venerdì, Novembre 15

Brasile, se la violenza costa cara al Paese Il costo è l’equivalente del 5,4% del Pil. Soldi sottratti allo sviluppo

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Alla fine del 2011, Wagner Dornelles Pereira, allora ventinovenne, ha ricevuto una proposta per cambiare lavoro. Frequentava un corso presso la facoltà di Amministrazione d’ Impresa, aveva l’opportunità di lavorare in un ruolo di primo piano nell’area logistica di una rete di noleggio auto. Prima di cominciare a lavorare a Porto Alegre, Wagner aveva deciso di prendersi qualche giorno di riposo a Guarda do Embaù. La notte del 29 dicembre di quello stesso anno, però, stava uscendo da un bar sulla spiaggia è rimasto coinvolto in una sparatoria. Un proiettile lo ha colpito alla testa. Wagner è sopravvissuto, ma ha perso la capacità di muoversi e di parlare. La tragedia ha costretto il padre di Wagner a lasciare il lavoro per occuparsi del figlio e oggi la famiglia si mantiene con l’aiuto di donazioni e collette.

Il caso mostra come l’epidemia della violenza nel Paese produce impatti significativi sull’economia globale del Brasile. L’Annuario Brasiliano di Sicurezza Pubblica mostra che la violenza costa al Paese l’equivalente del 5,4% del Pil. Nel 2013 il costo è salito a ben 258miliardi di reais. La maggior parte di questo valore, 196,9 miliardi, è spesa per affrontare le conseguenze di questo fenomeno e non per prevenire.

Intanto i governi federali, statali e municipali hanno già stanziato 61,1 miliardi di reais in sicurezza pubblica. “Le persone vittime di violenza, in generale, muoiono prematuramente e smettono di produrre e consumare. E’ chiaro che la vita non ha prezzo, ma dal punto di vista economico si verifica una perdita. E’ una tragedia umana ed economica”. Queste le parole dell’economista Daniel Cerqueira, direttore dell’Istituto di Ricerche Economiche (Ipea) e responsabile dei calcoli. E’ la prima volta che l’annuario elaborato dal Forum Brasiliano di Sicurezza Pubblica include dati sui costi della violenza. Il paragone con gli altri Paesi è difficile perché, secondo Cerqueira, esiste una differenza nel metodo di calcolo. “In ogni caso il Brasile è certamente uno dei Paesi in cui la violenza ha uno dei costi più alti, perché è tra i Paesi più violenti al mondo, soprattutto se si considera il numero di omicidi”, specifica Cerqueira.

Per il sociologo Renato Sergio de Lima, vicepresidente del Forum Brasiliano di Sicurezza Pubblica il costo della violenza è un ostacolo allo sviluppo del Paese e finisce per sottrarre denaro ad altri settori. “In questo modo il Paese difficilmente riuscirà a raggiungere livelli civili di sviluppo. Il costo della violenza in Brasile sarebbe pesante per qualsiasi altro Paese e sta sottraendo soldi che dovrebbero essere investiti in settori più centrali, come salute ed educazione”. Lima sottolinea che i parenti delle vittime, oltre a soffrire la perdita, sono pregiudicati gravemente a livello finanziario. Nel caso di Wagner, per esempio, le difficoltà vanno avanti ancora tre anni dopo la tragedia. Non potendo lavorare Wagner riceve una polizza assicurativa mensile di 1.800 reais. Prima di essere colpito in testa Wagner percepiva uno stipendio di circa 4000 reais. Suo padre è stato costretto a lasciare il lavoro perché la madre non riusciva ad occuparsi del figlio senza un sostegno fisico ulteriore. “E’ un ragazzo fisicamente forte e alto. Siamo una famiglia distrutta, la cosa peggiore è che i responsabili di questo incidente oggi sono liberi”, mi dice la madre di Wagner.

Oltre ai 114miliardi di reais generati dalla perdita di capitale umano, nei conti dei costi della violenza in Brasile rientrano 39 milioni di reais di spese per contratti di sicurezza privata, 36miliardi di reais di polizze contro furti e assalti e 3 miliardi destinati alla salute. La somma di queste spese, che è salita a 192miliardi di reais nel 2013, cioè al 3,97% del Pil, è definita “costo della violenza”. Il valore potrebbe essere ancora maggiore perché le spese legate alle persone rese invalide da atti violenti, per esempio, non entrano nei calcoli. “Chi vive in una città dove si registrano molti furti d’auto, deve affrontare il costo economico relativo ad un’assicurazione” mi dice Daniel Cerqueira. “Questo tipo di spesa fa parte dell’impatto provocato dalla violenza e dalla criminalità”.

A completare il quadro dei costi della violenza ci sono poi i 4,9 miliardi di reais per mantenere le prigioni e le unità di adempimento di misure socio-educative e gli investimenti del governo pari a 61,1 miliardi di reais spesi in sicurezza pubblica. Nel 2013 l’investimento pubblico in sicurezza è salito dell’8,65% rispetto all’anno prima. La spesa dei governi federali, statali e municipali in questo settore è stata dell’1,26% del Pil. Gli Stati Uniti spendono l’1%, l’Unione Europea l’1,3% . Ma mentre il Brasile nel 2013 ha registrato 24,8 omicidi ogni 100mila abitanti , gli Stati Uniti registrano un tasso del 4,7 e l’Europa dell’1,1. Il Cile destina l’equivalente dello 0,8% del Pil alla sicurezza pubblica e registra appena 1,1 assassinio ogni 100mila abitanti. “La spesa pubblica del nostro Paese è molto simile a quella dei Paesi sottosviluppati. Questo dimostra che la somma riservata dai governi alla sicurezza pubblica non è sufficiente per affrontare la malattia, anche se non si tratta di pochi soldi. Il problema è proprio la forma errata e inefficace di spendere il denaro” sottolinea de Lima.

Secondo lo specialista per ridurre gli indici di criminalità sarebbe opportuno che gli stati investissero in azioni coordinate con organi come il Ministero Pubblico e la Polizia Civile e Militare. “I risultati sarebbero evidenti a tutti, Queste sarebbero le azioni capaci di provocare l’impatto maggiore” afferma de Lima. Secondo Cerqueira il problema dell’investimento pubblico in sicurezza pubblica in Brasile dipende dalla discontinuità dei progetti: “Succede per ragioni politiche. Il nuovo governo, per cancellare le orme di quello precedente anche in questo settore, interrompe i programmi, senza valutare i reali benefici in essere . Secondo il direttore dell’Ipea, davanti al costo sociale della violenza di 192 miliardi di reais sarebbe opportuno un investimento pubblico di almeno 150miliardi di reais: “Questo sarebbe sufficiente. Perché spendere di più senza alcuna garanzia di riuscita è inutile. Il nostro sistema generale di sicurezza è fallito. Bisogna spendere di più, certo. Ma non per nulla. Non per fare le stesse cose”.

 

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