lunedì, Ottobre 21

Brasile: più armi e più violenza? Bolsonaro ha chiare intenzioni: combattere la piaga della violenza con la liberalizzazione delle armi. Ma cosa prevede la legge?

0

Il Brasile ha un gran bisogno di sicurezza. Bolsonaro lo ha capito bene e ne ha fatto il suo cavallo di battaglia sin dagli esordi della sua campagna elettorale. Sin da quando già qualcuno aveva capito come sarebbe poi andata a finire.

Insomma, che i brasiliani siano alla disperata ricerca di una sicurezza pubblica soddisfacente è sicuro ma occorre sottolineare che, se lo sono, non è di certo per caso. In altre parole, c’è sempre una buona ragione. Cifra record nel 2017 -questo è oltretutto l’ultimo anno per il quale sono disponibili statistiche affidabili- in cui 63.800 brasiliani sono stati assassinati. Circa 43.000 di loro sono morti a causa di colpi scaturiti da armi da fuoco. Basti pensare che negli Stati Uniti, tristemente famosi quando si parla di pistole e simili, nello stesso anno il numero è stato di circa 15.500.

Tornando a Bolsonaro, il neo presidente si è dichiarato estremamente fiducioso di poter ridurre il crimine legato alla violenza. Come? La sua proposta è chiara: smantellare completamente la legislazione nazionale sulle armi, un quadro normativo completo e corposo che legittimava il possesso di armi ma solo per un’età minima includendo altresì controlli obbligatori e requisiti per il rinnovo delle licenze ogni cinque anni.

Nel 2003, poi, il Paese ha approvato uno statuto sul disarmo che, tra le altre cose, ha introdotto una serie di restrizioni sulla proprietà delle armi.

Negli ultimi dieci anni, le autorità brasiliane hanno adottato un approccio frammentario relativamente al controllo delle armi da fuoco. Le agenzie governative non hanno mai registrato in modo completo e corretto le armi e hanno applicato solo in parte le disposizioni chiave dello statuto di cui sopra. Qualche colpa, però, è anche della polizia. Le forze armate federali e statali hanno raramente coordinato i propri sforzi nella messa a punto di indagini sui crimini legati all’uso di armi sia lungo i confini che sul territorio del Paese stesso. Di conseguenza, il traffico di armi da fuoco, gli omicidi  e i vari crimini non sono diminuiti affatto come sui era sperato un decennio fa.

Il punto però è anche un altro: lo statuto non è mai stato pienamente applicato e questo chiaramente ha portato a incoerenze, vuoti ed incertezze nell’applicazione.

Dal momento in cui è diventato legge, poi, è preso di mira da diverse angolazioni; anche il presidente Bolsonaro, allora membro del Congresso federale, era nelle fila dei suoi più accaniti contrari. Jair era uno dei leader della cosiddetta ‘bancada da bala, un gruppo di politici pro-gun finanziati dall’industria della difesa brasiliana e decisi a smantellare le leggi brasiliane sulle armi da fuoco. Il gruppo è nato ispirandosi all’American National Rifle Association, dopo aver beneficiato dell’aiuto della lobby statunitense nel respingere uno degli inutili tentativi, nel 2004, di vietare pistole in Brasile.

Ecco che così è ancora più agevole capire perché Bolsonaro ci tenesse così tanto al suo cavallo di battaglia, al suo obiettivo centrale: la liberalizzazione e l’ampliamento del diritto dei cittadini di portare armi da fuoco per strada.

Già nel 2012, il gruppo della bancada, incluso l’allora legislatore Jair, propose la legge 3722 che sosteneva proprio questo. Non a caso, insomma, il presidente Bolsonaro -insieme ai suoi colleghi del proiettile– è determinato a smantellare lo statuto e ampliare drasticamente l’accesso a armi e munizioni. Proprio in questi giorni Jair ha firmato un decreto che renderà più facile accedere alle armi da fuoco e che abolirà i processi di rinnovo della licenza.

Chiaramente il suo programma incontrerà la resistenza dei politici di centro e di sinistra, ma ciò non toglie che le nuove disposizioni potrebbero tutte comunque diventare legge.

Ma perché concentrarsi sulla distruzione della legge esistente e non sforzarsi a far rispettare le regole esistenti? Prendiamo ad esempio il nuovo ministro per la giustizia e la sicurezza del Paese, Sergio Moro che ha un ampio mandato per ridurre la corruzione, la criminalità organizzata e la violenza. Un’altra soluzione forse non sarebbe stata quella di rafforzare lo statuto anziché demolirlo? Non sarebbe cosi più agevole per il ministro portare al completamento il suo compito affatto facile?

Forse. Intanto, la preoccupazione ed il motivo di scetticismo principale è uno: come può un Paese come il Brasile, con già migliaia di omicidi causati da armi da fuoco, disincentivare la violenza agevolando l’accesso ad una delle sue stesse cause?

Gli studi statistici negli Stati Uniti -e non solo- mostrano che l’aumento della proprietà e del trasporto delle armi da fuoco corrispondono all’aumento di omicidi e suicidi. In Brasile, un aumento dell’1% della disponibilità di armi da fuoco aumenterebbe del 2% il tasso di omicidi. Le famiglie brasiliane con armi da fuoco, insomma, rischiano il 44% in più un omicidio rispetto a quelle che non hanno armi in casa.

Al contrario, non vi sono ricerche di segno opposto, ovvero, a sostegno dell’idea che l’ampliamento dell’accesso alle armi da fuoco aumenti la sicurezza e la sicurezza individuali. Tornando agli Stati Uniti, ad esempio, dove le giurisdizioni hanno una legislazione sulle armi debole in relazione all’acquisto, alla proprietà e al trasporto presentano livelli statisticamente più elevati di aggressione aggravata, rapina, stupro e omicidio.

Il Brasile è ad oggi uno tra i paesi con i più alti tassi di omicidi pro-capite e il maggior numero di morti da arma da fuoco sul pianeta. Nel dicembre 2017, un sondaggio di Datafolha ha rilevato che oltre il 61% dei brasiliani ha dichiarato che la proprietà delle armi dovrebbe essere proibita. Sorprendentemente, il 59% degli intervistati che hanno sostenuto anche l’allora candidato Bolsonaro si è opposto alle proposte volte a rendere le armi da fuoco più accessibili.

La violenza armata, inoltre, impone un onere economico a tutti i cittadini. In Brasile, si stima che i costi delle spese mediche e la perdita di produttività a causa delle morti per arma da fuoco sia pari a 10 miliardi di dollari circa, ovvero l’1% del prodotto interno lordo del Paese. Una valutazione più ampia rilasciata dal governo brasiliano nel 2018 ha determinato che il peso economico della violenza era potenzialmente ancora più alto: $ 77 miliardi all’anno, oltre il 4% del PIL.

La violenza armata porta più morti e feriti, ma affligge anche i servizi pubblici, scoraggia gli investimenti, diminuisce i valori delle proprietà e contribuisce alla fuga dei cervelli.

Sta di fatto che Bolsonaro ha comunque convinto, aneddoti sensazionalistici e non. Ha convinto la popolazione che lo ha votato che questo possa essere il modo più adatto per risolvere il problema violenza.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore