sabato, Luglio 20

Brett Kavanaugh e le elezioni: un’altra prova delle divisioni dei repubblicani? Le eventuali conseguenze di questa situazione sul voto

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La nomina alla Corte Suprema di Brett Kavanaugh, giudice della Corte d’Appello per la circoscrizione del Distretto di Columbia, si sta trasformando, per il Partito repubblicano e per il Presidente Trump, in un’inattesa ragione d’imbarazzo. Già contestato per le sue posizioni giurisprudenziali, Kavanaugh è stato oggetto – dopo essere stato scelto dalla Casa Bianca per ricoprire il seggio lasciato vacante dal giudice Anthony Kennedy – di diverse accuse di molestia sessuale. Le audizioni pubbliche di fronte alla Commissione giustizia del Senato, nel corso delle quali la questione è stata sollevata più volte, hanno messo in luce un candidato spesso in difficoltà, che ha accusato il Partito democratico e non meglio identificati ‘attivisti di sinistra’ di avere lanciato – attraverso le accuse di Christine Blasey Ford, Deborah Ramirez e Julie Swetnick – un attacco politico nei suoi confronti. Sebbene la Commissione abbia considerato Kavanaugh idoneo ad affrontare la seduta di conferma da parte del Senato in riunione plenaria, la stessa Commissione ha chiesto al Presidente Trump (che, come da prassi, aveva scelto Kavanaugh nella rosa di candidati che a suo tempo gli era stata sottoposta) un supplemento d’indagine da parte dell’FBI, richiesta che Trump ha approvato e è comunque destinata a prolungare i tempi della conferma.

Quali sono le eventuali conseguenze di questa situazione? Al di là dei risultati cui potrà giungere l’inchiesta, le audizioni hanno già messo in luce da una parte la debolezza di Kavanaugh, dall’altra la frattura che la sua scelta ha provocato all’interno del Senato. Dal giorno in cui la Casa Bianca ha annunciato il nome del nuovo membro della Corte Suprema, gli osservatori hanno mostrato una sostanziale convergenza nel sottolineare come l’asse dell’istituzione stesse spostandosi ulteriormente a destra. Da varie parti è stato rilevato anche come il favore presidenziale per Kavanaugh fosse legato alle sue posizioni in materia d’immunità presidenziale. Ciò aveva spinto il Partito democratico a mobilitarsi subito per contrastare quella che percepiva come una deriva già avviata con la nomina – nell’aprile 2017 – di Neil Goursuch come sostenuto del defunto Antonin Scalia. Come nel caso di Kavanaugh, la nomina di Gorsuch era stata preceduta da accesi contrasti, anche in questo caso legati da una parte ai suoi precedenti giurisprudenziali, dall’altra alla vicinanza esistente fra le posizioni di Gorsuch, dell’odierno decano della Corte, Clarence Thomas, e di Samuel Alito, nominato alla Corte Suprema da George W. Bush nel gennaio 2006 e da allora uno dei pilastri del blocco conservatore attualmente dominante.

Con Kavanaugh, si assiste, tuttavia, a un salto di qualità. Le accuse mossegli toccano, infatti, aspetti sensibili degli attuali Stati Uniti. In qualche modo esse tratteggiano il profilo di un candidato i cui vizi sarebbero simili a quelli imputati al Presidente che lo ha nominato e che – come nel caso del Presidente – ne mettono in dubbio l’imparzialità e la capacità di rappresentare davvero ivalori statunitensi’. Da questo punto di vista, l’attenzione da sempre diffusa nell’opinione pubblica americana per i temi della morale sessuale si lega alla sensibilità emersa più di recente per le problematiche ‘di genere’ (sensibilità della quale il movimento #metoo è solo una manifestazione) e alle critiche spesso rivolte a Trump per le sue posizioni sessiste e irrispettose del mondo femminile. Le opinioni di Kavanaugh in materia di responsabilità giuridica del Presidente toccano corde sensibili in un Paese in cui la questione di un possibile impeachment, al di là della sua praticabilità reale, continua ad alimentare un vivace dibattito, mentre le sue scelte in campo ambientale, di procedura penale, di separazione dei poteri, di giurisdizione extra-territoriale e di tutela dei diritti umani (in passato confermate dalle sentenze della Corte Suprema) delineano una svolta a destra cui ampie fette dell’opinione pubblica guardano con timore.

Anche in questo caso, l’approssimarsi del voto di midterm contribuisce a dare al tutto maggiore rilievo. In uno scenario ancora incerto, l’affaire Kavanaughrischia, infatti, mettere in serie difficoltà i candidati repubblicani. Secondo vari sondaggi, le audizioni avrebbero rafforzato in termini di voti la posizione del Partito democratico, che già era indicato come vincitore ‘naturale’ del confronto. Proprio per timore di un cambio degli equilibri in Senato, la durata del supplemento d’indagine su Kavanaugh è stata limitata una settimana. Tuttavia, il fatto che la richiesta sia stata appoggiata da alcuni senatori repubblicani dimostra come -al di là delle fedeltà di schieramento – il GOP non sia intenzionato a lasciare alla controparte tutti i benefici politici della vicenda. Lo stesso Trump ha ‘cavalcato’ la vicenda, indicando proprio nella richiesta di un supplemento d’indagine una ragione per votare contro i ‘mean, nasty and untruthful Democrats’ il prossimo 6 novembre. Una dimostrazione in più di come le posizioni del Presidente e del ‘mainstream’ repubblicano siano, oggi, sempre più distanti e di come sia la frattura moderati/radicali esistente all’interno dei due partiti maggiori – prima ancora di quella che ne separa le rispettive posizioni – il tratto dominante dell’attuale panorama politico statunitense.

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