della cooperante italiana Silvia Romano. In particolare la polizia keniana sta cercando un uomo che aveva affittato camere per due sospetti scomparsi dal momento del sequestro.

La Conferenza di Palermo sulla Libia «è stata la dimostrazione che non c’è rivalità tra Italia e Francia. La Francia è stata al fianco dell’Italia condividendo l’obiettivo della stabilità che serve al popolo libico e lavorando insieme». A dirlo all’Ansa l’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, secondo cui «la rivalità non esisteva neanche prima di Palermo e comunque la Conferenza è stata molto utile, perché la comunità internazionale e i principali attori libici si sono impegnati a dare seguito al piano dell’inviato Onu Ghassam Salamè». Mentre ha negato ogni intromissione sulla manovra economica italiana, finita nel mirino di Bruxelles.

Chiudiamo con l’India, perché è nei guai Vijay Mallya, il magnate indiano della birra Kingfisher e della fallita compagnia aerea omonima, fuggito Gran Bretagna nel 2016, lasciandosi alle spalle una bancarotta fraudolenta e debiti bilionari con le banche indiane. Questa mattina l’Alta Corte inglese ha stabilito che il colosso bancario svizzero UBI potrà requisire la sua residenza nel cuore di Londra, ipotecata a fronte di un prestito bilionario, non restituito. Nel pomeriggio invece l’Alta Corte di Mumbai ha rigettato la sua richiesta di non essere sottoposto ad una nuova normativa in vigore in India dallo scorso agosto, il Fugitive Economic Offenders Act, che lo farebbe ricadere sotto la definizione di criminale economico in fuga.

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