giovedì, Novembre 14

Brexit: accordo raggiunto tra UE e Johnson, forse Johnson e Juncker trovano un accordo che, però, dovrà essere ratificato da Westminster

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Dopo un’estenuante maratona negoziale, Unione europea e Regno Unito sono finalmente riuscite ad arrivare a un accordo di divorzio per la Brexit. «Abbiamo un nuovo grande accordo che riprende il controllo: ora il Parlamento dovrebbe concludere la Brexit sabato, cosi’ possiamo passare ad altre priorità come il costo della vita, il servizio sanitario nazionale, i crimini violenti e il nostri ambiente». Così il premier britannico, Boris Johnson, ha annunciato via Twitter di aver trovato un accordo sulla Brexit con l’Ue. «Dove c’è una volontà, c’è un accordo – ne abbiamo uno! E’ un accordo equo ed equilibrato per l’Ue e il Regno Unito ed e’ testimonianza del nostro impegno a trovare soluzioni» ha scritto su Twitter il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. mentre il negoziatore capo UE per la Brexit Michel Barnier ha spiegato: «Questo testo dovrebbe fornire certezza legale in ogni area dove la Brexit, come ogni separazione, crea incertezza».

Il testo dell’accordo, che mantiene i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito, ma modifica sostanzialmente la normativa sull’Irlanda, sarà adesso sottoposto all’esame dei capi di Stato e di governo dell’UE che si riuniscono oggi a Bruxelles. Sabato sarà al voto a Westminster e poi toccherà al Parlamento europeo esprimersi. L’intesa prevede che il Parlamento nordirlandese possa votare le disposizioni volte a evitare una frontiera fisica nell’Irlanda del Nord quattro anni dopo la sua entrata in vigore, cioè dopo che si è concluso il periodo di transizione successivo alla Brexit. E prevede che l’Irlanda del Nord rimanga inquadrata negli standard qualitativi e a determinate normative del mercato unico europeo pero’ faccia parte del territorio doganale del Regno Unito; i controlli delle merci dal Regno Unito a Belfast si effettueranno nel punto di ingresso del territorio britannico, in modo da non ricreare un confine fisico nell’isola che La frontiera tra le due Irlande e’ stata la questione più complicata dei negoziati sulla Brexit. «Il popolo dell’Irlanda del Nord sarà responsabile delle leggi in base alle quali vive e, a differenza del backstop, avrà il diritto di porre fine all’accordo speciale, se lo desidera. Lasceremo l’Unione doganale dell’Ue come un solo Regno Unito e saremo in grado di concludere accordi commerciali in tutto il mondo», ha spiegato il premier britannico.

Il Dup, il partito unionista nordirlandese, ha sottolineato di non aver cambiato posizione dopo l’annuncio dell’accordo sulla Brexit. Stamane il partito unionista aveva bocciato l’intesa e continua a opporsi in vista del voto sabato in Parlamento a Westminster dell’accordo siglato: in una dichiarazione hanno messo in chiaro che non possono sostenere ciò «che viene suggerito in materia doganale e relativamente al consenso. Manca chiarezza sull’Iva. Continueremo a lavorare con il governo per cercare di ottenere un accordo ragionevole che funzioni per l’Irlanda del Nord e protegga l’integrità economica e costituzionale del Regno Unito».

Il leader del partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha sostenuto che il modo migliore per «risolvere» la questione della Brexit è di dare ai cittadini «l’ultima parola» sull’accordo negoziato tra Londra e Bruxelles mediante un referendum perchè «per quanto ne sappiamo, sembra che il primo ministro (Boris Johnson) abbia negoziato un accordo persino peggiore di quello di Theresa May, che fu respinto in modo schiacciante».

Per il Premier britannico, però, «si tratta di un accordo che permette di realizzare la Brexit e lasciare l’UE in due settimane, così da poterci focalizzare sulle priorità della gente e riunire il Paese». Inoltre – ha proseguito Johnson durante la conferenza stampa congiunta con Juncker – ci permette di «riprendere il controllo delle nostre leggi, dei nostri confini, denaro e commercio senza ritardi e stabilire una nuova relazione con la UE, basata su libro scambio e cooperazione amichevole». «Sono contento dell’accordo, ma sono triste per la Brexit. L’accordo riguarda le persone e la pace fornisce sicurezza laddove la Brexit crea incertezza e protegge i nostri cittadini. Ora tocca a entrambi i nostri parlamenti avere la parola finale» ha risposto il Presidente della Commissione annuciando che «i negoziati sulla relazione futura» tra UE e Regno Unito «inizieranno appena dopo che l’accordo sara’ approvato. Li inizieremo il 1 novembre senza interruzione».

Anche David Blunt, docente di politica internazionale della City University of London, considera “un bene che un accordo sia stato raggiunto tra il Regno Unito e l’Unione europea. Solo pochi giorni fa sembrava che non vi era alcuna possibilità di un accordo, ma non bisognerebbe ancora stappare lo champagne. Tutto dipenderà dal fatto che l’accordo riceve la ratifica a Westminster“.

Jean-Claude Juncker ha però escluso una proroga della Brexit oltre il 31 ottobre se il Parlamento britannico non ratificherà l’accordo concluso oggi con l’Unione Europa: «Non sono incaricato della ratifica parlamentare nel Regno Unito. Questo è compito di Boris. Ma spero che accada. Sono convinto che accada, ma deve accadere. In ogni caso non ci sarà alcuna proroga». «Non ci sono ragioni per altri rinvii» ha confermato Johnson che ha detto di essere «molto fiducioso che quando i miei colleghi in Parlamento studieranno l’accordo, vorranno votare a favore sabato e nei giorni successivi»: infatti, ha detto il leader britannico, «questi tre anni e mezzo non sono stati un’esperienza facile per il Regno Unito. E’ stato lungo, doloroso, divisivo. Ora è il momento per il Paese di unirsi. E’ il momento per i nostri parlamentari di unirsi e realizzare la Brexit».

A Londra il voto per ottenere la ratifica dell’accordo di recesso raggiunto con la UE sarà dopodomani, la prima volta che Westminster si riunisce di sabato dalla crisi delle Falkland. Johnson ha bisogno di almeno 320 voti e per ora è quasi sicuro di poter contare su 259: il partito unionista nordirlandese del Dup – alleato del governo con 10 seggi ai Comuni – ha già detto che potrebbe non sostenere l’intesa, come pure il partito nazionalista scozzese Snp (che ha 35 seggi). I Lib-Dem con 19 seggi hanno annunciato che non appoggeranno l’accordo e chiederanno di mettere a referendum il documento come hanno chiesto i labouristi di Jeremy Corbyn, il quale ha bocciato l’accordo. 287 sostenitori potrebbero essere già i sostenitori ma Johnson dovrebbe, quindi, trovare il consenso di altri 61 deputati da altre formazioni in Parlamento. Si guarda anche ai parlamentari laburisti su posizioni vicini al Leave e ai 21 ex Tory ribelli oppure gli unionisti nordirlandesi. In questo senso si è espresso anche il falco brexiteer e ministro per i rapporti col Parlamento Jacob Rees-Mogg, che ha detto che l’accordo è qualcosa in cui il Dup dovrebbe «sentirsi a suo agio».

Per il docente di politica internazionale della City University of London, David Blunt, “non credo ci saranno problemi al Parlamento europeo. Westminster è il problema più grande. Il Democratic Unionist Party sono usciti molto forte contro l’accordo nel corso degli ultimi due ore dicendo che spinge ‘Coach and Horses’ attraverso l’Accordo del Venerdì Santo. Sarà difficile per i Brexiters usare la linea dura a cui si sono allineati  per spiegare il motivo per cui sosterranno questo accordo senza il DUP. Anche supponendo che il Primo Ministro può ottenere il voto anche dei conservatori che sono usciti dal partito, è ancora ben al di sotto di dove deve essere quello di passare l’affare. Ci sarebbe dovuto essere grandi defezioni dal Labour Party, ma ogni deputato laburista che lo fa in modo perderebbe il frustino (ovvero sarebbe automaticamente espulso dal proprio partito senza pertanto perdere il seggio in Parlamento). Naturalmente, è possibile che un compromesso potrebbe essere raggiunto da Johnson sostenendo la ‘Kyle Wilson-emendamento’ che passare il suo accordo a condizione che sia messo al popolo in un referendum prima della sua entrata in vigore. Questo sarebbe un compromesso incredibilmente sensibile e maturo. Dubito che Johnson lo sosterrà”.

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