mercoledì, Novembre 25

Brexit al via: May richiama all’unità ma la Scozia scalpita

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E’ partita la pratica Brexit. L’ambasciatore britannico all’Ue, Tim Barrow, ha consegnato al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, la lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, firmata da Theresa May. «I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit», ha sottolineato la premier britannica che ha definito questo passo ‘storico’ e come ‘un’opportunità’ per il Regno Unito per essere «più forte, più equo e più unito». E prova a lanciare messaggi distensivi all’Europa: «La Gran Bretagna intende garantire al più presto possibile i diritti dei cittadini Ue».

«Dopo nove mesi Il Regno Unito ha fatto la Brexit», il commento di Tusk su Twitter. «Non c’è ragione di pensare che oggi sia un giorno felice. La prima priorità sarà quella di minimizzare le incertezze provocate dalla decisione del Regno Unito per i nostri cittadini, le imprese e gli Stati membri. Cosa posso aggiungere? Ci manchi già…». Poi il messaggio a Londra e all’Europa: «Io e la Commissione abbiamo il forte mandato per proteggere gli interessi dei 27. Non c’è niente da vincere nel processo (del negoziato per l’uscita del Regno Unito dalla Ue, ndr) e parlo per entrambe le parti. In essenza si tratta di una limitare i danni. Il nostro obiettivo è chiaro: minimizzare i costi per i cittadini, le imprese e gli stati membri della Ue. Faremo tutto quanto in nostro potere ed abbiamo tutti gli strumenti per raggiunger questo obiettivo». E annuncia: «Venerdì condividerò con gli stati membri la proposta per le linee guida negoziali, da adottare nel Consiglio Europeo del 29 aprile. Me parlerò e le commenterò venerdì nella conferenza stampa che terrò a Malta con il premier Joseph Muscat».

«Ci dispiace che la Gran Bretagna lascerà l’Unione europea, ma siamo pronti per il processo che ora dovremo seguire», il messaggio invece dei 27 Paesi dell’Ue all’avvio della Brexit. «Per l’Unione europea, il primo passo sarà ora l’adozione da parte del Consiglio europeo delle linee guida per i negoziati che fisseranno le posizioni complessive e i principi alla luce di cui l’unione, rappresentata dalla Commissione europea, negozierà con la Gran Bretagna».

«Noi, la Germania e gli altri partner europei, non abbiamo certamente desiderato questo giorno», il commento di Angela Merkel alla Brexit. «Il governo tedesco si impegnerà intensamente per ridurre al minimo possibile le conseguenze sulla vita quotidiana dei cittadini europei in Gran Bretagna». Mentre Francois Hollande ha detto: «La Brexit sarà dolorosa per i britannici. E’ una scelta che obbliga l’Europa a progredire, senza dubbio con delle velocità differenti». Mentre il ministro degli Esteri Angelino Alfano auspica un «negoziato serio, tosto, concreto, ma al tempo stesso non un negoziato punitivo, l’approccio non deve essere quello di punire Londra. Vogliamo dimostrare che non hanno fatto un buon affare, ma deve essere chiaro che stanno uscendo dall’Ue non dall’Europa, siamo alleati ad esempio nella Nato e ci sono temi cruciali come la sicurezza e la difesa su cui Londra rimane un alleato affidabile per noi».

Intanto, nel giorno storico per la Gran Bretagna, ecco un altro segnale dalla Scozia: «Sulla Brexit non siamo un Regno Unito», ha affermato il capogruppo degli indipendentisti scozzesi dell’Snp, Angus Robertson, che ha insistito sulla richiesta di un referendum sull’indipendenza nel «rispetto del voto democratico» del parlamento di Edimburgo al riguardo e ha ricordato che il 23 giugno «2 nazioni del Regno hanno votato per la Brexit e 2 contro». ma la May avvisa la Scozia: «Non apriremo i negoziati sulla proposta. Ora non è il momento giusto».

Passiamo alla Francia, dove l’ex primo ministro Manuel Valls ha confermato che per le prossime presidenziali il suo voto non andrà al vincitore delle primarie socialiste, Benoit Hamon, ma al leader di ‘En Marche!’, Emmanuel Macron: «Non è un’adesione, ma una presa di posizione responsabile, temo un’astensione forte, mi stupisce che non si parli di più del rischio Front National. Non rischierò niente per la Repubblica, per la Francia». Immediata la risposta di Hamon: «E’ un duro colpo per la democrazia, la democrazia è umiliata. La parola data davanti al popolo va scrupolosamente rispettata». Mentre Jean-Christophe Cambadelis, segretario del Ps, è chiaro: «La nostra posizione è semplice: Hamon è il candidato uscito dalle primarie, legittimato da una convention unanime. Quelli che sono andati con En Marche non sono quindi più nel Partito socialista».

Macron invece ha ringraziato Valls per il sostegno: «Ciò traduce ciò che avevo indicato diversi mesi fa, vale a dire che le primarie non erano in grado di unire l’insieme della gauche. E dimostra che i social-democratici e gli uomini e le donne della gauche responsabili sono pronti a iscriversi nella mia iniziativa». Per François Fillon, altro candidato, invece si prospettano tempi duri: la moglie Penelope è stata iscritta nel registro degli indagati nell’ambito dell’indagine sui presunti impieghi fittizi in parlamento.

Bella gatta da pelare per l’Italia. Il UN Human Rights Committee, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha pubblicato le sue conclusioni sulla situazione dei diritti civili e politici dei 6 Paesi presi in esame nel corso della sua ultima sessione di lavori, tra questi Paesi c’è proprio il nostro. L’Italia (un report di sintesi di 9 pagine scaricabile) è finita sotto esame del Comitato per le problematiche connesse agli ostacoli all’applicazione della legge 194 che regola l’interruzione volontaria di gravidanza, i diritti delle coppie dello stesso sesso, la persistente mancanza di legge sulla tortura, la situazione relativamente alla discriminazione razziale, i migranti, le carceri, e altri capitoli scottanti.

Il Comitato per i diritti umani dell’Onu nelle sue osservazioni sulla situazione italiana si dice «preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutano di praticare interruzione di gravidanza per motivi di coscienza». Preoccupazione è espressa anche per la distribuzione in tutto il Paese dei medici obiettori e dei casi di aborti clandestini: «Lo Stato dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido».

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