lunedì, Ottobre 26

Brasile: Temer alle corde

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Strana situazione quella vissuta dal presidente ad interim brasiliano Michel Temer. Dalla dura scissione con la maggioranza del suo paese alla presidenza del paese, passando per l’accusa di impeachment ai danni di Dilma Rousseff. Un percorso che appare ben studiato, m che tuttavia rischia di tramutare l’ascesa Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB) in un ‘volo di Icaro’ dalle drammatiche conseguenze. È la Ibope a rendere noto un sondaggio che vede salire il malcontento popolare verso Temer, ad oltre il 65% con particolare ostilità nelle regioni del nord-est. Ciò sta a significare che il nuovo e provvisorio corso politico non soddisfa le esigenze delle famiglie meno agiate e ben lontane dal dinamismo politico ed economico del sud-est del paese. Pertanto ciò che doveva rappresentare la grande opportunità per Temer di dimostrare il proprio valore politico, si sta traducendo nella prova di una bocciatura a tutto campo da confermare in sede elettorale appena ce ne sarà l’occasione. Un’inflessione per il PMDB che potrà essere arginata semplicemente confluendo in un’alleanza politica e con l’onere di ridimensionare drasticamente le proprie ambizioni di protagonismo. Non sarà ovviamente il Partido dos Trabalhadores (PT) il partner ideale per evitare la sconfitta: con il partito lulista ormai i rapporti sono definitivamente compromessi a causa di quella strategia politica atta ad isolare il PT per poi destituirlo dalla leadership. Resta l’alternativa di confluire verso la destra del paese con la quale Temer e i suoi hanno dimostrato un certo feeling ideologico e una condivisa propensione all’antagonismo nei confronti del PT. A decretare il declino di Temer è stata la forte impronta neoliberale del suo governo che lo contrappone in maniera drastica all’ideologia sino a pochi mesi fa condivisa con il PT, inoltre a seguito della sua nomina quale sostituto della Rousseff, molti dei suoi ministri hanno finito con il crollare istituzionalmente dinanzi agli incessanti colpi della giustizia che ne evidenziava illeciti amministrativi ed economici dentro e fuori dallo scandalo collegato all’azienda a partecipazione statale Petrobras. Temer si scopre debole quindi proprio nel momento in cui assapora le brezza di essere alla guida del paese. Le sue certezze di governo sono venute meno il 27 giugno con l’informativa tecnica proveniente dal Senato che attesta seri dubbi sull’attendibilità delle accuse mosse contro Dilma Rousseff. Le accuse di aver manomesso i bilanci pubblici per gli esercizi 2014 e 2015 vacillano e l’impeachment inizia a perdere consistenza. Presto ovviamente per proclamare ogni impunità, ma anche presto per dire che la sospensione della mandataria verrà confermata. Si deve aspettare agosto quando il Senato si riunirà per una valutazione definitiva sull’impeachment. Intorno al 13 agosto tutti sapremo cosa spetta nel prossimo futuro al governo brasiliano, ma nel caso di ripristino della mandataria lulista, si potrebbe agevolmente affermare che la meteora di Temer vedrà svanire la sua scia nel firmamento politico brasiliano. Un ulteriore punto a sfavore dell’attuale mandatario ad interim è dato dalle immediate dichiarazioni della stessa Rousseff che all’indomani dell’esposto tecnico del senato ha annunciato (28 giugno) in modo ufficiale chi correrà per il PT nelle presidenziali del 2018: Lula. Conferma di quanto già annunciato in modo non poi così velato da più parti e che quindi riportano sul palcoscenico politico brasiliano la figura forse più carismatica degli ultimi 50 anni. Lula torna a furor di popolo per rinsaldare il legame di fiducia tra la maggioranza del popolo ed il partito che per oltre 12 anni ne ha rappresentato il desiderio di equità e crescita sostenuta. Lula viene chiamato a gran voce per ricucire lo strappo avvenuto negli ultimi tre anni tra il PT ed il popolo e lo dovrà fare molto probabilmente ereditando una situazione che a prescindere da chi guiderà il paese fino al 2018, sarà caratterizzata da un’economia cristallizzata che ha perso il suo dinamismo. Una condizione non facile quindi, ma che deriva anche da scelte fondamentalmente condivisibili. Infatti, se soppesiamo l’economia brasiliana al netto delle contrazioni dei consumi mondiali (causa crisi finanziaria che si protrae dal 2008 ad oggi) e al netto della caduta del prezzo del petrolio (variabile negativa praticamente subita dal paese e derivante da una partita geopolitica sviluppata e portata avanti nell’intorno del Vecchio Continente), il paese Sud Americano ha perlopiù investito a livello internazionale per assicurarsi future opportunità economiche (come sull’isola di Cuba o nell’ampliamento della rete infrastrutturale per l’interconnessione regionale della partecipata Petrobras), per avvicinarsi (seppur con estrema fatica) al concetto di equilibrio sociale interno mediante programmi mirati al ridimensionamento del divario tra classi sociali diametralmente opposte. Investimenti quindi che hanno anche incluso due eventi sportivi (Mondiali di Calcio 2014 e Olimpiadi ormai alle porte) che se da un lato miravano a dare maggiori opportunità di lavoro, sostanzialmente rispondono alle ambizioni di grandezza internazionale di Brasilia. La consacrazione quale polo geopolitico di primissimo livello nello scacchiere geopolitico globale passa anche dalla capacità gestionale di eventi di questa portata oltre che dalle statistiche economiche e dall’interazione diplomatica con altri paesi di pari caratura. In quest’ultimo aspetto Temer ha assunto un atteggiamento dimesso allontanando idealmente Brasilia dal BRICS per riavvicinarla ad un ruolo più dimesso e ‘accessorio’ alla visione woshingtoncentrica. Un atteggiamento che ovviamente non passa inosservato tra Pechino e Mosca veri partner-amici del Brasile di Rousseff e/o Lula. Sembra infatti che oltre al Brasile stesso, anche i (B)RICS stiano attendendo la metà di agosto per capire come affrontare il prossimo futuro nella compagine delle economie emergenti: c’è tanto da discutere oggi a livello internazionale, ma serve avere la certezza del di chi è il proprio interlocutore (e non è utopia pensare che gli stessi paesi preferirebbero interagire con un governo lulista). Dal Brexit al terrorismo per poi sostenere i progetti di diversificazione monetaria e finanziaria per allontanare lo spettro della crisi ciclica del modello neoliberale questi i temi all’ordine del giorno del BRICS e che attendono l’assestamento politico dei suoi membri per tornare ad esser discussi.

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